venerdì 27 gennaio 2017

Arrival (2016)

Comincia la corsa all'Oscar, conseguentemente anche il recupero di film da qui alla fatidica data. Cercherò di essere più rapida e puntuale che posso ma la situazione distributiva italiana non darà una mano, già lo so. Qualcosa di buono comunque lo ha fatto visto che Arrival, diretto nel 2016 da Denis Villeneuve e candidato a otto premi Oscar (Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Sceneggiatura Non Originale, Miglior Fotografia, Miglior Montaggio, Miglior Scenografia, Miglior Sonoro, Miglior Montaggio Sonoro), è già arrivato in Italia ed è bellissimo. Segue post senza spoiler.


Trama: quando dei misteriosi "bozzoli" spaziali compaiono in dodici diverse località terrestri, la linguista Louise Banks viene chiamata per capire il linguaggio degli alieni e tentare di comprendere quale sia il loro scopo sulla Terra.


Con Arrival ho toccato un non invidiabile record personale: al quinto minuto di pellicola piangevo già come una fontana, non scherzo. La colpa, se posso usare impropriamente questo termine, è dell'utilizzo della splendida melodia On the Nature of Daylight di Max Richter, già apprezzata in film quali Shutter Island e Disconnect durante sequenze particolarmente topiche ed emozionanti e ripescata da Villeneuve per impreziosire l'inizio e la fine di quel gioiello che è Arrival. Per me che di musica e fantascienza non capisco nulla, emozionarmi così tanto all'inizio di una pellicola di genere e proprio grazie alla colonna sonora (tra l'altro bellissima, non solo per questo pezzo) significa già predisporre il mio animo verso qualcosa di non meglio definito ma sicuramente bello ed importante, e significa aprire non tanto la mente ma soprattutto il cuore ad una storia che punta moltissimo sull'importanza della comunicazione; Villeneuve ha esordito utilizzando un linguaggio che ho potuto capire persino io e ciò mi ha permesso di affrontare "in pace" una pellicola di non facile lettura, che sicuramente offre il fianco a mille interpretazioni e tremila obiezioni. Il secondo elemento di Arrival in grado di fare breccia nel mio cuore è stato poi, neanche a dirlo, la natura della protagonista. Louise Banks ha una freccia fondamentale al suo arco, quella di essere una formidabile linguista, che non significa semplicemente "sapere tante lingue" bensì "sapere COME funzioni il linguaggio"e, soprattutto, "avere la ferma volontà di capire chi ci sta davanti" che è poi la molla che spinge i pazzi come la sottoscritta ad impegnarsi nell'ingrato studio delle lingue straniere (dico ingrato perché, tolte soddisfazioni puramente personali, la laurea in lingue a me è servita davvero poco nella vita. Altro che alieni... ma sorvoliamo). A differenza di mille altri film di genere dove i protagonisti affrontano la forma di vita aliena di turno con paroloni scientifici quando va bene oppure enormi fucili quando va male, Louise si impegna quindi a trovare un modo letteralmente universale per facilitare le comunicazioni e capire quale sia lo scopo di Abbott e Costello (così vengono ribattezzati gli alieni) sulla Terra ed è seguendo le ricerche e i tentativi della protagonista che Arrival si apre a ragionamenti ben più profondi, che trascendono la storia narrata e che sono legati al modo in cui i due alieni percepiscono il tempo e lo spazio, percezione che influenza moltissimo la struttura stessa della pellicola.


