giovedì 30 aprile 2015

K-Horror Day: Thirst (2009)


Aprile sta quasi finendo, quindi è tempo per un altro Day, nato stavolta da un interessantissimo progetto creato dal padrone di Obsidian Mirror. Sul blog in questione, da un mese a questa parte Obsidian sta sviscerando la saga horror Whispering Corridors (un post sul primo episodio, per la cronaca, lo trovate anche sul Bollalmanacco a queste coordinate), non solo con recensioni ma anche con interessanti articoli legati alla cultura e al folklore della Corea; per concludere dunque degnamente questo mega-speciale lungo un mese, Obsidian ha chiesto a noi blogger di dedicare un Day alla celebrazione del k-horror, ovvero l’horror coreano. Io ho aderito con l’affascinante Thirst (Bakjwi), diretto e co-sceneggiato nel 2009 dal regista Park Chan-Wook.


Trama: un prete decide di offrirsi come volontario per un esperimento che mira ad ottenere la cura per un virus mortale. L’uomo viene purtroppo infettato e muore ma una trasfusione lo trasforma accidentalmente in vampiro, risvegliando in lui una brama di sangue e un insano appetito per i piaceri della carne.



Tutto avrei pensato ma mai che un regista coreano si prendesse la briga di trasporre in chiave horror la Thérèse Raquin di Emile Zola. Se l’avessi immaginato o saputo, ovviamente, avrei riletto un romanzo che non apro dai tempi del liceo giusto per poter fare un confronto e arrivare più preparata a redigere questo post, invece vi toccherà subire l’ignoranza e la faciloneria tipiche di un concorrente di Avanti un altro e io farò finta di non aver mai cominciato la recensione di Thirst con questa affascinante premessa. Definire semplicemente la pellicola di Park Chan – Wook come una rilettura del romanzo di Zola oppure come un horror imperniato sulla figura del vampiro, comunque, sarebbe oltraggioso e riduttivo, visto che le più di due ore di pellicola offrono talmente tanti spunti di riflessione che servirebbe ben più di un breve post ignorante per parlarne. Innanzitutto, è interessante la scelta di spostare il fulcro della storia da “Thérèse” a “Laurent”, svestendo quest’ultimo dai panni dell’artista squattrinato e facendogli indossare quelli del prete. Padre Sang – Yeon è un giovane sacerdote cattolico, diventato tale forse non per vocazione ma semplicemente perché orfano e cresciuto da un altro prete; il suo compito principale è quello di raccogliere le confessioni dei fedeli ed elargire loro quel conforto che deriva semplicemente dal perdono, quella “remissione da ogni peccato” che, da non fervente cattolica, trovo quanto di più biasimevole, “comodo” ed ipocrita esista al mondo (anche Park Chan – Wook critica questo aspetto della religione cattolica, poi ci arriviamo). Giustamente, Sang – Yeon vorrebbe fare qualcosa di più utile e concreto per l’umanità e decide così di offrirsi come cavia per sperimentare un vaccino che dovrebbe contrastare un virus mortale; purtroppo l’esperienza finisce malissimo e Sang – Yeon muore ma in qualche modo una trasfusione di sangue fatta poco prima di spirare lo resuscita come vampiro. Come un novello Messia, Sang – Yeon torna a camminare tra i fedeli che, ovviamente, cominciano a richiedere miracoli e a considerarlo un santo, senza sapere che in realtà il povero prete non è un santo e non è più neppure umano, anzi, ha il suo bel da fare a tenere a bada le sue nuove pulsioni vampiriche… cosa che mi fa tornare, prima di proseguire esplorando il lato più “romantico” della vicenda, a quella feroce critica contro alcuni aspetti della religione cattolica di cui parlavo prima.


Sang – Yeon, una volta scoperta la sua natura di vampiro, comincia ovviamente a tormentarsi, schiacciato dall’impossibilità di conciliare le sue brame improvvise e la sua fede, quindi decide di affidarsi ai consigli di chi dovrebbe essere più competente e saggio di lui, ovvero il prete che lo ha cresciuto. Purtroppo questo anziano e cieco sacerdote predica bene ma razzola male e porta all'estremo quella convinzione, già fastidiosa di per se, di poter cancellare i peccati di una persona con una semplice parola di assoluzione e di poter adattare ad ogni situazione i dogmi del Vangelo (per esempio, secondo lui non è peccato che Sang - Yeon succhi sangue perché il Vangelo dice di mangiare per vivere e allo stesso modo gli dice che non è peccato amare e desiderare Tae - ju, basta solo che non si arrivi al rapporto fisico), arrivando fino al punto di provare a sfruttare il suo pupillo per i propri fini egoistici. Tutto questo terribile bailamme di profittatori, questuanti e consiglieri fraudolenti perlopiù cattolici porterà Sang – Yeon dritto tra le braccia di Tae – ju, la Thérèse Raquin della situazione nonché il personaggio più ambiguo ed interessante dell’intera pellicola; questa donna apparentemente timida e dimessa diventerà la causa principale della caduta di Sang – Yeon, insinuandosi nel debole cuore del sacerdote e minandone la forza di volontà prima attraverso i piaceri della carne, poi con bugie ed inganni sempre più pericolosi. Di regola, Tae – ju dovrebbe essere l’emblema della donna diabolica e corruttrice ma in realtà mi è sembrata una vittima tanto quanto Sang – Yeon, una ragazzina mai cresciuta del tutto e tenuta in uno stato di succube ignoranza da una matrigna severissima e da un marito senza palle, incapace persino di soffiarsi il naso; la ragazza, di fatto, non ha mai conosciuto l’amore (della famiglia, di un amante ma nemmeno di un amico), non è mai uscita dal negozio di stoffe gestito dalla matrigna e l’unica libertà che può concedersi sono le disperate corse a piedi nudi fatte la notte, di nascosto. E’ quindi comprensibile che Tae – ju cerchi in ogni modo di legarsi all’unica persona che abbia mai mostrato interesse per lei ma è altrettanto comprensibile il desiderio di liberarsene non appena la presenza di Sang – Yeon diventerà un ostacolo ai suoi desideri, alla sua ritrovata libertà e alla sua crudele ma infantile vendetta nei confronti della famiglia e dell'umanità intera.


