La challenge questa settimana chiedeva di guardare un film consigliato da Guillermo del Toro. La scelta è caduta dunque su Kuroneko (藪の中の黒猫, Yabu no naka no kuroneko), diretto e sceneggiato nel 1968 dal regista Kaneto Shindo.
venerdì 28 agosto 2026
2026 Horror Challenge: Kuroneko (1968)
La challenge questa settimana chiedeva di guardare un film consigliato da Guillermo del Toro. La scelta è caduta dunque su Kuroneko (藪の中の黒猫, Yabu no naka no kuroneko), diretto e sceneggiato nel 1968 dal regista Kaneto Shindo.
mercoledì 26 agosto 2026
Nightborn (2026)
Incuriosita dalla presenza di Ron Weasley, ho recuperato Nightborn (Yön lapsi), diretto e co-sceneggiato dalla regista Hanna Bergholm.
Trama
Saga e Jon vanno a vivere nella casa d'infanzia di lei, in mezzo ai boschi finlandesi. Dalla loro unione nasce un bambino, il quale mette fin da subito in allarme Saga, che non lo riconosce come umano...Recensione
Nightborn, primo film in lingua inglese di Hanna Bergholm, prosegue un po' il discorso già iniziato con Hatching, e affianca nuovamente un idillio familiare fasullo, o comunque ipocrita, a una natura caotica ma in qualche modo più "sana" e vera, anche nei suoi aspetti negativi. Stavolta i due protagonisti sono Saga e Jon, una donna finlandese e un uomo inglese, i quali decidono di sposarsi e mettere su famiglia, andando a vivere in Finlandia, nella casa d'infanzia di lei. La dimora, che necessita di parecchi interventi di restauro, si trova in mezzo ai boschi ed è stata in parte fagocitata dalla natura, al punto che, in mezzo a quella che era la cameretta di Saga, è cresciuto persino un albero. Proprio sotto lo sguardo di alberi rigogliosi e dalle forme vagamente umane viene concepito il figlio di Saga e Jon, il quale fin da subito presenta delle caratteristiche peculiari che non vengono mai mostrate chiaramente allo spettatore, ma si evincono dagli sguardi perplessi di dottori ed infermiere, e soprattutto dallo sconcerto di Saga, incapace persino di definirlo col pronome "he", al quale preferisce un "it". La critica verso un'istituzione familiare ipocrita nasce dal fatto che tutti, persino Jon, chiudono gli occhi di fronte alle stranezze sempre più inquietanti del neonato; Nightborn diventa un maternity horror nel momento in cui Saga, già provata da tutte le naturali conseguenze del parto, rimane l'unica a vedere il bambino per quello che è e viene lasciata sola alla sua mercé, a rischio di perdere la vita durante l'allattamento. Alla paranoia crescente di Saga si associa un biasimo progressivamente più violento da parte di Jon e di tutti quelli che la circondano, oltre al sorgere di una connessione con qualsiasi cosa condivida la natura del piccolo, ovvero delle misteriose entità legate al folklore finlandese e alla famiglia di Saga. La famiglia (in particolare per quanto riguarda il legame tra genitori e figli), sotto lo sguardo di Hanna Bergholm si ripropone come la fredda unione di persone che non si sono scelte tra loro e che mal si sopportano per esigenze meramente sociali, o di facciata. La regista mette in scena il fallimento dei costrutti umani, e torna a raccontare la libertà e la gioia di legami benedetti dalla natura, istintivi e liberi da qualsiasi tipo di vincolo. Saga e il bambino arrivano ad accettarsi vicendevolmente quando la donna, invece di imporre le sue idee sul piccolo, sceglie di osservarlo e comprendere, accettandole, le sue esigenze, per quanto avulse dalla natura umana. Contestualmente, Saga cambia agli occhi degli altri, o forse torna quella che è sempre stata, una donna che ha dovuto rinunciare alla propria personalità per venire accettata dagli altri e non rimanere sola, se ho capito bene l'intento della metafora della Bergholm.La presenza degli elementi naturali è fondamentale in Nightborn e si