venerdì 12 aprile 2019

Il BollOspite: Hellboy (2019)

Oggi il Bollalmanacco ha un'ospite d'eccezione: Lucia Patrizi de Il giorno degli zombi. Per chi non lo sapesse Lucia, oltre a sapere praticamente tutto sull'horror, è anche una scrittrice talentuosissima e, se non lo avete ancora fatto, vi consiglio di leggere le sue opere: My Little Moray Eel, Il posto delle onde e Nightbird. Li trovate tutti su Amazon, sono bellissimi, non avete scuse. E ora, lascio la parola a Lucia la quale, dopo averlo visto all'anteprima romana, mi ha regalato la recensione di Hellboy, diretto da Neil Marshall e uscito proprio ieri in Italia (ma non a Savona). ENJOY!




Prima di tutto, volevo ringraziare la Bolla, sia per avermi spacciato l’anteprima romana di
Hellboy sia per l’ospitalità qui nella sua dimora. È stata un tesoro.
Tanto per sgombrare subito il campo da sgradevoli equivoci, eviterò qualunque paragone
tra questo film e i due diretti da del Toro nel 2004 e nel 2008, un po’ perché dopo tanti
anni uno si stanca di combattere coi fan imbizzarriti (ma lo erano anche all’epoca, perché
del Toro si allontanò moltissimo dal fumetto), un po’ perché non si possono paragonare
Guillermo del Toro e Neil Marshall: il primo è un poeta, il secondo un picchiatore, e
queste rozze ed estremamente semplicistiche definizioni non vogliono andare a detrimento
di nessuno dei due. Marshall picchia come un fabbro dall’inizio della sua carriera, è un
dato di fatto, è una cosa bellissima da dire del suo cinema, da cui di solito si esce pesti
come dopo essere stati sottoposti a una scarica di calci in bocca.
In questo caso, l’attitudine da picchiatore di Marshall è tutta al servizio di un blockbuster,
o di un film che aspira a essere tale. Anche qui, non c’è niente di male e la parola
blockbuster non intende implicare un giudizio di valore, quanto stabilire in anticipo un
patto con il lettore, che dovrebbe conoscere le regole in base alle quali un blockbuster
viene confezionato.
Non fatevi ingannare dalla R di restricted applicata al film: togliendo le tonnellate di
sangue, quasi sempre in CGI, che per fortuna si riversano a ondate sullo spettatore,
Hellboy è un blockbuster come ce ne sono tanti, e quindi azzera la personalità del regista
in partenza.


Marshall non ha né la forza né il potere di fare di testa sua o di volgere le regole a proprio
vantaggio, e quindi accetta di buon grado questo primo lavoro ad alto budget e porta a casa
due ore tiratissime, mai noiose, violente e (questo dovrebbe fare la gioia dei pochi che i
fumetti di Mignola li conoscono) fedelissime al testo di riferimento.
In questo stanno sia i punti di forza che quelli deboli del nuovo Hellboy: in certi frangenti,
sembra di vedere un cinecomic come se ne trovano tanti, poi qualcuno viene scuoiato vivo
o impalato e allora ci si ricorda di non essere nel MCU, ma in un universo narrativo molto
più cupo e dalle componenti decisamente horror; gli effetti digitali regnano indisturbati,
anche nelle sequenze dove forse non erano del tutto necessari, anche quando forse una
bella dose di splatter artigianale poteva avere un’efficacia maggiore; in compenso, volano
certi schiaffi che vi alzerete dalla poltrona rintronati, perché l’Hellboy di Marshall è
esattamente come il suo regista: un picchiatore forsennato.
Ecco, dovete dimenticare lo stile barocco di del Toro, la sua ode alla diversità, dovete
dimenticare la poetica di del Toro applicata a Hellboy e per una ragione molto semplice:
era tutta roba di del Toro, riversata nel mondo del demone dalle corna limate. E basterebbe
questo per capire la differenza che passa tra un grandissimo autore e un ottimo regista che
si piega al servizio della produzione.
Non poteva succedere altrimenti: Marshall non fa un film per il cinema dal 2010 e non
credo sia motivo di vanto, per uno che ha, di fatto, cambiato la faccia del cinema horror
con The Descent, avere il proprio nome legato a Game of Thrones. Logica da parte sua una
certa docilità nell’adattarsi a far quello di cui la produzione ha bisogno.