Oddio, ho scritto un post lunghissimo, noiosissimo e sconclusionato. Purtroppo, come ho detto, liquidare Thirst in due righe non era possibile e mi sono lasciata trasportare sia dalla trama che dalla bellezza delle immagini che dimostrano, come al solito, quanto Park Chan – Wook sia un artista più che un semplice regista. Se devo essere sincera, l’estro di Park Chan – Wook si sbriglia soprattutto nella seconda metà del film, che diventa un delirio di visioni tra il grottesco e l’inquietante (quando il marito di Tae - ju comincia a spuntare dappertutto, portandosi dietro una scia d’acqua, ho creduto di morire dal ridere ma effettivamente la cosa mette anche i brividi…) e ricerca soluzioni registiche, scenografiche e di montaggio assai peculiari; la caccia all’interno di una casa ormai bianchissima ed asettica sulle cui pareti spiccano il rosso del sangue e il blu del bellissimo abito di Tae-ju, l’enigma rivelato dagli occhi e dal dito della matrigna ormai paralizzato (una sequenza che mi ha lasciata senza fiato nonostante sapessi benissimo quale fosse la soluzione del mistero), quel misto di sensazioni contrastanti provocate da quel triste e risolutivo tramonto alla fine sono tutti frammenti di un mosaico elegante e particolare che si sono conficcati nel mio cuore per non uscirne più. Park Chan – Wook si conferma ancora una volta uno dei miei Autori preferiti, uno dei pochi in grado di non lasciarmi indifferente e di trasformare le ore in minuti talmente veloci che è impossibile non essere presi dalla “sete” e volerne sempre di più! Se cercate un film di vampiri totalmente avulso da banalità e facilonerie assortite abbeveratevi alla fonte di un Maestro del cinema coreano, non ve ne pentirete!


E se ancora non vi basta, vi ri-segnalo lo speciale su Whispering Corridor di Obsidian Mirror, oltre ad aggiungere i link ai post degli altri partecipanti a questo K-Horror Day... ENJOY!

38 commenti:

  1. Sembra molto molto bello... Questo, che non ho mai visto, me lo segno!

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    1. E' affascinante da morire e molto particolare... spero possa piacerti! :)

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  2. A me questo film ha fatto l'effetto di una serie di cazzotti dritti in faccia. O di un treno in corsa che mi sia passato sopra a tutta velocità.
    E infatti non sono mai riuscita a scriverne. Ho ancora le bozze di un vecchio post sul blog, ma non ne ho più fatto nulla.
    Il tuo non è un post noioso. È quello che avrei voluto scrivere io.

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    1. Grazie :)
      Capisco la titubanza, avrei avuto mille cose ancora da dire... ma forse con questi film è meglio solo guardare e lasciarsi trasportare!

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  3. Mai visto, ma in premessa ho scritto che il mio rapporto con il K horror è un po' particolare...a mia discolpa mi sto segnando tutto, in vecchiaia forse avrò finito i recuperi...

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    1. L'importante è riuscire, con calma. E con Thirst ci vuole molta, molta calma!

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  4. Oh Park Chan-Wook! Oh i Vampiri, che bel titolo che hai tirato fuori dal cilindro ;-) Io vado matto per quel matto Coreano, questo film è un ottovolante di emozioni, e poi giustamente hai messo un immagine dedicata a QUEL finale, a mio avviso bellissimo. Gran commento ;-) Cheers!

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    1. Quando ho trovato quell'immagine ho sorriso come una scema davanti al PC. E' una delle scene più belle che abbia mai visto al cinema!

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  5. Chan-wook è Dio, la sua Trilogia è qualcosa di irraggiungibile. Ma questo l'ho trovato abbastanza sconclusionato, anche se interessante. Forse dovrei rivederlo.
    Così come dovrei leggere il romanzo di Zola.