traduce, in primis, nella scelta di rigogliosi boschi come location esterne, e poi in tutta una serie di dettagli presenti all'interno della casa d'infanzia di Saga, ma anche all'esterno, per non parlare dell'efficace trucco prostetico applicato al corpo di Seidi Haarla. Nel corso del film Saga va incontro a tutta una serie di cambiamenti fisici che, in maniera molto intelligente, colpiscono l'occhio dello spettatore consapevole, ma all'interno del contesto narrativo legato al punto di vista di Jon e degli altri comprimari, risultano plausibili anche come frutto di una naturale decadenza legata alla maternità. Chi non ho trovato granché naturale (ma, come al solito, potrebbe essere semplice gusto personale) è invece il piccolo Kuura, i cui movimenti sono troppo rigidi e dà l'idea di essere un mix un po' forzato di animatronic, bambolotti e bambini veri uniti dalla tecnologia digitale. D'altronde, è quel mio stesso gusto personale ad impedirmi di vedere Rupert Grint in altri ruoli che non siano quelli di Ron Weasley. Qui, come padre (!) adulto e responsabile, benché antipatico come la merda, a me è sembrato forzato, ed è molto meglio Seidi Haarla, attrice dotata di una bellezza ben distante dai canoni universalmente accettati, e anche della capacità di passare in un attimo da sposa timida e madre riluttante a forza della natura capace di mettere a posto figlio e marito con un paio di urla animalesche ben piazzate. Per quanto mi riguarda, dunque, Hanna Bergholm si riconferma una voce interessante all'interno del panorama horror internazionale, capace di mantenere una propria personalità distintiva dando vita a favole nere profondamente radicate nel folklore della sua terra. Nightborn mi è piaciuto e aspetto il suo prossimo film!
Cast
Della regista e co-sceneggiatrice Hanna Bergholm ho già parlato QUI mentre Rupert Grint, che interpreta Jon, lo trovate QUA.Se vi è piaciuto...
martedì 25 agosto 2026
The Last House (2026)
La settimana scorsa è usscito un nuovo film originale Netflix, The Last House, diretto dal regista Louis Leterrier, così ho deciso di guardarlo...
Trama
Recensione
Cast
- Louis Leterrier è il regista del film. Francese, ha diretto film come L'incredibile Hulk e Now You See Me - I maghi del crimine. Anche produttore e attore, ha 53 anni e due film in uscita.
Curiosità
venerdì 21 agosto 2026
2026 Horror Challenge: L'ascensore (1983)
La challenge settimanale voleva un film in lingua non inglese, così ho deciso di guardare L'ascensore (De lift), diretto e co-sceneggiato nel 1983 dal regista Dick Maas.
Trama
Un ascensore comincia a mietere vittime e un tecnico decide di andare a fondo della faccenda...Recensione
Cast
Curiosità
mercoledì 19 agosto 2026
Hokum (2026)
Ho dovuto aspettare praticamente un mese ma, alla fine, anche io sono riuscita a vedere al cinema uno degli horror che aspettavo di più quest'anno, Hokum, diretto e sceneggiato dal regista Damian McCarthy.
Trama
Uno scrittore americano va in Irlanda, nell'hotel dove i genitori hanno passato la luna di miele, per disperderne le ceneri. Lì scopre che l'hotel è infestato da una strega...Recensione
Cast
Curiosità
martedì 18 agosto 2026
Spider-Man: Brand New Day (2026)
Ho lasciato passare il solito mese per via di tutti i problemi del multisala, ma alla fine sono riuscita ad andare a vedere Spider-Man: Brand New Day, diretto dal regista Destin Daniel Cretton.
Trama
Recensione
Cast
Se vi è piaciuto...
venerdì 14 agosto 2026
2026 Horror Challenge: Storie di fantasmi (1981)
Il tema della Horror Challenge, questa settimana, era "psycho-biddy" ma il film trovato in questa lista era un po' stiracchiato, come scoprirete leggendo il post su Storie di fantasmi (Ghost Story), diretto nel 1981 dal regista John Irvin e tratto dal romanzo Ghost Story di Peter Straub.
