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venerdì 3 ottobre 2025

Nuovi Incubi Halloween Challenge Day 3: Tenebre (1982)

Terzo giorno della Nuovi Incubi Halloween Challenge, che oggi ha come tema "Slasher". Siccome ci sono di mezzo rasoi e accette ho scelto di guardare Tenebre, diretto e sceneggiato nel 1982 dal regista Dario Argento.


Trama: Lo scrittore Peter Neal si reca a Roma per presentare il suo ultimo romanzo, Tenebre. Poco dopo, un misterioso assassino comincia ad uccidere delle donne seguendo proprio il modus operandi del killer protagonista del romanzo...


Allora, io non so se Tenebre rientra proprio nella definizione di slasher, visto che lo stesso Argento lo ha dichiaratamente girato per riaffermare il suo predominio sul genere che ha contribuito a portare al successo, il giallo. Tuttavia, il giallo è un po' il nonno o il papà dello slasher (un figliolo molto meno raffinato e più rozzo, almeno agli inizi), quindi il legame di parentela comunque c'è. Ma vediamo, banalmente, se Tenebre ha tutte le caratteristiche dello slasher. L'assassino è motivato da un trauma passato, che lo ricordi o meno, e che viene "triggerato" da qualcosa? Sì. Ci sono scene di inseguimenti e omicidi, magari anche un po' legati alla sfera sessuale, che titillino la natura voyeuristica dello spettatore? Direi di sì. L'assassino usa lame, stalkera le vittime, che sono più di una? Di nuovo, sì. C'è una final girl? Ma non ve lo dirò mai, se ancora non avete guardato Tenebre o se, come me, lo avevate visto una volta vent'anni fa e ricordavate solo Eva Robin's sulla spiaggia, sconvolti dal fatto che una personalità televisiva percepita allora come un po' "trash" avesse partecipato a un thriller-horror. Se l'ho dimenticato è perché, almeno a parer mio, Tenebre non è una delle opere migliori di Dario Argento, di cui preferisco altri film, almeno a livello di trama. Lasciando perdere il twist, sul quale si potrebbero fare le pulci per ore relativamente a tempistiche e spostamenti vari, Tenebre è l'espressione cinematografica con cui Argento ha cercato di esorcizzare il terrore provocatogli dalle minacce di un vero stalker, oltre a ricusare con cupa ironia le accuse di misoginia che gli aveva fatto piovere addosso la critica, e ripete ossessivamente sequenze in cui una mano sconosciuta massacra donne prive di legami tra loro. Il whodunnit entra in campo a metà film, quando finalmente il protagonista decide di indagare, invece di aspettare passivo come se la cosa non lo riguardasse (il killer sta seguendo la trama del tuo libro, insomma!!), ma in quel momento i personaggi rimasti sono un po' pochini per poter venire sviati, e Argento, anche sceneggiatore, ricorre a mezzucci scorretti per instillare dubbi (un esempio su tutti, la telefonata tra Anne e Jane, anche se, in generale, il personaggio della ex di Peter per me è forzato in generale). Altra cosa che rallenta, sempre a mio avviso, il ritmo del film, è una generale impressione di "spaesamento" che sembra affliggere tutti i protagonisti, spesso persi in silenziose riflessioni o sogni ad occhi aperti; d'altra parte, questo isolamento, anche fisico (il regista ha dichiarato che Tenebre è ambientato in un futuro prossimo in cui la popolazione è diminuita), prelude a una maggiore angoscia nell'attesa che l'assassino colpisca e contribuisce alla bellezza degli omicidi presenti nel film.


