domenica 15 novembre 2015

Kill List (2011)

Ci ho messo un po' ma finalmente trovo il coraggio di parlare di Kill List, diretto e co-sceneggiato nel 2011 dal regista Ben Wheatley.


Trama: un ex soldato riciclatosi come sicario, in piena crisi coniugale e lavorativa, decide di accettare un incarico e uccidere delle persone inserite in una lista. Neanche a dirlo, sarà l'inizio di un incubo...



Quando aspetto giorni per scrivere un post (tolta la perenne mancanza di tempo, chevvelodicoaffare) è perché o il film non mi è piaciuto oppure perché ho avuto bisogno di rifletterci su. Il caso di Kill List rappresenta un misto di queste due possibilità perché, ammettiamolo, non è che la pellicola di Wheatley mi abbia appassionata più di tanto di primo acchito, complice anche l'ora tarda e un'altra serie di circostanze sfavorevoli accorse durante la visione. Anzi, diciamo pure che alla fine ero talmente perplessa da aver aperto una sorta di "simposio" via WhatsApp durante il quale la buona e paziente Silly ha dato risposta ad alcuni miei dubbi. Partendo da un suo paio di interpretazioni illuminate ho passato i giorni a rigirarmi nella mente Kill List e alla fine sono giunta alla conclusione che la pellicola di Ben Wheatley è una bomba proprio perché un film che da da pensare per così tanto tempo, di questi tempi così superficiali, è già di per sé un piccolo miracolo. E poi perché riesce ad essere uno splendido omaggio a The Wicker Man mantendendo contemporaneamente una sua spiccata personalità e anche questo non è poco, anzi. Se mai vi accingerete a guardare Kill List toglietevi innanzitutto dalla testa di trovarvi davanti un horror nel senso stretto della parola e, soprattutto, non crediate che la trama sia lineare ed univoca, in quanto la sceneggiatura scritta da Wheatley e dalla moglie Amy Jump si apre a mille interpretazioni diverse, tutte quante plausibili. D'altronde il protagonista è un ex militare afflitto palesemente da stress post traumatico, incapace sia di condurre una vita normale con la moglie e il figlio, sia di tornare a "lavorare", dove per lavorare si intende riprendere l'attività di sicario, condivisa con l'amico ed ex commilitone Gal: nel film si fa spesso cenno a "qualcosa" accaduto a Kiev, durante una missione omicida in cui probabilmente Jay ha perso il controllo, conseguentemente possiamo dire che la frammentazione del montaggio e la scarsità di informazioni fornite allo spettatore, che concorrono a rendere Kill List molto criptico, siano un modo di rappresentare la psiche fragile e torturata del protagonista, soggetto ad apatia e scoppi improvvisi di violenza.


Al legame profondo tra protagonista e realizzazione del film, il cui cammino verso il finale è scandito da capitoli come se ci trovassimo davanti a una tragedia greca o ad un impietoso countdown, si accompagna il modo sottile ed inquietante col quale Wheatley inserisce l'Orrore in questa storia di traumi, problemi familiari e criminali. Un Orrore perturbante che induce lo spettatore a riprendere Kill List per riguardarlo tutto da capo, cercando di cogliere i segni in grado di prefigurare il terrificante, angoscioso finale, per capire come si possa essere arrivati a quel punto. In effetti, io con quel finale (di cui non parlerò) ho avuto molti problemi e Silly lo sa, semplicemente non potevo accettarlo né capirlo, abituata come sono a guardare horror dotati di spiegazioni "razionali" e fondamentalmente univoche. Su questo finale mi sono incaponita, nonostante mi sia stato consigliato di non farlo, di accettarlo e lasciarmi trasportare, ho deciso di ripercorrere da capo ogni scena, anche la più insignificante, ed è stato così che a un certo punto la tragedia e il destino di Jay sono diventati lapalissiani e perfettamente plausibili. E' servita solo molta, moltissima attenzione ed è stato necessario rifocalizzare il cervello su un tipo di intrigo quasi "antiquato", centellinato e bastardo, affidato più alla sensibilità soggettiva dello spettatore che a qualcosa di oggettivo e universale. Quando anche l'ultima tessera del puzzle è andata a posto mi si è aperto un mondo e ho capito che Kill List è uno degli horror più intriganti che siano stati girati nell'ultimo decennio, nonché uno dei più crudeli ed impietosi e stupidissima io a non averlo capito subito e a non aver dato fiducia a Ben Wheatley, autore assolutamente non banale che già avevo apprezzato in The ABCs of Death e Killer in Viaggio. So bene che questo post non ha alcun senso ma è servito a me per scendere a patti con questo piccolo gioiellino, per ricordarmi che non è mai bene dar retta alla mia testa d'Ariete e buttare giù dei giudizi affrettati nati dall'errata convinzione di non capire. A volte basta solo rilassarsi e rifletterci un po'.