Trama
Recensione
Cast
- John Irvin è il regista del film. Inglese, ha diretto film come Codice Magnum e Tre vedove e un delitto. Anche sceneggiatore, produttore e attore, ha 86 anni.
- Fred Astaire (vero nome Frederic Austerlitz Jr.) interpreta Ricky Hawthorne. Americano, lo ricordo per film come Cappello a cilindro, Zigfield Follies, Papà gambalunga, Cenerentola a Parigi e L'inferno di cristallo. Anche ballerino, coreografo, produttore e cantante, è morto nel 1987, all'età di 88 anni.
- Douglas Fairbanks Jr. (vero nome Douglas Elton Ulman Fairbanks Junior) interpreta Edward Wanderley. Americano, ha partecipato a film come Piccolo Cesare, Gunga din e Sinbad il marinaio. Anche produttore, cantante e sceneggiatore, è morto nel 2000, all'età di 90 anni.
- John Houseman interpreta Sears James. Americano, ha partecipato a film come Esami per la vita, Rollerball, I tre giorni del condor, Fog, S.O.S. Fantasmi, Una pallottola spuntata e a serie quali L'uomo da sei milioni di dollari, La donna bionica e Mork & Mindy. Anche produttore, sceneggiatore e regista, è morto nel 1988, all'età di 86 anni.
- Craig Wasson interpreta Don/David. Americano, ha partecipato a film come Omicidio a luci rosse, Nightmare 3 - I guerrieri del sogno, Malcom X, e a serie quali La signora in giallo e Walker Texas Ranger. Anche sceneggiatore, compositore e produttore, ha 72 anni.
Se vi è piaciuto...
mercoledì 12 agosto 2026
Leviticus (2026)
In Italia si è momentaneamente (spero!) perso in un limbo distributivo, ma sono comunque riuscita a recuperare il film Leviticus, diretto e sceneggiato dal regista Adrian Chiarella.
Trama
Il giovane Naim, da poco trasferitosi con la madre, è attratto dal compagno di classe Ryan. Una serie di circostanze fa sì che i due ragazzi vengano perseguitati da un'entità malevola e violenta, che si palesa col volto della persona che più desiderano...Recensione
Levitico 18,22: "Non avrai con un uomo relazioni carnali come si hanno con una donna: è cosa abominevole.” C'è anche un altro passo, sempre nel Levitico, che ribadisce lo stesso concetto in modo ancora più violento e odioso, ma quello che ho citato basta per spiegare il titolo del film e ciò da cui parte Adrian Chiarella per raccontare la vicenda di Naim e Ryan. I due ragazzi sono attratti l'uno dall'altro, ma hanno la sventura di risiedere in una cittadina profondamente religiosa; in particolare, Naim si è trasferito lì da poco dopo la morte del padre, un evento che ha traumatizzato la madre al punto da spingerla a cercare il supporto di una comunità evangelica chiusa, che potesse dare supporto spirituale a lei ed aiutarla a crescere un figlio adolescente. Come spesso accade nell'horror, la madre di Naim è una figura evanescente, lontana dal ragazzo per motivi lavorativi, questo almeno finché non decide di mettere una pezza a ciò che lei percepisce come un problema, un'onta, ovvero l'omosessualità di Naim. Non starò a fare spoiler, anche perché la sceneggiatura non è interessata all'origine dell'entità che arriva a perseguitare Naim e Ryan, né al modo di debellarla (benché, a un certo punto, il film percorra sentieri già battuti in tal senso, ma è una piccola deviazione che dura poco), quanto piuttosto al renderla metafora di un profondo disagio sociale e personale. Adrian Chiarella, attingendo alla propria esperienza personale, mette in scena l'insicurezza e il desiderio, anche e soprattutto sessuale, di due ragazzi che cominciano a conoscere sé stessi e le proprie pulsioni. La reciproca attrazione tra i due protagonisti passa attraverso pochissimi momenti di gioia condivisa e tanti, troppi sguardi scambiati di nascosto, alternati a occhiate