Dal punto di vista della messa in scena, infatti, ho trovato Tenebre un'ottima espressione della creatività e della cura che Argento metteva, decenni fa, nella regia dei suoi film. Intanto, Tenebre ha una fotografia nitidissima e molto luminosa; la maggior parte dei delitti avviene alla luce del giorno e, anche quando avvengono in interni oppure di notte, non ci sono quasi ombre e le immagini sono chiare e dettagliate. Le sequenze che mi hanno colpita maggiormente sono l'omicidio di John Saxon, girato nella piazza assolata del Centro commerciale Le Terrazze di Roma, mentre attorno all'attore si svolgono almeno tre micro-storie di ordinaria vita quotidiana, e l'incredibile panoarmica realizzata con la camera crane che precede l'omicidio di Tilde e della sua compagna. Questa, in particolare, potrebbe essere una di quelle sequenze in grado di respingere uno spettatore ai nostri giorni, perché "è lunga e non succede nulla"; in realtà, è un modo per rappresentare la falsa sicurezza instillata da un condominio o da una casa, dà l'impressione che il killer, come una presenza sovrannaturale che tutto vede, cerchi meticolosamente un punto debole da cui penetrare nella vita delle sue vittime, fa crollare ogni illusoria certezza. E' notevole anche la sequenza del dobermann (probabilmente l'origine di tutte le false credenze su questa povera razza di cani), incalzante e ansiogena, e ho apprezzato molto anche le architetture di un paio di appartamenti, sempre zeppi di vetri e finestrone come piace ad Argento, e alcuni complementi di arredo utili solo per fungere da arma impropria, come quello che impala il killer sul finale. Per quanto riguarda la colonna sonora, a 15 anni mi sono ascoltata in loop, per mesi, il tema portante di Tenebre, con quel "paura" campionato e distorto che si ripete a ritmo di musica, quindi ho avuto una botta di nostalgia terribile, riguardando il film, adorando ogni singolo momento in cui viene utilizzato il brano. In definitiva, non so ancora se ho azzeccato il tema di oggi, con Tenebre, ma sono comunque contenta di averlo rivisto, perché con tutti i suoi difetti è ancora una valida espressione dell'abilità ormai perduta di Dario Argento.  


Del regista e sceneggiatore Dario Argento ho già parlato QUI. John Saxon (Bullmer) e Daria Nicolodi (Anne) li trovate invece ai rispettivi link.

Giuliano Gemma interpreta il Capitano Germani. Nato a Roma, lo ricordo per film come Il gattopardo, Angelica, La meravigliosa Angelica, Una pistola per Ringo, Anche gli angeli mangiano fagioli, Il deserto dei tartari e Tex e il signore degli abissi. E' morto nel 2013.


Veronica Lario
, che interpreta Jane McKerrow, sarebbe diventata nel 1990 la seconda moglie di Berlusconi; altra persona diventata molto famosa negli anni '90 è Eva Robin's (la quale all'epoca dava "scandalo" in quanto nata uomo), che qui interpreta la ragazza sulla spiaggia, presente nei ricordi dell'assassino. Se Tenebre vi fosse piaciuto recuperate Profondo Rosso, L'uccello dalle piume di cristallo, Il gatto a nove code e 4 mosche di velluto grigio. ENJOY!

martedì 16 luglio 2024

Il Bollalmanacco On Demand: Phenomena (1985)

Torna il Bollamanacco on Demand con Phenomena, film richiesto da Arwen chissà quanto tempo fa. Mi spezza il cuore che Laura non possa più leggere né commentare le stupidate che scrivo su questo blog ma non smetterò mai di ringraziarla per tutti i film che mi ha spinto (e ancora mi spingerà, prossimamente) a vedere o riguardare. Nel piccolo della nostra comunità di blogger, non esisterà mai una cinefila appassionata come lei. 


Trama: Jennifer, figlia di un famoso attore americano, viene iscritta in un collegio svizzero. Nei pressi, un feroce serial killer fa scempio di ragazzine e Jennifer, per salvarsi dalle mire di costui, dovrà ricorrere al suo potere ESP, che le consente di comunicare con gli insetti...


