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mercoledì 8 marzo 2017

Il diritto di contare (2016)

Forte di tre candidature all'Oscar (Miglior Film, Miglior Sceneggiatura Non Originale e Octavia Spencer come Miglior Attrice Non Protagonista), arriva finalmente anche in Italia Il diritto di contare (Hidden Figures), diretto e co-sceneggiato nel 2016 dal regista Theodore Melfi e tratto dal libro omonimo di Margot Lee Shetterly. Con questo film è proprio il caso di augurare buona festa della donna a tutte le lettrici del blog!!


Trama: negli anni '60, un gruppo di donne di colore tra le quali spicca la matematica Katherine Goble aiuta i tecnici della NASA a spedire il primo uomo nello spazio.



Nonostante lo scorno degli "addetti ai lavori" per non avere avuto la possibilità di vedere per tempo sul grande schermo uno dei film candidati all'Oscar, stavolta la distribuzione italiana ci ha azzeccato e lo stesso vale per i titolisti. Il diritto di contare è un bellissimo titolo che gioca sia sull'aspetto razziale della vicenda narrata nel film, sia sul lavoro svolto dalle protagoniste, tre "cervellone" di colore impegnate ad eseguire incredibili calcoli matematici per conto della NASA; allo stesso modo, distribuirlo proprio l'8 marzo, giorno della festa della donna, potrebbe non solo spingere più gente al cinema a vederlo ma potrebbe anche scatenare qualche riflessione sulla condizione lavorativa delle donne, che a ben vedere non è cambiata molto dagli anni '60, soprattutto negli ambienti "piccoli". Katherine, Dorothy e Mary sono tre capacissime donne che, oltre ad avere lo svantaggio di appartenere al cosiddetto sesso debole, sono anche nate con la pelle di un colore diverso in un'America ancora piagata dalle leggi di segregazione razziale. Nonostante questo, pur compiendo lavori che non rendono giustizia alle loro capacità individuali, tutte e tre sono impiegate alla NASA e un giorno Katherine, la quale può essere tranquillamente definita un genio della matematica, viene richiesta per svolgere le funzioni di un computer nel corso della delicata preparazione che avrebbe portato al primo viaggio spaziale americano, quello della capsula Friendship 7 e dell'astronauta John Glenn. La sceneggiatura de Il diritto di contare segue dunque le vicende di queste tre donne, all'interno del rispettivo ambito lavorativo (fonte di dolori e soddisfazioni in pari misura) e anche in quello familiare o sociale, focalizzandosi non solo sulla lotta per essere rispettate al pari dei loro colleghi e colleghe bianche, ma anche su quella affrontata quotidianamente contro i pregiudizi di amanti e mariti che ancora riconoscono in loro il "sesso debole" nonostante il cervello, la passione e la determinazione che le rende assai superiori a moltissimi uomini. Il tutto è raccontato con mano lieve, con alcuni momenti divertenti capaci di stemperare situazioni assai spiacevoli (gli episodi più violenti della lotta razziale vengono solo suggeriti o appena mostrati ma le parole fanno più male delle aggressioni fisiche, si sa) ed altri genuinamente commoventi, mentre le vicende di queste signore realmente esistite sono contestualizzate all'interno dei momenti chiave di un pezzo importante di storia americana.


