venerdì 3 dicembre 2021

The Sadness (2021)

All'ultimo ToHorror, così come in molti altri festival sparsi per il mondo, ha fatto capolino The Sadness (Kū bēi), diretto e sceneggiato dal regista Rob Jabbaz e, vista la fama che lo ha preceduto, ero molto curiosa di vederlo...


Trama: un virus diffuso per tutta Taiwan muta improvvisamente, trasformando coloro che lo contraggono in maniaci assetati di sangue.


A naso, direi che è passata ormai una decina di anni dalla prima uscita italiana della serie Crossed. Per chi non la conoscesse, Crossed è una serie a fumetti creata, nel suo nucleo principale, da Garth Ennis e Jacen Burrows, e che poi si è espansa fino a diventare un fenomeno multimediale, generando persino dei webcomics. Quello che a voi interessa, se non la conoscete, non è tanto la sua storia editoriale, quanto piuttosto la trama: un virus si diffonde per tutto il mondo, trasformando coloro che lo contraggono in maniaci assetati di sangue, ben riconoscibili non solo dal violento desiderio di uccidere, mutilare e violentare, ma anche da una piaga a forma di croce che compare sui volti degli infetti. Ora, a parte la croce sul viso, se scrollate un po' più su e confrontate le trame di Crossed e The Sadness, immagino potrete trovare parecchie somiglianze, e aggiungo inoltre che in entrambe le opere c'è ovviamente gente sana che cerca di sopravvivere fisicamente e mentalmente. Siccome il primo nucleo di Crossed non è stato realizzato da novellini imbecilli, bensì da due delle più grandi firme del panorama del fumetto mondiale, nonostante la sovrabbondanza di violenza e dettagli disgustosi la lettura era piacevole ed interessante, anche grazie a un'ottima caratterizzazione degli umani superstiti, e ad ogni pagina la tensione per il destino di questi ultimi cresceva di pari passo con un senso di disperazione ineluttabile, ché tanto si sapeva avrebbero fatto tutti un'orribile fine. Anzi, ricordo che a un certo punto mi ero persino messa a piangere. Ciò non è accaduto, ovviamente, con i vari spin-off, che in pratica si limitavano ad ammonticchiare una sequenza disgustosa dietro l'altra, alzando ogni volta l'asticella dello schifo che si poteva mettere su carta, facendomi arrivare al punto da provare vergogna all'idea che qualcuno potesse "scoprire" cosa stavo leggendo. Ecco, tutto questo giro attorno al mondo per dirvi che The Sadness è la versione taiwanese di uno spin-off di Crossed e mi ha dato le stesse sensazioni, accompagnate dalla voglia di sciacquarmi il cervello subito dopo la visione. 


