E’ proprio vero che il mondo è dei furbi. In Italia, capita che noi non si riesca a vedere l’ultimo film di Dario Argento, per mancanza di distribuzione. Per lo stesso motivo, un sacco di piccole perle cinematografiche vengono passate direttamente in DVD oppure si perdono in un limbo dal quale solo l’”illegalità” di E-mule o del Torrent li può salvare. Ma basta che Steven Spielberg (il quale ha suggerito il commercialissimo finale, vergogna…) se la faccia sotto davanti ad un film, e che la cosa venga sfruttata ed unita all’illusione di uno pseudo documentario alla Blair Witch Project, ed ecco che un’opera costata due lire ottiene (pur se in ritardo) una distribuzione a livello mondiale diventando campione d’incassi. Sto parlando ovviamente di Paranormal Activity, horror già cult ancora prima di uscire, girato nel 2007 da Oren Peli.
La trama è ridotta all’osso: due fidanzati decidono di riprendere con una telecamera i fenomeni paranormali che paiono avere segnato la vita di lei dall’età di otto anni. Attraverso i filmati vediamo come quelle che all’inizio erano solo delle lievi ed innocue manifestazioni diventano sempre più invasive e pericolose, mano a mano che l’entità viene “stuzzicata”dai maldestri tentativi dei due.
Prima di continuare a leggere, andate a riguardarvi la trama, e capitemi bene: il film è davvero tutto lì. Non ci sono scene splatter, non ci sono effetti speciali eclatanti, non si vede il “mostro”, quello su cui si basa il film è solo l’atmosfera, un (in)sano ritorno alle storie di fantasmi e demoni che si raccontano da ragazzini a tarda notte, per farsi paura a vicenda. Quello che vedrete sono porte che si muovono, lampadari che oscillano, accompagnati da inquietanti tonfi, rumori, fruscii e chi più ne ha più ne metta. Se non credete che esistano i demoni, che possano in qualche modo arrivare ad infestarci una casa, che le tavolette ouija possano davvero metterci in contatto con il mondo degli spiriti… allora lasciate proprio perdere e non spendete i soldi del biglietto, perché un film simile non vi farebbe né caldo né freddo. Per chi, come me, si lascia impressionare da questo genere di storie, l’importante è non diventare così boccaloni da credere ai fantomatici “malori” che coglierebbero l’incauto spettatore durante la visione e prepararsi a vedere un film molto lento e a tratti ripetitivo, dove l’orrore è intelligentemente dosato col contagocce, ed aumentato a poco a poco.
Il bello del film, che è anche il suo aspetto più intelligente, è proprio la scelta di non essere troppo esplicito. Lo spettatore ha l’unico vantaggio di vedere “in diretta” quello che i protagonisti vedranno solo il giorno dopo, controllando la registrazione, altrimenti si vive l’esperienza assieme a loro, seguendo quello che avviene sentendosi impotenti e senza la possibilità di sottrarsi ad un destino che, diciamocela tutta, i personaggi si cercano. Sì perché alla fine questo Paranormal Activity è un manuale perfetto su cosa NON si deve fare quando la propria casa è infestata. E l’unico motivo per cui non si riesce a credere appieno all’idea del documentario è che, a differenza di The Blair Witch Project dove i tre idioti si accampavano e, amen, si perdevano nel bosco come succede a tanti sprovveduti, in questa pellicola invece sei in una casa, puoi scegliere di andartene, e il fatto che tu rimanga solo per il fatto che “tanto la presenza mi seguirà” ha un che di pretestuoso, così come è assurdo che due possano continuare a dormire tranquilli quando sanno di avere un demone in camera. Cristo, ma persino i protagonisti di Nightmare prendevano dei sonniferi per stare svegli ,e quella serie di documentaristico non ha proprio nulla! Tra l’altro proprio questa decisione di mostrare i fenomeni mentre i due fidanzatini dormono (elogiata perché ha permesso di minimizzare il budget cavalcando così il mito dei film fatti con due lire e molte idee) concorre purtroppo a rendere il film un po’ ripetitivo e a tratti monotono, più che claustrofobico.
Nonostante la trama un po’ pretestuosa e la realizzazione un po’ piattina, non è quello che mi ha fatto storcere il naso, ma il fatto che ad un certo punto la storia butti lì un omaggio a L’esorcista che di realistico ha proprio poco (ma figuriamoci se su internet si potrebbero mai trovare storie di esorcismi VERI con tanto di video…) e poi, insomma, anche il finale è abbastanza scontato e per nulla in linea con il resto del film, una bieca concessione a quei finali negativi e “aperti” che vanno tanto di moda ora. Due passi falsi che fan dispiacere, visto che gli attori (esordienti come il regista) sono bravi e molto credibili, soprattutto il ragazzo è il tipico maschio che ha la soluzione pronta a tutto, convinto di avere la situazione sotto controllo anche quando è evidente che non è così, e soprattutto testardo come pochi, visto che ignora tutti gli ottimi consigli che gli vengono dati da chi ha capito che con la Presenza è meglio non scherzare. Anche la regia è ottima, con gli ovvi limiti di soggettiva e di nitidezza dovuti alla scelta di mostrare gli eventi attraverso una telecamera usata da un dilettante. Insomma, io un’occhiata la consiglio, ma ovviamente non aspettatevi l’horror del secolo, né di beccarvi un infarto anzitempo.
Di regista ed attori non posso lasciare biografie o simili, sarebbe inutile visto che al momento questo è il loro unico lavoro. Ma Oren Peli è già al lavoro su un nuovo horror, al momento in fase di post produzione, dal titolo Area 51, che quindi al 100% parlerà di alieni poco amichevoli, e si sta già pensando ad un seguito di Paranormal Activity. Anche la protagonista Katie Featherston sta per tornare sullo schermo con un horror dal titolo Walking Distance che dopo il successo ottenuto da Paranormal Activity probabilmente cambierà nome in Experimental Activity (giusto per attirare qualche gonzo…), mentre il suo partner cinematografico Micah Sloat è attualmente disoccupato, ahilui. E ora, invece di lasciarvi con l’inflazionato trailer… vi lascio con qualcosa ti ancora più terriBBile… Mia Nonna Activity!!!! ENJOY!