Ci siamo arrivati, finalmente. Oggi in America uscirà la prima puntata della nuova serie di Twin Peaks e io sono talmente in fibrillazione che ho deciso di festeggiare ripassando con Fuoco cammina con me (Twin Peaks: Fire Walk with Me), diretto e co-sceneggiato nel 1992 dal regista David Lynch.
Trama: nella città di Deer Meadows, due agenti dell'FBI indagano sulla morte della giovane Theresa Banks e uno dei due scompare misteriosamente. Un anno dopo, a Twin Peaks, Laura Palmer affronta gli angoscianti ultimi giorni della sua vita...
Pare che David Lynch abbia detto che Fuoco cammina con me sarà fondamentale per la terza stagione della sua creatura televisiva. Buono a sapersi, visto che io, alla veneranda età di 36 anni e al mio quarto recupero dell'intera serie, non avevo ancora avuto modo di guardare lo sfortunato film che fa da prequel all'intera vicenda. Perché dico sfortunato? Beh, perché nel 1992 se l'erano filato in pochi, di Laura Palmer non fregava più nulla a nessuno, per l'undicenne Bolla c'era un simpatico divieto ai minori di 14 anni a bloccare l'ingresso al cinema e al momento del passaggio televisivo i miei pensieri erano già lontani da una serie che avevo concluso solo "per sentito dire", troppo terrificante e complicata per una bambina delle elementari. All'età di 36 anni sono dunque arrivata vergine all'appuntamento con Fuoco cammina con me e me lo sono goduto tutto, dall'inizio alla fine, senza guide, teorie complottistiche, trattati sulle Logge, tomi dedicati a Lynch e quant'altro: me lo sono goduto come il pezzo mancante di una serie che ho imparato ad amare, al netto dei riferimenti Lynchiani e dello stile particolare del regista, cercando risposte a domande che mi porto dietro da più di vent'anni e rimanendo sconcertata davanti all'insorgere di nuovi dubbi. Che fine ha fatto l'agente Desmond? Chi diamine è Judy? E il gigante perché non c'era? Immagino che lo zoccolo duro di fan avrà una risposta a tutte queste domande e mi riderà dietro ma io non leggo da anni Il Diario segreto di Laura Palmer (dietro c'è una storia simpatica ma non voglio annoiarvi), non sono riuscita ad acquistare e leggere The Secret History of Twin Peaks e dubito, purtroppo e pur avendo la fighissima edizione bluray che comprende l'opera omnia TwinPeaksiana, di riuscire a guardare entro domenica Twin Peaks: The Missing Pieces, un'ora e mezza di scene eliminate da Fuoco cammina con me, quindi mi ritrovo persa come un tacchino (gobble, gobble) nel mais o nella garmonbozia, fate voi.
Il limite che, a mio avviso, ha segnato il flop di Fuoco cammina con me è semplicemente quello di essere stato realizzato esclusivamente per chi aveva seguito Twin Peaks all'epoca e di essere non tanto un film DI Lynch quanto un film SU Twin Peaks, impossibile da vedere come pellicola a sé stante e giustamente incomprensibile per lo spettatore occasionale. Siccome ho avuto pietà del Bolluomo e non gliel'ho fatto guardare non saprei definire il valore di Fuoco cammina con me slegato dalla serie televisiva. Probabilmente, preso da solo, come horror psicologico non varrebbe una cicca e risulterebbe, soprattutto nella parte introduttiva legata all'omicidio di Theresa Banks, un'accozzaglia di personaggi, visioni ed elementi inquietanti ma inutili, capaci di scoraggiare il 90% degli spettatori. La seconda parte, quella dedicata agli ultimi giorni di Laura Palmer, è invece più "coerente" e compatta, per quanto anch'essa zeppa di elementi che ad un non fan della serie rischiano di dire poco o nulla. Spogliato da tutti i suoi orpelli, Fuoco cammina con me verte sulla discesa all'inferno di una ragazza costretta a vivere ogni notte un trauma terribile, trascinata lentamente ma inesorabilmente verso un "lato oscuro" che la priva delle sue ultime vestigia di innocenza; Laura fa uso di cocaina, si prostituisce, beve, ferisce chi ama, perverte letteralmente il sogno della reginetta del paese diventando oggetto sessuale per quasi tutti gli uomini che hanno a che fare con lei, tutto per sfuggire a quell'oscurità che inesorabilmente la reclama a sé dall'età di