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mercoledì 25 gennaio 2023

Babylon (2022)

Invogliata da un trailer favoloso, domenica sono corsa al cinema a vedere Babylon, diretto e sceneggiato nel 2022 dal regista Damien Chazelle. Con oggi comincia ufficialmente la Road to the Oscar, visto che Babylon è candidato a tre statuette (Miglior Scenografia, Colonna Sonora e Costumi).


Trama: nella Hollywood di fine anni '20, grandi star e semplici mestieranti devono fare i conti con una nuova era inaugurata dall'avvento del sonoro...


Dopo l'esordio strepitoso con Whiplash avevo un po' litigato con Chazelle. Il suo La La Land, osannato da chiunque, mi aveva lasciata abbastanza tiepida nonostante l'indubbia bellezza formale, mentre di First Man non ricordo nemmeno un fotogramma. Ciò nonostante, il trailer di Babylon, dal montaggio forsennato e accompagnato da una splendida colonna sonora, mi ha attirata fin dalla prima volta che l'ho visto e lo stesso vale per il cast all star che si è piano piano svelato agli occhi dei futuri spettatori. A dimostrazione di quante speranze riponessi in Babylon, non mi sono fatta sviare né dalle stroncature praticamente unanimi di critica e pubblico, né dalla durata elefantiaca della pellicola e, a posteriori, devo dire che sono strafelice di essermelo goduto al cinema (l'unica pecca, come sempre, doppiaggio e adattamento, ma che cosa ci posso fare se a Savona è già un lusso che i film escano?) perché Babylon è diventata la mia prima folgorazione per questo 2023. Ovviamente, capisco perché possa non piacere, e per questo chiedo scusa ai miei due compagni di visione, che verranno testé tirati in ballo: nonostante entrambi abbiano dichiarato di essersi divertiti e abbiano apprezzato molti aspetti del film, il Bolluomo lo ha definito una pellicola "riservata" agli addetti ai lavori, a gente che ama il cinema e ne conosce un po' la storia, la nostra compare invece non ha saputo bene come prenderlo, in quanto troppo strano e sbilanciato nei toni della commedia o della tragedia. In effetti, Babylon è un film sul cinema, scritto e diretto da un autore che il cinema lo ama e lo vive, e tratta un periodo storico ben preciso con riferimenti a fatti ben noti e persone realmente esistite. Le vicende narrate nascono non solo dall'avvento del sonoro, che aveva fatto piazza pulita di molte star del cinema muto (inadeguate per via di una voce inadatta, in totale contrasto con l'aspetto fisico, come nel caso di John Gilbert, che ha ispirato il personaggio di Jack Conrad), ma anche dal ben più "castrante" avvento del Codice Hayes, un compendio di regole severissime atte non solo a regolare regie e sceneggiature (soprattutto per quanto riguardava sesso e violenza ma si andavano a toccare anche mille questioni morali e di "decoro", così che nulla potesse anche solo indurre in tentazione lo spettatore), ma anche la vita degli attori fuori dal set dopo anni di eccessi che il folgorante inizio di Babylon, uno schizofrenico mix di piani sequenza e raccordi di montaggio ad hoc, sbatte in faccia allo spettatore tenendo perfettamente fede al titolo. Hollywood come una Babilonia delirante fatta di orge e morti accidentali, sacrificati all'altare dello spettacolo o del piacere, completamente priva dell'aura di magia che ogni film acquista agli occhi dello spettatore facendolo sognare eppure, lo stesso, affascinante, glamour e desiderabile, come se ogni cosa orribile o scatologica facesse comunque parte dello spettacolo e, dunque, non potesse fare troppo male perché "finta". 


Passando alla critica mossa dalla mia compare, Babylon è certamente un film strano ed atipico ma, a mio avviso, rispecchia in pieno la mancanza di regole dell'epoca del muto nel momento in cui i toni della commedia grottesca la fanno da padrone, perché nella prima parte i protagonisti sono o troppo innocenti o troppo addentro agli ingranaggi del sistema per poter anche solo pensare di offrire il fianco alla disperazione (sempre presente nelle vite dei quattro personaggi principali, basti pensare alla madre di Nelly, alla famiglia perduta di Manny, al razzismo subito da Sidney, ai mille vizi e follie di Jack); con l'arrivo dei grandi cambiamenti nell'industria cinematografica muta anche il tono del film, che diventa sempre più malinconico e tragico, più lento, se vogliamo, perché "il tempo passa quando ci si diverte", ma quando cominciano i problemi inizia a pesare come piombo. La struttura di Babylon, in questo, somiglia molto a quella di capolavori Scorsesiani come Quei bravi ragazzi, Casinò o The Wolf of Wall Street, dove lo spettatore subisce il "fascino dello schifo" e viene talmente distratto dall'abbondanza di dettagli da arrivare a parteggiare persino per personaggi deprecabili e autodistruttivi come Jack o Nelly, la cui vita fatta di eccessi corre, inesorabilmente, incontro al destino di chi non è in grado di gestirsi e, soprattutto nel caso di Nelly, rovina l'esistenza di chiunque abbia la (s)fortuna di incontrarli. Anche in questo caso, giusto per continuare il parallelo con Scorsese, ci sono personaggi con un piede appena fuori dall'illusoria bellezza di Hollywood che fungono da occhio esterno pur non essendo totalmente estranei all'influsso della "Babilonia" e anche il loro destino (abbandonare il carro dei vincitori con la dignità ancora intatta o venire buttati giù a calci perché ancora non sono riusciti a capire le regole del gioco) dipende dal grado di coinvolgimento o di distacco coi quali si rapportano alla sirena del successo; in particolare, l'occhio dello spettatore viene rappresentato da quello di Manny che, in un cerchio (im)perfetto, parte come sognatore appassionato di film, si spoglia di ogni illusione nel momento in cui diventa parte integrante del business, e torna a sognare dopo anni di rifiuto quando si rende conto che, nonostante tutte le delusioni e le esperienze negative, il Cinema è una magia che si rinnova in eterno. 


