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venerdì 21 aprile 2023

Air - La storia del grande salto (2023)

Stavo quasi per perderlo, poi le recensioni entusiaste mi hanno convinta ad andare a vedere Air - La storia del grande salto (Air), diretto dal regista Ben Affleck.


Trama: Sonny Vaccaro, consulente della divisione basket di una Nike in crisi, cerca di assicurarsi Michael Jordan come volto per promuovere una nuova linea di scarpe...


Il motivo per cui stavo quasi per snobbare Air risiede nel mio atavico disinteresse verso ogni cosa che sia anche solo lontanamente legata allo sport; in particolare, di basket so solo che, da ragazzina, mi piacevano i cappellini della NBA per i colori sgargianti delle squadre e che Michael Jordan ha partecipato a Space Jam, quindi il mio terrore era quello di non capire una mazza del film e di farmi due palle cubiche. Poi hanno cominciato ad arrivare le prime recensioni positive e la quasi unanime consacrazione di Air a film da recuperare assolutamente, quindi, contando anche che al Bolluomo il basket piace, ho colto la palla al balzo per passare la domenica sera in sala. Finita la visione, sono stata molto contenta di guardare Air. Il film, co-sceneggiato dallo stesso Ben Affleck e da Matt Damon, nonostante i due non siano citati come sceneggiatori nei credits, è il classico "drama" USA in cui il destino di un'azienda e di tutti quelli che ci lavorano è affidato al carisma di una sola persona, che si fa carico di un compito apparentemente impossibile da portare a termine mentre chi lo circonda, alternativamente, lo aiuta o gli mette i bastoni tra le ruote. Nel caso in questione, Air racconta la storia "vera" di Sonny Vaccaro, il quale, per evitare il tracollo di una Nike che negli anni '80 rischiava il fallimento, ha puntato tutto su un promettente giocatore di basket di nome Michael Jordan, già all'epoca conteso da Adidas e Converse ma non ancora diventato la stella di fama mondiale che conoscono persino le capre come me. Detto questo, Air non deve però venire considerato una celebrazione di Vaccaro, della Nike o di Jordan (il quale non viene quasi mai inquadrato, se non di spalle, o mostrato in poche immagini d'archivio; al limite, la celebrazione viene riservata a Deloris Jordan, dipinta come donna di raro acume ed intelligenza, oltre ad avere fiuto per gli affari), quanto piuttosto la fotografia di un sogno americano appoggiato sulle fragilissime spalle di scommesse più o meno rischiose, dove contano sì il carisma e la capacità di capire come sta girando il vento, ma soprattutto contano le botte di culo, e se non arrivano la conseguenza è la distruzione di vite e famiglie, sacrificate al dio denaro e al capitalismo, o ai capricci di un ragazzino che vuole una Mercedes rossa, se per questo. 


Lapalissiano, in tal senso, è il bellissimo, commovente monologo pronunciato da Matt Damon per convincere Jordan a dare una chance alla Nike, interamente imperniato sul coraggio necessario a compiere il "grande salto" del titolo italiano, sulla forza indispensabile per sopportare i dolori che, inevitabilmente, verranno con le gioie, perché il rischio è quello che abbiano un peso identico se non addirittura maggiore; e altrettanto bella, a mio avviso, è l'inquadratura che, all'improvviso, si apre a mostrare per intero l'open space di cui gli uffici di Sonny e Rob Strasser sono solo una piccola parte, quella parte su cui, fino a quel momento, si sono inevitabilmente concentrate le attenzioni dello spettatore, dimentico (come del resto Sonny) della presenza di altre persone destinate a venire pesantemente influenzate dall'esito della scommessa di Vaccaro, collateral damages i cui nomi non verranno ricordati come quello di Jordan, certo, ma che sono stati comunque indispensabili per consacrarlo alla gloria imperitura. Questi, a mio avviso, sono i picchi più alti di un film ben scritto, ben diretto da un Ben Affleck sempre più sicuro dietro la macchina da presa (e più valido come regista che come attore, ma questa ormai sembra quasi una banalità da scrivere) e arricchito dal cast delle grandi occasioni. Senza nulla togliere a Matt Damon, assai bravo a reggere il film come protagonista, i miei preferiti sono Viola Davis, che spicca nei panni di una Deloris Jordan intensa ed elegante, Jason Bateman, il quale si conferma uno degli attori più versatili della sua generazione, e Chris Messina, volgarissima ed esagitata fonte delle poche ma sentite risate che mi sono fatta guardando Air. Personalmente, non lo considero il film dell'anno, ma è comunque una pellicola bella ed interessante, che merita di essere vista. Non perdetelo!


