venerdì 12 gennaio 2018

The Killing of a Sacred Deer (2017)

Tra gli ultimi film visti l'anno scorso c'è stato The Killing of a Sacred Deer, diretto e co-sceneggiato nel 2017 dal regista Yorgos Lanthimos, che verrà distribuito in Italia temo solo ad Aprile. NO SPOILER, ovviamente.


Trama: un brillante chirurgo si ritrova a dovere affrontare le conseguenze di un errore compiuto qualche anno prima.



Non essendo un'esperta di cinema non posso dire di conoscere Yorgos Lanthimos, regista di cui finora avevo visto solo The Lobster, film molto apprezzato. A differenza di altri cinefili con le palle non ho quindi accolto con folle gioia ed enormi aspettative l'uscita di The Killing of a Sacred Deer ma un paio di opinioni scorse in rete che arrivavano a definirlo uno dei migliori horror mai girati mi ha spinta a recuperarlo il prima possibile e a ringraziare per una volta le iperboli dei social (oltre ad altri strumenti on line che permettono ai poveri cinefili italiani di non dover aspettare anni per vedere i film salvo rimanerci poi di sasso quando le pellicole in questione vengono distribuite in due sale in tutto il Paese, cosa che inevitabilmente accadrà a quest'opera). The Killing of a Sacred Deer, per quanto raffinato e "glaciale", caratteristica su cui tornerò più avanti, è un film d'orrore fatto e finito perché tocca un argomento capace di orripilare qualsiasi spettatore dotato di un minimo di sensibilità e sottopone i protagonisti ad un lento ed angosciante stillicidio i cui dettagli non vengono risparmiati al pubblico. Gli intenti della pellicola sono palesi fin dall'inizio, che mostra una vera operazione a cuore aperto durante la quale la cinepresa indugia sul muscolo pulsante, sul sangue e sugli strumenti chirurgici; la brutale e "sporca" realtà del corpo umano stride con la sequenza successiva, durante la quale chirurgo e anestesista parlano del più e del meno, come se la realtà di una vita tenuta tra le mani non li toccasse minimamente, circondati come sono da un ambiente efficiente, pulito ed asettico. Allo stesso modo, è la vita del protagonista, il chirurgo Steven, ad essere efficiente, pulita ed asettica. Casa bellissima, moglie bellissima, figli perfetti divisi equamente negli affetti tra i due consorti, una carriera brillante... eppure, qualcosa, anche lì, "stride". Qualcuno. All'inizio vediamo Steven interagire con un ragazzo, Martin, e il rapporto tra i due suona subito strano, forse per i motivi sbagliati. Intuiamo che c'è qualche segreto che permette a Steven di portare avanti la sua vita perfetta proteggendo la sua Stepford Wife e i suoi bambini dagli elementi esterni e la situazione precipita nel momento in cui muscoli e sangue non sono più semplici accessori di una professione ma diventano ascrivibili ad un nome e un cognome, a un uomo che aveva un volto, una vita e, a sua volta, una famiglia. A Steven, ex alcolista e chirurgo di fama, non rimane quindi altro da fare che accettare il suo essere non già un Dio col potere di controllare la vita sua e degli altri, bensì un povero mortale, un Agamennone qualsiasi costretto a chinare il capo e a prendersi la responsabilità dei suoi errori nel peggiore dei modi.


The Killing of a Sacred Deer è il titolo ironico e colto di un film che di ironico non ha proprio nulla. La pellicola di Lanthimos è angosciante per la sua natura fredda e terribile, per il modo asettico in cui mette in scena l'orrore rivoltando lo stomaco dello spettatore come non riuscirebbero nemmeno opere più visivamente esplicite, popolate da personaggi più accattivanti: sinceramente, non c'è uno solo dei protagonisti del film che non brucerei sul rogo, tutti ugualmente superficiali, egoisti e superbi, bambini compresi, eppure l'ineluttabilità della spietatezza del regista fa stare male e si arriva a provare pena per tutti i coinvolti, persino per quelli più "malvagi". The Killing of a Sacred Deer è ancora più angosciante in quanto la natura della pena inflitta a Steven non viene mai spiegata (un po' come accade nel citato Ricomincio da capo, non a caso il film preferito di Martin) quindi non si riesce a provare nemmeno un minimo di speranza, per quanto magari temporanea, nessun sollievo derivante dai soliti esorcisti o sensitivi che popolano i normali film horror, c'è solo l'orrore del tempo che scorre e di una spada di Damocle appesa ad un filo sempre più sottile che si sfilaccia inesorabile mandando al diavolo moralità, amore e sanità mentale. Questa asettica ed elegante mazzata tra capo e collo, oltre ad essere confezionata benissimo (non basterebbe un post per elencare tutte le splendide immagini con le quali Lanthimos ci scava la fossa, addolcendo questo terribile ed amarissimo veleno), è anche recitata divinamente, benché presupponga da parte dello spettatore la volontà di accettare delle interpretazioni volutamente monocordi, fredde, quasi "lette" invece che recitate: i personaggi sembrano partecipare ad una tragedia già scritta dall'inizio, paiono vagare sul palcoscenico della vita talmente anestetizzati da risvegliarsi solo quando non c'è più niente da fare mentre chi ha già perso ogni speranza si limita ad esigere una fredda vendetta che sicuramente non lo riporterà alla vita ma si limiterà a pareggiare un conto, occhio per occhio e dente per dente. Per poi ricominciare di nuovo come se niente fosse successo, la sporcizia nuovamente spazzata sotto il tappeto, la scintilla fugace data dalla paura e dall'odore della morte di nuovo spenta... o forse no? Chissà. Quel che è certo è che The Killing of a Sacred Deer, se avrete lo stomaco di affrontarlo, vi lascerà sconvolti come pochi altri film, in positivo o in negativo.