Badate bene, signori che, leggendo questo post, rischiate di farvi saltare la mosca al naso e accusarmi di vilipendio all'horror "più coraggioso e scorretto dell'anno". Io non dico che The Sadness fa schifo, perché sono ben consapevole che piacerà tantissimo a chi ama un certo tipo di horror; non gli manca nulla in questo senso, in quanto è zeppo di sangue, violenza, tensione, sequenze da strapparsi gli occhi ed effetti speciali molto ma molto gore. Ma posso dire senza timore di venire smentita che A ME The Sadness ha fatto schifo, in quanto è uno di quegli horror che non solo non mi comunica nulla (c'è un richiamo ovvio al Covid, una blanda critica al governo, un tentativo di sottolineare come di base tutti gli uomini siano propensi a fare male al prossimo, ma è robetta che si perde, perché evidentemente poco importante agli occhi dei realizzatori) ma dopo dieci minuti mi rompe anche le scatole, mi anestetizza, letteralmente, ed è onestamente la cosa che mi fa più orrore di tutte farmi scivolare addosso immagini così schifose, trattate alla stregua di una lista della spesa: cannibalismo? Check! Violenza sessuale? Check! Gang Bang in mezzo al sangue? Gesù, checck!! Guarda, dobbiamo ancora spuntare i bambini, poi abbiamo finito. A proposito della violenza sessuale. Era la cosa che, al pari di Lucia, temevo più di tutte e mi ha dato più fastidio il modo in cui ci si arriva piuttosto che le scene in sé. E' come se Rob Jabbaz volesse picchiare proprio lì, e come un bambino che non ha il coraggio di chiedere direttamente ai suoi genitori di portarlo al luna park, comincia a girarci intorno. La violenza sessuale, il desiderio di scopare qualunque cosa abbia un buco, la frustrazione dell'uomo che non riesce a prenderne, comincia a venire nominata a parole dopo dieci minuti di film, si incarna nella figura del vecchio laido e delle molestie verbali subite dalla protagonista, continua a venire nominata e "anticipata", finché, com'è ovvio, deflagra nel modo peggiore; di conseguenza, l'effetto ottenuto su di me è stato quello di farmi scrollare le spalle e mettere l'ennesimo, annoiato check su quella che, evidentemente, è stata ritenuta la sequenza clou di un film che si limita a saturare lo spettatore dandogli di gomito. Che anguscia, gente. Ridatemi quei begli horror in cui "non succede niente", grazie. 

Rob Jabbaz è il regista e sceneggiatore della pellicola, al suo primo lungometraggio. Canadese, è anche produttore, animatore e doppiatore.




4 commenti:

  1. Dunque non ti è piaciuto !?! Potevo sospettarlo, anche se da amante dell'horror immaginavo ne avessi visti a sufficienza per non schifarti di nulla, in questo senso ero perplessa se potesse piacerti o no. Ha vinto il premio del pubblico se non ricordo male, su questo c'è da pensare, poi che siano stati premiati due film che in presentazione già hanno lodato a iosa a me fa anche un po' pensare....
    Ho fatto i salti mortali per avere qualche giorno per il Torino Film Festival visto la prossimità dei due eventi, ce l'ho fatta 👍 Se posso vorrei consigliarti un horror ben fatto, niente male: "What Josiah saw", al Festival ha spopolato 👍
    Buona giornata!

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    1. No, purtroppo non mi è piaciuto.
      L' ho trovato sciocco, derivativo e inutilmente esagerato: più che schifata, film simili mi saturano e mi bloccano la sensibilità a un certo punto, il che non lo trovo molto corretto per un horror, che invece dovrebbe spingerti a riflettere e provare disgusto verso ciò che c'è di sbagliato nella società, soprattutto se ha grandi ambizioni come questo (se invece volevano la splatterata fine a se stessa, non l'ho capito io, evidentemente. Allora non è il genere di film che apprezzo, soprattutto se, come in questo caso, non mi diverte per nulla).
      Io, sempre grazie alla splendida sanità italiana, ho dovuto rinunciare anche al Torino Film Festival; spero davvero che l'anno prossimo possa andare meglio e What Josiah Saw lo segno volentieri, grazie!!

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  2. Per fortuna non sono l'unico ad averci visto dentro la pesante (e netta) influenza di "Crossed" su questo film, che per altro è spudorato, il tuo paragone con il bambino al parco giochi mi piace, perché almeno Ennis quando mena lo fa forte e mai gratuitamente, Rob Jabbaz è un timido con tanta voglia di sconvolgere e far parlare del suo film. Penso che abbia inquadrato bene l'ansia da "là fuori è tutto un pericolo" che abbiamo vissuto negli ultimi anni, ma sul resto ha davvero inutilmente esagerato. Cheers

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    1. Mah sì, capisco il "significato" di ciò che Jabbaz voleva raccontare, però davvero, è un film che manca di originalità e, alla fine, è realizzato tutto attorno a QUELLA cosa sconvolgente che "non vedevamo l'ora" (uh, guarda, proprio) arrivasse. Ho visto molti altri horror migliori, quest'anno.

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