terrorizzate verso eventuali testimoni di una relazione "proibita". L'entità incarna sia la gioia di vedere l'altro, di venire toccati e baciati dalla persona più desiderata, ma anche la paura di cosa possa significare questo abbandonarsi completamente alla passione: una violenta morte fisica, perché questo è un horror, ma nella realtà si tradurrebbe in una dipartita "spirituale", troppo spesso causata proprio dalla stessa vittima, costretta a provare disgusto verso le proprie naturali pulsioni e ad indirizzarle verso ciò che la comunità intende come "giusto".La "cura" rappresentata dall'entità richiama proprio quei centri dove si praticano terapie di riconversione, spesso legate a questo o quel credo religioso. La doppia natura di queste abominevoli terapie viene richiamata dalla contrapposizione di immagini naturali ed urbane presenti nel film. Ambientando Leviticus all'interno di una cittadina industriale, dove abbondano le sequenze che hanno come sfondo fabbriche funzionanti oppure abbandonate, Chiarella sottolinea l'ambiguità di una religione che non può essere divina, ma necessariamente filtrata e gestita dalla volontà umana, che ne applica ricompense e castighi. L'origine della stessa entità, come ho scritto sopra, potrebbe essere legata ad un reale castigo divino, oppure dalla manipolazione di umani che hanno piegato la spiritualità ad una loro concezione distorta, o ancora, potrebbe nascere dalla vergogna e dalla paura delle sue stesse vittime. Le molteplici interpretazioni di questo "castigo" sono parte del fascino di un film complesso, da lasciare decantare per poi guardarlo ancora, più di una volta, anche se Leviticus è molto doloroso, oltre che commovente. Buona parte del merito sta nell'incredibile alchimia che si è venuta a creare tra i due protagonisti, Joe Bird e Stacy Clausen. Non mi ritengo grande esperta di film queer, né ho mai provato un sentimento d'amore o attrazione verso una persona del mio stesso sesso, ma mi è parso, finalmente, di vedere su schermo una delle pochissime relazioni omosessuali in grado di risultare plausibili e naturali, proprio come quelle vere. Naim e Ryan sono dolcissimi nella loro imperfezione, in quei comportamenti umani talvolta deprecabili, in quanto dettati da rabbia e gelosia, ma sono anche incredibilmente sensuali e puri quando si lasciano andare, abbandonandosi all'attrazione, e viene proprio voglia di tifare per loro, augurandogli il meglio per un futuro incerto e plumbeo quanto la luce che accompagna ogni fotogramma del film. Io non so se Leviticus è uno degli horror migliori dell'anno, probabilmente sì. Anche se così non fosse, sono abbastanza certa che Naim e Ryan possano diventare un modello di speranza per ogni persona queer che si sente sola, insicura e abbandonata. Anche per questo, spero che Leviticus venga presto distribuito in Italia, così che possa essere conosciuto ed apprezzato anche qui da noi.
Cast
Di Mia Wasikowska, che interpreta Arlene, ho già parlato QUI.- Adrian Chiarella è il regista e sceneggiatore del film, al suo primo lungometraggio. Australiano, è anche montatore e produttore.
CURIOSITà
Joe Bird, che interpreta Naim, era il Riley di Talk to Me. Se Leviticus vi è piaciuto, recuperate It Follows. ENJOY!martedì 11 agosto 2026
Sul tuo cadavere (2026)
Qualche tempo fa ho guardato su Prime Video il film Sul tuo cadavere (Over Your Dead Body), diretto dal regista Jorma Taccone, nonché remake diretto del film The Trip. E siccome dall'uno all'altro cambia davvero poco, per l'occasione ho deciso di scrivere il remake del mio post dedicato al film di Wirkola, quindi non lamentatevi se vi sembra di averlo già letto.