Aggiungere altro sulla trama sarebbe un delitto, anche se prima o poi mi piacerebbe scrivere un lungo post (come ho fatto per Silence) sui pensieri che mi hanno attraversato la mente alla fine di Arrival, ma siccome un elemento fondamentale del film è la possibilità di scegliere come interpretare i segni che ci vengono inviati dall'universo e, soprattutto, l'importanza di praticare il libero arbitrio anche di fronte all'ineluttabilità del destino, la stesura di un articolo "spiegone" andrebbe contro tutto ciò che racconta Villeneuve. Allora mi limiterò a dire di quanto Arrival mi sia piaciuto tantissimo anche dal punto di vista formale, con quell'aria uggiosa che permea tutta la pellicola, capace di accrescere ancora di più la presunta minaccia aliena, a tratti mitigata da immagini talmente delicate per quel che riguarda i colori e la composizione che scomodare Malick non sarebbe così sbagliato. Ho adorato il design semplice dei baccelli sospesi nell'aria, il trip prospettico che è l'ingresso dei protagonisti all'interno della nave aliena, l'eleganza dei segni grafici creati ad hoc per simulare la scrittura di Abbott e Costello, la perfezione di un montaggio e di una regia che non lasciano assolutamente nulla al caso. Soprattutto, ho amato lo sguardo di Amy Adams, quello sguardo che già mi aveva catturata con Animali notturni e che qui assume ancora ulteriori valenze, lasciando trasparire la forza e la determinazione nascoste all'interno di una donna apparentemente fragile, costretta a scontrarsi non solo contro un mondo maschilista e guerrafondaio ma anche con un dono alieno talmente soverchiante da chiedersi "che diavolo avrei fatto io al suo posto?". Come si diceva su Facebook, Arrival è un film importantissimo, forse uno dei più importanti dell'anno e non solo per quel che riguarda il campo della fantascienza, ma proprio perché è una pellicola che supera i generi e può riuscire nel miracolo di far riflettere lo spettatore sulla propria natura per settimane. Io, intanto che rifletto, per non sbagliare raggiungerò l'apice dello spleen ascoltando in loop continuo On the Nature of Daylight e continuando a versare lacrime finché non arriveranno gli alieni a darmi consolazione con un abbraccio tentacolato.


Del regista Denis Villeneuve ho già parlato QUI. Amy Adams (Louise Banks), Jeremy Renner (Ian Donnelly), Forest Whitaker (Colonnello Weber) e Michael Stuhlbarg (Agente Halpern) li trovate invece ai rispettivi link.


La piccola Hannah viene interpretata, nelle fasi della sua vita, da tre attrici diverse, una delle quali è la piccola Abigail Pniowsky, che interpretava Lily Painter nella prima stagione dell'inquietantissimo Channel Zero e che ritroveremo nella seconda, imminente stagione. A proposito di Hannah, il destino della giovane è diverso nel racconto di Ted Chiang, all'interno del quale SPOILER la ragazza muore a 25 anni per un incidente in montagna invece che a causa di una malattia (ciò nonostante Louise decide comunque di non intervenire per cambiare il corso degli eventi). Inoltre, inizialmente la trama del film prevedeva che i doni degli alieni fossero parti di tecnologia ben specificate e diverse per ogni zona del pianeta ma, a quanto pare, per evitare somiglianze con Interstellar il finale della pellicola è stato cambiato; OVVIAMENTE, se Arrival vi fosse piaciuto non vi consiglierò di recuperare quella camurrìa di Interstellar però potete provare con Frequency - Il futuro è in ascolto, Contact, Incontri ravvicinati del terzo tipo, E.T. - L'extraterrestre e persino L'esercito delle 12 scimmie. ENJOY!

30 commenti:

  1. A questo punto è deciso, devo vederlo!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' splendido, davvero. Spero che La La Land mi faccia lo stesso effetto!

      Elimina
  2. Mi è piaciuto molto, in fondo mi sono anche commossa!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Benvenuta, non mi sembra di averti mai "vista" da queste parti :)
      Sì, ed è una sensazione che perdura, almeno nel mio caso!

      Elimina
  3. Io le lacrime le ho tenute tutte per la fine.
    Arrival è un film che viaggia oltre il genere fantascientifico, per parlare direttamente al cuore.

    E dopo questa cacchiata, me ne possono andare. :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Tu non sai che io sono come i cani di Pavlov: sento la musica che mi ha fatto piangere una volta e BAM! alé, lacrime!
      E che cacchiata, è la vera verità! :)

      Elimina
  4. Mamma mia, Marco è un poeta oggi! :-P
    Non ne ho ancora parlato, ma è piaciuto moltissimo anche a me. Proprio per quella colonna sonora, forse, che effettivamente mette il magone. Io, pure come, te, se sento certe cose piango (il mio punto debole è Hurt, cantata da Cash). In questo caso no, a dirti la verità, però conosco la sensazione. Il "ma" del film, secondo me, è il finale frettoloso. Mi sono subito andato a rileggere la trama, come se qualcosa non tornasse...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A me invece il finale è piaciuto tantissimo e non solo per la melodia. Quella !quadratura del cerchio", lì, mi ha rimessa in pace col mondo, anche se ero distrutta dentro.