In tal senso, l'unica critica vera che posso muovere a Chazelle è, forse, l'eccessiva indulgenza nei confronti dell'industria cinematografica. Nonostante venga spesso sottolineato l'orrore nascosto dietro la patina luccicante, il regista e sceneggiatore si mostra anche troppo innamorato dei suoi personaggi e li ammanta di un'aura malinconica e poetica, rendendoli rappresentanti di "bei tempi che non torneranno più" quando, razionalmente, sia Nelly che Jack hanno ben pochi aspetti positivi, salvo l'essere delle vivaci schegge impazzite che vanno contro ogni convenzione. Eppure, magia del cinema o di attori talmente in parte da essere perfetti (sì, Brad Pitt sembra quasi il doppelganger di Di Caprio in C'era una volta... Hollywood ma è comunque intensissimo, la Robbie, con quel vestitino rosso che può portare solo lei, è una dea scesa in terra a prescindere da quanto sia sfatta, il semi-esordiente Diego Calva si porta a casa un primo piano finale da applausi e un'interpretazione degna di un veterano, Jovan Adepo fa una tenerezza infinita e persino Flea è bello, ma mai quanto un P.J. Byrne che vorrei al lavoro ad urlare e bestemmiare ogni volta che qualcuno scazza), quando il film si è avviato verso la sua china tragica e triste non ho potuto fare altro che emozionarmi e piangere, passando attraverso quell'unico momento di ansia e disgusto vero che mi ha fatto pensare a un Chazelle come possibile regista horror e mi ha scosso i nervi più di quanto credessi possibile, alla faccia della bellezza barocca e della grandeur di tutto il resto di Babylon. Il film, per inciso, conferma la bravura di Chazelle come regista, sempre più a suo agio dietro la macchina da presa, con riprese ed inquadrature che annullano ogni confine tra finzione e realtà e si fanno metacinema di alto livello, fonte di interesse per gli spettatori curiosi, affiancate ad altre quasi oniriche, Felliniane, per non parlare di quel finale che sembra quasi un testamento, più che un atto d'amore. E siccome le citazioni e i rimandi non bastano mai, Chazelle omaggia se stesso con la colonna sonora jazzissima del fido Justin Hurwitz, che in qualche modo rievoca quella di La La Land soprattutto nel pezzo strappacuore intitolato Manny and Nellie's Theme (ripresa di Call Me Manny), riproposto più volte a mo' di leitmotiv, il mio preferito assieme a quella splendida Voodoo Mama che si sente già nei trailer. Mi rendo conto di avere scritto un post lungo, raffazzonato e pesante come un macigno, quindi mi taccio e vi dico l'unica cosa importante, ovvero "correte a vedere Babylon", ovviamente al cinema, perché val la pena di passare tre ore (che sembrano una) in quel magico luogo che, da sempre, veicola mille emozioni!


Del regista e sceneggiatore Damien Chazelle ho già parlato QUI. Margot Robbie (Nelly La Roy), Flea (Bob Levine), Brad Pitt (Jack Conrad), Olivia Wilde (Ina Conrad), Joe Dallesandro (Charlie/Fotografo), Lukas Haas (George Munn), Patrik Fugit (Agente Elwood), Eric Roberts (Robert Roy), P.J. Byrne (Max), Max Minghella (Irving Thalberg), Samara Weaving (Costance Moore), Katherine Waterston (Estelle), Ethan Suplee (Wilson), Tobey Maguire (James McKay) e Spike Jonze (Otto) li trovate invece ai rispettivi link.

Jovan Adepo interpreta Sidney Palmer. Inglese, ha partecipato a film come Barriere, Madre!, Overlord e a serie quali L'ombra dello scorpione. Ha 35 anni e un film in uscita. 


Jean Smart, che interpreta Elinor St. John, era la Melanie della serie Legion mentre del carismatico Diego Calva, che interpreta Manny ed è stato persino nominato al Globe, non ho mai visto nulla. Tra gli altri attori più o meno conosciuti segnalo Kaia Gerber (già nel cast di American Horror Story/Stories, qui interpreta un'attricetta), Li Jun Li (la Rose della serie L'esorcista, qui nei panni di Lady Fay Zhu) e Olivia Hamilton (interpreta Ruth Adler e, oltre ad essere la moglie di Chazelle, ha partecipato a La La Land e First Man). Emma Stone era stata scelta per il ruolo principale quando il film doveva essere una sorta di biografia della diva del muto Clara Bow ma ha dovuto rinunciare a causa dei ritardi della produzione e, quando è stata ingaggiata Margot Robbie, il suo personaggio si è distaccato maggiormente dalla fonte di ispirazione iniziale. Se Babylon vi fosse piaciuto recuperate C'era una volta a... Hollywood, La La Land, Viale del tramonto e Cantando sotto la pioggia. ENJOY!


mercoledì 7 novembre 2018

First Man - Il primo uomo (2018)

Siccome questo rischiava di essere IL titolo della settimana, domenica sono andata a vedere First Man - Il primo uomo (First Man), diretto dal regista Damien Chazelle.


