domenica 28 ottobre 2018

7 sconosciuti a El Royale (2018)

Giovedì sera col Bolluomo volevamo andare a vedere Soldado ma, sorpresa!, a Savona è stato relegato in tempo zero all'impossibile spettacolo delle 15.30, quindi abbiamo ripiegato su 7 sconosciuti a El Royale (Bad Times at El Royale), diretto e sceneggiato dal regista Drew Goddard.


Trama: all'Hotel El Royale, ubicato per metà nel Nevada e per metà in California, si intrecciano i destini di un prete, una cantante, un rappresentante di aspirapolveri e una hippy, tutti con un segreto...


Una perfetta definizione di 7 sconosciuti a El Royale sarebbe quella di pout-pourri. Se con lo splendido Quella casa nel bosco il regista e sceneggiatore Drew Goddard decostruiva i cliché dell'horror e giocava con lo spettatore creando qualcosa di nuovo e originale rimanendo comunque su un binario ben preciso, qui la parola d'ordine pare essere "sovrabbondanza, accumulo compulsivo", non solo di personaggi ma soprattutto di tematiche e stili. Far rientrare 7 sconosciuti a El Royale in un singolo genere cinematografico è infatti assai arduo, ma non solo; sinceramente è anche difficile trovare un "senso" a quello che viene mostrato, data l'insipidità di alcuni dei personaggi. Senza fare troppi spoiler, Goddard parte da una delle immagini ed idee più intriganti di Quella casa nel bosco (un indizio? C'entrano gli specchi) e su di essa ricama per ottenere la storia di un Hotel con un segreto per poi intrecciare le vicende di vari personaggi legate talvolta al filone della crime story, altre al cinema di guerra, altre alla spy story, altre addirittura al thriller con venature horror, senza troppa soluzione di continuità. L'incredibile lunghezza del film, che sfiora le due ore e mezza, è data dall'intrico di flashback che gettano luce sul passato dei protagonisti e dalla riproposta di almeno mezza dozzina di sequenze da altrettanti punti di vista differenti, così che lo spettatore abbia un quadro completo e abbastanza tarantiniano dell'intera timeline della pellicola, ma nonostante questo Goddard lascia in sospeso un paio di punti chiave e non sfrutta interamente la potenzialità di un setting così particolare. 7 sconosciuti a El Royale può infatti "vantare" un paio di McGuffin assimilabili alla valigetta di Pulp Fiction ma anche abbondanza di dettagli inutili, in primis la natura ibrida della territorialità dell'hotel: a che pro sottolineare, fin dall'inizio, la divisione precisa dell'Hotel El Royale tra Nevada e California se questa ubicazione non influenza minimamente le vicende narrate? Per dire, sarebbe stato interessante, vista l'abbondanza di criminali presenti nel film, ricamare un po' sulle diverse leggi dei due stati, costringendo i personaggi a saltare da una parte all'altra per ottenere delle impunità, invece la cosa viene lasciata cadere quasi subito e se il film fosse stato ambientato all'Overlook Hotel, per dire, non sarebbe cambiato di una virgola il risultato finale.