Del regista Ben Affleck, che interpreta anche Phil Knight, ho già parlato QUI. Matt Damon (Sonny Vaccaro), Jason Bateman (Rob Strasser), Chris Messina (David Falk), Viola Davis (Deloris Jordan), Chris Tucker (Howard White) e Marlon Wayans (George Raveling) li trovate invece ai rispettivi link. 


Nel cast ciccia fuori un altro degli Skarsgård, Gustaf, che nel film interpreta Horst Dassler. Julius Tennon, che interpreta il padre di Jordan, è il marito di Viola Davis anche nella realtà. Se Air vi fosse piaciuto recuperate La grande scommessa. ENJOY!

venerdì 27 dicembre 2013

Jackie Brown (1997)

Oh, finalmente. Dopo tantissimo tempo sono riuscita a rivedere quello che per me (non me ne voglia l'aMMoro) è il film meno riuscito di Quentin Tarantino, ovvero Jackie Brown, da lui diretto nel 1997. Laddove "meno riuscito" significa comunque capolavoro assoluto...


Trama: Jackie Brown lavora come hostess per una piccola compagnia aerea. Attraverso il suo lavoro, introduce illegalmente in America il denaro del trafficante d'armi Ordell finché, un giorno, viene fermata da due agenti del dipartimento anti-frode che, assieme al denaro, trovano anche della droga nella sua borsa. Per rimanere fuori di prigione e assicurarsi un ricco futuro, alla povera Jackie non resta che mettere in piedi un pericolosissimo triplo gioco... 


Togliamoci il dente, via. Il motivo per cui non ritengo Jackie Brown all'altezza degli altri film di Quentin va ricercato semplicemente nel fatto che la sceneggiatura è tratta dal romanzo Rum Punch di Elmore Leonard e ciò ha limitato parecchio l'inventiva del regista e anche la naturalezza dei suoi dialoghi assurdi, come se tra il canovaccio di base e il fiume di parole messo in bocca ai protagonisti ci fosse un baratro incolmabile, una fastidiosa scollatura. Se i dialoghi tra Jackie e Max, delle amare e spesso realistiche riflessioni sul tempo che passa, l'inevitabile incombere della vecchiaia e il terrore verso un futuro incerto, risultano molto dolci e particolarmente adatti all'atmosfera "vintage" che si respira per tutto il film, il personaggio di Ordell risulta invece incredibilmente fastidioso, fanfarone e portatore sano di aria fritta, un soffiablabla salvato solo dall'incredibile abilità con cui Samuel L. Jackson riesce a freddare lo spettatore con un unico sguardo capace di trasformarlo da belinone a pericoloso e temibile killer. Ad affossare ulteriormente questi momenti di eccessiva logorrea, inoltre, concorre un De Niro particolarmente svogliato e stranamente inadatto al ruolo di laconica "spalla", costretto in un ruolo da mollo che non gli si confà, forse l'unico errore nella carriera di un mago del casting come il mio dolce aMMore Quentin. Al quale chiedo venia, andandomi subito ad amputare le mani per aver scritto queste cose così orribili su una sua Opera: continuare a redigere il post con i gomiti sarà un problema ma me lo sono meritata, quindi procediamo.