Durante la visione di Abigail, il mio amico Ale ha dichiarato di avere apprezzato molto la citazione della "piscina di Phenomena", e io mi sono resa conto di non ricordare più una mazza di un film visto 30 anni fa e poi mai più. Ho quindi appreso con gioia che l'On Demand del mese era proprio Phenomena e, avendolo rivisto con Abigail ancora fresco in mente, posso confermare senza timore che il buon Ale aveva ragione, le piscine dei due film possono essere tranquillamente cugine, se non sorelle, e mi causano conati profondi allo stesso modo. Così non è invece per Phenomena, un'ottima pellicola del periodo in cui il nome Dario Argento era ancora una garanzia, benché forse si tratti di un'opera dallo stile inusuale rispetto al resto della sua filmografia. Phenomena è infatti una fiaba nera avente per protagonista una ragazzina col potere di comunicare con gli insetti e, se è vero che la vicenda la vede impegnata contro un serial killer, l'ambientazione e tutta una serie di altri elementi sono distanti da quelli dei violenti thriller del regista. Ci sono alcune caratteristiche che lo accomunano a Suspiria, come il fatto che la protagonista sia una ragazza costretta a frequentare una scuola in un paese straniero e che l'ambiente scolastico non sia proprio amichevole, ma in Suspiria il fulcro era proprio l'Accademia di danza e tutto ciò che essa nascondeva, qui invece il cuore della storia è Jennifer, una divinità (o un demone?) in miniatura che fin dal principio risulta essere un gradino sopra le sue coetanee. Jennifer è diversa dagli altri: bellissima, figlia di un attore famosissimo, ama gli insetti e loro la amano di rimando, al punto da aiutarla e difenderla quando la sua diversità la porta ad entrare in risonanza con la mente di un assassino. Jennifer è la principessa della fiaba, l'eroina se vogliamo, ma non è soltanto una bella figurina vuota. Diversamente da altre protagoniste argentiane, Jennifer gode di quel minimo approfondimento psicologico che ci fa capire come la solitudine derivante dall'avere un padre famoso e sempre impegnato sia ulteriormente accresciuta da un potere misterioso che la rende diversa dagli altri, e ciò consente allo spettatore di sviluppare maggiore empatia nei suoi confronti, cosa che rende l'orrore di cui è permeato il film ancora più efficace.


Se il sembiante di Jennifer e l'ambientazione svizzera con in suoi boschi da cui non si riesce ad uscire (per non parlare della casa della "strega" nel prefinale) evocano tantissimo l'idea di una fiaba nera, molte immagini e sequenze del film hanno connotazioni fortemente oniriche e le qualità di un incubo, come se la protagonista non le mettesse effettivamente a fuoco o fosse soverchiata dall'orrore degli avvenimenti. Tante cose che accadono nel film, infatti, non hanno una spiegazione logica, oppure vengono mostrate all'improvviso senza nessuna correlazione con ciò che è accaduto in precedenza, ma non lo ritengo un difetto, quanto piuttosto il frutto della volontà di creare un'opera potente ed evocativa, in grado di inquietare a prescindere dalla violenza che viene messa in scena quando il killer colpisce. Altri elementi che danno un tocco surreale al tutto sono il voice over del narratore quando Jennifer arriva a scuola (voce che non si sentirà più per il resto del film), la presenza di una scimmia "infermiera", il suono costante del vento, emblema di follia, e, soprattutto, la spettacolare colonna sonora dei Goblin (il tema portante del film è il fiore all'occhiello di Argento Vivo, CD acquistato in Australia e consumato a furia di ascoltarlo) intervallata da pezzi originali di Iron Maiden e altri gruppi "delicatissimi". Dulcis in fundo, c'è Jennifer Connelly. Io non so come sia possibile l'esistenza di un essere umano così bello, ma la Connelly, all'età di quattordici anni, aveva un volto perfetto e un magnetismo che le giovani attrici di oggi si sognano; più che altro, la cosa che stupisce, è che in Labyrinth sembra molto più "bambina", mentre sia  Sergio Leone che Dario Argento sono riusciti a tirarle fuori un'ombra di nobile alterigia nello sguardo e nell'espressione, un dettaglio che la rende adulta, quasi ultraterrena. E pensare che Argento poi ha fatto solo dei gran pasticci, soprattutto a livello di direzione degli attori. E' un vero peccato che abbia sparato tutte le ultime cartucce con Phenomena, ma da un certo punto di vista meno male, altrimenti non esisterebbe questo piccolo, originalissimo gioiello!


Del regista e co-sceneggiatore Dario Argento, che funge anche da narratore, ho già parlato QUI. Jennifer Connelly (Jennifer Corvino), Daria Nicolodi (Frau Brückner), Donald Pleasence (Professor John McGregor), Michele Soavi (Kurt, l'assistente di Geiger) li trovate invece ai rispettivi link.


Nel cast ci sono che Dalila Di Lazzaro nei panni della direttrice dell'istituto e Fiore Argento, che interpreta Vera Brandt. Nel 2001 era stato annunciato un sequel ma, siccome Dario Argento era sotto contratto con la Medusa, il progetto è sfumato. Ciò detto, se Phenomena vi fosse piaciuto recuperate Suspiria. ENJOY!

giovedì 25 febbraio 2010

Suspiria (1977)

Dopo essermi occupata per un paio di post di film recentissimi, torno ora a parlare di qualche sano horror “vintage” e per certi versi storico. Premesso che non amo molto Dario Argento, tra i suoi film comunque il mio preferito in assoluto rimane non già il più famoso Profondo Rosso ma l’horror Suspiria, da lui diretto nel lontano 1977.