      Elimina
  5. Non vedo l'ora di vederlo,fazzoletti alla mano!!!!
    Adoro Amy e tutto il tema del film mi intriga da morire.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Preparane una buona scorta!! :)

      Elimina
    2. Appena qualche lacrimuccia accennata,non ne ho avuto bisogno.
      Anche a me è piaciuto molto il trip del cambio di gravità quando entrano nell'astronave,e tutto il discorso dello studio linguistico...ma alla fine l'ho trovato freddo e non emozionante.Lento,troppo per il Khal che ha sbuffato abbondantemente da metà film e azzoppato pesantemente la poesia dalla quale FORSE mi sarei potuta far rapire se l'avessi visto da sola.
      Troppi troppi continui flashback che poi sono flash forward,io e Villeneuve decisamente non ci prendiamo granchè!
      La scena che mi è piaciuta di più è quella dove lei si toglie la tuta e poggia la mano sul vetro,oltre a quella dove lei parla col generale cinese che le dice cosa deve dirgli prima etc etc...però lo stesso,sono rimasta un pò delusa.

      Elimina
    3. Guarda che vedere i film con gente che sbuffa o si addormenta è deleterio, Mirco docet! XDXD
      Ma non importa dai, l'importante è che ci sia gente che gli vuole bene a Villeneuve!

      Elimina
  6. Visto, mantengo il riserbo in modo da poter liberare tutto nel post che ho già programmato per lunedì.
    Di sicuro, sarà uno dei film più "sentiti" dell'anno.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ormai è difficile che le emozioni di un film durino a lungo eppure con Arrival sta succedendo :)

      Elimina
  7. Risposte
    1. Contentissima che ti sia piaciuto!!!

      Elimina
  8. Tra i recuperi consigliati perché non Déjà vu, allora?! ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Perché non l'ho mai visto, ci credi? :)

      Elimina
    2. NO DAIIIIII!!!!! ...ti prego.. recuperalo subitooooo

      Elimina
    3. Guarda, lo aggiungo agli On Demand :) Che tanto i titoli stanno finendo!

      Elimina
  9. Pensavo che fosse il solito film di fantascienza...
    Sono felice di essermi sbagliato :D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E'uno di quei bei film di fantascienza "ragionati" e umani che mi fanno amare anche un genere che non capisco :)

      Elimina
  10. Bellissimo, ma io nei primi 5 minuti mi sono addormentata (oh, ho l'abbiocco automatico con il primo spettacolo del pomeriggio, l'avrei fatto pure con Dumbo o un film di Verdone, non so perché!!!), però capisco le emozioni, a me è capitato con un altro film, Endless Poetry di Jodorowsky, sono uscita dalla sala piangendo, e io al cinema non piango dal 2005, da Ogni cosa è illuminata (e puntualmente scatta la fontana una volta che arrivo a quella scena). Mi è piaciuto molto, anche se non impazzisco per Villeneuve, mannaggia a lui e a quel vizio di dilatare tutto per poi arrivare al punto: tempo, emozioni, azione, per la serie chi va piano, va sano e va lontano! :-D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Allora segno Endless Poetry, così magari muorO di lacrime, un po' come succede a Titty Ferro e CaMMela Consoli nell'ultima loro canzone XD

      Elimina
  11. Anche a me ha commosso la musica, specialmente la serenata di Dvorak al ricevimento delle Nazioni Unite. Scopro adesso che nell'originale gli alieni si chiamavano Abbott e Costello e non Tom e Jerry... ma in effetti "Gianni e Pinotto" non suonava tanto bene :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Più che altro forse al giorno d'oggi Gianni e Pinotto non li conosce nessuno, magari Tom e Jerry ancora sì. E poi hanno sempre un taglio più "internazionale" come nomi. :)

      Elimina
  12. Se mai stilerò una classifica dei migliori film visti al cinema in questo 2017 attualmente "Arrival" occupa la prima poszione. Splendido e ammaliante, non accadeva da moltissimo tempo che andare a vedere una pellicola allo spettacolo delle 00:30 di Sabato non mi annoiasse o facesse calare la palpebra. Ma Villeneuve ci è riuscito e non ha nemmeno dovuto utilizzare botti ed esplosioni, ma semplicemente emozioni.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Arrival sarà sicuramente nella mia Top 5 di fine anno, senza dubbio. Mai un momento di noia neppure per me, che ultimamente tendo ad addormentarmi per un nonnulla.

      Elimina

Se vuoi condividere l'articolo

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...