dodici anni. Gli ultimi giorni della ragazza sono un tripudio di angoscia, costellati di goffi tentativi di chiedere aiuto (che piacere rivedere lo sfortunato Harold!) e vaghi attimi di lucidità in cui Laura cerca di allontanare da sé le uniche due persone innocenti che ancora le sono amiche, la fida Donna e l'amato James, troppo ingenui e "puri" per venire sporcati dal male che infesta il corpo e l'anima della bionda antieroina. Come già nella serie, la partita per l'anima di Laura viene giocata sia nella realtà tangibile sia nella misteriosa Loggia Nera, popolata da spiriti dagli scopi imperscrutabili che si nutrono del dolore umano, e queste due dimensioni spesso si incontrano e si annullano, così come accade al tempo e allo spazio, in un modo che solo pochi eletti (Cooper, la signora del ceppo, gli ospiti degli spiriti, solo per fare qualche nome) riescono a cogliere senza comprenderlo nella sua interezza. Ma qui, ovviamente, si sconfina nel lynchiano e nel territorio strettamente legato a Twin Peaks.
Come ho già detto, è durante la prima parte del film che lo spettatore occasionale rischia di arrendersi ed è lì che si annidano le domande più insidiose anche per chi ha seguito la serie. Le beghe interne all'FBI e i misteri che circondano Dale Cooper, Philip Jeffries e Chester Desmond sono apparentemente poco legati al cuore della storia di Laura Palmer (benché anche chi non conosce Twin Peaks possa facilmente intuire che il destino di Cooper andrà prima o poi a scontrarsi con quello della biondona) e rischiano di sembrare un riempitivo messo lì giusto per allungare il già corposo metraggio della pellicola. In realtà, tutto fa parte di un puzzle rimasto incompiuto, persino quel David Bowie che compare per pochissimo e che, da vero Uomo caduto sulla terra, è probabilmente rimasto preso nelle maglie della Loggia Nera così come il povero Chester Desmond, avvicinatosi troppo a misteri dai quali non è riuscito a proteggerlo neppure l'addestramento del peculiare Gordon Cole, agente dell'FBI criptico quanto il regista di cui è l'alter ego (o viceversa). Alter ego, doppi negativi (di personaggi o città, ho adorato come Deer Meadows fosse la versione maligna di Twin Peaks), luce vs tenebra, sogni e visioni, sono tutti temi cari a Lynch che tornano prepotenti in questo Fuoco cammina con me, anche se magari non proprio in maniera coerentissima o limpida, e rendono la pellicola un'opera affascinante benché imperfetta, tanto che alla fine delle due ore pare quasi di riemergere da un mondo altro, molto lontano ma anche incredibilmente vicino, ché il male si annida ove meno ci aspetteremmo. Dopo tutto quello che ho scritto vi parrà strano che abbia preferito la prima parte della pellicola alla seconda ma la verità è che adoro personaggi come Cole e Albert (Ciao Miguel, mi mancherai tantissimo...) e vedere un Kiefer Sutherland in versione Stanlio, timidino e pieno di tic, mi ha ricordato molto le atmosfere ironiche di Twin Peaks, atmosfere di cui questo cupissimo prequel difetta, inoltre per un attimo ho sperato in un bell'approfondimento degli spiriti che infestano la Loggia Nera (chi è la vecchia con la borsa del ghiaccio sull'occhio, tra l'altro?), Mrs. Tremond e nipote in primis. Di Laura Palmer o del suo desiderio di autodistruzione non me ne è mai potuto importare di meno, diciamo la verità, inoltre l'interpretazione di Sheryl Lee, con tutto il rispetto, fa spesso cadere le braccia e nella parte dedicata a Twin Peaks mancano troppi personaggi amatissimi, Audrey Horne e Garland Briggs in primis. Unica nota positiva per quel che riguarda il cast è la sostituzione di Laura Flynn Boyle, che ho sempre trovato inadatta al ruolo di Donna Hayward, con Moira Kelly dai grandi occhi innocenti, perfetta per incarnare l'ingenuità un po' invidiosa e un po' sognatrice della migliore amica di Laura. Avendo già scritto un papiro mi fermo qui anche se ci sarebbero mille altre cose da dire: aspetto di recuperare i Missing Pieces e mi preparo spiritualmente per domenica, magari facendo un po' di meditazione alla Dale Cooper! Daje, Coop!