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La trama: Suzie Tanner è una promettente ballerina americana, che decide di iscriversi ad una prestigiosa accademia di danza in Germania. Lì, a mano a mano che i cadaveri e le sparizioni aumentano, scopre che un mistero molto pericoloso si cela tra le mura della scuola.


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Suspiria è il primo film della cosiddetta “trilogia delle tre Madri”, continuata poi nel 1980 con Inferno e conclusasi nel 2007 con La terza madre, appunto. Le tre pellicole rappresentano la principale incursione nell’horror di un regista che, nonostante i luoghi comuni, è sempre stato specializzato in sanguinolenti thriller, a volte contaminati da qualche sprazzo “sovrannaturale”. E senza dubbio Suspiria è il più bello dei tre: Inferno lo vidi ormai un sacco di anni fa, almeno dieci, e ammetto che non mi è rimasto molto impresso, mentre Suspiria ho sempre avuto voglia di rivederlo. Il motivo credo sia da ricercare (oltre che nella mia innata perversione) nel fatto che il film riunisce delle splendide immagini, una trama inquietante e una musica che ti entra nella testa e non ti lascia più.


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Partiamo dalla prima cosa che colpisce, ovvero le immagini. A differenza degli ultimi, orrendi film del nostro, Suspiria è curato da morire, e la mano dell’Autore si vede benissimo, fin dall’inizio. Le luci e i colori sono importantissimi e predominano quelli forti come il rosso sangue, il verde acceso, il blu elettrico, che possono essere scorti nell’illuminazione di ogni corridoio o finestra delle stanze dell’Accademia, ma anche all’Aereoporto, quando Suzy arriva per la prima volta in Germania. Ogni omicidio, per quanto assurdo potrebbe sembrare, è preceduto o seguito da immagini che sembrano fatte ad arte, delle piccole, macabre tele; un esempio eclatante è la morte dell’amica di Suzy, che richiama molto la passione di Cristo e la Sua corona di spine, quando la povera ragazza rimane impigliata in enormi matasse di filo di ferro. Altre immagini inquietanti ed indimenticabili sono le ombre che si stagliano contro una piazza vuota, i terribili occhi che compaiono dal nulla, attraverso un vetro oscurato, la doppia morte iniziale, che si conclude in una macabra pioggia di vetri infranti. Senza contare ovviamente il confronto finale con la strega, dove gli scenografi si sono dati particolarmente da fare per creare un ambiente claustrofobico e al contempo misterioso, prima delle spettacolari deflagrazioni finali.


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Come ho detto, quello che concorre a rendere il film inquietante e che completa degnamente le immagini è la colonna sonora dei Goblin. Ora, io di musica non me ne intendo, quindi perdonatemi se non mi saprò spiegare al meglio, ma non sono nemmeno così arrogante da pensare che, nonostante il pezzo più famoso di Suspiria stia venendo da tempo utilizzato nel gioco di Rai Uno Affari Tuoi, lo conoscano tutti. Immaginatevi quindi tutto il film percorso da un inquietante suono di carillon unito a dei sospiri, al respiro roco di una strega… aggiungeteci un’altra musica incalzante, composta da urla spettrali accompagnate da rulli di tamburi e colpi (si dice così??) di piatti. No, non potete immaginarla perché io mi spiego da cani, ma almeno vi costringerò a guardare il film o a cercarne la colonna sonora! Vi assicuro che è molto efficace e tiene davvero col fiato sospeso.