Trama: dopo una lunga serie di fallimenti, l'ingegnere spaziale Neil Armstrong è pronto ad affrontare la sua prima missione nello spazio...



Cominciamo con le note dolenti? E cominciamoLE. First Man ha un solo, grandissimo difetto: non è stato scritto da Damien Chazelle e purtroppo si vede, si percepisce. Per quanto La La Land non mi avesse fatta impazzire, guardandolo si avvertivano sia l'originalità della scrittura sia l'amore del regista e sceneggiatore per l'argomento trattato, una completezza unica che non sono riuscita a trovare in First Man, "banalissimo" biopic graziato da una regia meravigliosa che probabilmente farà sfracelli durante la prossima notte degli Oscar proprio in virtù di ciò, condannato a diventare l'ennesimo film realizzato a tavolino per far fremere il pubblico patriottico americano (non a caso avrebbe dovuto girarlo Clint Eastwood). Il distacco tra sceneggiatura poco ispirata e regia si riscontra, molto banalmente, nell'alternanza tra momenti di stasi corrispondenti alla vita familiare di Armstrong e le sequenze ambientate nello spazio o comunque legate alle sperimentazioni che hanno portato alla nascita dell'Apollo 11, con i primi che si salvano giusto grazie alla misuratissima interpretazione di Ryan Gosling e al connubio tra la regia e la particolarissima colonna sonora scelta dall'attore e da Chazelle. First Man è infatti quasi interamente imperniato sul dramma familiare di Armstrong, che ha perso la figlioletta in tenera età a causa di un tumore e che da quel momento si è gettato anima e corpo nella missione spaziale, allontanandosi volutamente dal resto della famiglia per creare il necessario distacco onde rendere meno dolorosa la sua eventuale, probabile dipartita nel corso di una delle missioni; l'unico punto forte della sceneggiatura, di fatto, è la scelta di mostrare gli astronauti come cavie, topi da laboratorio perfettamente consapevoli di rischiare la morte a causa di una tecnologia ambiziosa ma probabilmente ancora inadatta agli obiettivi proposti dalla NASA e dal Governo, viziati dalla fretta di superare e surclassare gli odiati Russi nella corsa allo spazio. L'ottimismo di fondo, presente in buona parte dei film a tema, qui viene sostituito dalla paura e dall'incertezza messe a nudo da retroscena sgraditi e intoppi di squisita, pericolosissima banalità (ho molto apprezzato la difficoltà con cui Buzz apre il portellone appena prima di scendere sulla Luna, per dire) che rendono il tutto più realistico, emozionante e sì, anche sconvolgente perché ormai siamo talmente abituati alla riuscita delle missioni spaziali da darle quasi per scontate.


In tutto questo, la regia di Chazelle concorre ad alimentare questo senso di pericolo e di iperrealtà con quelle riprese opprimenti degli interni delle navicelle e dei moduli, che nemmeno la grandezza dello schermo riesce a rendere più spaziose; a tratti, sembra di essere bloccati in quegli ambienti angusti assieme agli astronauti, sballottati, centrifugati senza pietà, e il nostro sguardo viene catturato spesso non tanto dalla meraviglia dello spazio esterno quanto dai dettagli di quelle minuscole viti, levette e scritte che rischiano di condannare a morte, solo per un piccolissimo malfunzionamento, i poveri cristi che si sono affidati a progettisti, ingegneri e tecnici. Ovviamente, Chazelle lascia spazio anche alla bellezza più pura. Gli omaggi a Kubrick e al suo 2001: Odissea nello spazio sono innumerevoli fin dall'inizio e riescono a fondersi perfettamente all'aspetto più "profano" della pellicola, in un'alternanza di gioia profonda e altrettanto profondo terrore che è probabilmente lo specchio perfetto delle sensazioni di chi si avventura nello spazio; gli spazi sconfinati, la luna che osserva beffarda dal cielo prima di venire calpestata con reverenza e trepidazione, la luce solare che si rifrange all'orizzonte, l'assoluto silenzio spezzato solo dal respiro di chi viene protetto giusto dal fragile vetro di un casco, sono tutte immagini indelebili che concorrono a fare di First Man non un gran film ma comunque un bellissimo film, capace di far scendere la lacrimuccia sul finale, con una singola sequenza silenziosa e commovente. Nonostante ciò che ho scritto all'inizio, First Man mi è quindi piaciuto molto ma non ha toccato i livelli epici che mi sarei aspettata e ammetto di essere rimasta un po' delusa, non tanto per la qualità effettiva della pellicola, quanto piuttosto per la sua frequente impersonalità che mi porta a sperare in un prossimo progetto interamente affidato a Chazelle perché solo come regista il ragazzo perde un buon 40% della sua effettiva bravura.


Del regista Damien Chazelle ho già parlato QUI. Ryan Gosling (Neil Armstrong), Claire Foy (Janet Armstrong), Jason Clarke (Ed White), Kyle Chandler (Deke Slayton), Corey Stoll (Buzz Aldrin), Ciarán Hinds (Bob Gilruth), Shea Whigham (Gus Grissom), Lukas Haas (Mike Collins), Ethan Embry (Pete Conrad) li trovate invece ai rispettivi link.