Del regista e co-sceneggiatore Ben Wheatley ho già parlato QUI mentre Michael Smiley, che interpreta Gal, lo trovate QUA.

Neil Maskell interpreta Jay. Inglese, ha partecipato a film come Basic Instinct 2, Doghouse, Pusher e The ABCs of Death. Anche regista e sceneggiatore, ha 39 anni e due film in uscita.


MyAnna Buring interpreta Shel. Svedese, ha partecipato a film come The Descent, Omen - Il presagio, Grindhouse, Doomsday - Il giorno del giudizio, Lesbian Vampire Killers, The Descent: part 2, The Twilight Saga: Breaking Dawn - Parte 1, The Twilight Saga: Breaking Dawn - Parte 2 e a serie come Downton Abbey. Ha 36 anni e tre film in uscita.


Se Kill List vi fosse piaciuto recuperate The Wicker Man. ENJOY!

12 commenti:

  1. Sembra che abbia convinto il Khal a guardarlo,sebbene temo che sarà troppo british,criptico e dilatato per i suoi gusti.Se non mi rivedete più,sappiate che è stato bello XD
    Altrimenti tornerò a raccontatrti com'è andata!!!!

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    1. In caso, il Khal metterà anche me sulla SUA Kill List! XD

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  2. Vorrei proprio sapere quali sono questi pezzi del puzzle che hai messo insieme..perché io sinceramente non ci ho capito niente, è un horror così atipico e diverso che a un certo punto mi sono perso e il finale non mi ha soddisfatto..

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    1. Mah guarda io ci ho messo giorni a pensare e ripensare però:



      SPOILER




      C'è qualcosa nel passato dei due protagonisti. Gal a un certo punto dice "almeno non abbiamo ucciso un neonato" quindi forse in passato Jay, forse volontariamente, forse no, lo ha fatto. Questo lo ha segnato, lo ha portato sull'orlo di una pazzia che lui cerca sempre di evitare ma che, in pratica, è sempre lì con lui e lo ha reso il perfetto "anticristo" per il capo della setta che, attraverso la Kill List, in pratica lo guida in una cerimonia fino all'omicidio finale.

      Di fatto lui viene SCELTO dalla fidanzata di Gal che gli marchia lo specchio del bagno e porta via il fazzoletto sporco di sangue.
      Poi gli viene offerto in sacrificio il coniglio (che lui mangia pensando l'abbia preso il gatto)
      Poi le vittime lo ringraziano, come se fosse un onore venire uccisi da lui.
      Alla fine viene costretto con l'inganno ad eliminare i suoi ultimi legami con l'umanità, una scena prefigurata già all'inizio, come se il suo destino fosse stato segnato.


      Insomma, ragionandoci su per me ha acquistato senso tutto. E mi è venuta un'ansia terribile!!

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    2. Grazie della spiegazione..ho capito quasi tutto, ma il senso del film ancora no..

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    3. Il senso è forse proprio che non bisogna cercarlo, che l'orrore non ne ha... :)

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  3. Un po tutti quelli che conosco e che hanno visto il film,si sono lamentati di non averci capito niente di "Kill List", quindi sono un po in dubbio se vederlo o meno.
    Al momento- e sono sincero- sono più che altro orientato verso il no.

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    1. Mah secondo me è un film da "degustazione", da lasciare decantare e da guardare con incredibile attenzione, capace di dare molta soddisfazione. Io un tentativo lo farei :)

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  4. Premettendo che non l'ho ancora visto, ma mi hanno detto svariate cose.
    C'è chi lo considera un capolavoro, più un film così-così...

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    1. A sti punti non ti resta che tentare! :D

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  5. Visto anch'io e sono arrivato alle tue conclusioni, anche se sono più convinto che serva come "biglietto da visita" per far vedere cosa Wheatley è in grado di fare con poco.
    Alla fine è rimasto impresso a tutti, questo è quello che conta.

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    1. Passa il tempo ma la voglia di rivederlo per capirci di più rimane!!

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