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Ultima cosa, per una volta la trama non è insensata e piena di buchi logici, e gli attori sono molto bravi, soprattutto la protagonista, delicata e forte allo stesso tempo (i bei tempi in cui Argento non infilava ancora la figlia Asia dappertutto…). Il film scorre senza intoppi dall’inizio alla fine, lasciando intatta la suspence e fornendo allo spettatore delle spiegazioni plausibili, nonostante alcuni ovvi picchi di trash forniti dalla presenza delle due “tate” o badanti, o quel che sono, senza dimenticare la comparsata di Miguel Bosé nei panni di un ballerino che concupisce timidamente la protagonista. Anche i dialoghi sono a volte altrettanto trash, come per esempio il litigio tra due ballerine basato sul fatto che i nomi che iniziano per “S” sono nomi di serpenti (…no comment), mentre invece alcuni personaggi avrebbero potuto essere sfruttati meglio, come per esempio il demoniaco bimbetto che deambula per tutto il film senza che venga mai chiarita la sua origine o la sua funzione. Comunque, Suspiria è un film che in generale consiglio, in primis agli appassionati di horror ovviamente, ma anche a chi ne è digiuno e vuole vedere un bell’esempio di horror italiano.


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Di Udo Kier, che compare come psicologo esperto di esoterismo, e che tornerà come prete ne La Terza Madre, ho già parlato nel post dedicato all’omonimo film, dove ovviamente troverete anche notizie sul regista Dario Argento.


Jessica Harper interpreta la protagonista, Suzie. L’attrice americana, che è anche cantante e compositrice, ha ripreso il ruolo storico di Janet Weiss nel “seguito” del Rocky Horror Picture Show, Shock Treatment, e ha inoltre recitato in Minority Report, mentre per la TV la troviamo in episodi di Moonlighting, Racconti di mezzanotte, Ally McBeal e Settimo cielo. Ha 61 anni.


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Alida Valli interpreta l’ambigua miss Tanner, la direttrice. Attrice italiana diventata assai famosa per la sua interpretazione in Senso, di Luchino Visconti, e attiva fin dagli anni ’30, possiamo ritrovarla in tutta la sua grazia ne Il caso Paradine di Hitchcock, Lisa e il Diavolo di Mario Bava, Novecento, l’altro film della Trilogia delle Madri ovvero Inferno e in Sogni mostruosamente proibiti. L’attrice è morta nel 2006 all’età di 85 anni.


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Di questo film pare che sia in produzione un remake previsto entro la fine dell’anno e diretto da un certo David Gordon Green. Ho già paura, ma non in senso buono. Una piccola curiosità: Daria Nicolodi, storica compagna del regista nonché cosceneggiatrice del film da la voce alla malvagia strega Elena Markos. Inoltre, non so se è una citazione o meno, ma la scena del cane che si rivolta contro il suo padrone cieco è praticamente identica a quella girata da Fulci nel suo E tu vivrai nel terrore... l'Aldilà. E ora vi lascio con l'inquietante colonna sonora dei Goblin e i terribili versi di Claudio Simonetti.. ENJOY!!




giovedì 8 novembre 2007

La Terza Madre (2007)

Dopo mesi di assenza da questo blog, torno per parlare de La Terza Madre di Dario Argento, film temuto fin dai primi trailer e molto atteso. L’attesa è stata ripagata ampiamente, così come il buon Dario si è bellamente vendicato di chi, me compresa, lo dava per spacciato dopo gli ultimi due orrendi film, Non ho sonno e Il Cartaio.

 


 

Per i miscredenti che ancora non conoscessero la trama di una trilogia che iniziò nel lontano 1977 con Suspiria (30 anni giusti!) e continuò nel 1980 con Inferno, eccola qui: esistono tre potenti streghe, chiamate Madri, giunte fino ai giorni nostri e residenti in Germania (Mater Suspiriarum), New York (Mater Tenebrarum) e Roma (Mater Lachrimarum), il cui unico scopo è portare morte, caos e distruzione. Nel 2007, le prime due madri sono state distrutte (rispettivamente in Suspiria e Inferno), ma il ritrovamento di un'urna nel cimitero di Viterbo risveglia la Madre delle Lacrime, e Roma piomba in una seconda era di oscurità e morte. Trovatasi in mezzo agli strani eventi, Sarah Mandy (Asia Argento, brava ma inascoltabile) sarà costretta ad affrontare l’eredità della mamma, potente strega bianca, e cercare di eliminare la Madre, prima che la strega elimini lei..

 




Nonostante Argento venga acclamato come regista horror, in realtà gli excursus del regista nel fantastico e nel film d’orrore propriamente detto sono davvero pochi, e la trilogia delle Madri è forse il più fulgido esempio di questo breve ma intenso filone. La Terza Madre non delude le aspettative dei fans, a partire dai titoli di testa, molto evocativi, e scanditi dalle musiche del veterano Claudio Simonetti.