Del regista e sceneggiatore David Lynch, che interpreta anche Gordon Cole, ho già parlato QUI. Sheryl Lee (Laura Palmer), Ray Wise (Leland Palmer), Mädchen Amick (Shelly Johnson), Dana Ashbrook (Bobby Briggs), David Bowie (Philip Jeffries), Miguel Ferrer (Albert Rosenfeld), Heather Graham (Annie Blackburn), Jürgen Prochnow (l'uomo del legno), Harry Dean Stanton (Carl Rodd), Kiefer Sutherland (Sam Stanley), Grace Zabriskie (Sarah Palmer) e Kyle MacLachlan (Dale Cooper) li trovate invece ai rispettivi link.
James Marshall interpreta James Hurley. Americano, ha partecipato a film come Codice d'onore e a serie quali La signora in giallo, Genitori in blue jeans e CSI - Scena del crimine. Anche produttore, ha 50 anni ed è uno dei membri del cast che tornerà anche nella nuova serie di Twin Peaks.
Frances Bay interpreta Mrs Tremond. Canadese, la ricordo per film come Terrore in cima alle scale, Velluto blu, I gemelli, Cuore selvaggio, Aracnofobia, Il pozzo e il pendolo, Critters 3, Il seme della follia e Inspector Gadget, inoltre ha partecipato a serie quali Il tenente Kojak, I Jefferson, Hazzard, Happy Days, Casa Keaton, Saranno famosi, Santa Barbara, ALF, I racconti della cripta, I segreti di Twin Peaks, Hunter, X-Files, La signora in giallo, Clueless, Seinfeld, E.R. Medici in prima linea, Streghe, Tutto in famiglia, Hannah Montana e Grey's Anatomy. E' morta nel 2011, all'età di 92 anni.
Fuoco cammina con me avrebbe dovuto essere il primo di una serie di film atti ad esplorare la mitologia della Loggia Nera ma lo scarso successo della pellicola (e lo scarso entusiasmo degli attori, visto che persino MacLachlan ha tentennato a presenziare nei panni di Cooper mentre Sherilyn Fenn, Lara Flynn Boyle e Richard Beymer hanno direttamente dato forfait) ha portato Lynch ad abbandonare il progetto. Come ho già accennato nel post, Fuoco cammina con me può essere considerato il prequel di Twin Peaks quindi, se vi fosse piaciuto, recuperate I segreti di Twin Peaks, gli altri film di David Lynch e... preparatevi, che da stasera si ricomincia!! ENJOY!
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domenica 21 maggio 2017
martedì 26 luglio 2016
Notte Horror 2016: Waxwork - Benvenuti al museo delle cere (1988)
Anche quest'anno è arrivata, come il Natale! Sto parlando della Notte Horror Blogger Edition, giunta ormai alla terza edizione! Oggi condivido la serata con l'amica Beatrix di Cinquecento Film Insieme (la quale parlerà del romeriano La terra dei morti viventi, visto all'epoca dell'uscita cinematografica e molto soddisfacente) e col regista e sceneggiatore Anthony Hickox, che nel 1988 girava Waxwork - Benvenuti al museo delle cere (Waxwork). Siete pronti per questo agghiaggiande viaggio nel terrore? E allora... ENJOY!
Trama: sei ragazzi vengono invitati dal padrone di un bizzarro museo delle cere appena aperto in città. Le installazioni del museo nascondono però un terribile segreto che potrebbe rivelarsi fatale per i sei malcapitati...