Due problemi. Mannaggiavvoi.
Tolti gli insignificanti (e sottolineo insignificanti) difetti di cui sopra, Jackie Brown si conferma una pellicola di tutto rispetto, una strana storia di crimine e amore (tanto, tanto aMMore!!) uscita dritta dritta dal cuoricino di Quentin che, a partire da questo film, comincia a spingere ulteriormente l'accelleratore sulla sua natura di "pescatore" di stili, generi e star di nicchia o relegati al limbo della serie B, aprendo la strada a capolavori maturi come Kill Bill, Inglorious Basterds o Django Unchained. L'intera pellicola, infatti, è un omaggio spudorato alla Blacksploitation e alla sua musa Pam Grier, che il regista riesce a rendere bella e fiera come una Dea in qualsiasi momento, che sia in vestaglia o che sia tiratissima in uno splendido tailleur; se non ci credete, pensate solo che la Jackie del romanzo di Elmore Leonard (peraltro, primo e unico libro rubato da un giovanissimo Quentin) è bianca, non afroamericana. A rendere ancora più seventies e black la pellicola ci pensa l'ennesima, splendida colonna sonora scelta per l'occasione dal regista, che spazia tra il soul e il funk regalando perle come la bellissima e fondamentale Didn't I (Blow Your Mind This Time) dei Deftonics o Long Time Woman, cantata dalla stessa Pam Grier nel film Sesso in gabbia; a tal proposito, è sempre meraviglioso vedere come Quentin giochi tantissimo con la natura stessa del film, creando degli inside joke che possono essere colti solo dopo mille mila visioni (per esempio, non avevo notato la prima volta che, quando Max esce dal cinema, la musica che lo accompagna durante l'uscita è la stessa che si sente nei titoli di coda di Jackie Brown) e che rendono ancora più preziosa ogni sua pellicola, compresa Jackie Brown. Che, per inciso, nonostante sia ambientata a Los Angeles, grazie a quegli stilosissimi baschi Kangol indossati da Jackie e Ordell, profumerà sempre di New York per me.


Del regista e sceneggiatore Quentin Tarantino (di cui peraltro si sente la vocetta in una scena con la segreteria telefonica) ho già parlato qui. Pam Grier (Jackie Brown), Samuel L. Jackson (Ordell Robbie), Michael Keaton (Ray Nicolette, ruolo ripreso dritto da Out of Sight), Robert De Niro (Louis Gara), Michael Bowen (Mark Dargus), Chris Tucker (Beaumont Livingston) e Sid Haig (il giudice) li trovate invece ai rispettivi link.

Robert Forster (che ha giustamente ricevuto una nomination all'Oscar come miglior attore non protagonista) interpreta Max Cherry. Americano, ha partecipato a film come Psycho, Io, me & Irene, Mulholland Drive, Charlie’s Angels – Più che mai e a serie come Magnum P.I., La signora in giallo, Walker Texas Ranger, Numb3rs, Desperate Housewives, Heroes, CSI: NY e Breaking Bad; inoltre, ha doppiato un episodio de I Simpson. Anche produttore e regista, ha 72 anni e sei film in uscita.


Bridget Fonda (vero nome Bridget Jane Fonda) interpreta Melanie Ralston. Americana, figlia di Peter Fonda, ha partecipato a film come Easy Rider, Frankenstein oltre le frontiere del tempo, Il padrino – Parte III, L’armata delle tenebre, Piccolo Buddha, Può succedere anche a te e Soldi sporchi, inoltre ha lavorato come doppiatrice in Balto. Ha 49 anni.


Nel film compare di sfuggita anche Mira Sorvino, all'epoca fidanzata di Quentin, nella scena del processo a Jackie; inoltre, l'attrice viene ringraziata nei credits e citata come "Figlia di Bert D'Angelo" (Bert D'Angelo era un detective interpretato da Paul Sorvino, padre di Mira, in una serie televisiva). Come accade spesso e volentieri con ogni film di Quentin, prima della realizzazione definitiva di Jackie Brown si sono susseguiti rumors, proposte e defezioni per quel che riguarda il cast. Per esempio, Sylvester Stallone voleva il ruolo di Louis, John Travolta sarebbe stato la prima scelta per interpretare Ray Nicolette, mentre tra i nomi scelti da Tarantino per il ruolo di Max Cherry c'erano Paul Newman, Gene Hackman, John Saxon e, appunto, Robert Forster (che aveva già partecipato all'audizione per il Joe Cabot de Le Iene), che alla fine ha avuto la parte nonostante la volesse anche De Niro. Se Jackie Brown vi fosse piaciuto, infine, guardatevi pure Pulp Fiction e Killing Zoe. ENJOY!

