Spinta dalle critiche positive lette qua e là e carpite ad amici e conoscenti, ho deciso di proseguire e guardare, dopo 28 giorni dopo, il sequel 28 settimane dopo (28 Weeks Later), diretto nel 2007 dallo spagnolo Juan Carlos Fresnadillo.
La trama: il film inizia mostrandoci da un altro punto di vista quello che è accaduto all’inizio del film 28 giorni dopo. Alcune persone si sono rifugiate all’interno di una casa abbandonata per sfuggire agli infetti. Tra queste persone ci sono Don e la moglie, i cui figli si trovavano fortunatamente in Spagna durante lo scoppio dell’epidemia. Il rifugio presto viene assalito dagli infetti, e Don è l’unico che riesce a scappare, abbandonando la moglie. 28 giorni dopo gli infetti muoiono per la fame… 28 settimane dopo i figli di Don tornano nell’unica zona sicura dell’Inghilterra, un complesso residenziale protetto dalle forze NATO, e si ricongiungono col padre. Ma ovviamente, con il virus ancora il circolo, le zone sicure sono solo nominali…

Questo film, girato cinque anni dopo il capostipite, ovviamente non è all’altezza del primo, pur essendo molto bello. Il primo film puntava in primis sui personaggi, lo scenario horror veniva dopo. Anche in questo caso si parte dai personaggi, soprattutto da quello di Don e del figlio, che sono il fulcro ed il motore di tutte le vicende, l’uno codardo e colpevole e come tale infettato per contrappasso, l’altro diverso, speciale, pericolosa speranza per l’intera umanità. Ma la matrice horror si fa molto più marcata, gli infetti hanno una presenza preponderante (non a caso il “capo” degli stessi è un attore del calibro di Robert Carlyle..) e il sangue scorre a fiumi: non è più l’horror al servizio della storia, ma la storia al servizio dell’horror, e non a caso i personaggi fanno tutte quelle stupide cose che NON si dovrebbero fare in un film del genere.

La pellicola è lo specchio di 28 giorni dopo, quasi il suo opposto, a parte l’incipit che è violento e simile in entrambi i film. 28 giorni dopo mostrava l’anarchia, il caos e la ricerca personale della tranquillità, di un nucleo familiare, della normalità, ed il suo finale rappresentava la speranza. 28 settimane dopo parte dall’apparentemente stabile, seppur controllata, situazione che il precedente film lasciava intendere ed in un terribile crescendo arriva a mostrarci il ritorno del caos, della morte e della distruzione fino ad arrivare ad un finale pessimista ed apocalittico. E paradossalmente è proprio un atto di bontà, in entrambi i film, a condannare l’umanità: nella prima pellicola il desiderio degli animalisti di liberare le scimmie e salvarle dagli esperimenti, in questo film la pietà verso due bambini. L’unica cosa che rimane costante, infetti a parte, in entrambi i film, sono i forti legami tra i personaggi e l’ambiguità dei soldati, che non si fanno scrupolo di ricorrere a mezzi estremi per salvaguardare la situazione, calzando con eguale disinvoltura sia i panni dei protettori che quelli dei carnefici.

Ovviamente la realizzazione della pellicola è assai curata. Le immagini mostrate non sono all’altezza di quelle di 28 giorni dopo, ma è stata utilizzata la stessa splendida musica ed alcune scene sono decisamente belle ed inquietanti, come quando viene mostrata la città avvolta dalla nebbia di gas tossico, misteriosa e aliena, oppure l’arrivo degli infetti nel campo di grano, seguito dal massacro a colpi di pale di elicottero. Per finire la scena finale, con un metro deserto ed una rivelazione terribile, incarnata da un monumento assai famoso che si vede in lontananza. Devastante, almeno per me, la sequenza ai raggi infrarossi, con i personaggi persi nei tunnel bui della metropolitana e virati in verde luminescente su fondo nero, ripresi dalla soggettiva di un mirino (tecnica utilizzata in seguito nel bellissimo e terrificante Rec), con la quale viene poi filmata anche la violenta morte di uno dei personaggi, durante la quale lo spettatore viene messo letteralmente nei panni di un infetto che massacra col calcio del fucile la povera vittima. Gli attori principali sono molto azzeccati, Robert Carlyle è bravo come al solito, ma anche i due bambini non scherzano. Tra le comparse segnalo un Harold Perrineau per una volta lontano dal suo ruolo di Michael in Lost.

In definitiva, un buon film horror che potrebbe piacere anche a chi non è amante del genere. Pare sia in progetto anche un 28 mesi dopo, ma la compagnia di produzione dei primi due film, la Fox Atomic, ha chiuso i battenti ed è stata reintegrata nella Fox, il che significa che la pellicola potrebbe anche non uscire mai, persa nel limbo delle mille idee cinematografiche.
Juan Carlos Fresnadillo è il regista della pellicola. Di origini spagnole, questo è il quarto film del regista 42enne. Ha in progetto il remake dell’inquietante classico di Roger Corman, con Ray Milland, L’uomo dagli occhi a raggi X. Ennesima blasfemia in arrivo, gente!
Robert Carlyle interpreta Don. L’attore scozzese occupa un posto nel mio cuore per aver interpretato il bastardissimo Begbie in Trainspotting, ma la sua filmografia conta un sacco di belle pellicole, tra cui Full Monty, Plunkett & McLeane, L’insaziabile, Il giovane Hitler, Human Trafficking (splendida miniserie vista in Australia), Eragon. Ha 48 anni e tre film in uscita.
Harold Perrineau interpreta il pilota Flynn. Ciccione e spesso com’è diventato, dubito che qualcuno se lo ricorderà come il travestitissimo Mercuzio del trash e bellissimo Romeo + Giulietta di Baz Luhrmann. Tra gli altri film dell’attore rammento Un poliziotto in blue jeans, Matrix Reloaded e Matrix Revolution,
Per la TV, oltre al suo già citato ruolo in Lost, segnalo le sue parti in Saranno famosi, I Robinson, Law & Order, ER, Oz e CSI. Ha 46 anni e due film in uscita.
E per finire... so che non si dovrebbe fare, ma questa è geniale!!! Ascoltate la musica... guardate le immagini... ENJOY!!