A differenza degli anni scorsi, durante i quali avevo scelto film che ben ricordavo dalle Notti Horror di Italia 1, stavolta ho voluto buttarmi su qualcosa di inedito, tanto per cambiare un po'. Ricordavo che Lucia aveva parlato con affetto di Waxwork - Benvenuti al museo delle cere e anche di Dolls ma siccome guardare un film interamente dedicato ad un branco di bambole assassine avrebbe potuto causarmi seri danni cardiaci ho scelto di dirigere la mia attenzione verso le più "tranquille" statue di cera. Per fortuna (o purtroppo, dipende dai punti di vista) ho scelto bene, ché Waxwork non fa affatto paura. Girato con un piglio molto ironico, il film di Anthony Hickox è una sorta di parodia di moltissimi generi horror, un collage di ministorie racchiuse all'interno di un'installazione da museo, collegate tra loro da una trama assolutamente pretestuosa a base di sacrifici umani, patti con un demonio che, poverino, non viene neppure mai mostrato, ed improbabili protettori dell'umanità. Ho parlato di parodia ma ciò non è propriamente esatto. Waxwork è divertente e non si prende sul serio, eppure ogni microstoria raccontata è girata tenendo a mente determinati canoni del genere che vuole rappresentare, e forma di fatto un piccolo universo a sé: con tutti i loro difetti, il racconto del licantropo, quello del vampiro, quello della mummia, quello del Marchese de Sade (sempre che sia lui, visto che parrebbe piuttosto un antenato di Jack Sparrow) e quello degli zombie starebbero tranquillamente in piedi da soli, in quanto agili bignami di storie universali, e nel loro piccolo riescono a creare tutta la tensione che manca alla cornice "esterna" del film, più baracconesca. Tenendo a mente questo, alla fine del film rimane il rimpianto di non avere potuto affondare i denti in moltissime delle altre installazioni mostrate all'interno del museo, alcune delle quali popolate da creature che avrebbero potuto fare la gioia del buon Lovecraft, ma ci si può godere comunque una sana dose di gore e parecchie scene disgustosette.
Quello che non manca in Waxwork è infatti l'abbondanza di liquido rosso. In questo senso, l'episodio passato agli annali della storia dell'horror è quello dedicato a Dracula, che comincia con un banchetto a base di "steak tartare" (sì, credici) innaffiata da una sospettosa salsa color cremisi e si conclude, furbamente, all'interno di una stanza bianca letteralmente sporcata da secchiate di sangue; ammetto, da grezza patentata quale sono, che fino a quel momento avevo dismesso Waxwork come un filmettino da pochi soldi, poi ho cominciato a guardarlo con molta più attenzione. E' stato lì che ho cominciato ad apprezzare le scelte registiche di Hickox, l'utilizzo dei diversi tipi di fotografia e l'accurata scelta dei costumi, elementi che saltano all'occhio ogni volta che i personaggi si ritrovano coinvolti nella terribile realtà rappresentata dalle varie statue di cera. Lo stesso make-up e gli effetti speciali sono decisamente superiori rispetto ad una qualsiasi, bassa produzione anni '80; come ho detto sopra, il bestiario delle installazioni non utilizzate è per la maggior parte vario e bello da vedere, due esempi eclatanti sono il bambino mostro oppure la creatura prigioniera all'interno di una gabbia, talmente terrificanti che se Hickox avesse deciso di utilizzarli seriamente nel film probabilmente ci saremmo trovati davanti ad un capolavoro dell'horror. Sicuramente, avrei preferito uno spin-off dedicato ad uno di questi due mostri piuttosto che l'imbarazzante episodio dedicato al Marchese de Sade, probabilmente il momento più WTF dell'intera pellicola nonché la quasi sicura fonte d'ispirazione dell'aberrante film di Tobe Hooper, che ne ha riproposto pedissequamente ogni aspetto negativo, a partire dalla stupidità della damsel in distress (una cagnissima Deborah Foreman) per arrivare al laidume del Marchese interpretato da J.Kenneth Campbell. Restando in tema attori, è sempre bello invece vedere il Billy dei Gremlins (moccioso altolocato riempito di latte da una madre iperprotettiva) e soprattutto l'ironico David Warner nei panni del proprietario del museo, mentre Dana Ashbrook sarebbe da prendere a ceffoni ma, capiamolo, era ancora un régazzino! Che ore sono? Uh, è quasi l'ora de La terra dei morti viventi, quindi la finisco qui e vi do appuntamento su Cinquecento film insieme, sperando di avervi invogliati a recuperare Waxwork!
