mercoledì 15 maggio 2024

La profezia del male (2024)

La sacra regola dice che qualunque horror esca al cinema vada visto, il che vale anche per pellicole poco pubblicizzate come La profezia del male (Tarot), diretto e sceneggiato dai registi Spenser Cohen e Anna Halberg a partire dal romanzo Horrorscope di Nicholas Adams, peraltro introvabile online se non a prezzi spropositati.


Trama: durante una festa di compleanno, dei ragazzi trovano un mazzo di tarocchi all'interno di una villa. Haley, esperta di oroscopi, decide quindi di leggere il futuro ad amici ed ex fidanzato, attirando su tutti quanti un'antica maledizione...


Dubito che qualcuno de los titolistas legga il mio blog ma, nel caso fosse così, sappiate che vi detesto come la Nicolodi detestava lo spirito del male in Paganini Horror. E il punto è proprio il male. Ma perché lo mettete persino nella minestra? Vi pareva brutto lasciare il titolo originale, Tarot, tanto adesso sono tornati di moda i tarocchi e avrebbero capito tutti l'argomento del film? E poi, profezia perché? Potevate scegliere parole come predizione, oroscopo, mazzo, tarocchi, e invece no. "Profezia", neanche il film avesse argomento divino, satanico, oppure la fine del mondo. Giuro, non vi capisco, spero che un giorno mi spiegherete quali arzigogolati ragionamenti di marketing stiano alla base di queste scelte. Nel frattempo, parliamo di La profezia del male. Un film banale quanto il titolo italiano che porta, il tipico horror per ragazzini dalla trama collaudata: i protagonisti incappano in una maledizione a caso per motivi risibili, seguono incidenti mortali che toccano, a turno, ognuno di loro, i sopravvissuti cominciano ad indagare per non fare la stessa fine (mettendo in mezzo l'inevitabile viaggio in macchina verso l'esperto inutile/dannoso), la maledizione viene affrontata e la conclusione può essere positiva o negativa, a seconda della bastardaggine degli sceneggiatori. Non so come sia il romanzo Horrorscope, da cui è tratto il film, ma La profezia del male ha l'enorme difetto di avere come sceneggiatori due paraculi, di conseguenza vanta uno dei finali più brutti di sempre e, di sicuro, il peggiore visto quest'anno. E' proprio di una stupidità al cubo, il "perché sì" all'ennesima potenza, e ha innervosito persino il mio compare Ale, solitamente molto più indulgente della sottoscritta. La cosa fa ancora più rabbia perché, nei limiti della sua natura di film derivativo, votato allo spavento facile e classificato PG-13, La profezia del male non è malfatto. I tarocchi mi affascinano da sempre e ci sta approcciarsi ad essi con un po' di "paura", soprattutto se non si conoscono o si è molto superstiziosi, quindi l'idea di un mazzo maledetto che dispensa morte per mano delle figure presenti sulle carte è interessante. Ed è anche divertente indovinare come moriranno i protagonisti. Il film sfrutta il concetto alla base di Final Destination, che vede il destino di ogni personaggio anticipato all'inizio (in questo caso, dall'oroscopo di Haley) e reiterato da tanti piccoli dettagli che richiamano la carta a loro legata, quindi lo spettatore può sbizzarrirsi a sua volta a fare previsioni. 