Del regista e co-sceneggiatore Yorgos Lanthimos ho già parlato QUI. Nicole Kidman (Anna Murphy), Alicia Silverstone (la mamma di Martin) e Colin Farrell (Steven Murphy) li trovate invece ai rispettivi link.

Barry Keoghan interpreta Martin. Irlandese, ha partecipato a film come Codice criminale e Dunkirk. Ha 25 anni e due film in uscita.


Raffey Cassidy interpreta Kim Murphy. Inglese, ha partecipato a film come Dark Shadows, Biancaneve e il cacciatore e Tomorrowland: Il mondo di domani. Ha 15 anni.


24 commenti:

  1. Mi è piaciuto anche più di The Lobster per il suo essere lineare a livello narrativo. Oltretutto ogni inquadratura grida Kubrick per messa in scena. Un bel prodotto da gustare con delle ottime intepretazioni.

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    1. Sì, anche io l'ho preferito a The Lobster, racconta una storia che, per quanto angosciante, ho trovato più nelle mie corde.

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    1. Assolutamente. Appena passa la febbre dell'Oscar recupero quanto possibile :)

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  3. Non ho capito, a distanza di settimane, se mi è piaciuto o mi ha fatto schifo. Un senso non gliel'ho trovato ancora, e mai glielo troverò, però l'ho trovato ipnotico nella sua sgradevolezza (esiste, come parola?). Boh, The Lobster mi era piaciuto moltissimo, mentre Kynodontas mi aveva solo disgustato.

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    1. Sgradevolezza esiste sì, why not? :)
      Beh, se ti da ancora da pensare secondo me parliamo di film ottimo!!

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  4. Personalmente ho preferito The lobster, ti dirò 😶 mi è piaciuto il suo essere glaciale, ma il risultato finale mi ha convinto solo in parte.
    Ci sto ancora pensando, quindi già questo per certi versi è un successo.

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    1. The lobster mi è piaciuto molto ma ho patito il finale, questo invece è stato un trip costante.
      Come ho detto al Mister, sopra, concordo con te: se ci si pensa ancora il film ha comunque centrato l'obiettivo, soprattutto in questi tempi di cinema mordi e fuggi, fatto di film che non restano.

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    2. Tristemente vero. Infatti era da mesi che non vedevo uno spettacolo simile e per ciò ringrazio il nostro Yorghy ❤

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    3. Se non l'hai ancora visto recupera anche Brimstone. E' una bella mazzatella sui denti anche quello, magari meno artistico ma di sicuro impatto e con degli attori superbi :)

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  5. E' uscito proprio nel periodo in cui non sono riuscita ad andare al cinema. Ouch.

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    1. Tranquilla, puoi recuperarlo facilmente. Io non vedo l'ora che esca in Italia per riguardarlo!

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  6. Di Lanthimos ho visto solo The Lobster, folgorante. Mi piace questa idea dell'entrare in sala senza sapere esattamente il proprio destino davanti al grande schermo ma con una certezza: sarà un film che riuscirà a lasciare il segno. Spero di riuscire a recuperarlo! ;)
    Un saluto,
    Fede.

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    1. Spero davvero che venga distribuito meglio di The Lobster perché merita proprio tanto! :)

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  7. Mi sono fermato con l'operazione a cuore aperto. Credo che per quanto apprezzi gli attori coinvolti salto a piè pari :D

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    1. Per quel che mi pare di capire dei tuoi gusti cinematografici sì, questo film non è l'ideale. Magari però saltando il primo minuto e chiudendo gli occhi... :P

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  8. Bellissimo, ne parlerò a breve pure io ^^

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  9. Lanthimos è uno di quei registi da tenere d'occhio, secondo me rappresenta il presente ed il futuro del Cinema horror, non solo lui ovviamente, ma col suo stile secondo me influenzerà diversi cineasti nel medio periodo.

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    1. Come ha detto Cristian su, il suo è un modo di fare horror molto kubrickiano, al punto che la definizione di genere gli calza strettissima. Da adesso in poi, però, starò molto attenta a tutto ciò che uscirà di questo regista :)

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  10. Lanthimos è davvero uno che lascia il segno. Appena ho un attimo di lucidità, mi sparo The Lobster e poi anche questo.

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    1. Io ti avviso, per un padre di famiglia questo film è una mazzata brutta. Attendo nuove :)

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  11. Mi sa che a questo punto sarò l'unico che se lo guarderà quando uscirà al cinema... Comunque anche io di Lanthimos ho guardato solo The Lobster e me ne sono innamorato. Spero che anche questo film sia folle come quell'altro!

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    1. Questo secondo me è "peggio". In senso positivo ma peggiore.

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