TRAMA
RECENSIONE
A differenza di The Trip, che veniva definita dai più "commedia horror", Sul tuo cadavere rientra nella definizione di dark comedy. Questo perché l’elemento horror, presente nel film originale dal momento in cui le primissime interazioni con i tre evasi avevano un po’ il sapore del torture porn psicologico e lo stesso veleno che corrode Lars e Lisa offriva il gancio a momenti angoscianti, in Sul tuo cadavere è completamente assente. L’amore tra Dan e Lisa si rinfocola dopo pochissimo tempo, attraverso dialoghi “motivazionali” e strappalacrime, e i tre malviventi sono ancora più caricaturali rispetto ai loro corrispettivi norvegesi. L’aggiunta poi di un elemento femminile nel trio, nel tentativo di costruire un parallelismo tra la tossicità delle due storie “d’amore” presenti nel film, cade abbastanza nel vuoto, forse perché, là dove Timothy Oliphant sembra divertirsi un sacco, Juliette Lewis è ormai la sguaiata caricatura di sé stessa. Manca, inoltre, l’elemento eversivo ed estremamente godurioso di una furia femminile scagliata contro lo schifo nazista, una rinascita del personaggio maschile che non passi attraverso il completo annullamento della damsel in distress (io amo Samara Weaving ma qui è troppo sottoutilizzata e, da un certo punto in poi, la sua Lisa fa poco o nulla mentre fortunatamente l’ormai irriconoscibile Jason Segel, che parte spaesato e fuori parte, si riprende verso il finale) e la conseguenza di tutto ciò è che anche l’elemento splatter che abbonda nella seconda parte del film risulta una fredda imitazione dell’originale, padre di Dan incluso. Sul tuo cadavere è dunque un film che consiglio a chi non ha mai visto The Trip, che trovate su Netflix, e a chi ama semplificarsi la vita con storie rimasticate per un pubblico americano, prive di qualsiasi ambiguità o elemento scomodo. Se il genere supercazzola sanguinolenta vi piace, vi aspettano due ore di divertimento che non rimpiangerete assolutamente!
CAST
- Jorma Taccone è il regista del film. Americano, ha diretto film come Vite da popstar. Anche sceneggiatore, produttore, attore e compositore, ha 49 anni.
CURIOSITÀ
venerdì 7 agosto 2026
2026 Horror Challenge: Dead End - Quella strada nel bosco (2003)
La challenge horror, per questa settimana, chiedeva di guardare un film ambientato durante una festività. Ho così scelto Dead End - Quella strada nel bosco (Dead End), diretto e co-sceneggiato nel 2003 dai registi Jean-Baptiste Andrea e Fabrice Canepa.
Trama
Di Ray Wise (Frank Harrington) e Lin Shaye (Laura Harrington) ho già parlato ai rispettivi link.
- Jean-Baptiste Andrea è il co-regista e co-sceneggiatore del film. Francese, ha diretto altri due film, Big Nothing e Brotherhood of Tears. Anche produttore, ha 55 anni.
- Fabrice Canepa è il co-regista e co-sceneggiatore del film, finora al suo primo ed unico lungometraggio. Francese, ha 51 anni.
SE VI è PIACIUTO...
Se Dead End vi è piaciuto, recuperate Southbound - Autostrada per l'inferno e Identità. ENJOY!mercoledì 5 agosto 2026
The Turkish Coffee Table (2025)
Avevo giurato che mai più avrei rimesso piede in "quel" salotto, invece qualche giorno fa ho recuperato The Turkish Coffee Table (Cam Sehpa), remake del 2025 di La mesita del comedor, ad opera di Can Evrenol .
Trama
RECENSIONE
CAST
SE VI è PIACIUTO...
martedì 4 agosto 2026
Odissea (2026)
Con un bel po' di ritardo, in quanto trovare biglietti senza prenotarli prima era impossibile anche a Savona, sono riuscita a vedere Odissea (The Odyssey), diretto e sceneggiato dal regista Christopher Nolan a partire, ovviamente, dall'omonimo poema epico di Omero.





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