Di seguito, ecco i link ai film già comparsi nella rassegna e il bannerone con i prossimi appuntamenti da non perdere!
Funny Games
Milo
Scream
The Whisperer in Darkness
Frailty - Nessuno è al sicuro
Nightmare - Dal profondo della notte
Trama: sei ragazzi vengono invitati dal padrone di un bizzarro museo delle cere appena aperto in città. Le installazioni del museo nascondono però un terribile segreto che potrebbe rivelarsi fatale per i sei malcapitati...
A differenza degli anni scorsi, durante i quali avevo scelto film che ben ricordavo dalle Notti Horror di Italia 1, stavolta ho voluto buttarmi su qualcosa di inedito, tanto per cambiare un po'. Ricordavo che Lucia aveva parlato con affetto di Waxwork - Benvenuti al museo delle cere e anche di Dolls ma siccome guardare un film interamente dedicato ad un branco di bambole assassine avrebbe potuto causarmi seri danni cardiaci ho scelto di dirigere la mia attenzione verso le più "tranquille" statue di cera. Per fortuna (o purtroppo, dipende dai punti di vista) ho scelto bene, ché Waxwork non fa affatto paura. Girato con un piglio molto ironico, il film di Anthony Hickox è una sorta di parodia di moltissimi generi horror, un collage di ministorie racchiuse all'interno di un'installazione da museo, collegate tra loro da una trama assolutamente pretestuosa a base di sacrifici umani, patti con un demonio che, poverino, non viene neppure mai mostrato, ed improbabili protettori dell'umanità. Ho parlato di parodia ma ciò non è propriamente esatto. Waxwork è divertente e non si prende sul serio, eppure ogni microstoria raccontata è girata tenendo a mente determinati canoni del genere che vuole rappresentare, e forma di fatto un piccolo universo a sé: con tutti i loro difetti, il racconto del licantropo, quello del vampiro, quello della mummia, quello del Marchese de Sade (sempre che sia lui, visto che parrebbe piuttosto un antenato di Jack Sparrow) e quello degli zombie starebbero tranquillamente in piedi da soli, in quanto agili bignami di storie universali, e nel loro piccolo riescono a creare tutta la tensione che manca alla cornice "esterna" del film, più baracconesca. Tenendo a mente questo, alla fine del film rimane il rimpianto di non avere potuto affondare i denti in moltissime delle altre installazioni mostrate all'interno del museo, alcune delle quali popolate da creature che avrebbero potuto fare la gioia del buon Lovecraft, ma ci si può godere comunque una sana dose di gore e parecchie scene disgustosette.