Patrick Fugit interpreta Elliot See. Americano, ha partecipato a film come Quasi famosi, L'amore bugiardo - Gone Girl e a serie quali E.R. Medici in prima linea, Dr. House e Outcast. Anche produttore, ha 36 anni e due film in uscita.


La bionda moglie di Ed White è interpretata da Olivia Hamilton, moglie di Damien Chazelle, mentre Pablo Schreiber, che interpreta Jim Lovell, era il favoloso Mad Sweeney di American Gods. Se First Man - Il primo uomo vi fosse piaciuto recuperate 2001: Odissea nello spazio. ENJOY!


lunedì 27 febbraio 2017

Oscar 2017

Buon lunedì a tutti! Per una volta la Notte degli Oscar ha portato un po' di gioia, almeno alla sottoscritta, per quanto prevedibile. Il destino mi ha persino fatta svegliare assetata alle 4 di notte e sono riuscita a vedere quasi in diretta la vittoria di Viola Davis, accompagnata da un lunghissimo e commovente discorso durante il quale Bryan Cranston ha dormito come se non ci fosse un domani (giuro). E a proposito di vecchi catananni, vogliamo parlare di Warren Beatty? Il poveraccio ha cannato proprio l'annuncio del premio più importante, attirandosi gli strali del 90% dei cinefili che erano già pronti a salutare La La Land come miglior film dell'anno e invece... ENJOY!!! Edit: vengo a sapere solo ora della morte di Bill Paxton. Grandissimo attore, conto di riguardare presto Frailty e di parlarne come omaggio postumo. So long, Bill...


E invece #sticazzi a La La Land!!! Non me ne vogliate ma sapete quanto il film di Chazelle non mi abbia entusiasmato. Nonostante la gaffe di Beatty il premio per il Miglior Film è andato a Moonlight e non posso che esserne felice visto che mi ha conquistata. Oddio, sarei stata felicissima, anche di più, se avessero vinto Arrival o Manchester by the Sea ma non si può avere tutto dalla vita. Moonlight porta a casa anche l'Oscar per il Miglior Attore Non Protagonista, di cui parlerò più avanti, e il premio per la Miglior Sceneggiatura Non Originale, altra vittoria in cui avrei visto meglio Arrival sinceramente. Che iattura visto che il film di Villeneuve ha portato a casa solo un Oscar tecnico per il Miglior Montaggio Sonoro!


Nessuna sorpresa invece dal punto di vista di Regia e Miglior Attrice Protagonista. Damien Chazelle ed Emma Stone si crogiolano nel successo di La La Land e se il premio per la Regia è a mio avviso meritato (dall'alto della mia ignoranza) mi spiace un po' per Natalie Portman, una stupenda Jackie. Complimenti però ad Emma Stone e anche a Moonl... ehm... La La Land che, sempre senza tante sorprese, conquista altri quattro premi: Miglior Fotografia (niente Oscar a Silence, nemmeno uno di consolazione... vecchiacci bastardi!), Miglior Colonna Sonora Originale (Ma va?), City of Stars come Miglior Canzone Originale (Ma dai? Non me l'aspettavo!) e Miglior Scenografia (Non ci posso credere!!).


FORTUNATAMENTE niente Oscar per Ryan Gosling, la statuetta per Miglior Attore Protagonista va a Casey Affleck, favoloso in Manchester by the Sea, che conquista anche il premio come Miglior Sceneggiatura Originale. Complimenti, premi dovutissimi!

Occristo, quindi sa anche sorridere!! Anche se pare più un ghigno... 
L'Oscar come Miglior Attore Non Protagonista è fonte di MAH. Mahershala Ali non mi ha detto granché in Moonlight, avrei preferito Jeff Bridges o Lucas Hedges ma a quanto pare Moonlight era un film troppo benvoluto per ignorare un premio così importante. Vabbuò.


Solo gioia invece per la vittoria di Viola Davis come Miglior Attrice Non Protagonista, premio meritatissimo, furbo (nel senso che avrebbero voluto candidarla come protagonista ma non avrebbe avuto chance quindi ben venga questa candidatura "meno importante") e sentito. Per la cronaca, Barriere ha vinto solo questo Oscar.


Diamo un'occhiata anche agli altri premi, perlomeno a quelli di cui posso parlare con un minimo di cognizione di causa. Scontata la vittoria di Zootropolis come Miglior Film d'Animazione, sebbene il mio cuore vada interamente a Kubo e la spada magica; va in casa Disney/Pixar anche il premio per il Miglior Corto Animato, che finisce al delizioso Piper. Il bellisimo La battaglia di Hacksaw Ridge porta purtroppo a casa solo due premi tecnici, uno per il Miglior Montaggio e uno per il Miglior Missaggio Sonoro, talmente ben fatto che me n'ero accorta persino io! Gli Effetti Speciali vanno a Il libro della giungla (se ne può parlare, a mio avviso gli altri candidati erano nettamente superiori) e rimanendo in ambito "cinema di consumo" trionfano Animali fantastici e dove trovarli per i Migliori Costumi (niente a Jackie? Vabbé, dai... vergogna!) e Suicide Squad per il Miglior Make Up (...) mentre The Salesman vince l'Oscar per il Miglior Film Straniero con un'ottima stilettata all'odiatissimo Donald Trump. E con questo chiudo, lasciandovi ai ben migliori e più dettagliati resoconti che popoleranno la rete nel corso di questa giornata. ENJOY e fate i bravi con Warren Beatty!!!





martedì 31 gennaio 2017

La La Land (2016)

At last!! At last anche io ho avuto l'onore di vedere il film di cui si parla fin dalla sua presentazione al Festival di Venezia, quel La La Land diretto e sceneggiato da Damien Chazelle che ha fatto incetta di Golden Globe e farà sicuramente incetta di Oscar (ha 14 nomination, ovvero Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Attore Protagonista, Miglior Attrice Protagonista, Miglior Sceneggiatura, Miglior Fotografia, Miglior Montaggio, Miglior Scenografia, Migliori Costumi, Miglior Colonna Sonora Originale, City of Stars e Audition come Miglior Canzone Originale, Miglior Sonoro e Miglior Montaggio Sonoro). Avrà folgorato anche me come il 99, 9% di chi lo ha visto?


