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lunedì 27 febbraio 2017

Oscar 2017

Buon lunedì a tutti! Per una volta la Notte degli Oscar ha portato un po' di gioia, almeno alla sottoscritta, per quanto prevedibile. Il destino mi ha persino fatta svegliare assetata alle 4 di notte e sono riuscita a vedere quasi in diretta la vittoria di Viola Davis, accompagnata da un lunghissimo e commovente discorso durante il quale Bryan Cranston ha dormito come se non ci fosse un domani (giuro). E a proposito di vecchi catananni, vogliamo parlare di Warren Beatty? Il poveraccio ha cannato proprio l'annuncio del premio più importante, attirandosi gli strali del 90% dei cinefili che erano già pronti a salutare La La Land come miglior film dell'anno e invece... ENJOY!!! Edit: vengo a sapere solo ora della morte di Bill Paxton. Grandissimo attore, conto di riguardare presto Frailty e di parlarne come omaggio postumo. So long, Bill...


E invece #sticazzi a La La Land!!! Non me ne vogliate ma sapete quanto il film di Chazelle non mi abbia entusiasmato. Nonostante la gaffe di Beatty il premio per il Miglior Film è andato a Moonlight e non posso che esserne felice visto che mi ha conquistata. Oddio, sarei stata felicissima, anche di più, se avessero vinto Arrival o Manchester by the Sea ma non si può avere tutto dalla vita. Moonlight porta a casa anche l'Oscar per il Miglior Attore Non Protagonista, di cui parlerò più avanti, e il premio per la Miglior Sceneggiatura Non Originale, altra vittoria in cui avrei visto meglio Arrival sinceramente. Che iattura visto che il film di Villeneuve ha portato a casa solo un Oscar tecnico per il Miglior Montaggio Sonoro!


Nessuna sorpresa invece dal punto di vista di Regia e Miglior Attrice Protagonista. Damien Chazelle ed Emma Stone si crogiolano nel successo di La La Land e se il premio per la Regia è a mio avviso meritato (dall'alto della mia ignoranza) mi spiace un po' per Natalie Portman, una stupenda Jackie. Complimenti però ad Emma Stone e anche a Moonl... ehm... La La Land che, sempre senza tante sorprese, conquista altri quattro premi: Miglior Fotografia (niente Oscar a Silence, nemmeno uno di consolazione... vecchiacci bastardi!), Miglior Colonna Sonora Originale (Ma va?), City of Stars come Miglior Canzone Originale (Ma dai? Non me l'aspettavo!) e Miglior Scenografia (Non ci posso credere!!).


FORTUNATAMENTE niente Oscar per Ryan Gosling, la statuetta per Miglior Attore Protagonista va a Casey Affleck, favoloso in Manchester by the Sea, che conquista anche il premio come Miglior Sceneggiatura Originale. Complimenti, premi dovutissimi!

Occristo, quindi sa anche sorridere!! Anche se pare più un ghigno... 
L'Oscar come Miglior Attore Non Protagonista è fonte di MAH. Mahershala Ali non mi ha detto granché in Moonlight, avrei preferito Jeff Bridges o Lucas Hedges ma a quanto pare Moonlight era un film troppo benvoluto per ignorare un premio così importante. Vabbuò.


Solo gioia invece per la vittoria di Viola Davis come Miglior Attrice Non Protagonista, premio meritatissimo, furbo (nel senso che avrebbero voluto candidarla come protagonista ma non avrebbe avuto chance quindi ben venga questa candidatura "meno importante") e sentito. Per la cronaca, Barriere ha vinto solo questo Oscar.


Diamo un'occhiata anche agli altri premi, perlomeno a quelli di cui posso parlare con un minimo di cognizione di causa. Scontata la vittoria di Zootropolis come Miglior Film d'Animazione, sebbene il mio cuore vada interamente a Kubo e la spada magica; va in casa Disney/Pixar anche il premio per il Miglior Corto Animato, che finisce al delizioso Piper. Il bellisimo La battaglia di Hacksaw Ridge porta purtroppo a casa solo due premi tecnici, uno per il Miglior Montaggio e uno per il Miglior Missaggio Sonoro, talmente ben fatto che me n'ero accorta persino io! Gli Effetti Speciali vanno a Il libro della giungla (se ne può parlare, a mio avviso gli altri candidati erano nettamente superiori) e rimanendo in ambito "cinema di consumo" trionfano Animali fantastici e dove trovarli per i Migliori Costumi (niente a Jackie? Vabbé, dai... vergogna!) e Suicide Squad per il Miglior Make Up (...) mentre The Salesman vince l'Oscar per il Miglior Film Straniero con un'ottima stilettata all'odiatissimo Donald Trump. E con questo chiudo, lasciandovi ai ben migliori e più dettagliati resoconti che popoleranno la rete nel corso di questa giornata. ENJOY e fate i bravi con Warren Beatty!!!





venerdì 24 febbraio 2017

Barriere (2016)

Questa è proprio la settimana dei film da Oscar visto che è uscito anche Barriere (Fences), diretto nel 2016 dal regista e attore Denzel Washington, tratto dall'omonima opera teatrale di August Wilson e candidato a quattro statuette (Miglior Film, Denzel Washington Miglior Attore Protagonista, Viola Davis Miglior Attrice Non Protagonista, Miglior Sceneggiatura Non Originale).


Trama: Nell'America degli anni '50 un uomo di colore cerca di mantenere la sua famiglia, tentando di mettere una pezza ai dissidi familiari che lui stesso ha contribuito a creare...