Quello che non manca in Waxwork è infatti l'abbondanza di liquido rosso. In questo senso, l'episodio passato agli annali della storia dell'horror è quello dedicato a Dracula, che comincia con un banchetto a base di "steak tartare" (sì, credici) innaffiata da una sospettosa salsa color cremisi e si conclude, furbamente, all'interno di una stanza bianca letteralmente sporcata da secchiate di sangue; ammetto, da grezza patentata quale sono, che fino a quel momento avevo dismesso Waxwork come un filmettino da pochi soldi, poi ho cominciato a guardarlo con molta più attenzione. E' stato lì che ho cominciato ad apprezzare le scelte registiche di Hickox, l'utilizzo dei diversi tipi di fotografia e l'accurata scelta dei costumi, elementi che saltano all'occhio ogni volta che i personaggi si ritrovano coinvolti nella terribile realtà rappresentata dalle varie statue di cera. Lo stesso make-up e gli effetti speciali sono decisamente superiori rispetto ad una qualsiasi, bassa produzione anni '80; come ho detto sopra, il bestiario delle installazioni non utilizzate è per la maggior parte vario e bello da vedere, due esempi eclatanti sono il bambino mostro oppure la creatura prigioniera all'interno di una gabbia, talmente terrificanti che se Hickox avesse deciso di utilizzarli seriamente nel film probabilmente ci saremmo trovati davanti ad un capolavoro dell'horror. Sicuramente, avrei preferito uno spin-off dedicato ad uno di questi due mostri piuttosto che l'imbarazzante episodio dedicato al Marchese de Sade, probabilmente il momento più WTF dell'intera pellicola nonché la quasi sicura fonte d'ispirazione dell'aberrante film di Tobe Hooper, che ne ha riproposto pedissequamente ogni aspetto negativo, a partire dalla stupidità della damsel in distress (una cagnissima Deborah Foreman) per arrivare al laidume del Marchese interpretato da J.Kenneth Campbell. Restando in tema attori, è sempre bello invece vedere il Billy dei Gremlins (moccioso altolocato riempito di latte da una madre iperprotettiva) e soprattutto l'ironico David Warner nei panni del proprietario del museo, mentre Dana Ashbrook sarebbe da prendere a ceffoni ma, capiamolo, era ancora un régazzino! Che ore sono? Uh, è quasi l'ora de La terra dei morti viventi, quindi la finisco qui e vi do appuntamento su Cinquecento film insieme, sperando di avervi invogliati a recuperare Waxwork!
Di seguito, ecco i link ai film già comparsi nella rassegna e il bannerone con i prossimi appuntamenti da non perdere!
Funny Games
Milo
Scream
The Whisperer in Darkness
Frailty - Nessuno è al sicuro
Nightmare - Dal profondo della notte
domenica 25 ottobre 2015
Pomodori assassini (1978)
Dopo anni ho deciso di andare a recuperare un po' di film trash donatimi dal buon Dario e siccome ne sento parlare da parecchio tempo ho scelto fra i vari titoli Pomodori assassini (Attack of the Killer Tomatoes), diretto e co-sceneggiato nel 1978 dal regista John De Bello.
Trama: l'America viene invasa da pomodori assassini. L'addetto stampa della Casa Bianca, una giornalista e un agente segreto tentano di fermare i famelici ortaggi ma qualcuno rema contro...
Non son più er ghepardo di una volta. Un tempo, durante la visione di un film come Pomodori assassini avrei riso fino alle lacrime, deliziata dal tasso di incredibile trash presente in ogni fotogramma della pellicola. Ora invece sono costretta ad andare a leggere pezzi di trama su Wikipedia dopo essermi persa interi segmenti di film causa sonno e aver raggiunto un tasso di noia tale da non aver avuto nemmeno voglia di mandare indietro il DVD. No, sinceramente: Pomodori assassini? Ma io mi aspettavo una roba DI ridere che neanche L'aereo più pazzo del mondo, invece mi è sembrato di guardare una puntata del Bagaglino con pomodori! Ho capito che l'intera operazione è volutamente parodica, ci arriverebbe anche un bambino, il problema è che non mi ha divertita affatto, al limite ho sorriso davanti al primo piano dei rossi ortaggi, immobili come blocchi di tufo, che emettevano un assurdo "bzzbzzbzzbzz" come verso. I pomodori saranno anche assassini ma il budget del film è ridicolo, quindi per più di metà pellicola allo spettatore tocca assistere ad interminabili dialoghi demenziali che tanto somigliano ai deliri del Dottor Stranamore (senza averne l'acume né l'eleganza, ovviamente), strampalati numeri musicali, fondamentali ai fini della trama ma comunque al limite dell'imbarazzante (salvo solo la stupenda Attack of the Killer Tomatoes che si sente all'inizio e il Love Theme finale, da cui probabilmente ha tratto ispirazione l'adorata The Night is Young and You're So Beautiful versione Robin Hood un uomo in calzamaglia), e alle gag di un folle paracadutista armato di katana, vero fulcro dell'azione del film. I pomodori, poveri creaturi, non hanno la faccia malefica che credevo dopo aver visto le locandine ma sono o piccoli ortaggi "veri" oppure enormi palle rotolanti di gommapiuma, talmente tenere che verrebbe voglia di abbracciarle.