Trama: nella città di Los Angeles si intrecciano i destini di due persone. Mia vuole fare l'attrice mentre Sebastian, amante del jazz "puro", sogna di riscattare un locale storico e riportarlo ad essere il tempio dell'amata musica. Presto tra i due nasce una storia d'amore ma i rispettivi sogni si mettono in mezzo...



Per darvi un'idea dei tempi in cui viviamo, dove ogni cosa, anche la più insignificante, viene pompata da internet e dai social e ogni dissidenza viene punita con insulti assortiti, vi basti sapere che ho affrontato la visione di La La Land con un'ansia che neppure al mio primo esame universitario. Il film di Chazelle è piaciuto a chiunque, persino a chi non mette piede al cinema neppure per sbaglio, i miei blogger preferiti si sono spellati le mani ad applaudirlo, gente che lo ha visto settordici volte ha promesso di passare l'esistenza guardandolo in loop continuo, qualcuno addirittura lo considera opera ultima dopo la quale non esisterà altro Cinema, le camerette sono tornate a riempirsi di poster con i volti di Emma Stone e Ryan Gosling come non accadeva dai tempi di Cioè. Per non sbagliare, ho inghiottito mezza boccetta di Tavor e ho portato al cinema con me ben TRE musicisti, così da farmi dare delle giornalate sul muso nel caso avessi palesato ignoranza (ché qui si parla di jazz, mica pizza e fichi) o se non avessi cominciato a canticchiare le canzoni subito appena uscita dalla sala, esibendomi negli stessi passi dei due protagonisti. Poter concludere la visione di La La Land dicendo "Ho visto proprio un bel film!" è stato dunque motivo di enorme sollievo, così come lo è il fatto che stamattina mi sia svegliata cantando ben DUE delle canzoni della colonna sonora, City of Stars e Another Day of Sun. Ed effettivamente La La Land è proprio bello! Innanzitutto ha due scene talmente ben fatte da mozzare il fiato, quella iniziale che è un esempio magistrale di come si dovrebbe realizzare un piano sequenza e quella finale, altro esempio di come andrebbe girato il momento topico di qualsiasi musical, in più c'è Emma Stone che offre un'interpretazione a tratti toccante, non tanto quando svolazza nel trionfo di abitini anni '60 che sono il vanto del film, bensì quando si mette nuda e cruda davanti all'occhio critico di due direttori del casting, strappandosi il cuore dal petto. Tutto in La La Land è curatissimo, dal già citato guardaroba alle scenografie, dalle abbondanti citazioni dei più bei musical mai girati (e di film quali Gioventù bruciata e Casablanca) alla fotografia coloratissima, dall'abilità con cui Ryan Gosling fa volare le dita sui tasti del pianoforte alla naturalezza con la quale la musica si insinua nella realtà e viceversa, conferendo al film un'ampia varietà di atmosfere e stili e trasformando la "banale" Los Angeles in una vera città di stelle, una LA LA Land da favola dove chiunque ha il diritto e il dovere di essere bello, famoso e sognatore. Almeno, finché i desideri e l'amore non si scontrano con la dura realtà dei sacrifici che servono per mantenere viva la fiamma dei desideri, una volta che questa è stata attizzata, e Dio benedica sempre Chazelle per quel modo che ha di prendere a schiaffi lo spettatore e riportarlo coi piedi per terra, cosa che già avevo apprezzato in Whiplash. Ma siamo comunque in un musical e ogni giorno il sole sorge, e basta un solo sguardo per sapere che va bene così, tutto a posto, "avremo sempre Parigi" o, meglio, l'idea nostalgica della Ville Lumière.