Ora, il problema è se anche il pubblico ha, in un’ epoca dove esce un film tratto da un
fumetto ogni due o tre mesi, bisogno di questo Hellboy, che pare voler essere troppe cose
tutte insieme, voler rincorrere tipi di spettatori troppo diversi tra loro, quelli legati alla
creatura di Mignola, quelli tipici di un blockbuster estivo e quelli avidi di teste spappolate
e occhi strappati. Se i primi possono trovare un punto d’incontro coi terzi, è difficile che i
secondi vogliano le stesse cose.
Paga quindi la sua natura ibrida, l’indecisione su a chi vuole davvero rivolgersi e su dove
vuole davvero andare, come paga la scelta di aver preso spunto non da una sola storia di
Hellboy, ma addirittura da tre: La Caccia Selvaggia, Il Richiamo delle Tenebre e La
Tempesta e la Furia.
Intendiamoci, vedere Baba Yaga e i giganti è un piacere enorme; soprattutto la vecchia
strega mangiatrice di bambini, protagonista dell’unica sequenza puramente horror di tutto
Hellboy, è la creatura più riuscita e interessante del film, anche perché è stata realizzata
con un limitato ammontare di CGI e se ne percepisce la presenza reale sul set.
È una gioia anche respirare l’atmosfera del BPRD, avere a che fare con una versione molto
più cinica e stronza del professor Broom (Ian McShane) e vedere alcuni personaggi che
pensavamo non avremmo mai visto su grande schermo. Sono tutte cose che scaldano il cuore
del fan di Mignola e rendono Hellboy una visione apprezzabile.


E tuttavia, poteva essere qualcosa di più: così com’è, non credo che arriverà neanche a
incassare la cifra necessaria per un eventuale seguito, annunciato nelle scene dopo i titoli
di coda, come in ogni cinecomic che si rispetti, ovviamente.
Di suo, Marshall ci mette la messa in scena piena di adrenalina, una certa sporcizia del
montaggio che gli è sempre stata propria, e l’occhio di un regista esperto, ma ormai al
guinzaglio.
Una delusione, quindi?
No, un prodotto discreto, che intrattiene a dovere e si dimentica una volta finito. Come il
90% dei blockbuster moderni.


4 commenti:

  1. Voglio benone a Neil Marshall, ma per questo film è stato veramente bastonato... non so, forse ha ragione Lucia a dire che un blockbuster (o aspirante tale) schiaccia necessariamente la personalità dell'autore. Il problema forse è che Hellboy non aveva neanche una mezza possibilità di diventarlo, un blockbuster. Aspirazioni troppo lontane dalle possibilità, forse il vero problema è questo.

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    1. A me è piaciuto parecchio, anche se sì, la mano dell'autore non si vede quasi. Però sto Hellboy cazzuto e sanguinolento mi ha conquistata!

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  2. Questo nuovo Hellboy non l'ho visto (ma lo vedrò!), solo che con un'ospite del genere non potevo esimermi dall'onorare almeno la presenza! Io "Il giorno degli zombi" lo idolatro, è la mia Guida galattica per autostoppisti (diretti a Dover ovviamente). Uno dei grandi misteri del nostro Universo è che io il blog di Lucia non riesco a commentarlo, vai a sapere perché, ma è sempre un piacere leggerla, anche qui nel Bollalmanacco! :)

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    Risposte
    1. Questa è una grandissima sfortuna... ma l'importante è riuscire a leggerlo e farne una Bibbia u.u

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