Lo stile proposto da Melfi e soci richiama molto quello di The Help e non solo perché ritroviamo nel cast la simpatica Octavia Spencer, alla quale il film di Tate Taylor aveva portato già parecchia fortuna. Ne Il diritto di contare viene riproposto il cameratismo di chi si trova reietto all'interno della società e condivide modi di essere e tradizioni lontani da quelli dei bianchi, il mix dolceamaro di commedia e dramma, la presenza di personaggi (sia bianchi che neri) a tratti stereotipati ma sui quali riversare comunque tutto il nostro amore o il nostro odio, infine un gusto delizioso per quel che riguarda costumi e scenografie, soprattutto quando il film mostra la vita familiare di Katherine e compagne, le quali meriterebbero la visione della pellicola in lingua originale anche solo per il modo in cui cambiano accento a seconda che parlino tra di loro o con i superiori della NASA. A tal proposito, le attrici sono tutte molto brave, soprattutto quelle principali (sebbene la nomination di Octavia Spencer mi sia sembrata un po' eccessiva) e anche il cast di supporto è molto valido: Kevin Costner offre un'interpretazione assai misurata e adatta al suo phisique du rol, Mahershala Ali e il Chaaaad sono entrambi molto simpatici, Kirsten Dunst ormai pare mia nonna ma è perfetta nel ruolo del colletto bianco femmina alla "non sono razzista ma...". L'unico neo è Jim Parsons che, poveraccio, è costretto per contratto a riprendere i tic di Sheldon anche in un film ambientato negli anni '60 e si è visto superare persino da Wolowitz, che per Florence si è beccato invece una bella nomination ai Golden Globes, In definitiva, Il diritto di contare è un film delizioso che vi consiglio di recuperare, sicuramente uscirete dal cinema con un bel sorriso stampato sulle labbra e di questi tempi non è roba da poco!


Del regista e co-sceneggiatore Theodore Melfi ho già parlato QUI. Octavia Spencer (Dorothy Vaughan), Kevin Costner (Al Harrison), Kirsten Dunst (Vivian Mitchell), Jim Parsons (Paul Stafford), Mahershala Ali (Colonnello Jim Johnson) li trovate invece ai rispettivi link.

Taraji P. Henson interpreta Katherine G. Johnson. Americana, ha partecipato a film come Il curioso caso di Benjamin Button e a serie come E.R. Medici in prima linea, Dr. House e CSI; come doppiatrice, ha lavorato per serie quali The Cleveland Show e I Simpson. Anche produttrice, ha 47 anni e un film in uscita.


Glen Powell interpreta John Glenn. Indimenticabile Chad della serie Scream Queens, ha partecipato a film come Spy Kids - Missione 3-D: Game Over, Il cavaliere oscuro - Il ritorno, I mercenari 3 e ad altre serie quali CSI: Miami. Anche produttore, sceneggiatore e stuntman, ha 29 anni e un film in uscita.


La cantante Janelle Monáe, che interpreta Mary Jackson, ha partecipato ad un altro dei film in lizza per l'Oscar quest'anno, Moonlight. Se Il diritto di contare vi fosse piaciuto recuperate The Help e Apollo 13. ENJOY!

mercoledì 24 dicembre 2014

St. Vincent (2014)

Quando vedo scritto Bill Murray sulla locandina di un film mi butto a scatola chiusa ed è quello che è successo per St.Vincent, diretto e sceneggiato dal regista Theodore Melfi. Dopo questa recensione il Bollalmanacco si ferma per un paio di giorni, quindi... BUON NATALE a tutti!!!


Trama: Vincent è un vecchio perditempo, dedito all’alcool, al gioco d’azzardo e ai piccoli furti. Un giorno la nuova vicina di casa è costretta ad affidargli il figlioletto e tra i due nasce, a poco a poco, una strana amicizia...