Solo che a me Parigi non è bastata, non dopo quello che ho letto in giro. Non siamo ai livelli di Depardieu che parla di una Parigi dove "pisciano cani ed esseri umani e la gente si bacia con la lingua" però non è possibile che guardando un film ultracelebrato io mi ritrovi a pensare, nell'ordine, a Nino D'Angelo, Albano & Romina, Richard Sagawa in The Happiness of the Katakuris, Once More With Feeling e Anne Hathaway ne I Miserabili, trovando superiori o comunque più esaltanti tutte queste cose (tranne Nino, Albano & Romina, non me ne vogliano. Quella era la supercazzola ma ne avrete capito il senso, spero) e pregando che arrivasse Baz Luhrmann a farmi piangere come un vitello davanti ad una storia d'Amore che santoDDio! me la ricordo ancora adesso dopo anni, altro che la spallata capace di portare via il braccio alla povera Mia e il momento Casa Vianello di un prefinale che non posso fare altro che definire dull. Davanti a La La Land mi sono sentita come un cattivissimo Fletcher (a proposito, stupendo il cameo di J.K. Simmons!) che incita Chazelle a fare di più, a fare meglio, a travolgermi con qualcosa che vada oltre i delicati tramonti violetti e l'eleganza di una scarpetta da tip tap tirata fuori alla bisogna, a darmi almeno una dozzina di melodie da fischiettare per gli anni a venire e magari non solo cinque o sei motivi reiterati e declinati in diverse varianti (ma che ne so io di musica, lo so, sto zitta, scusate), a darmi soprattutto un Attore da affiancare ad un'Attrice. Apro la parentesi Ryan Gosling, fangirl tappatevi gli occhi. Per Attore meritevole di tutti i premi del globo si intende un apprezzabilissimo professionista che impara a suonare sei/sette melodie al piano e a danzare per l'occasione oppure qualcuno che abbia almeno la gamma basica di espressioni facciali? No perché a me Gosling è piaciuto tantissimo in Drive e The Nice Guys ma quelli erano ruoli che demandavano la fissità facciale di un comò, in un film come La La Land e accanto ai grandi occhioni di Emma Stone 'sto marcantonio ci fa proprio la figura del baccalà, non cambia faccia neppure a prenderlo a sputi, ha un bel da fare il fotografo che ciccia fuori ad un certo punto che gli dice  "mordi il labbro inferiore, sii pensoso", forse era meglio chiamare Derek Zoolander che invece, poverino, ha fatto incetta di nomination ai Razzie Awards?


Dopo questo intero paragrafo di vilipendio non vorrei che pensaste che La La Land non mi sia piaciuto. Ribadisco: mi è piaciuto, molto, per tutti i motivi di cui sopra. Volendo seguire la "scaletta da Oscar" do voto 10 a regia, fotografia, montaggio, scenografie, costumi, musiche, persino ad Emma Stone (per non sembrare troppo critica non faccio nomi ma in un mese ho comunque già visto almeno due attrici nettamente superiori). Però. Però mi ha trasportata in un mondo da sogno come dovrebbe fare ogni musical che si rispetti, facendomi uscire dalla sala con la voglia di cantare, ballare e fare l'attrice o la musicista? Assolutamente no, a quello piuttosto quest'anno ci ha pensato Sing. Sing, santo Dio, il cartone animato con i maiali ballerini. Però. Però ho desiderato ardentemente di limonare con Gosling o di essere Emma Stone, di poter vivere una storia d'amore come la loro? Neanche per sogno, ve lo giuro, troppo costruita a tavolino come relazione, anche per un musical, e troppo prevedibili i risvolti della stessa, con in più una punta di fastidioso maschilismo (solo io ho notato che, alla fine, Mia passa per la stronza di turno quando Sebastian, poverello, si sputtana assieme a John Legend solo per fare piacere a lei e alla fine le prepara pure la strada per diventare attrice?): i tentacoli di Arrival e i santini di Scorsese mi hanno toccata molto più nel profondo. Con tutti questi però, La La Land è comunque un film da andare a vedere e lo consiglio spassionatamente a tutti, persino a chi non ama il musical, perché come spettacolo cinematografico è davvero grandioso e se solo il sentimento che lo muove fosse stato altrettanto grandioso probabilmente a quest'ora avrei bruciato i santini di Tarantino per far posto a quelli di Chazelle, solo non stavolta. Not quite my tempo, Damien.


Del regista e sceneggiatore Damien Chazelle ho già parlato QUI. Ryan Gosling (Sebastian), Emma Stone (Mia), J. K. Simmons (Bill) e Finn Wittrock (Greg) li trovate invece ai rispettivi link.

Tom Everett Scott interpreta David. Americano, ha partecipato a film come Music Graffiti, Un lupo mannaro americano a Parigi e a serie come E.R. Medici in prima linea, Will & Grace, Z Nation, Criminal Minds e Scream: The TV Series. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 47 anni e tre film in uscita.


Emma Watson ha rinunciato al ruolo di Mia in quanto impegnata nelle riprese de La bella e la bestia, mentre Ryan Gosling (che ha sostituito Miles Teller, al quale era stato proposto di interpretare Sebastian) ha rinunciato al ruolo della Bestia proprio per partecipare a La La Land; John Legend, che canterà proprio il tema portante del nuovo film Disney, compare invece in La La Land nel ruolo di Keith, per il quale ha dovuto imparare a suonare la chitarra. Al film partecipa anche Olivia Hamilton, la moglie di Chazelle, che interpreta l'attrice che chiede di essere rimborsata per la brioche col glutine. Detto questo, se La La Land vi fosse piaciuto recuperate Cantando sotto la pioggia, Moulin Rouge!, The Artist e Whiplash ai quali aggiungerei altri film che però non ho visto, come Les parapluies de Cherbourg. Guy and Madeleine on a Park Bench, Spettacolo di varietà e Josephine. ENJOY!

lunedì 9 gennaio 2017

Golden Globes 2017

Buon lunedì a tutti! Come ogni anno, siamo arrivati all'assegnazione dei fatidici Golden Globe e mai come quest'anno li affronto con ignoranza e un fastidioso presagio di diludendo e banalità per quel che riguarda la notte degli Oscar... ENJOY!


Miglior film - Drammatico
Moonlight (USA, 2016)
Noi italiani non ne sapremo nulla fino a marzo ma la storia di un giovane ragazzo di colore nei bassifondi di Miami ha sbaragliato una concorrenza sulla quale, lo ammetto, non ero preparata affatto. Attendiamo marzo, che dire.