mercoledì 16 febbraio 2011

Il quinto elemento (1997)

Finalmente riesco a parlare di un film che adoro, qualcosa che volevo recensire da qualche tempo, ovvero Il quinto elemento (The Fifth Element), “favola” fantascientifica diretta nel 1997 dal regista Luc Besson.

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Trama: in un futuro dominato dalla tecnologia, dove alleanze e guerre con esseri alieni sono all’ordine del giorno, compare nello spazio un’enorme palla di fuoco senziente che minaccia di distruggere ogni forma di vita sulla Terra. L’unico essere in grado di fermare la distruzione è il Quinto Elemento, alias Leeloo, un’aliena che riuscirà a coinvolgere nell’impresa anche Korben Dallas, un ex soldato ora tassista, decisamente attratto dalla bella rossa…

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Il quinto elemento, come ho detto, è una bella favola, che unisce elementi tipici della fantascienza all’ironia e all’azione caratteristici dei Die Hard di cui Bruce Willis è protagonista assoluto. Forse per questo mi è sempre piaciuto tanto questo film, oltre che per il suo essere un “fumettone” coloratissimo, a tratti kitsch nella sua assoluta innocenza, pieno di personaggi assurdi ed indimenticabili. Parlo di favola che potrebbe anche essere definita “ecologista”, in qualche modo, perché Il quinto elemento ha una morale ben precisa che tocca l’apice nel delizioso siparietto tra il cattivo Zorg e il prete Cornelius: è utile riempire il mondo di macchine che ci semplificano la vita.. ma se nel fare ciò ci dimenticassimo cosa sia veramente la vita, quella che conta? Besson ci mostra un mondo dove il progresso è palesemente un cane che si morde la coda, dove tutto viene creato per essere al servizio dell’uomo e nello stesso tempo lo aliena, inquina l’aria, lo indebolisce, e lo costringe a creare altre macchine per proteggere il corpo e svagare la mente. Una società ormai malata, allo sfascio, priva di valori, e la domanda che si pone Leeloo verso la fine del film, giustamente, è: ma perché devo salvare questo mondo? Cosa c’è di bello, ancora degno di essere preservato? La risposta è scontata, disneyana se vogliamo, ma in qualche modo sempre vera. L’amore. Soprattutto, aggiungo, se a darci aMMore è quel pezzo di figo di Bruce Willis. Ma sto divagando <asciuga la bava e riprende il filo del discorso>

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Passando agli aspetti più tecnici, la pellicola è un trionfo per gli occhi e le orecchie. Nonostante dopo più di dieci anni la realizzazione degli alieni risulti forse un po’ bruttina, soprattutto quando parliamo dei Mondoshawan all’inizio del film, questo piccolo difetto si annulla davanti all’inventiva del regista e al bestiario che ci viene proposto, sicuramente non ai livelli del mondo di Guerre Stellari, ma comunque coloratissimo e incredibile. E le bestie più “assurde” sono sicuramente gli esseri umani. Complice anche l’estro di Jean Paul Gaultier abbiamo una Leeloo con uno stilosissimo vestitino a bande, e delle kitschissime mise indossate dall’ambiguo Ruby, assieme a delle capigliature (soprattutto quella di Zorg) che farebbero accapponare la pelle al più trasgressivo degli emo: persino Bruce è stato fatto biondo per l’occasione, mentre il colore di capelli di Leeloo è decisamente indimenticabile, ma Milla Jovovich credo starebbe bene anche con un sacco di juta e calva. I dialoghi sono molto ironici e assai vivaci, la bella colonna sonora tocca il suo apice con il concerto della Diva Plavalaguna, che mescola canto lirico a ritmi decisamente più “truzzi” e ci regala un personaggio di rara eleganza e particolarità, nonostante l’aspetto goffo. Gli attori, nonostante il film sia “leggero”, sono comunque in stato di grazia; oltre ai già citati Bruce Willis e Milla Jovovich, praticamente perfetti nei due ruoli cuciti apposta su di loro (l’attrice ha persino imparato a parlare il linguaggio alieno inventato dal regista ed allora marito Luc Besson), c’è un Gary Oldman che si mangia letteralmente gli altri interpreti con la sua interpretazione molto sopra le righe e divertentissima: se ci si pensa bene, alla fine Zorg è uno dei villain più inutili e sfigati della storia del cinema, eppure Oldman riesce a renderlo semplicemente geniale. In poche parole, se non avete mai visto Il quinto elemento, guardatelo: non ve ne pentirete!

