Visualizzazione post con etichetta boyhood. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta boyhood. Mostra tutti i post

lunedì 12 gennaio 2015

Golden Globes 2015

Buon lunedì a tutti, ladies and gentlemen! Probabilmente a quest'ora non interesserà più a nessuno ma siete pronti a leggere le mie impressioni sui Golden Globes 2015? Quest'anno ho avuto ben poche soddisfazioni ed ero anche meno spinta a tifare (se mancano Quentin e Martin la fangirl che è in me si addormenta) ma almeno un paio di premi mi hanno strappato gridolini di felicità, altri mi hanno uccisa (il trattamento riservato a Fincher e Gone Girl è stato vergognoso!), altri hanno alimentato un'insana curiosità per i film che stanno per arrivare, si spera, in sala. Boyhood si conferma uno dei più papabili candidati ad ottenere almeno un paio di Oscar ma anche Birdman, che dovrebbe uscire da noi il 5 febbraio, e La teoria del tutto, che uscirà giovedì, sembrano abbastanza qualificati! ENJOY!


Miglior film - Drammatico
Boyhood (USA, 2014)
L'unico film che ho visto tra i nominati merita assolutamente la statuetta visto che è stato uno dei più belli dell'anno scorso!

Miglior film - Musical o commedia
Grand Budapest Hotel (The Grand Budapest Hotel, USA/Germania/UK, 2014)
Mi sarei stupita del contrario! Ho adorato l'ultima pellicola di Wes Anderson e sono contenta che la giuria dei Golden abbia provato la stessa cosa. St. Vincent è carino ma non meritava neppure la nomination, mentre sono curiosissima per Birdman e Into the Woods, due dei film che aspetto di più per questa stagione!


Miglior attore protagonista in un film drammatico
Eddie Redmayne in La teoria del tutto
Redmayne non mi ha fatta impazzire negli altri film in cui l'ho visto ma sospendo il giudizio e segno questo La teoria del tutto, di cui parlano molto bene.

Miglior attrice protagonista in un film drammatico
Julianne Moore in Still Alice
Primo colpo al cuore. Non ho visto Still Alice quindi non posso giudicare ma, santo Dio, DOVEVA vincere Rosamund Pike per quell'interpretazione fenomenale in Gone Girl! Cacca sulla giuria, a prescindere.

Miglior attore protagonista in un film musicale o commedia
Michael Keaton in Birdman
Anche Birdman mi manca; sicuramente avrei gradito molto la vittoria dei fenomenali Christoph Waltz e Ralph Fiennes per Big Eyes o Grand Budapest Hotel ma siccome ho sempre amato Keaton mi fido e attendo Birdman con ancor più ansia!

Faccia da: toglietemi il Golden ma non il panozzo!
Miglior attrice protagonista in un film musicale o commedia
Amy Adams in Big Eyes
Mah, Christoph ha fatto di meglio tuttavia sono contenta anche per la Adams, anche perché mi sono persa le performance delle altre candidate (no ma bello questo blog, me ne rendo conto. Non so un cavolo!!!).


Miglior attore non protagonista
J.K.Simmons in Whiplash
Attore che apprezzo molto, film che non conosco, ahimé. Un po' mi spiace per il povero Ethan Hawke in Boyhood ma sono comunque contenta.

Miglior attrice non protagonista
Patricia Arquette in Boyhood
Forse il premio che più mi ha soddisfatta. Come sa chi ha letto il post dedicato al film, ho adorato la Arquette in Boyhood, spero che porti a casa anche l'Oscar!!

Miglior regista
Richard Linklater per Boyhood
Scende una lacrima a commemorare sia Fincher che Anderson, soprattutto il primo. Per carità, Linklater ha compiuto una grande impresa ma se confrontiamo la regia di Boyhood e Gone Girl non c'è davvero storia. A Boyhood poteva anche "bastare" il premio come miglior film, su.


Miglior sceneggiatura
Alejandro González Iñárritu, Armando Bo, Alexander Dinelaris, Nicolás Giacobone per Birdman
Niente, Birdman si riconferma il film DA VEDERE per questo 2015. Però almeno un "contentino" a Gone Girl potevano darlo, eh.

