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martedì 5 luglio 2022

Bolla Loves Bruno: Vietnam - Verità da dimenticare (1989)

L'omaggio a Bruce Willis prosegue oggi con un film che non avevo mai sentito nemmeno nominare, Vietnam - Verità da dimenticare (In Country), diretto nel 1989 dal regista Norman Jewison e tratto dal romanzo In Country di Bobbie Ann Mason.


Trama: Samantha si è appena diplomata e vive con lo zio, un reduce di guerra traumatizzato. Un giorno, in casa dello zio, Samantha trova le lettere di suo padre, morto in Vietnam prima che lei nascesse...


Quando ho scorso la filmografia di Bruce Willis e ho visto quale film avrei dovuto guardare dopo Trappola di cristallo, mi sono venuti i sudori freddi. Una storia strappalacrime sul Vietnam con un Bruce Willis conciato come uno scappato di casa, la bellezza epica già nascosta sotto capello lungo e svunzo unito al baffo importante, il mio cuore non avrebbe retto. Spinta da mero dovere di completezza, ho lasciato qualche soldino a Chili (l'unico servizio streaming italiano che avesse il film in catalogo) e mi sono disposta, una sera in cui Mirco era a fare prove, alla visione. Onestamente, sono rimasta stupita. Vietnam - Verità da dimenticare non è un capolavoro, sfido chiunque a sostenere il contrario, eppure è un film che scorre bene e, in qualche modo, avvince grazie al modo in cui la sceneggiatura arriva a spingere lo spettatore a voler bene alla giovane protagonista Samantha, normalissima ragazza fresca di diploma che, nel corso del film, si ritrova a cercare le proprie radici e, in esse, tenta di affrontare il futuro. Samantha vive con lo zio Emmett "in country", come da titolo originale, mentre la madre si è risposata ed è andata a vivere in città con un altro uomo, da cui ha avuto un figlio; la vita di Samantha è dunque quella di una giovane ragazza con un piede ancora nell'infanzia e l'altro nelle incertezze dell'età adulta, il cui unico punto fermo è un uomo che ha deciso invece di non vivere. Lo zio Emmett, col quale Samantha condivide la casa, è un reduce del Vietnam, si è portato a casa la guerra e non riesce a dimenticarne l'orrore né ad essere felice di essere sopravvissuto. Le sue giornate scorrono nell'indolenza e nell'apatia, con lo spettro del conflitto sempre pronto ad apparire nei momenti di stress, ed è anche per riuscire a capirlo e sostenerlo che Samantha, una volta trovate per caso le lettere del padre morto in Vietnam, decide di scoprire tutto ciò che può su quali esperienze abbiano segnato le vite dei suoi cari costretti ad andare in guerra. 


Di base, Vietnam - Verità da dimenticare, è una "raccolta" di tante piccole microvicende che coinvolgono Samantha e influenzano il suo percorso di crescita, bloccato tra il desiderio di scappare dalla piccola cittadina di campagna e quello di mantenere uno status quo, senza abbandonare le persone e i luoghi che l'hanno vista crescere. Su tutto ciò aleggia l'ombra del Vietnam e tuttavia, nonostante quello che promette il titolo italiano, anche troppo sensazionalista, lo scopo del film non è quello di scavare nel torbido del conflitto, quanto piuttosto raccontare una generazione "persa", divisa tra chi vuole dimenticare l'orrore e il dolore, chi vorrebbe ricordare ma tenerselo per sé e chi vorrebbe mantenere viva la memoria; nonostante il gap temporale brevissimo che separa gli anni '80 da quelli del conflitto (che ha visto il pesante coinvolgimento degli Stati Uniti a partire dalla seconda metà degli anni '60), la natura vergognosa ed inutile delle operazioni in Vietnam erano tali che la maggior parte della gente ha preferito risparmiare ai giovani e giovanissimi la conoscenza, col risultato di renderle quasi più distanti e sconosciute della Seconda Guerra Mondiale. E' solo sul finale che l'intensità di un universale sentimento commosso, mantenuto sotteso per tutta la durata del film, esplode e si sfoga, coinvolgendo anche lo spettatore in un'ondata di emotività, non necessariamente catartica, e forse è per questo che Vietnam - Verità da dimenticare tiene desta l'attenzione, anche solo per sapere dove vuole andare a parare. Ciò detto, qui Bruce Willis fa da spalla alla vera protagonista, la simpatica e allegra (ma incapace a correre, povera lei) Samantha, che è il cuore pulsante della vicenda. Il ruolo di Emmett è decisamente lontano da quelli interpretati fino a quel momento da Bruno, eppure, nonostante qualche scivolone "barocco" della sceneggiatura, Willis lo regge bene senza indulgere troppo nel lato più folle del personaggio, bensì abbracciando l'apatia di chi non ha più alcun motivo di vivere ma deve farlo comunque per non mancare di rispetto ai compagni caduti. Il risultato è un'interpretazione dolente e misurata, arricchita da una buona alchimia con Emily Lloyd, che probabilmente sarebbe diventata più memorabile se il film non fosse stato realizzato come una produzione televisiva, senza alcuna peculiarità per quanto riguarda regia, sceneggiatura, colonna sonora, fotografia o attori non protagonisti. Comunque, non è una brutta visione e sono contenta di aver recuperato un'interpretazione di Bruccino che non conoscevo! 