St.Vincent è uno di quegli edificanti film tipicamente natalizi (pur non essendo ambientato a dicembre) dove il burbero personaggio principale viene ammorbidito da un altro personaggio "a sorpresa", che può essere un bimbo, come in questo caso, una donna, un cane o qualsiasi altra categoria distante dalla realtà in cui si era trincerato fino a quel momento il misantropo di turno. Come tutti i film di questo genere non si regge sull'effetto sorpresa, anzi, segue piuttosto un percorso abbastanza regolare di conoscenza - faticosa amicizia - evento che fa precipitare le cose - riappacificazione e redenzione del protagonista con tanto di inevitabile happy ending ma in questo caso i personaggi sono abbastanza simpatici e peculiari da coinvolgere comunque lo spettatore e interessarlo alle loro vicende umane. Abbiamo Vincent, un vecchio e depresso ubriacone che passa il tempo alle corse e si intrattiene con una prostituta/spogliarellista incinta, un bimbetto nuovo in città e stranamente non irritante come la maggior parte dei suoi coetanei cinematografici e una mamma disadattata che non sa come gestire un divorzio e il nuovo, pesantissimo lavoro; l'interazione tra tutti questi personaggi crea una piccola storia di ordinarie incomprensioni dove ognuno scoprirà qualcosa di inaspettato su di sé e sulle persone che lo circondano e dove ognuno, alla fine, verrà a patti con i propri problemi imparando ad affidarsi un po' di più agli altri. Il finale in particolare mi ha commossa (ho il cuore tenero sotto Natale) anche perché sottolinea come non si debba per forza essere figure "mitiche" per venire considerati santi, bastano dei piccoli, quotidiani ed altruistici sacrifici in grado di dissipare le tante ombre della nostra imperfetta umanità: Vincent si ammorbidisce, è vero, ma rimane coerente con sé stesso anche durante i titoli di coda, un bel cambiamento rispetto all'ultimo trend cinematografico che ci mostra solo personaggi vogliosi di apparire e pronti a plasmarsi secondo i desideri degli altri.


A proposito di Vincent, c'è da dire che il film si regge interamente sull'interpretazione di Bill Murray e che senza questo grandissimo attore la pellicola non varrebbe quasi i soldi spesi per realizzarla né meriterebbe un post che superi le cinque righe. E' sempre un piacere vedere il vecchio Bill svettare sugli altri interpreti con l'aria di chi si trova lì per caso eppure riesce ad essere "il migliore in quello che fa", come direbbe Wolverine: la sua faccia scoglionata scatena sempre e comunque un moto di innata tenerezza e in un paio di occasioni mi sono ritrovata a ridere di cuore davanti ai confronti tra questo mostro sacro e il piccolo co-protagonista, che come ho detto sopra ho trovato molto simpatico. Per quel che riguarda il resto del cast, Melissa McCarthy offre un'interpretazione misurata e assai diversa dalle poche performance comiche in cui mi è capitato di vederla impegnata, mentre la povera Naomi Watts ormai è ridotta a piccole parti da caratterista e nei panni della spogliarellista russa incinta risulta parecchio forzata e anche un po' ridicola, l'unico neo di una pellicola banalotta ma carina. Ultima particolarità di St.Vincent è la bella colonna sonora, quasi interamente incentrata su classiconi anni '60 - '70 come Somebody to Love dei Jefferson Airplane, l'immancabile Bob Dylan o un paio di altri pezzi che consentono a Bill Murray di "scatenarsi" anche come improbabile ballerino. Insomma, se siete alla ricerca di una commedia dal sapore agrodolce da godervi in famiglia sotto Natale St.Vincent è il film che fa per voi: purtroppo non ha le carte in regola per diventare un cult anzi, ne è ben lontano, ma è comunque molto gradevole.


Di Bill Murray (Vincent), Melissa McCarthy (Maggie), Naomi Watts (Daka) e Terrence Howard (Zucko) ho già parlato ai rispettivi link.

Theodore Melfi è il regista e sceneggiatore della pellicola, al suo primo lungometraggio. Americano, è anche produttore e attore.


Chris O'Dowd interpreta Padre Geraghty. Irlandese, ha partecipato a film come I Love Radio Rock, I fantastici viaggi di Gulliver, Le amiche della sposa, Thor: The Dark World e ha doppiato un episodio de I Griffin. Anche sceneggiatore e produttore, ha 35 anni e due film in uscita.


Se St. Vincent vi fosse piaciuto potete recuperare Rushmore. ENJOY!



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