Martedì ho finalmente guardato il film visto ed apprezzato da (quasi) tutta la blogosfera, ovvero Lei (Her), diretto e sceneggiato nel 2013 da quel geniaccio di Spike Jonze e vincitore dell'Oscar per la migliore sceneggiatura originale.
Trama: Theodore è un uomo solitario, provato dalla fine di un lungo matrimonio. Un giorno, per curiosità, decide di acquistare un software in grado di "evolversi" in base alle necessità del padrone ed è così che, a poco a poco, intesse una relazione con questo programma, autodenominatosi Samantha...
Quanta tristezza, quanta bellezza. Durante la visione di Lei sono stata colta da una malinconia talmente profonda che ho fatto fatica ad arrivare alla fine e non perché il film sia brutto, anzi. Solo che, verso la fine, alla malinconia si è aggiunta anche un po' d'inquietudine. La storia di Theodore, ambientata in un futuro prossimo dove le lettere d'amore vengono dettate da appositi impiegati ad un computer che poi le stamperà in bella calligrafia, sembrerebbe quasi la naturale evoluzione di questa società dove le persone sono sempre più isolate e chiuse all'interno di una rete globale in grado di alimentare disagio e solitudine. Il protagonista si trova davanti al suo primo, importante fallimento come essere umano (il matrimonio è andato a rotoli) e non ha più il coraggio di rapportarsi agli altri perché, che scoperta!, l'amore è un sentimento reciproco dove è bello ricevere ma bisogna anche dare... e lui non riesce più a darsi completamente, o forse non c'è mai riuscito, perso nella ricerca egoista di un ideale inesistente e ingiusto. L'unica soluzione è vivere una fantasia, per quanto assurda, con qualcuno che non potrà mai essere alla pari di un essere umano e che tuttavia, apparentemente, è la persona perfetta: Lei. Samantha. Il software che, attraverso l’interazione con Theodore, comincia a comprendere il mondo e sé stessa, ad evolversi e superarsi, a trascendere in modo imprevedibile. La mia inquietudine non deriva tanto dalla svolta vagamente distopica che il film prende verso il finale, quanto dalla consapevolezza che l’essere umano Theodore è, se così si può dire, il “personaggio negativo” del film, un uomo perso nel suo ideale di artistica perfezione che si ammanta di un’aura di sfiga e tenerezza che non lo rende però meno ottuso, debole o ridicolo (si veda la sequenza dell'appuntamento al buio con Olivia Wilde, scioccante in ogni suo aspetto!). E’ più facile empatizzare con Samantha che, poverina, sarà anche infallibile in quanto computer e a tratti istericamente provata dal suo desiderio di vivere accanto a Theodore e convincerlo della possibilità di una relazione, tuttavia palesa sentimenti di inadeguatezza, frustrazione, gelosia, tristezza e curiosità genuinamente e meravigliosamente umani.
Jonze racconta così la favola malinconica di un amore 2.0, di una ricerca disperata della felicità impossibile e anche di amicizia; lo fa con tocco delicato e poetico, regalando allo spettatore momenti divertenti, assurdi e commoventi che ci spingono a riflettere su noi stessi e sul nostro modo di rapportarci agli altri, magari identificandoci di volta in volta con Theodore o con Samantha, anche se la persona più “vera” (nel senso di plausibile) del film è la tenera e frustrata Amy, interpretata da una Amy Adams bravissima e stranamente dimessa. Le sfumature del passato si mescolano ad un presente fatto di note malinconiche, colori tenui e luci soffuse e a squarci di un incerto futuro perso negli sterminati neon di una città cosmopolita, che può offrire agli sperduti protagonisti la speranza e l’amore, come anche la disperazione e il perpetuarsi della solitudine. Joaquin Phoenix regge quasi da solo il film con la sua delicata e convincente interpretazione di un uomo qualunque, senza particolari pregi se non quello di saper mettere su carta i sentimenti altrui (e col fatale difetto di non riuscire a gestire i propri), ma la particolarità del film è la briosa, sensuale e tenera voce di Scarlett Johansson, in grado di rendere viva e reale Samantha e di emozionare lo spettatore anche se priva di un corpo. La cosa incredibile è che Jonze non usa mezzucci per dotarla di una presenza fisica, come un ologramma o un'immagine, ma gli basta semplicemente inquadrare l'inseparabile telefonino che Theodore porta sempre con sé e col quale ha una relazione simbiotica fin dalle prime immagini del film, prefigurazione veritiera di tutto quello che accadrà in seguito. Her è una pellicola lieve e particolare, che bisogna seguire con un po' di attenzione e una certa predisposizione alla malinconia; bisogna stare al gioco del regista e lasciarsi trasportare dai suoni e dalle parole, senza lasciarsi fuorviare dallo stile patinato delle immagini o dalla tematica fantascientifica perché questa, più che la storia di un amore impossibile tra un uomo e una macchina, è una storia sull'impossibilità di amare ed esprimere al meglio quello che proviamo, da vedere e rivedere.