Di Bruce Willis (Emmett Smith), Joan Allen (Irene), Stephen Tobolowsky (Pete) e Jim Beaver (Earl Smith) ho già parlato ai rispettivi link.

Norman Jewison è il regista della pellicola. Canadese, ha diretto film come Arrivano i Russi, arrivano i Russi, La calda notte dell'ispettore Tibbs, Il violinista sul tetto, Storia di un soldato e Stregata dalla luna. Anche produttore, attore e sceneggiatore, ha 97 anni.


Emily Lloyd interpreta Samantha Hughes. Inglese, ha partecipato a film come Vorrei che tu fossi qui!, In mezzo scorre il fiume e Benvenuti a Sarajevo. Ha 52 anni.





venerdì 30 ottobre 2015

Crimson Peak (2015)

Ce l'ho fatta! Finalmente anche io sono riuscita a vedere Crimson Peak, l'ultimo, attesissimo film diretto e co-sceneggiato da Guillermo Del Toro! Com'è stato? Bello, molto. E siccome domani non pubblicherò nulla... buon Halloween!!


Trama: dopo una terribile tragedia familiare la giovane Edith, infatuata del bel baronetto Thomas Sharpe, decide di sposarlo e di andare a vivere con lui in Inghilterra, nella fatiscente magione di quest'ultimo. Lì la ragazza verrà a conoscenza di sanguinosi segreti...



Normalmente comincio a parlare dei film partendo dalla trama ma con Crimson Peak farò un'eccezione perché l'ultima pellicola di Del Toro è innanzitutto un meraviglioso delirio visivo. L'incanto di Guillermone inizia con i loghi della Universal e della Legendary Pictures, virati in rosso, il colore dei fantasmi e l'unico che può essere portato da qualunque persona o qualunque luogo abbia a che fare con gli spiriti che "infestano" la pellicola. Gli occhi vengono poi inevitabilmente rapiti dalla sontuosità e dall'infinita quantità di particolari che arricchiscono non solo gli abiti della Wasikowska ma anche e soprattutto le scenografie in cui si muovono i personaggi; la casa d'infanzia di Edith, con i corridoi e le porte che paiono infiniti, per non parlare degli spettrali bagni del club dove si consuma il delitto più efferato del film, sono un degno antipasto per il luogo che da il titolo alla pellicola, Crimson Peak. Stephen King e Shirley Jackson dicevano che le case sono spesso malvagie. Ora, la magione degli Sharpe non lo è necessariamente ma di sicuro incarna tutta la decadenza, il marcio e la tenacia presenti all'interno di questa nobile casata ed è ambigua quanto i fratelli che la abitano, oltre ad essere altrettanto affascinante; dubito che riuscirò a dimenticare tanto presto i pavimenti grondanti argilla rossa, materiale che impregna persino i muri tanto da far sembrare che gli stessi sanguinino durante i momenti più concitati del film e soprattutto rimarrà sempre impresso nella mia mente lo squarcio del tetto, dal quale a seconda della stagione piovono foglie autunnali, neve o farfalle, offrendo l'illusione di un mondo "altro", appena fuori dalla sfera della realtà tangibile ma sempre pronto a ghermire gli incauti visitatori. Magione gotica zeppa di passaggi, labirinti, segreti sotterranei, spifferi, rumori ed oscurità, la dimora degli Sharpe, interamente costruita per l'occasione e purtroppo in seguito abbattuta per lasciare spazio negli studios, è il cuore pulsante e malato della pellicola, arricchito da colori incredibilmente saturi e bellissimi, reso ancor più elegante e misterioso da una regia dal sapore retrò che si concede solo ad una cosa che non mi è piaciuta, quei maledetti e fasullissimi fantasmi in CGI, talmente "pupazzosi" da non mettere ansia o paura neppure per sbaglio.


