martedì 12 aprile 2022

Lamb (2021)

A fine marzo è uscito in sordina nelle sale italiane Lamb (Dýrið), diretto e co-sceneggiato nel 2021 dal regista Valdimar Jóhannsson. E' un peccato sia stato poco pubblicizzato, perché è un film che merita di essere visto e conosciuto. Occhio a qualche spoiler qui e là.


Trama: Maria e Ingvar vivono soli in una sperduta fattoria dove allevano pecore e coltivano la terra. Un giorno, nella loro vita, fa capolino una ben strana creatura...


Lamb
è una strana bestia, in questo caso la definizione è assai calzante (anche perché è la traduzione più o meno giusta del titolo originale, "animale", "bestia"). E' anche una pellicola, io vi avviso, che vi strapperà il cuore e lo farà a brandelli e che vi sconsiglio assolutamente se temete per il destino degli animali, perché purtroppo qui non vengono fatti sconti allo spettatore particolarmente sensibile. D'altronde, il punto di vista degli animali (che siano pecore, agnelli, cani e persino gatti) viene quasi più tenuto in considerazione di quello degli umani e sono parecchie le sequenze in cui si ha la sensazione di scivolare nei panni degli animali da cortile, incredibilmente espressivi e troppo spesso terrorizzati... da cosa? Difficile dirlo. Lamb è un film che mostra poco (salvo sul finale), spiega ancora meno, e gioca per buona parte della sua durata creando una sensazione intangibile di tragedia imminente, causata dalla presenza di "qualcosa" che vaga all'esterno della fattoria di Maria e Ingvar, tenendoli d'occhio non visto e minacciando una felicità precaria ottenuta a caro prezzo dopo anni di insopportabile dolore. Se pensate che ciò preluda a un horror, però, non potete essere più distanti dalla realtà. Lamb è un fantasy contaminato dall'orrore, ma quest'ultimo nasce in primis dalla misera condizione di Maria e Ingvar, una coppia priva di uno scopo da quando hanno perso la loro bambina, incapaci di comunicare e di sostenersi a vicenda per colmare quel terribile "vuoto"; la felicità tra loro, la complicità persino, torna solo  nel momento in cui una delle loro pecore mette al mondo un agnellino dal corpo di bambina, che i due decidono di crescere come se fosse loro, ciechi ad ogni conseguenza che questo gesto potrebbe avere. 


Jóhannsson
e il co-sceneggiatore Sjón (lo stesso, per inciso, che ha sceneggiato l'imminente The Northman di Eggers) sono molto attenti a non dare giudizi morali di alcun tipo e sta allo spettatore districarsi all'interno delle mille sfaccettature del film. E' più che naturale mettersi nei panni di Maria e Ingvar, di sciogliersi davanti alla tenerezza del sorriso sognante di Noomi Rapace o all'idea di tenere tra le braccia il dolcissimo ibrido creato da effetti speciali praticamente perfetti e mai invasivi, nemmeno quando la piccola agnellina cresce. E' però altrettanto naturale, e ancor più terribile, mettersi nei panni della vera madre di Ada (chiamata così come la defunta figlia di Maria e Ingvar) nel momento in cui le viene strappato il cucciolo e comincia, impazzita dal dolore, a cercarlo senza requie, tra belati strazianti e momenti troppo orribili da descrivere. Ed è, infine, impossibile non pensare alle implicazioni della natura di Ada, una creatura a disagio con entrambe le sue "parti", un essere innocente plasmato da un egoismo nato essenzialmente dal dolore e dalla solitudine; agnellino in un corpo di bimba, Ada non può parlare né ridere o piangere, teme i rumori forti, è limitata nei movimenti dal fatto di avere al posto di una delle mani uno zoccolo, e il suo sguardo di cucciolo spezza il cuore a più riprese. L'unico gesto pietoso per tutti deriverebbe dalla persona più deprecabile del film, lo "zio" Pétur, ma anche lì sarebbe un gesto dettato non solo da egoismo, ma da un istintivo senso di superiorità (per quanto dissimulata e probabilmente nemmeno consapevole) che è propria di tutti gli esseri umani presenti in Lamb, e per questo ancor più orribile. Sia come sia, qualunque interpretazione vogliate dargli, Lamb è un film che merita di essere visto e che personalmente non dimenticherò tanto facilmente, non solo per tutte le lacrime che ho speso guardandolo, ma anche per le domande scomodissime che spinge necessariamente a porsi. Dategli una chance.


Di Noomi Rapace, che interpreta Maria, ho già parlato QUI

Valdimar Jóhannsson è il regista e co-sceneggiatore della pellicola, al suo primo lungometraggio. Ha lavorato principalmente come elettricista in film come I sogni segreti di Walter Mitty, Noah e serie quali LazyTown e Il trono di spade. Islandese, anche tecnico degli effetti speciali e attore, ha 44 anni.


 

5 commenti:

  1. Non penso che qui da me arriverà mai al cinema, spero di recuperarlo in qualche altro modo perchè ne parlate tutti benissimo. Io non gli avevo dato grande considerazione quando è uscito, però adesso sono davvero curioso di vederlo!

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    1. Dire che ha avuto una distribuzione "caprina" rende l'idea dell'argomento trattato ma non rallegra il cinefilo. Ti auguro di vederlo presto, anche perché mi piacerebbe sapere cosa ne pensi.

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  2. A me è sembrata una favola con venature horror, in effetti è un po' difficile da etichettare. Comunque sì, la Rapace è meravigliosa, non capisco perché la definiscano incapace a recitare.

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