Miglior canzone originale
Glory di Common e John Legend, per il film Selma
Quelle di Lana Del Rey per Big Eyes e di Lorde per The Hunger Games - Il canto della rivolta sono due mattonate sulle balle; non ho ancora sentito Glory ma John Legend di base non mi spiace affatto!

Miglior colonna sonora originale
La teoria del tutto di Jóhann Jóhannsson
E mi toccherà guardarlo questo film, ho capito! Ringraziando il Signore quel noioso di Zimmer è rimasto a bocca asciutta per Interstellar che può soltanto sperare di rifarsi agli Oscar.

Miglior cartone animato
Dragon Trainer 2 (How to Train Your Dragon 2, USA 2014)
Prima che arrivino gli Oscar organizzerò un recupero sia del primo Dragon Trainer che di questo, giuro. Quest'anno, tra l'altro, non ho visto neppure uno dei nominati anche se Box Trolls mi intrigava parecchio.

Miglior film straniero
Leviafan (Russia 2014)
Come al solito, davanti al film straniero rimango in silenzio perché non ne conosco neppure uno. Questa storia di corruzione e disperazione mi intriga parecchio però, speriamo che Leviafan possa venire distribuito anche da noi!


Due righe anche sulle serie TV, sulle quali come al solito non posso pronunciarmi visto che ne seguo pochissime. Fargo scalza a sorpresa True Detective come miglior miniserie (e a questi punti dovrò recuperarle entrambe) e consente anche a Billy Bob Thornton di vincere l'ambita statuetta, Kevin Spacey porta a casa il Golden Globe per House of Card, Maggie Gyllenhaal fa sì che nemmeno quest'anno l'adorata Jessica Lange vinca per American Horror Story e il mio buon amico Toto sarà felice di sapere che Joanne Froggatt ha invece tenuto alto il nome di Downton Abbey. E con questo è tutto... ci si risente per gli Oscar! ENJOY!

venerdì 7 novembre 2014

Boyhood (2014)

In questi giorni sono finalmente riuscita a guardare il film sulla bocca di tutti, Boyhood, diretto e sceneggiato nel 2014 (o meglio, girato nel corso di 12 anni) dal regista Richard Linklater.


Trama: il film segue letteralmente la crescita di Mason, dall'età di 5 anni fino ai 18, e le vicissitudini della sua disastrata famiglia...



Alla fine di Boyhood mi sono ritrovata a riflettere parecchio su quello che avevo visto, rimanendo sveglia nel letto più di quanto normalmente farei. In particolare, mi tornavano in mente le parole della madre del protagonista (una Patricia Arquette che dovrebbero far partecipare a più film) mentre, in lacrime, guarda il figlio partire per il college ed esclama queste parole, che riporto pari pari: "This is the worst day of my life. I knew this day would come, except why is it happening now? First I get married, have kids, end up with two ex-husbands, go back to school, get my degree, get my masters, send both my kids off to college. What's next? My own fucking funeral? [...] I just thought it would have been better." Pensavo solo che sarebbe stato meglio. Che cosa, il distacco? O forse la vita? In quanti l'abbiamo già pensato, in quanti lo penseremo davanti ai figli grandi, in quello che sarà "il peggior giorno", quando ci guarderemo indietro e penseremo a quali traguardi abbiamo raggiunto nella vita, SE li avremo raggiunti, e a quanto poco di emozionante ed importante ci rimarrà da fare? Il film si intitola Boyhood, il protagonista è il piccolo Mason, ma io ho focalizzato tutta la mia attenzione su quella madre che nella vita non ne ha mai azzeccata una, che è passata da un marito fannullone e sognatore a due ubriaconi della peggior specie e che, alla fine della fiera, si ritrova sola davanti all'amara verità dell'esistenza, una verità enunciata dall'ex marito e ripetuta come un mantra in svariate sequenze della pellicola: infanzia ed adolescenza sono una fucina di emozioni e sentimenti che, quasi inevitabilmente, l'età adulta incanalerà fino a farli affievolire e consumare, fiaccandoli con responsabilità, preoccupazioni, scelte, fallimenti, lavoro, famiglia, problemi economici e quant'altro.