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    1. Mah, io sono rimasta talmente rapita che non ho fatto caso a nessuna sconclusionatezza. Certo, è particolarissimo, grottesco, tragico e anche ridicolo a volte ma la cosa non mi ha disturbata affatto :)

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  6. Si condivido bollicina, è un film bellissimo, io l'ho visto l'anno scorso e ne sono rimasta profondamente colpita ^_^

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    1. Dai, con la solita lentezza prima o poi certe gemme le recupero anche io :P

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  7. Io Teresa Raquin non lo leggo dal 2010. Siamo ripetenti tutti e due. Comunque Park Chan-wook sembra essere il regista più completo, perché oltre a sedare le voglie omicide nascoste dentro di noi (a detta sua), ha una filosofia e uno stile molto interessante! :)

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    1. Mah, sedare le voglie omicide non lo so. Forse è così tanto esplicito, talvolta, che fa passare la voglia XD

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  8. Io adoro il Park precedente, quello della Trilogia.
    Già qui, secondo me, si era seduto sulla sua bravura.
    Per me, anzi, è stato il primo segno della sua involuzione.

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    1. La trilogia devo ancora finirla, lo ammetto. E siccome si è svampato l'hard disk, molto probabilmente non la finirò mai -.-
      A parte questo sproloquio personale, finché un film riesce a regalarmi emozioni come questo non posso dire che il regista si sia involuto, anzi. Ma io avevo adorato anche Stoker :)

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  9. Un altro recupero da segnare sotto la lista del Bollalmanacco. ;-)

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    1. Vale questo film è poesia in movimento, davvero :D

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  10. Ah dai.... mi sembrava più spaventoso dalla copertina.
    Quasi quasi lo vedo.

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    1. Nulla di spaventoso. Ma ci vuole comunque stomaco per affrontare certe questioni :)

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  11. È una pellicola di cui ho letto tutto il bene e tutto il male possibile, ma che ancora non ho avuto modo di recuperare... Il contesto allegorico in cui lo inquadri, però, mi ispira parecchio.

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    1. Anche a me ne avevano detto malissimo, ma l'ho affrontato senza preconcetti e ne sono felicissima! :D

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  12. Thirst è veramente bello, una visione in qualche modo straniante ma consigliatissima!

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    1. Bellissimo davvero, mi ha turbata come pochi :)

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  13. Oddio, ammetto che mi sono un pò perso nelle tue parole (in senso buono, l'hai fatto diventare labiritintico) ma penso di aver capito che siamo d'accordo ;)

    Anche se ammetto che lo ricordo poco, molto di più Stoker, non so come mai.
    Bellissime sequenze e difetti assolutamente evidenti per me.
    Ma, insomma, sempre Park è ;)

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    1. Eh lo so, purtroppo con un film simile le mie capacità limitate spiccano ancor di più :(

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  14. Ho letto la Thérèse Raquin di Emile Zola una decina d'anni fa. Oggi lo ricordo poco ma posso ancora crogiolarmi nelle emozioni che mi aveva trasmesso. Se devo ammetterlo, quelle sensazioni sono abbastanza lontane da quelle che mi ha lasciato Thirst che, per quanto mi sforzi, non riesco ancora a ricondurre a Zola. Rimane però uno dei film imprescindibili nel vastissimo scenario del horror sudcoreano. Originale quanto basta e ricco di argomenti, come hai giustamente detto anche tu, da approfondire e sviluppare.
    Grazie per aver partecipato al KHD!

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    1. Intanto io ora ho voglia di rileggere Teresa Raquin e poi riguarderò probabilmente Thirst, giusto per capire meglio :)
      Grazie a te per averlo organizzato!!

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  15. Questo fra tutti i vari della rassegna è quello che mi ispira di più.Lo farò presente al Khal!!!!

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    1. Fammi sapere se vi è piaciuto :)

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  16. Chan-Wook ha un occhio di riguardo inaspettatamente anche per me, e direi che il momento di continuare ad approfondire i suoi lavori potrebbe arrivare presto, e per quello che hai scritto questo Thirst sarà il primo della lista!

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    1. Chan-Wook Park è un regista meraviglioso, purtroppo conosco ancora poche sue opere ma intendo rimediare!

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  17. (Erica, tu sei decisamente troppo modesta.)
    Meno male che hai parlato del libro, prima della visione mi ci metterò!

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    1. Perché? :)
      Comunque Therese Raquin val sempre bene una letta!

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    2. 'Se l’avessi immaginato o saputo, ovviamente, avrei riletto un romanzo che non apro dai tempi del liceo giusto per poter fare un confronto e arrivare più preparata a redigere questo post, invece vi toccherà subire l’ignoranza e la faciloneria tipiche di un concorrente di Avanti un altro e io farò finta di non aver mai cominciato la recensione di Thirst con questa affascinante premessa.'

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    3. È piaciuto molto anche a me quel pezzo! Scrivi troppo bene in genere, cmq ;)

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    4. Lo sapete che vi voglio bene davvero, sì? T___T

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    5. Grazie !Anch'io, Erica :)

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