E’ un film “italiano”, e si vede, nonostante le ovvie influenze USA. C’è una sottile inquietudine “sporca”, “malata”, che da sempre pervade le pellicole dell’horror italiano, memorabili e meno, una certa rozzezza, rispetto a un horror USA più patinato, che entra sottopelle, e disturba anche durante le scene meno cruente. Questa Terza Madre è un mirabile esempio di questa mia teoria. Un film di atmosfera, di ambiente, più che di interpreti, risibili come in tutti i film di Dario Argento, maledizione del cinema italiano.

 

L’inizio, con le inquietanti musiche di Simonetti che sottolineano il ritrovamento dell’urna, l’immagine che si vede nell’obbiettivo della macchina fotografica, la solitudine del sacerdote che sigilla l’urna, insinuano già un senso di disturbo, prima ancora che il film colpisca con la scena cruentissima al museo, con l’efferato omicidio di una ricercatrice e che da poi il via a tutto il film.

 

Mano a mano che il potere della Madre si accresce, le immagini mostrano una Roma sull’orlo della catastrofe. Prima pochi episodi isolati, di una crudeltà spaventosa, poi la follia viene mostrata in tutta la sua forza, violenza in ogni angolo di strada mentre i pochi ancora sani camminano spaesati, inquieti. Fantasia, certo, ma non molto distante dalla realtà, dove crimini assurdi possono capitare persino sotto casa, soprattutto negli ultimi tempi, senza bisogno di streghe che camminano in branchi per la strada. Solo questo pensiero basta a rendere il film ancor più disturbante.

 

Gli interni, altro tasto dolente. Al di là della casa e delle catacombe dove si svolge l’ultima parte del film, gli altri ambienti sono oscuri, claustrofobici, squallidi, vecchi. Ogni casa è piena di porte, che danno su ambienti oscuri, come fossero delle bocche pronte ad inghiottire i protagonisti. Sembrano tanti labirinti, ambienti insicuri, così come la stazione, il treno: in una città impazzita non ci si può mimetizzare, neppure nella folla. Anzi, della folla bisogna avere paura, perché anche gli assassini si possono nascondere, come noi.






Passando alla parte più “tecnica”, tralasciando gli attori orrendi (tranne le vecchie glorie Udo Kier e Philippe LeRoy, che interpretano quei ridicoli “saggi”, tanto cari ai registi italiani, quelli che puntualmente aiutano la protagonista o almeno ci provano, prima di fare solitamente una morte orrenda), gli effetti speciali sono efferatissimi ed eccellenti (tranne quel palese bambolotto di plastica che cade dal ponte), opera del maestro Sergio Stivaletti. Argento ha finalmente mandato a quel paese il timore della censura televisiva e decisamente non si risparmia, creando un film che è degno del divieto che porta: donne sventrate e strangolate con le loro stesse interiora, una picca che si infila dove ASSOLUTAMENTE non dovrebbe, crudeltà verso i bambini e via dicendo, fino ad un finale disgustoso a base di liquami e cadaveri. Le già citate musiche sono molto evocative, richiamano quelle splendide di Suspiria e la canzone finale, cantata dai Daemonia, non fa rimpiangere i vecchi Goblin. Interessante la sequenza disegnata che racconta la genesi dell’urna, che ricorda tanto le strisce della Bonelli, ma di cui purtroppo non riesco a trovare informazioni.



 

Passiamo ora alle “pecche”: innanzitutto Asia Argento, ma anche il personaggio che interpreta. La cara Mandy è di una demenza rara, ai limiti del ridicolo, e pure parecchio infame. Lei corre, basta che corra. Scappa di qua, scappa di là, non sa nemmeno lei dove, invocando la madre, lasciando non una ma tre volte i suoi alleati a morir nelle mani dei mostri che la seguono, sempre con quell’aria da drogata in cerca di spicci. Mai una volta che capisse quello che le dicono. E la figura in sé della strega “buona” guidata da una Daria Nicolodi che svolazza per il film neppure fosse Yoda ( a un certo punto le dice addirittura “Usa la forza” o una cosa molto simile…) è ridicola, sia per i poteri, che le consentono di chiudere gli occhi e sparire, sia per il fatto che alla fine non sarà la magia a sconfiggere una Madre che poteva essere ammazzata anche da un bimbo di cinque anni. Il finale è un altro punto dolente.. l’aspettativa che si crea durante il film viene distrutta da una fine ridicola, velocissima e che non rende alcuna giustizia alle Tre Madri. Un’altra cosa assurda, a parer mio, è la scimmia che vaga per il film, tuttavia molto più carismatica della cara Asia e di cui non si capirà mai il ruolo.

