Ci stiamo avvicinando a grandi passi alla notte degli Oscar, quindi ho recuperato Cold War (Zimna wojna), diretto e co-sceneggiato nel 2018 dal regista Pawel Pawlikowski e candidato a te statuette: Miglior Film Straniero, Miglior Regia e Miglior Fotografia.
Trama: negli anni subito seguenti la seconda guerra mondiale, un compositore polacco cerca di convincere una cantante a fuggire con lui a Parigi.
Cold War potrebbe fare idealmente il paio con Roma per la sua natura di film confezionato benissimo ed affascinante ma dalla trama poco coinvolgente, almeno per come l'ho percepito io. L'amore tra Zula e Wiktor, Romeo e Giulietta di una Polonia post-conflitto mondiale dove la speranza di libertà è stata subito oppressa dall'arrivo del regime di stampo stalinista, si snoda tra pochi alti e moltissimi bassi in un tira e molla continuo fatto di ardente passione, depressione blasé, tradimenti, escamotage per potere rimanere assieme e musica, tantissima musica. Una guerra fredda che non è solo quella tra un est sempre più povero e retrogrado e un ovest ricco di opportunità, ma anche tra diverse generazioni e due modi opposti di intendere la vita. Da un lato abbiamo Wiktor, piacente compositore già probabilmente oltre i quaranta, che dalla natia Polonia non può e non vuole più pretendere nulla e ambisce a farsi un nome altrove, dall'altra abbiamo la giovanissima Zula, restia ad abbandonare la patria soprattutto nel momento di maggior successo raggiunto a scapito di una vita difficilissima. Lui cerca di scappare, sperando di portarsi dietro lei, ma la fanciulla lo lascia andare a Parigi da solo; parrebbe che questo sentimento, già nato tra mille difficoltà, non riuscirà mai a concretizzarsi e invece i due si ritroveranno sempre, nel corso di quindici lunghi ed intensi anni, spinti a sprofondare nel baratro dalla passione incostante di lei e dall'amore incondizionato di lui. Unico punto fermo per entrambi, la musica, in tutte le sue declinazioni. L'amore tra Zula e Wiktor nasce con la musica popolare delle loro terre, piegata poi ai voleri del nuovo regime, e si impantana durante la realizzazione di un disco a Parigi, impersonale e "bastardo", come direbbe Zula; nel mezzo, mille declinazioni di melodie, dalla musica classica a quella jazz, passando per la lirica fino ad arrivare al trash esotico alla Carmen Miranda, specchio di un declino che non è solo musicale ma anche e soprattutto psicofisico.
Tra un numero musicale e l'altro, gradevoli e perfettamente intrecciati alla trama, la storia di Cold War scorre sullo schermo come se fosse scandita da una serie di diapositive, microepisodi che segnano il passare degli anni. Ciò che accade a Wiktor e Zula tra un incontro e l'altro importa poco e comunque viene proposto allo spettatore attraverso alcuni dettagli e spezzoni di dialoghi; quel che conta è la musica, la bellezza dei due interpreti enfatizzata da un bianco e nero abbacinante e perfettamente fotografato, capace di infondere in ogni fotogramma quell'aria di raffinatezza vintage, di cinema d'altri tempi, purtroppo privo dello stesso calore di un tempo. Dei due protagonisti, indubbiamente quella che si fa ricordare di più per carisma e fascino è la bionda Johanna Kulig, elegante come una diva del cinema anni '50, tuttavia il suo è un personaggio che ho trovato insopportabilmente banale, la tipica femme fatale (come rimarcato anche nei dialoghi) piena di problemi esistenziali fondamentalmente inutili; lui, dal canto suo, ha quella bellezza sciupata che lo rende interessante ma obiettivamente viene eclissato dalla compagna, privato della verve che potrebbe renderlo più di un semplice "uomo col borsello", destinato a consumarsi nello spleen di un sentimento che farebbe scappare la pazienza a un santo. Detto questo, nulla da togliere alla bellezza formale dell'insieme, alla bravura del cast e alla particolarità della colonna sonora, tuttavia non sono rimasta toccata da questa tragica storia d'amore come avrei voluto, potuto e dovuto. Come a dire, non è solo la guerra ad essere fredda.
Pawel Pawlikowski è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Polacco, ha diretto film come Last Resort - Amore senza scampo, My Summer of Love e Ida. Anche produttore e attore, ha 62 anni e un film in uscita.