Questo setting particolare, così come l'ambientazione fine anni '60, influenza ovviamente la regia, la scenografia, la colonna sonora e il montaggio di 7 sconosciuti a El Royale, dove Drew Goddard ambisce palesemente a mostrare più le sue doti di regista che di sceneggiatore. Dopo un'introduzione di stampo teatrale con uno scioccante finale "a sorpresa", infatti, la pellicola diventa il trionfo dello schermo diviso simmetricamente da una linea rossa, delle stanze virate ognuna in un colore diverso, dell'inquadratura accattivante, dei cartelli che introducono capitoli, della ricchezza della scenografia, delle luci morbide che contrastano coi colori sgargianti, dei primi piani addolorati, dei flashback, dei lustrini e dei juke-box. In particolare, spesso e volentieri il montaggio, sonoro e non, segue la "scuola" Baby Driver e si adegua alle canzoni presenti nella splendida colonna sonora, cuore pulsante dell'intera pellicola grazie all'interpretazione di Cynthia Erivo, attrice e cantante inglese assai famosa nei teatri di Broadway e Londra, alla quale vengono riservate vere e proprie esibizioni canore, talvolta funzionali ai fini della trama (soprattutto in "duetto" con Jeff Bridges), talvolta no, al punto purtroppo da risultare pesanti. Cynthia Erivo, nome quasi sicuramente poco conosciuto a chi ama il cinema, è paradossalmente la punta di diamante di un cast che, sulla carta, sarebbe risultato dannatamente intrigante invece concorre al sapor di diludendo che lascia in bocca 7 sconosciuti a El Royale. Jeff Bridges, infatti, è svogliato rispetto ai suoi standard nonostante abbia gioco facile contro gli inespressivi Dakota Johnson e Chris Hemsworth; in particolare, quest'ultimo mostra tutti i suoi limiti di attore buono giusto per interpretare Thor ed essere figo, ma la colpa forse non è nemmeno sua vista l'imbarazzante caratterizzazione di un personaggio a metà tra Charles Manson e il Fabius di Fabio De Luigi, ingiustificabile da ogni punto di vista. Meglio i giovani Lewis Pullman, sorprendente sul finale, e l'inquietante Kaylee Spaeny, ragazzina da prendere a ceffoni pesanti dall'inizio alla fine del film, anche se tra tutti, il personaggio meglio caratterizzato rimane sempre quello di Chynthia Erivo. Questo è uno dei motivi per cui 7 sconosciuti a El Royale mi ha delusa, nonostante le enormi aspettative, perché è un bell'involucro che avvolge il nulla cosmico e sinceramente da Goddard, conoscendo le sue sceneggiature solitamente intelligenti e soprattutto dopo Quella casa nel bosco, mi aspettavo molto di più.


Del regista e sceneggiatore Drew Goddard ho già parlato QUI. Jeff Bridges (Padre Daniel Flynn/Dock O'Kelly), Dakota Johnson (Emily Summerspring), Jon Hamm (Laramie Seymour Sullivan / Dwight Broadbeck) e Chris Hemsworth (Billy Lee) li trovate invece ai rispettivi link.


Lewis Pullman, che interpreta Miles Miller, ha partecipato a The Strangers: Prey at Night mentre nel cast spunta anche il giovane regista Xavier Dolan nei panni di Buddy Sunday. Russell Crowe avrebbe dovuto partecipare al film ma alla fine è stato sostituito da Jon Hamm. Detto questo, se 7 sconosciuti a El Royale vi fosse piaciuto, recuperate Four Rooms e Paura e delirio a Las Vegas. ENJOY!


14 commenti:

  1. Diamine avevo delle belle aspettative, forse un cast troppo pompato.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. io lo definirei (S)pompato, ma so cosa vuoi dire!

      Elimina
  2. Leggendo più male che bene, non correrò in sala.
    Aspetto di vederlo a casa, a questo punto senza più attese di partenza (tante anche per me, ovviamente). :(

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Preso senza molte aspettative magari è anche carino, ma molto pasticciato. Stasera invece tocca ad Halloween!

      Elimina
  3. Drew Goddard ha decisamente fatto di meglio.

    RispondiElimina
  4. Che peccato… avevo grandi aspettative per questo film che, sin dalle premesse, suggeriva l'idea di essere un ibrido che gioca con molti generi. Sembrava una sfida fuori dagli schemi ma, a giudicare dalle numerose impressioni negative, alla fine si tratta di un mezzo pasticcio… Una possibilità potrei dargliela comunque :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. So che è brutto da dire ma eviterei il cinema. Aspetta home video o Netflix!

      Elimina
  5. Cazzarola ce l'ho in lista, ma a me i film leccatini dalla bella estetica piacciono... Andare o non andare, questo è il dilemma!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Se ci sono altri film disponibili opterei per quelli!

      Elimina
  6. Ne ho letto così male praticamente ovunque che alla fine della visione non l'ho trovato poi così terribile. Ho visto di peggio. Di molto peggio. :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, assolutamente. Però da Goddard mi aspettavo anche molto ma molto meglio!

      Elimina

Se vuoi condividere l'articolo

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...