La maggior parte di noi comuni mortali va al cinema per emozionarsi con storie straordinarie, pregne di significato, divertenti, paurose, per vivere un paio d'ore nei panni di qualcun'altro; Linklater ci "frega" e lo stesso ci cattura, realizzando un film che copre dodici anni di vita di un ragazzino e della sua famiglia, all'interno dei quali non succede nulla di particolarmente eclatante né vengono mostrati personaggi "speciali" o degni di particolare interesse ma "solo" uno spaccato di esistenza come ce ne sono milioni di altri all'interno della civiltà occidentale, con piccoli traguardi, pochi successi e troppi fallimenti. Laddove Malick trovava la poesia e la mano divina, Linklater mostra solo ciò che è prosaico, addirittura triste se vogliamo. So che sono una persona da bicchiere mezzo vuoto ma, ribadisco, al di là delle gite col papà, delle confidenze tra fratelli, delle feste e dei piccoli traguardi di Mason, quello che ho percepito guardando Boyhood è stata la costante e drammatica contrapposizione tra la speranza della giovinezza e la disillusione dell'età adulta; sequenze come quella in cui la madre di Mason neppure più sorride davanti ai ringraziamenti del ragazzo a cui ha cambiato la vita consigliandogli di iscriversi a scuola, quella in cui il padre ammette di essere stato costretto dagli eventi a diventare "quell'uomo noioso che tua madre avrebbe voluto" invece di continuare a vivere un'esistenza scapestrata o quella in cui il prof di Mason stronca con due inconfutabili parole ogni sua convinzione di essere speciale sono sequenze che mi hanno magonata più di quanto immaginavo possibile e che, neanche a dirlo, mi hanno messo addosso un indescrivibile ansia per il futuro e un incredibile rimpianto per ciò che poteva essere e che non è stato, per svariati motivi.


Per evitare di sprofondare nel disagio e nella depressione, da inguaribile cinefila mi tocca allora cercare conforto nell'inconfutabile bellezza di questo Boyhood, che trova fondamento in un lavoro incredibile durato dodici anni, dove l'affiatamento del cast dev'essere stato necessario e comprovato, quasi ai livelli di una famiglia. Mi tocca trarre forza dalla colonna sonora che, come nella vita reale, accompagna e rende indelebili i momenti più importanti dell'esistenza di Mason, sia quelli belli che quelli brutti, avvicinandolo maggiormente a quello strano padre-bambino il cui inquilino ha davvero accompagnato Bob Dylan in parecchi concerti. Mi tocca ripensare, ovviamente, alle belle e naturali sequenze con cui Linklater è riuscito a rendere fantastica anche la quotidianità; tra le mie preferite ci sono il dialogo tra Mason e la ragazzina in bicicletta, il saluto della petulante sorellina alla prima casa, lo sguardo verso i genitori dalla finestra, accompagnato dall'ingenua speranza che i due si possano rimettere insieme, i dialoghi solitari tra Mason e il padre (un favoloso Ethan Hawke) e, ovviamente, quel finale aperto in cui tutte le speranze del protagonista si cristallizzano in una camminata in mezzo alla natura, in un momento in cui il futuro è miracolosamente scomparso e c'è solo l'attimo. Quell'attimo che non siamo noi a dover prendere, perché è lui che prende noi, quando gli va. Avrei ancora mille cose da dire su Boyhood ma mi rendo conto che, per la natura stessa del film, sarebbero anche troppo personali e serie per un blog cazzaro come questo. Fatevi quindi il favore di andare a vedere una delle migliori pellicole dell'anno e abbandonatevi a tutte le sensazioni che vi potrà suscitare!


Del regista e sceneggiatore Richard Linklater ho già parlato QUI. Patricia Arquette (Mamma) ed Ethan Hawke (Papà) li trovate invece ai rispettivi link.

L'attrice che interpreta Samantha è Lorelai Linklater, figlia del regista: pare che intorno al quarto/quinto anno di riprese la ragazza avesse perso interesse verso il progetto e avesse chiesto al padre che il suo personaggio venisse ucciso ma ovviamente Linklater ha rifiutato! Se fosse stato invece il regista a morire davvero nel corso dei dodici anni del progetto, Ethan Hawke avrebbe preso il suo posto dietro la macchina da presa. Per concludere, se vi fosse piaciuto Boyhood non saprei davvero cosa consigliarvi di guardare vista la particolarità del progetto; scorrete la filmografia di Linklater e lasciatevi ispirare da questo eclettico regista! ENJOY!


Se vuoi condividere l'articolo