Del regista e sceneggiatore Spike Jonze (che presta anche la voce al bimbetto alieno del videogame) ho già parlato qui. Di Joaquin Phoenix (Theodore), Chris Pratt (Paul), Rooney Mara (Catherine), Kristen Wiig (è la voce di SexyKitten), Scarlett Johansson (la voce di Samantha), Amy Adams (Amy) e Brian Cox (la voce di Alan Watts) ho già parlato ai rispettivi link.
Olivia Wilde (vero nome Olivia Jane Cockburn) interpreta la ragazza con cui Theodore ha l'appuntamento al buio. Americana, la ricordo per film come Turistas, Tron: Legacy, Cowboys & Aliens, In Time, The Words e Rush; inoltre, ha partecipato a serie come The O.C. e Dr House e, come doppiatrice, ha partecipato ad episodi di Robot Chicken e American Dad!. Anche produttrice, regista e sceneggiatrice, ha 30 anni e cinque film in uscita.
Portia Doubleday, che nel film interpreta il "doppio" umano di Samantha, Isabella, nell'imbarazzante Lo sguardo di Satana - Carrie era mora e rispondeva al nome di Chris Hargensen. Originariamente, a dare la voce a Samantha avrebbe dovuto essere l'attrice Samantha Morton, che è stata sul set ogni giorno e aveva già registrato tutti i dialoghi. In fase di montaggio, però, Jonze ha capito che qualcosa non funzionava e, col benestare dell'attrice, ha deciso di ingaggiare la Johansson e farle ri-recitare da capo tutti i dialoghi. Tra l'altro, anche Chris Cooper ha girato alcune scene ma il suo personaggio è stato tagliato completamente fuori dalla pellicola. Un'altra attrice che ha dovuto rinunciare a partecipare al film, sebbene semplicemente a causa di impegni pregressi, è stata Carey Mulligan, rimpiazzata da Rooney Mara. E con questo concludo.. ENJOY!
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venerdì 21 marzo 2014
giovedì 13 marzo 2014
(Gio)WE, Bolla! del 13/03/2014
Buon giovedì a tutti! Continua la sequela di uscite italiane poco interessanti, con qualche sprazzo di luce qui e là, ben lungi ovviamente dal raggiungere il multisala. ENJOY!
Need for Speed
Reazione a caldo: in ritardo e non richiesto
Bolla, rifletti!: ricordo bene ai tempi dell’università un’amica che aveva il ragazzo impallatissimo per questo genere di videogame imperniati sull’alta velocità e ricordo bene che, sull’autoradio di lei, c’erano solo (o quasi) canzoni tratte dalla zamarrissima e reppusissima colonna sonora di Need for Speed. Dopo 100 anni si è deciso di trasporre detto videogame su grande schermo e io mi domando: perché? Non bastava Fast and Furious?
Supercondriaco
Reazione a caldo: proprio il genere di film che non potrei guardare
Bolla, rifletti!: e non perché Boon e l’altro compare, Kad Merad, non mi stiano simpatici, anzi. Ma proprio perché, probabilmente, mi verrebbero tutte le malattie che affliggono il protagonista. Magari lo recupererò in futuro, ma anche no.