Miglior film - Musical o commedia
La La Land (USA, 2016)
Com'era prevedibile, il film di Chazelle sbaraglia gli avversari, confermandosi il Must See del 2017. Dispiace per Sing Street ma con Deadpool e Florence non c'era obiettivamente gara.

Miglior attore protagonista in un film drammatico
Casey Affleck in Manchester by the Sea
L'unico attore su cui avrei potuto pronunciarmi era il bravissimo Viggo Mortensen, mandato a casa da Affleck Jr. per un film che vedremo solo a febbraio.

Miglior attrice protagonista in un film drammatico
Isabelle Huppert in Elle
La superfavorita Natalie Portman si vede soffiare il Golden Globe dalla Huppert che, nell'ultimo film di Verhoeven, cerca di rintracciare l'uomo che l'ha stuprata. Da Verhoeven mi aspetto ogni cosa ma purtroppo Elle non ha ancora una data di uscita italiana quindi chissà quando riusciremo a goderci l'interpretazione della vincitrice.


Miglior attore protagonista in un film musicale o commedia
Ryan Gosling in La La Land
Ennesimo premio per il film di Chazelle, telefonatissimo quanto probabilmente meritato, anche se io tifavo Hugh Grant. Imbarazzanti le candidature di Jonah Hill per Trafficanti e di Ryan Reynolds per Deadpool: davvero non c'erano altri contendenti migliori?

Miglior attrice protagonista in un film musicale o commedia
Emma Stone in La La Land
Idem come sopra, premio telefonato da settimane. Almeno la Streep ce la siamo risparmiata, dai!

Miglior attore non protagonista
Aaron Taylor-Johnson in Animali Notturni
Finalmente è arrivato il PRIMO ed unico Golden Globe che capisco e approvo in toto perché questo ragazzo in Animali notturni è semplicemente favoloso. Aspettiamo l'Oscar con trepidazione!


Miglior attrice non protagonista
Viola Davis in Fences
Siccome non ho visto nessuno dei film per i quali le fanciulle erano candidate, tocca rimanere in silenzio e aspettare il 23 febbraio, quando Barriere, storia di una famiglia di colore ambientata negli anni '50, uscirà in Italia.

Miglior regista
Damien Chazelle
Avevate dubbi? Io no! Perdonatemi però se spendo una lacrima per l'elegantissimo Tom Ford.


Miglior sceneggiatura
Damien Chazelle per La La Land
E ma che due marroni!! Di nuovo, lasciatemi spendere una lacrima per Tom Ford e il suo Animali notturni e persino per Hell or High Water, che mi si dice fosse bellissimo.

Miglior canzone originale
City of Stars di Justin Hurwitz, Benj Pasek e Justin Paul, per il film La La Land
Oh, ammazzatemi ma a me piaceva quella bulicceria di Can't Stop the Feeling e anche Faith. How Far I'll Go fa troppo Frozen, non era neppure candidabile.

Miglior colonna sonora originale
La La Land di Justin Hurwitz
Ok, sta diventando imbarazzante!!!

Miglior cartone animato
Zootropolis (USA 2016)
Sul serio? Vergognatevi. Non nego che fosse un film carinissimo ma Kubo e la spada magica era mille volte superiore, per tutta una serie di motivi che spaziano dalla realizzazione alla trama. E devo ancora vedere Una vita da zucchina e Sing!

Miglior film straniero
Elle (Elle, Francia, Germania, Belgio 2016)
Come al solito, davanti al film straniero rimango in silenzio perché non ne conosco neppure uno. Come ho detto sopra, però, aspetto Verhoeven con gioia.


Due righe anche sulle serie TV, sulle quali come al solito non posso pronunciarmi visto che ne seguo pochissime. L'adorata Stranger Things è stata ovviamente snobbata, ennesima conferma di come Golden Globes e Academy non amino avere a che fare con tutto ciò che tocca anche solo lontanamente l'horror (oppure non ne capisce nulla, si veda l'anno scorso il premio a Lady Gaga): al suo posto è stato preferito The Crown, che ha visto vincitrice anche Claren Foy come miglior attrice protagonista. Tommolino Hiddleston vince come miglior attore in una miniserie (e dopo questa dovrà recuperare The Night Manager, che vede vincitori anche Hugh Laurie e Olivia Colman) e fortunatamente anche gli adoratissimi Sarah Paulson e American Crime Story sono stati celebrati con un degno premio, altrimenti avrei urlato al diludendo. E con questo è tutto... ci si risente per gli Oscar! ENJOY!

mercoledì 18 febbraio 2015

Whiplash (2014)

La notte degli Oscar si sta avvicinando e, alla faccia delle 50 sfumature di grigio e della distribuzione italiana gestita da bimbiminkia, sono riuscita a recuperare anche Whiplash, diretto e sceneggiato nel 2014 dal regista Damien Chazelle e candidato a cinque statuette (Miglior Film, J.K. Simmons Miglior Attore Non Protagonista, Miglior Sceneggiatura Originale, Miglior Montaggio, Miglior Sonoro).


Trama: Andrew ha un solo sogno nella vita, fare il batterista. Quando Fletcher, direttore della migliore band del conservatorio, lo convoca per fare da assistente al batterista titolare, al ragazzo sembra di toccare il cielo con un dito ma non sa che sarà l'inizio di un incubo...