Per essere un PG-13, La profezia del male gode di un paio di omicidi particolarmente efferati (almeno sulla carta), una caratteristica che Spenser Cohen e Anna Halberg riescono con abilità a far percepire allo spettatore, spaventandolo senza mostrargli più di quanto consentito dal visto censura. Inoltre, ha dalla sua tanti aspetti tecnici che rendono molto piacevole la visione. I tarocchi, tanto per cominciare, sono dotati di una macabra eleganza che mi fa sperare, prima o poi, per una stampa anastatica del mazzo, e le figure che fuoriescono dalle carte mettono parecchia paura, soprattutto l'Appeso, la Papessa, il Mago e il Matto, probabilmente quello che più ha terrorizzato me; sul finale, purtroppo, l'ingerenza della CGI si fa evidente, ma un paio di creature sono ben interpretate da James Swanton (già apprezzato come Ash Man in Stopmotion, di cui parlerò prossimamente) e la sinergia tra le scenografie evocative, i bellissimi costumi e la regia a tratti interessante riescono a mitigare un po' questo difetto. Non saprei dire, invece, se gli interpreti sono insipidi o se si è trattato di un problema di doppiaggio non particolarmente curato. Jacob Batalon è insopportabile (o forse SPOILER è la mia convinzione che il suo personaggio se la sia cavata col barbatrucco del coinquilino solo perché ai giovani spettatori sarebbe dispiaciuto vedere morire l'amichetto di Spider-Man) e gli altri attori mi sono sembrati bellocci ma dimenticabili, in particolare la protagonista, ben poco carismatica. Per quanto mi riguarda, non è un film che rivedrei, né vi consiglierei di buttare via i soldi al cinema, soprattutto se avete superato l'età anagrafica del target della pellicola, ma ricordatevene quando verrà distribuito in streaming. Se non altro, fatemi sapere se il finale ha fatto schifo tanto a voi quanto a me!


Di Jacob Batalon (Paxton) e Olwen Fouéré (Alma Astryn) ho già parlato ai rispettivi link.

Spenser Cohen e Anna Halberg sono i registi e co-sceneggiatori della pellicola. Americani, sono al loro primo lungometraggio, ma hanno già collaborato insieme alla serie di podcast Classified. Entrambi produttori, la Halberg è anche attrice. 


Se La profezia del male vi fosse piaciuto recuperate la saga di Final Destination. ENJOY!





5 commenti:

  1. Io non riesco neanche ad entrare nell'ottica del "qualunque horror va visto". leggevo di "spavento facile" e quindi da non preferire allo "spavento difficile". Ma perché bisogna spaventarsi? Per somatizzare il male? Per esorcizzarlo? Per fare in modo che quando un missile ci sventrerà casa per davvero potremmo dire "lo fanno meglio al cinema però" o quando sanguineremo copiosamente sfuggendo all'invasione ci verranno in mente zombie e carnefici vari e faremo buon viso a cattivo gioco?
    Mi son sempre chiesto il perché di questa passione contorta e perversa, oserei dire. Certo è un soffrire virtuale, direte voi.. mica siamo scemi, siamo al cinema col pop corn caramellato e pure l'aria condizionata, e dopo di squartata ci sarà solo la pizza con gli amici.. quindi perché farsi tante domande? Guardatevi le commedie, i musical e non rompete..

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    1. Onestamente, non ci ho mai riflettuto molto su. E' un genere che mi piace, punto. Mi piace andare al cinema con gli amici, guardare sia gli horror allegorici, con importanti messaggi di fondo e critiche al tessuto sociale, sia questi che sono, per l'appunto, la sagra dello spavento, inteso come semplice perché fa leva su istinti primordiali. Non lo vedo però come un allenamento per ciò che potrebbe succedere in futuro, di questo sono certa, sarebbe davvero assurdo pensarlo, e non credo neppure che noi appassionati finiremo per disumanizzarci e sminuire ogni tragedia. Anzi, oserei dire, per esperienza personale e senza mettere di mezzo la sottoscritta, che le anime più belle di internet le ho trovate proprio tra gli horroromani.

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    2. Dovrò scriverci un post per sviscerare meglio, comprendere meglio il fenomeno.. di certo vale quello che sottolinei: un isitinto promordiale al godere di uno spavento "controllato", come il castello dei fantasmi al luna park..e poi si va in crescendo evidentemente.. però anche a me piaceva quel castello coi fantasmi, e forse qualcuno cresce accantonando quei fenomeni, altri acuendone lo sviluppo.. chissà.. ;) simpatico parlarne comunque

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    3. Se ne scriverai, verrò a leggere volentieri!

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  2. Non sembra un film proprio imperdibile, non fosse per una cosa: parlando di uno dei peggiori finali di sempre, mi hai (involontariamente?) fatto quasi venire voglia di vederlo XD

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