Mi ricollego ai fantasmi per passare a parlare della trama, quella "maledetta" trama che in molti, compreso il mio compagno di ventura, non hanno gradito. L'obiezione che si muove a Crimson Peak è quella di avere una storia prevedibile, all'interno della quale gli spiriti sono pressoché inutili e spesso pretestuosi, messi giusto per ricreare ad hoc quell'atmosfera gotica che avrebbe dovuto essere la cifra stilistica del film. In realtà io credo che, come dice il personaggio di Edith all'inizio, Crimson Peak non sia una storia DI fantasmi ma una storia CON fantasmi, creature infelici costrette a rimanere legate ad un luogo che le ha viste soffrire, trattenute dai rimpianti e incapaci di impedire che ai vivi tocchi lo stesso, infausto destino. I personaggi principali vivono la loro esistenza in maniera indipendente, perseguendo ognuno i propri scopi, facendosi influenzare poco o nulla dalla presenza degli spiriti che, di fatto, Thomas e Lucille neppure vedono, pur vivendo da anni in una casa infestata; eppure, nella morte anche i protagonisti rischiano di essere condannati a diventar parte di queste schiere infelici proprio in virtù delle scelte che compiono ed è questo secondo me a rappresentare quell'"anima" che molti critici non hanno trovato in Crimson Peak. Gli sforzi dei vivi, le loro crudeltà, i desideri materiali e l'amore disperato si trasformano nell'aldilà di Del Toro in un'angosciante condanna che li priva di qualsiasi significato e che riesce a rendere, paradossalmente, molto più umani e degni di pietà anche i malvagi, ben più complessi di quanto sembrerebbe di prim'acchito; come già accadeva in La madre o in The Orphanage, il lieto fine non è mai totale od univoco, ha sempre un inaspettato risvolto malinconico che serra la gola ed inumidisce gli occhi anche quando bisognerebbe esultare. Potere della poesia di Ciccio Del Toro ma anche di Mia Wasikowska, dell'affascinante Tom Hiddleston e, soprattutto, dello splendore di un'ambigua Jessica Chastain alla quale non si può voler male. Non troppo, almeno. Voi cercate di non volerne a Crimson Peak e guardatelo con gli occhi innocenti di un bambino o di un'adolescente fantasiosa che si immerge per la prima volta nella lettura di un romanzo gotico, lasciandovi trasportare. Spero ne rimaniate affascinati com'è successo a me.


Del regista e co-sceneggiatore Guillermo Del Toro ho già parlato QUI mentre Mia Wasikowska (Edith Cushing), Jessica Chastain (Lucille Sharpe), Tom Hiddleston (Thomas Sharpe), Charlie Hunnam (Dr. Alan McMichael) e Doug Jones (la madre di Edith) li trovate ai rispettivi link.

Jim Beaver (vero nome James Norman Beaver Jr.) interpreta Carter Cushing. Americano, ha partecipato a film come Turner e il "casinaro", Sister Act - Una svitata in abito da suora, Sliver, Magnolia, Il ladro di orchidee e a serie come Dallas, Santa Barbara, Quell'uragano di papà, NYPD, Melrose Place, X-Files, Una famiglia del terzo tipo, That's 70s Show, Six Feet Under, Monk, CSI - Scena del crimine, Criminal Minds, Breaking Bad, Dexter e Supernatural. Anche sceneggiatore, produttore, stuntman e regista, ha 65 anni e due film in uscita.


Burn Gorman interpreta Holly.  Americano, ha partecipato a film come Johnny English - La rinascita, Red Lights, Il cavaliere oscuro - Il ritorno, Pacific Rim e a serie come Il trono di spade. Ha 41 anni e tre film in uscita.


Il ruolo di Thomas sarebbe dovuto andare a Benedict Cumberbatch ma l'attore è stato costretto a rinunciare (come del resto è successo anche a Emma Stone, scelta per la parte di Edith) per motivi non meglio specificati; è stato comunque lui stesso a dare la "benedizione" a Tom Hiddleston una volta saputo che lo avrebbe rimpiazzato. Detto tra noi, io sono molto più contenta così, trovo Cumberbatch affascinante quanto una patella. A parte questo, se Crimson Peak vi fosse piaciuto recuperate Il labirinto del fauno, La madre, The Woman in Black, La spina del diavolo, The Others e The Orphanage. ENJOY!

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