Not quite my tempo.
Chi è cresciuto negli anni '80 come me di certo ricorderà cosa servisse per sfondare nel mondo dello sport o dello spettacolo. Abilità, carisma, costanza ed impegno del protagonista erano utili fino ad un certo punto, ciò che serviva veramente per trasformare un potenziale prodigio in un campione riconosciuto a livello mondiale era la (s)fortuna di finire sotto l'ala protettiva di un mostro. L'ambiguo allenatore di Mimì, che insegnava a lei e alla squadra di pallavolo l'arte del bagher con le catene ai polsi, piuttosto che il pacato Mister Daimon, armato di bastone legnoso da rompere sulla schiena a Nami o Mila, per non parlare della folle insegnante di recitazione di Maya o dell'alcoolizzato allenatore di Mark Landers: tutti, a modo loro, hanno tirato su generazioni di potenziali psicopatici seguendo la massima “Maggiore è lo stress psico-fisico maggiore è la possibilità che fanciulli e fanciulle sboccino al massimo delle loro prestazioni”. Il cattivissimo Fletcher, direttore della migliore orchestra del più prestigioso conservatorio di New York, ha interamente sposato questo metodo anni '80 e non smette di cercare un novello Charlie Parker, la fulgida stella che sopravviverà ai suoi terribili insegnamenti superando i limiti di valido mestierante e diventando così la nuova leggenda della musica. Insulti, violenze fisiche e verbali, pressioni psicologiche, incoraggiamento delle rivalità e palesi ingiustizie sono solo alcuni dei soprusi a cui vengono sottoposti gli allievi di Fletcher, personaggio che nonostante questa sua cattiveria gratuita non è così facile da etichettare né da sottoporre a giudizio. Il nostro, infatti, sembra realmente convinto di fare del bene ai suoi studenti ed apparentemente la sua tristezza davanti ad una tragedia che ne vede uno coinvolto è genuina (o forse è solo senso di colpa) tanto quanto la felicità davanti ad un Andrew che riesce finalmente ad esprimere le sue doti di batterista; il regista e sceneggiatore, di fatto, non lo condanna né lo esalta, lascia allo spettatore il compito di interpretare liberamente sia le azioni dei personaggi sia la vicenda in sé. Anche il protagonista non viene rappresentato in modo univoco e nel corso del film si evolve da timida matricola che fa quasi tenerezza a personaggio con cui non è facile empatizzare, incattivito, frustrato e, sì, anche esaltato dagli insegnamenti di Fletcher al punto da arrivare a mandare al diavolo la famiglia, la fidanzata e anche la propria umanità.


Chi ha ragione e chi ha torto in Whiplash? Non lo sapremo mai perché per fortuna la pellicola di Damien Chazelle non è uno di quei filmetti alla Step Up dove il Cenerentolo di turno diventa un principe alla faccia di quanti non hanno mai creduto in lui, ma è piuttosto il lucido spaccato di un mondo spietato e non alla portata di tutti, capace di elevare le persone fino alle stelle e sbatterle a terra con inaudita violenza. L'ambivalenza dei due protagonisti è rappresentata degnamente da due attori bravissimi: J.K.Simmons, dal mio punto di vista, merita assolutamente l'Oscar perché il suo è un ruolo molto "fisico" e difficile, da godere ovviamente in lingua originale non tanto per le "profanities" di cui è infarcito praticamente ogni suo monologo, ma proprio per l'inflessione, la durezza della voce, lo snobismo e l'autorevolezza che accompagnano ogni gesto nervoso e per gli sprazzi di rara gentilezza che lo rendono un formidabile oratore. Dall'altra parte c'è Miles Teller, con quella faccia da fesso antipatico che avevo odiato ai tempi di Un compleanno da leoni e che in Whiplash è invece perfetta per il giovane Andrew, senza contare poi che l'attore suona davvero molti dei pezzi che si vedono nel film, con tanto di sangue spillato realmente dalle mani. L'alchimia perfetta tra i due (nonostante il fiume d'odio che scorre tra i personaggi) viene enfatizzata ancor più da un montaggio fantastico, in grado di accelerare come un rullare di batteria e rallentare all'improvviso, assecondando il "tempo" tanto caro all'odioso Fletcher e incatenando lo spettatore (anche quello che, come me, di musica e soprattutto jazz non capisce nulla) alla poltrona. L'esibizione finale in particolare, quasi dieci minuti di assolo mozzafiato, è talmente tesa e sentita che è impossibile non lasciare il cuore libero di godere interamente di uno sfogo che viene dall'anima, dopo un'intero film fatto di false partenze, delusioni e dolore, tanto che l'applauso sgorga spontaneo, senza freni: per Andrew, per J.K. Simmons, per Miles Teller e per Damien Chazelle, che ci ha regalato un moderno Attimo fuggente in negativo, con un Capitano, mio Capitano che è in realtà la peggiore feccia dei sette mari!


Di Miles Teller (Andrew) e J.K.Simmons (Fletcher) ho già parlato ai rispettivi link.

Damien Chazelle è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto il corto Whiplash e il film Guy and Madeline on a Park Bench. Anche produttore, ha 30 anni.


Whiplash è la naturale espansione del corto omonimo, presentato dal regista al Sundance nel 2013 proprio per raccogliere i fondi e riuscire a girare un lungometraggio; se il film vi fosse piaciuto, recuperatelo e aggiungete magari Bird di Clint Eastwood, biografia del jazzista Charlie "Bird" Parker, più volte nominato all'interno della pellicola. ENJOY!

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