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Di Luc Besson, il regista del film, ho già parlato qui. Del divino Bruce Willis, alias Corben Dallas, trovate qui parecchie notizie, mentre Milla Jovovich, che interpreta Leeloo, è già stata nominata qua. Gary Oldman interpreta Zorg e di lui ho già parlato in questo post, mentre in quest’altro troverete notizie su Maiwenn Le Besco, irriconoscibile nei panni della cantante aliena Diva Plavalaguna.

Ian Holm interpreta il prete Vito Cornelius. Famosissimo e versatile attore inglese, che i più collegheranno alla figura di Bilbo Baggins de Il Signore degli Anelli di Peter Jackson, lo ricordo per altri film come Alien, Greystoke la leggenda di Tarzan il signore delle scimmie, Brazil, Il pasto nudo, Frankenstein di Mary Shelley, eXistenZ, From Hell - La vera storia di Jack lo squartatore e The Aviator; inoltre ha prestato la voce allo Skinner di Ratatouille. Ha 80 anni.

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Chris Tucker interpreta l’ambiguo dj Ruby Rhod. Non uno dei miei attori preferiti, decisamente, dell’attore americano ricordo una partecipazione nel Jackie Brown di Tarantino e la serie Rush Hour, dove il nostro fa coppia fissa con il divino Jackie Chan. Ha 39 anni.

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Luke Perry compare nell’introduzione iniziale, nei panni di Billy. Le ragazzine degli anni ’90 ricorderanno Beverly Hills 90210 e il “figo” del telefilm in questione, ovvero Dylan. Col tempo, oltre ad essere diventato un mostro, costui è anche un po’ sparito dalla circolazione; dopo aver recitato in film come Buffy l’ammazzavampiri si è infatti dedicato alla tv, partecipando a telefilm come Will & Grace, Law & Order, Criminal Minds e Oz. Ha inoltre doppiato alcuni episodi del cult Biker Mice from Mars. Americano, ha 46 anni e tre film in uscita.

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Tommy “Tiny” Lister interpreta nientemeno che il Presidente. Ex wrestler tutorato nientemeno che da Hulk Hogan, lo ricordo per film come Beverly Hills Cop 2, il bellissimo Cosa fare a Denver quando sei morto, Jackie Brown, Whismaster 2 – Il male non muore mai, Austin Powers in Goldmember e Il cavaliere oscuro, oltre che per aver partecipato a telefilm come Matlock, Willy il principe di Bel Air, Renegade, Walker Texas Ranger, L’ispettore Tibbs, E.R. e NYPD. Americano, ha 53 anni e dieci film in uscita.  

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E ora una curiosità. Il teppista che, quasi all’inizio del film, tenta di rapinare Bruce Willis, non è altri che il regista Matthieu Kassovitz, autore di film come L’Odio, I fiumi di porpora e Gothika, nonché interprete del dolcissimo Nino de Il favoloso mondo di Amélie. Se vi fosse piaciuto il film, io vi consiglio di vedere, o rivedere, Avatar, leggermente simile per temi e genere. E ora vi lascio con il trailer decisamente poco spettacolare, ahimé! ENJOY!!

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