Non avendo visto nessun trailer prima di accingermi a guardare Barriere, credevo mi sarei trovata davanti una pellicola sulla segregazione razziale. Le "barriere" del titolo, invece, sono quelle messe in piedi dal protagonista Troy Maxson, sia reali (il fence, lo steccato voluto dalla moglie Rose) che metaforiche, cosa che fa rientrare Barriere sotto la definizione di "dramma familiare" legato vagamente al periodo storico e al colore della pelle del personaggio principale; probabilmente, se al posto di un uomo di colore ci fosse stato, per dire, un immigrato italiano o irlandese, la pellicola avrebbe funzionato comunque visto che sì, Troy imputa i suoi fallimenti in ambito sportivo al colore della propria pelle ma, come sottolineato dalla moglie Rose, in realtà il motivo è da ricercarsi principalmente nella sua età anagrafica. La trama di Barriere si incentra quindi sulla figura di questo padre di famiglia fondamentalmente frustrato, convinto che soddisfare i bisogni primari di moglie e figli (avere un tetto sulla testa e cibo con cui sfamarsi) lo renda automaticamente una persona esemplare nonostante, umanamente parlando, sia un individuo abbastanza riprovevole ed egoista; per tutto il film, infatti, Troy cerca di impartire lezioni di vita ad amici, figli e moglie, puntando di fatto (magari inconsciamente) a mantenere comunque uno status quo all'interno del quale nessuno può essergli superiore o tanto meno può aspirare ad un qualche tipo di libertà. Il personaggio dipinto in Barriere non è un violento nel senso stretto del termine, eppure la sua personalità strabordante, le ferme e cieche convinzioni, il ricatto morale per cui essendo lui la persona che porta soldi in casa gli altri dovrebbero obbedirgli per una questione di gratitudine e rispetto e, non ultima, l'insofferenza verso una vita fatta solo di lavoro e sacrifici, lo portano ad essere una figura in qualche modo terrificante agli occhi dei figli ed estranea alla famiglia che lui stesso ha creato, separato dai vari membri da barriere invalicabili poste proprio da lui. Barriere è quindi interamente giocato sui sentimenti contrastanti suscitati da un personaggio come Troy, né buono né cattivo, o comunque padre e marito esemplare da un punto di vista meramente "pratico", una figura "larger than life" (Troy racconta spesso di avere fatto a pugni con la Morte e di averla sconfitta) che è difficile amare ma che, forse, è ancora più difficile odiare.


Per come Barriere è sceneggiato e strutturato, lo spettatore arriva a trovarsi davanti un'opera di connotazione fortemente teatrale, all'interno della quale i monologhi di Troy (un mix di reprimende, racconti strabilianti ed insegnamenti di vita) la fanno da padrone. C'è poca "azione", sacrificata a favore di moltissimi confronti tra i personaggi legati a situazioni esterne appena accennate oppure accadute off-screen e il teatro di questi confronti è quasi sempre il cortile circondato dallo steccato, quasi la casa di Troy fosse un microcosmo a sé stante dove il tempo stenta a mostrare i suoi segni nonostante il film copra un periodo lungo decenni. Il risultato è una pellicola molto attoriale, dove Denzel Washington gigioneggia come non mai, imponendo la sua presenza intensissima sul resto del cast come fa Troy con la sua famiglia ma raggiungendo, almeno per me, il risultato opposto a quello voluto: francamente, dopo dieci minuti di monologo Washingtoniano mi sarei volentieri alzata per andare ad urlargli in faccia "E bastaaa, lascia un po' di spazio anche agli altri!!". Anche perché, sinceramente, gli ho preferito Viola Davis, perfetta e commovente nei panni della donna che per amore ha rinunciato a sé stessa per poi sentirsi rinfacciare dal marito la solita solfa del "sì ti amo ma con l'altra dimentico famiglia, lavoro e posso essere me stesso". Anche se di figure come queste è piena la storia del Cinema, la Davis si rende comunque protagonista di un confronto doloroso e per nulla banale, probabilmente la sequenza più bella del film, e riesce ad infondere nel personaggio di Rose migliaia di piccole sfumature capaci di renderla ben più di una donna "asservita" ad un marito troppo carismatico. Se apprezzate dunque questo tipo di pellicola dialogata, dove i riflettori sono puntati più sul cast che sulla regia, la fotografia o il montaggio (a mio modesto parere non particolarmente degni di nota) Barriere è l'ideale; personalmente, l'ho trovato molto ben fatto ma mancante di quel qualcosa capace di entusiasmarmi, forse perché ho trovato molto difficile empatizzare col personaggio principale e, sul finale, anche lievemente trito e pacchiano (mi spiace Denzel ma la luce divina dal cielo non si può vedere, nemmeno Mel Gibson ne La battaglia di Hacksaw Ridge ha osato tanto).


Del regista Denzel Washington, che interpreta anche Troy Maxson, ho già parlato QUI. Viola Davis (Rose Maxson) e Mykelti Williamson (Gabriel) li trovate invece ai rispettivi link.


Saniyya Sidney, che interpreta Raynell, era la piccola Flora di American Horror Story Roanoke e ha partecipato anche a Il diritto di contare. L'opera teatrale da cui è stato tratto Fences ha esordito a Broadway nel 1987 ed il suo "revival" è stato messo in cartellone nel 2010, proprio con Denzel Washington e Viola Davis nei panni di Troy e Rose; già nel 1987 si prevedeva di trarne un film con Eddie Murphy nel ruolo del figlio Cory ma siccome l'attore aveva già dieci anni più del personaggio, tra un ritardo di produzione e l'altro non se n'è fatto nulla. Detto questo, se Barriere vi fosse piaciuto recuperate, quando usciranno in Italia, Il diritto di contare e Loving. ENJOY!

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