venerdì 9 settembre 2016

Green Room (2015)

Spinta da varie recensioni positive scorte in rete, ho deciso di recuperare in questi giorni Green Room, diretto e sceneggiato nel 2015 dal regista Jeremy Saulnier.


Trama: convocati per un concerto all'ultimo minuto, i membri di un gruppo punk si ritrovano a testimoniare un omicidio e conseguentemente ad essere presi di mira da un branco di neonazisti...



Musicisti punk contro neonazi, cosa ci potrebbe essere di meglio, cinematograficamente parlando? Da questo punto di vista, in effetti Green Room è un film con le contropalle, oltre che intriso di una cattiveria di altissimo livello. In soldoni, trattasi di revenge movie in cui i protagonisti, capitati per caso in un ambiente a loro poco consono (ragazzi punk costretti a suonare in un magazzino zeppo di personaggi di estrema destra e che scelgono, molto coraggiosamente, di esordire con Nazi Punks, Fuck Off! prima di conquistarli comunque col potere della musica), finiscono dalla padella alla brace per aver assistito a qualcosa che non dovevano vedere. Finito lo spettacolo, sale la tensione alle stelle: noi sappiamo che il proprietario del prefabbricato adibito a sala concerti non ha alcuna intenzione di farla passare liscia ai nostri ma i suoi sgherri sono così poco psicopatici, almeno in apparenza, che per una volta il gioco tra gatto e topo favorisce ampiamente la suspension of disbelief, facendoci così accettare il fatto che i protagonisti non li crivellino di proiettili e fuggano senza guardarsi alle spalle alle prime avvisaglie di pericolo. Poi, ovviamente, scoperte le carte il discorso cambia e sebbene il vecchio Darcy del freddissimo Patrick Stewart continui a fare i ragionamenti tipici e pragmatici di un imprenditore, il sangue comincia a scorrere copioso grazie a soluzioni omicide di particolare crudeltà, rese ancora più intollerabili dal fatto che i protagonisti sono ragazzotti simpatici, bravi musicisti, persino un po' sfigati se vogliamo, caratterizzati da quella punta di cameratismo che trasformerebbe ogni dipartita nella morte di un pezzetto del cuore dello spettatore, se non fosse per l'atavico scazzo che pare ammantare i personaggi principali.


Di fatto, la freddezza di Darcy e lo scazzo dei protagonisti sono quei due aspetti che frenano un po' Green Room, al netto della crudeltà di ciò che viene scagliato contro Yelchin (che la terra ti sia lieve) e compagnia cantante; passato il primo momento di tensione concitatissima, la pellicola di Saulnier non perde in cattiveria ma diminuisce sicuramente il ritmo della narrazione, smorzandosi nei discorsi se vogliamo un po' superficiali dei personaggi e nell'intima mancanza di voglia di vivere che caratterizza la Amber di Imogen Poots, peraltro anche piuttosto brava. Come leggevo dalle parti de I 400 calci, se cercate approfondimento psicologico cascate davvero malissimo, e lo stesso vale per l'originalità dello svolgimento, però se siete assetati di sangue non vi preoccupate che Saulnier mostra tutto e bene, dall'esplosione di sanguinosa violenza che proprio non ti aspetti a quella che ti aspetti ma non così lenta ed ostentata, al punto che ho dovuto un po' girarmi dall'altra parte e pensare ad altro per non mettermi ad urlare come una ragazzina. Probabilmente, anche se Green Room mi è piaciuto, me lo sarei goduta un po' di più se avessi avuto delle conoscenze musicali migliori, o se avessi bazzicato da giovinetta la scena punk delle mie zone, così da potermi immedesimare maggiormente coi personaggi o sorridere delle loro battute. Invece a me da giovane piaceva Madonna e se andassi su un'isola deserta farei come Imogen Poots, mi porterei dietro i dischi di quella vecchia strega. Ma solo quelli fino agli anni '90, mi raccomando, che la produzione recente è fuffosella.


Di Anton Yelchin (Pat), Mark Webber (Daniel), Imogen Poots (Amber) e Patrick Stewart (Darcy) ho già parlato ai rispettivi link.

Jeremy Saulnier è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Murder Party e Blue Ruin. Anche produttore, ha 39 anni.


Alia Shawkat interpreta Sam. Americana, ha partecipato a film come Three Kings, Damsels in Distress, The Final Girls e a serie come Senza traccia e Veronica Mars, inoltre ha doppiato episodi di Robot Chicken e Adventure Time. Anche produttrice e regista, ha 27 anni e due film in uscita.


Se Green Room vi fosse piaciuto cercate Blue Ruin, film dello stesso regista che però devo ancora vedere. ENJOY!

6 commenti:

  1. Per combinazione, dovrei vederlo stesso oggi, ti saprò dire cosa ne penso abbastanza presto.

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  2. Finalmente! A me è piaciuto davvero tanto, è un film che al di la di qualche difettuccio fa proprio vedere la passione del regista per il cinema e per la musica. Un giocattolino piccolo ma ben costruito.

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    1. Concordo, piccolo, semplice ma appassionato.

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  3. Non imprescindibile, ma senza dubbio un gran bel prodotto.
    A me è piaciuto. :)

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  4. Me lo sono segnato da tempo, ma ancora non l'ho recuperato. Dovrei decisamente farlo..

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    1. Probabilmente potrebbe andare bene anche per te visto che non mette troppa paura o ansia!

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