Mr. Peabody e Sherman
Reazione a caldo: ma…
Bolla, rifletti!: ma questi non sono i due personaggi di cui fanno la parodia Stewie e Brian de I Griffin durante i loro viaggi nel tempo? A parte questo è mai arrivato nulla in Italia relativo al cane più intelligente del mondo e al suo figliolo adottivo? Boh, io non conoscendo la serie credo eviterò la pellicola ma magari i bambini ci si divertiranno, chissà.
47 Ronin
Reazione a caldo: ecco, questo potrei anche guardarlo..
Bolla, rifletti!: cioè, 47 ronin, mica uno. 47 guerrieri senza padrone guidati da un tamarrissimo Keanu Reeves come minimo potrebbe diventare una cosa epica. Tuttavia, come dice il titolo, 47 ronin mi sembrano troppi… non vorrei che ci si trovasse davanti a 47 burattini monodimensionali immersi nell’azione e nell’effetto speciale. Mah, ci penserò un po’ su.
Al cinema d’élite sono ovviamente MOLTO più illuminati e programmano l’unico film degno di essere visto questa settimana…
Lei
Reazione a caldo: aDDoro sulla fiducia
Bolla, rifletti!: d’altronde, parliamo di Spike Jonze, mica cotiche. E di un Oscar per la miglior sceneggiatura originale. Quello che penso della pellicola l’ho già scritto QUI al momento della sua uscita negli USA e i miei sentimenti non sono cambiati. Non vedo l’ora di guardarlo!!!
Need for Speed
Reazione a caldo: in ritardo e non richiesto
Bolla, rifletti!: ricordo bene ai tempi dell’università un’amica che aveva il ragazzo impallatissimo per questo genere di videogame imperniati sull’alta velocità e ricordo bene che, sull’autoradio di lei, c’erano solo (o quasi) canzoni tratte dalla zamarrissima e reppusissima colonna sonora di Need for Speed. Dopo 100 anni si è deciso di trasporre detto videogame su grande schermo e io mi domando: perché? Non bastava Fast and Furious?
Supercondriaco
Reazione a caldo: proprio il genere di film che non potrei guardare
Bolla, rifletti!: e non perché Boon e l’altro compare, Kad Merad, non mi stiano simpatici, anzi. Ma proprio perché, probabilmente, mi verrebbero tutte le malattie che affliggono il protagonista. Magari lo recupererò in futuro, ma anche no.
Mr. Peabody e Sherman
Reazione a caldo: ma…
Bolla, rifletti!: ma questi non sono i due personaggi di cui fanno la parodia Stewie e Brian de I Griffin durante i loro viaggi nel tempo? A parte questo è mai arrivato nulla in Italia relativo al cane più intelligente del mondo e al suo figliolo adottivo? Boh, io non conoscendo la serie credo eviterò la pellicola ma magari i bambini ci si divertiranno, chissà.
47 Ronin
Reazione a caldo: ecco, questo potrei anche guardarlo..
Bolla, rifletti!: cioè, 47 ronin, mica uno. 47 guerrieri senza padrone guidati da un tamarrissimo Keanu Reeves come minimo potrebbe diventare una cosa epica. Tuttavia, come dice il titolo, 47 ronin mi sembrano troppi… non vorrei che ci si trovasse davanti a 47 burattini monodimensionali immersi nell’azione e nell’effetto speciale. Mah, ci penserò un po’ su.
Al cinema d’élite sono ovviamente MOLTO più illuminati e programmano l’unico film degno di essere visto questa settimana…
Lei
Reazione a caldo: aDDoro sulla fiducia
Bolla, rifletti!: d’altronde, parliamo di Spike Jonze, mica cotiche. E di un Oscar per la miglior sceneggiatura originale. Quello che penso della pellicola l’ho già scritto QUI al momento della sua uscita negli USA e i miei sentimenti non sono cambiati. Non vedo l’ora di guardarlo!!!
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