mercoledì 25 febbraio 2026

Il filo del ricatto - Dead Man's Wire (2025)

Pur non avendone mai sentito parlare fino a una settimana fa, domenica sono andata a vedere Il filo del ricatto - Dead Man's Wire (Dead Man's Wire), diretto nel 2025 dal regista Gus Van Sant.


Trama: Richard Hall, presidente di una società di prestiti, viene preso in ostaggio da Tony Kiritsis, furibondo per essere stato, a suo dire, truffato da Richard e dal padre...


Come ho scritto all'inizio, non avevo mai sentito parlare de Il filo del ricatto ma, complici un paio di recensioni più che positive scorte sulla homepage di Facebook e il fatto che il film fosse in programmazione al cinema d'essai, domenica sono andata a vederlo. Oltre a non avere mai sentito parlare del film, ovviamente non conoscevo nemmeno la storia vera che lo ha ispirato, ovvero quella di Tony Kiritsis e del suo momento di "gloria" mediatica. Kiritsis, negli anni '70, aveva acquistato un terreno per venderlo allo scopo di farci costruire sopra un centro commerciale ma, dopo qualche tempo, si era ritrovato senza acquirenti ed impossibilitato a ripagare il mutuo e i relativi interessi richiesti dalla società di prestiti di M.L. Hall. Disperato e furibondo perché, a suo dire, la società aveva lavorato attivamente per dissuadere eventuali acquirenti e metterlo così in ginocchio, Kiritsis un giorno si è recato nell'ufficio di M.L. Hall e lì ha sequestrato il figlio Richard, immobilizzandolo con il "filo dell'uomo morto"; in pratica, ha messo un cappio d'acciaio attorno al collo di Richard, legando l'altra estremità al grilletto di un fucile a canne mozze, così che, nell'eventualità di un intervento della polizia, della fuga di Richard o della morte di Tony, il fucile avrebbe sparato uccidendo l'ostaggio. Sorvolando per un attimo sulla natura arzigogolata ma efficace e decisamente ansiogena del metodo di prigionia, ciò che è interessante ne Il filo del ricatto è la totale sospensione del giudizio di una sceneggiatura assai equilibrata. Nonostante il titolo italiano dia alle azioni di Tony una palese accezione negativa, il film invece non le condanna, così come non condanna Richard, e lascia che sia lo spettatore a trarre le conclusioni e a parteggiare per uno, per entrambi, o per nessuno. Certo è che la storia di Tony precorre tantissimi fatti di cronaca recenti, nati in una situazione sociale di miseria ed ingiustizia che spinge alla rivalsa sociale con metodi violenti e (razionalmente) discutibili, ma di cui è molto difficile e persino ipocrita criticare i motivi. Il film non ci conferma, al 100%, che gli Hall avessero usato il loro nome e il loro prestigio per far sfumare l'affare di Tony e guadagnarci dei bei dollari, ma neppure asserisce il contrario, tant'è che per qualche mese Kiritsis è stato salutato dalla gente comune come un novello Robin Hood, o come un rivoluzionario in lotta contro il potere. D'altra parte, sceneggiatura e regia si guardano bene dal dipingere l'ordalia di Richard Hall come una passeggiata di salute. Nonostante Hall non abbia riportato ferite fisiche, il film sottolinea la terribile portata psicologica che ha avuto la vicenda sull'uomo, il terrore e lo stress subiti per tre giorni consecutivi, sensazioni che si trasmettono chiare allo spettatore, in barba al "fascino" esercitato da Kiritsis.  


Van Sant
sottolinea l'importanza, già negli anni '70, dei media audiovisivi per influenzare l'opinione del pubblico e confeziona un film in cui l'aspetto thriller affidato alle difficili interazioni tra Kiritsis e Hall lascia spesso spazio alla voce suadente del deejay preferito dal sequestratore, e ad una lotta serrata tra emittenti televisive e reporter a caccia di scoop e gloria. Come mostrato nei titoli di coda, durante i quali scorrono le sconvolgenti immagini dei protagonisti reali della vicenda, la volontà di Kiritsis era quella di mettere su uno show, di far fruttare i suoi "5 minuti" di fama per fare arrivare la sua versione della storia a quante più persone possibili e trascinare così nel fango il buon nome degli Hall. La frase "è un gran casino", reiterata dalla polizia fino allo sfinimento, è emblematica dell'efficacia del piano di Kiritsis, atto in primis a portare caos, a scuotere le coscienze, a costringere la giustizia ad andarci con i piedi di piombo, non tanto per l'incolumità dell'ostaggio, quanto per il dubbio insinuato dalla ragionevolezza delle accuse del sequestratore. Questo stesso "casino", ricercato e calibrato da una sceneggiatura perfetta, priva di sbavature, si fa strada nell'animo dello spettatore, che non sa cosa aspettarsi da Il filo del ricatto. Il film ha spesso un tono grottesco, da commedia, eppure alcuni momenti gelano il sangue nelle vene e, onestamente, a un certo punto ho creduto davvero che la testa di Richard sarebbe finita vaporizzata in una nuvola di sangue e ossa. Gran parte del merito va anche agli attori. Nel trafiletto finale leggerete che Nicolas Cage era il primo in lizza per il ruolo di Kiritsis, ma sarebbe stato un danno enorme per il film, perché il suo overacting avrebbe trasformato Tony in un matto col botto. Affidare il personaggio a Bill Skarsgård significa invece puntare tutto sulla sottile inquietudine che trasmette lo sguardo allucinato dell'attore, e sulla sua capacità di essere istrionico senza esagerare, folle ma contenuto, un uomo comune dal fascino magnetico. Skarsgård si completa alla perfezione con Dacre Montgomery, che invece offre un'interpretazione trattenuta ed angosciante; mentre Al Pacino, nei panni del padre, è giustamente una merda patentata al limite del macchiettistico, Montgomery interiorizza orgoglio e terrore, viene fiaccato non solo dall'esperienza fisica ma anche dallo stress mentale di un dubbio logorante, quello di essere in errore, di essersi scavato la fossa facendo quello che pensava fosse il compito, senza troppe cerimonie, di un usuraio abituato a ragionare in interessi, non in "persone". L'unica nota negativa di un film che vi consiglio di correre a vedere è il doppiaggio italiano. Con tutto il bene che voglio a Mario Biondi, fargli doppiare Colman Domingo è un insulto alla splendida, calda voce di un attore che ho conosciuto e amato guardandone i film in lingua originale. Ho fatto fatica a non uscire dopo i primi minuti, sono sincera, quindi, se possibile, cercate una sala che abbia gli spettacoli in v.o. Mi ringrazierete. 


Del regista Gus Van Sant ho già parlato QUI. Bill Skarsgård (Tony Kiritsis), Dacre Montgomery (Richard Hall), Al Pacino (M.L. Hall), Colman Domingo (Fred Temple) e Cary Elwes (Michael Grable) li trovate invece ai rispettivi link.


Myha'la
, che interpreta Linda Page, era nel cast di Bodies Bodies BodiesNicolas Cage doveva interpretare Tony Kristis, con Werner Herzog come regista, ma quando le riprese sono state rimandate di un anno l'attore aveva già l'agenda piena e Herzog non era interessato a realizzare il film senza di lui. ENJOY!


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