 

In definitiva, nonostante tutto, Argento è riuscito a tirare le fila della sua trilogia, creando un film decisamente inquietante, per una volta comprensibile, con degni rimandi anche alle pellicole che lo hanno preceduto. Forse inadatto a chi cerca un Argento prima maniera, ma abbastanza vicino alle sue pellicole più gradevoli.

Dario Argento, il regista nonché sceneggiatore del film. Basta il nome per dire tutto, cineasta tra i più amati dell'horror/thriller nostrano. Degno padre delle due attrici Asia e Fiore Argento, meno famosa della sorella. Tra le opere del nostro, ricordo L'uccello dalle piume di cristallo, Il Gatto a nove code, 4 mosche di velluto grigio, Profondo Rosso, Suspiria, Inferno, Tenebre, Phenomena, Opera, Due occhi diabolici seguite dall'inevitabile declino con pellicole inguardabili come La sindrome di Stendhal, Il fantasma dell'Opera, Non ho sonno e Il cartaio. Ha collaborato alla serie Masters of Horror con l'episodio Jenifer e Pelts. Ha 67 anni.










Asia Argento interpreta Sarah Mandy, figlia di colei che indebolì Mater Suspiriarum. Ora, io DETESTO Asia, per me non sa recitare e soprattutto non si può sentire, ma passa per un'attriciona cool, soprattutto in America, dove tutti parlan con le patate in bocca quindi forse il suo difetto di pronuncia non viene notato, nel mucchio. Tra i suoi film, per la maggior parte diretti o prodotti dal papà, ricordo Demoni 2 - L'incubo ritorna, La Chiesa,  Trauma, La sindrome di Stendhal, New Rose Hotel di Abel Ferrara, Il Fantasma dell'Opera, I Miserabili (versione TV), XXX  (Asia Argento maledetta tatuaggio passera, come scrisse Stefano Disegni), La terra dei morti viventi, Maria Antonietta. E' anche regista e scenggiatrice. Ha 32 anni e due film in uscita.



Coralina Cataldi – Tassoni interpreta Giselle, la prima vittima della Madre. La signora Tassoni è già stata ospite del mio blog in quanto protagonista dell’orrido ed indimenticabile Il Bosco 1 inoltre è vecchia conoscenza anche dei fans di Dario. Infatti ha recitato in Demoni 2 - L'incubo ritorna, Opera e La sindrome di Stendhal. La signora ha 46 anni.


















Udo Kier interpreta uno degli ultimi esorcisti riconosciuti dal vaticano, Padre Johannes. L’attore tedesco è un volto noto per chi ama l’horror, il trash d’annata e non solo. Tra i suoi film ricordo i due capolavori trash italiani di Wharol, Il mostro è in tavola, Barone Frankenstein e Dracula cerca sangue di vergine.. e morì di sete, Histoire d’O, Spermula, Suspiria (dove non interpretava l’esorcista ma un dottore), Ace Ventura: l’acchiappa animali, Il Regno e Il Regno II di Lars von Trier, Johnny Mnemonic, Armageddon, Blade, L’ombra del vampiro, Dancer in the Dark, l’episodio diretto da Carpenter dei Masters of horror, e il trailer diretto da Rob Zombie per GrindHouse. Un mito, insomma. Ha 63 anni e cinque film in uscita.











Daria Nicolodi interpreta Elisa Mandy, la madre di Sarah, lo spirito di Yoda. La signora Nicolodi è la storica compagna del sor Dario, seppur non siano mai stati sposati. E’ la madre di Asia anche nella realtà e musa di parecchi film del nostro, tra cui ricordo: Profondo Rosso, Inferno (anche lei come Udo Kier interpreta non lo stesso personaggio di questo film, morta cronologicamente prima degli eventi di Suspiria, ma Anne), Phenomena, Opera, Paganini Horror (mostruosità trash di cui parlerò, persino sceneggiato dalla Nicolodi!) e La setta. Ha 57 anni.

 






E ora divertitevi con questa scena di Suspiria.... enjoy! ^___^











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