Anche quest'anno è arrivata, come il Natale! Sto parlando della Notte Horror Blogger Edition, giunta ormai alla terza edizione! Oggi condivido la serata con l'amica Beatrix di Cinquecento Film Insieme (la quale parlerà del romeriano La terra dei morti viventi, visto all'epoca dell'uscita cinematografica e molto soddisfacente) e col regista e sceneggiatore Anthony Hickox, che nel 1988 girava Waxwork - Benvenuti al museo delle cere (Waxwork). Siete pronti per questo agghiaggiande viaggio nel terrore? E allora... ENJOY!
Trama: sei ragazzi vengono invitati dal padrone di un bizzarro museo delle cere appena aperto in città. Le installazioni del museo nascondono però un terribile segreto che potrebbe rivelarsi fatale per i sei malcapitati...
A differenza degli anni scorsi, durante i quali avevo scelto film che ben ricordavo dalle Notti Horror di Italia 1, stavolta ho voluto buttarmi su qualcosa di inedito, tanto per cambiare un po'. Ricordavo che Lucia aveva parlato con affetto di Waxwork - Benvenuti al museo delle cere e anche di Dolls ma siccome guardare un film interamente dedicato ad un branco di bambole assassine avrebbe potuto causarmi seri danni cardiaci ho scelto di dirigere la mia attenzione verso le più "tranquille" statue di cera. Per fortuna (o purtroppo, dipende dai punti di vista) ho scelto bene, ché Waxwork non fa affatto paura. Girato con un piglio molto ironico, il film di Anthony Hickox è una sorta di parodia di moltissimi generi horror, un collage di ministorie racchiuse all'interno di un'installazione da museo, collegate tra loro da una trama assolutamente pretestuosa a base di sacrifici umani, patti con un demonio che, poverino, non viene neppure mai mostrato, ed improbabili protettori dell'umanità. Ho parlato di parodia ma ciò non è propriamente esatto. Waxwork è divertente e non si prende sul serio, eppure ogni microstoria raccontata è girata tenendo a mente determinati canoni del genere che vuole rappresentare, e forma di fatto un piccolo universo a sé: con tutti i loro difetti, il racconto del licantropo, quello del vampiro, quello della mummia, quello del Marchese de Sade (sempre che sia lui, visto che parrebbe piuttosto un antenato di Jack Sparrow) e quello degli zombie starebbero tranquillamente in piedi da soli, in quanto agili bignami di storie universali, e nel loro piccolo riescono a creare tutta la tensione che manca alla cornice "esterna" del film, più baracconesca. Tenendo a mente questo, alla fine del film rimane il rimpianto di non avere potuto affondare i denti in moltissime delle altre installazioni mostrate all'interno del museo, alcune delle quali popolate da creature che avrebbero potuto fare la gioia del buon Lovecraft, ma ci si può godere comunque una sana dose di gore e parecchie scene disgustosette.
Quello che non manca in Waxwork è infatti l'abbondanza di liquido rosso. In questo senso, l'episodio passato agli annali della storia dell'horror è quello dedicato a Dracula, che comincia con un banchetto a base di "steak tartare" (sì, credici) innaffiata da una sospettosa salsa color cremisi e si conclude, furbamente, all'interno di una stanza bianca letteralmente sporcata da secchiate di sangue; ammetto, da grezza patentata quale sono, che fino a quel momento avevo dismesso Waxwork come un filmettino da pochi soldi, poi ho cominciato a guardarlo con molta più attenzione. E' stato lì che ho cominciato ad apprezzare le scelte registiche di Hickox, l'utilizzo dei diversi tipi di fotografia e l'accurata scelta dei costumi, elementi che saltano all'occhio ogni volta che i personaggi si ritrovano coinvolti nella terribile realtà rappresentata dalle varie statue di cera. Lo stesso make-up e gli effetti speciali sono decisamente superiori rispetto ad una qualsiasi, bassa produzione anni '80; come ho detto sopra, il bestiario delle installazioni non utilizzate è per la maggior parte vario e bello da vedere, due esempi eclatanti sono il bambino mostro oppure la creatura prigioniera all'interno di una gabbia, talmente terrificanti che se Hickox avesse deciso di utilizzarli seriamente nel film probabilmente ci saremmo trovati davanti ad un capolavoro dell'horror. Sicuramente, avrei preferito uno spin-off dedicato ad uno di questi due mostri piuttosto che l'imbarazzante episodio dedicato al Marchese de Sade, probabilmente il momento più WTF dell'intera pellicola nonché la quasi sicura fonte d'ispirazione dell'aberrante film di Tobe Hooper, che ne ha riproposto pedissequamente ogni aspetto negativo, a partire dalla stupidità della damsel in distress (una cagnissima Deborah Foreman) per arrivare al laidume del Marchese interpretato da J.Kenneth Campbell. Restando in tema attori, è sempre bello invece vedere il Billy dei Gremlins (moccioso altolocato riempito di latte da una madre iperprotettiva) e soprattutto l'ironico David Warner nei panni del proprietario del museo, mentre Dana Ashbrook sarebbe da prendere a ceffoni ma, capiamolo, era ancora un régazzino! Che ore sono? Uh, è quasi l'ora de La terra dei morti viventi, quindi la finisco qui e vi do appuntamento su Cinquecento film insieme, sperando di avervi invogliati a recuperare Waxwork!
Di seguito, ecco i link ai film già comparsi nella rassegna e il bannerone con i prossimi appuntamenti da non perdere!
Funny Games
Milo
Scream
The Whisperer in Darkness
Frailty - Nessuno è al sicuro
Nightmare - Dal profondo della notte