A parte questo mio snobismo altezzoso, ci sarebbe da apprezzare il film anche solo per la sfacciataggine con la quale all'inizio si nominano Hitchcock e il suo Gli uccelli o addirittura si millanta l'esistenza di un romanzo best seller dal titolo The Tomatoes of Wrath, per l'omaggio a Lo squalo, per la capacità degli attori quasi tutti non professionisti di improvvisare anche di fronte ad un vero incidente di elicottero (la prima sequenza, a dirla tutta, è impressionante), per la scelta delle comparse nella scena finale (trattasi, cito letteralmente, di "every screwball in San Diego County"), per la capacità di camuffare le pecche tecniche integrandole nella trama e ovviamente per l'incredibile risultato ottenuto da De Bello che, nonostante la scarsità di mezzi, è riuscito a creare un cult con miriadi di seguaci e la bellezza di tre seguiti quindi forse sono io a non avere capito proprio una benemerita ceppa, tanto da non essermi accorta di avere davanti una pietra miliare del genere. Il problema di Pomodori assassini però è che, detto proprio sinceramente, ci sono troppi momenti "morti" tra una scena divertente e l'altra e che, di conseguenza, il film manca dell'equilibrio necessario per raggiungere quel livello di demenzialità a me gradita. Purtroppo io apprezzo solo o i film capaci di mescolare serio e faceto appoggiandosi ad una trama interessante oppure quelli che sbragano dall'inizio alla fine e colpiscono lo spettatore senza dargli un attimo di tregua, tramortendolo dalle risate e purtroppo Pomodori assassini non rientra in nessuna delle due categorie. Peccato, ero già pronta a sbellicarmi ogni volta che avrei guardato il mio campo di pomodori, invece mi limiterò a sorridere con indulgenza.
Di Dana Ashbrook, ovvero il ragazzino sulla barca, ho già parlato QUI.
John De Bello è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Il ritorno dei pomodori assassini, Killer Tomatoes Stricke Back! e Killer Tomatoes Eat France!. Anche produttore e attore, ha 63 anni.
Pomodori assassini ha avuto tre seguiti, Il ritorno dei pomodori assassini (con John Astin e George Clooney, nientemeno!!), Killer Tomatoes Strike Back! e Killer Tomatoes Eat France! (entrambi con John Astin). Personalmente ho deciso di concludere qui il recupero ma se il film vi fosse piaciuto voi non fermatevi e proseguite nell'impresa oppure recuperate Critters e Fluido mortale! ENJOY!
Trama: l'America viene invasa da pomodori assassini. L'addetto stampa della Casa Bianca, una giornalista e un agente segreto tentano di fermare i famelici ortaggi ma qualcuno rema contro...
Non son più er ghepardo di una volta. Un tempo, durante la visione di un film come Pomodori assassini avrei riso fino alle lacrime, deliziata dal tasso di incredibile trash presente in ogni fotogramma della pellicola. Ora invece sono costretta ad andare a leggere pezzi di trama su Wikipedia dopo essermi persa interi segmenti di film causa sonno e aver raggiunto un tasso di noia tale da non aver avuto nemmeno voglia di mandare indietro il DVD. No, sinceramente: Pomodori assassini? Ma io mi aspettavo una roba DI ridere che neanche L'aereo più pazzo del mondo, invece mi è sembrato di guardare una puntata del Bagaglino con pomodori! Ho capito che l'intera operazione è volutamente parodica, ci arriverebbe anche un bambino, il problema è che non mi ha divertita affatto, al limite ho sorriso davanti al primo piano dei rossi ortaggi, immobili come blocchi di tufo, che emettevano un assurdo "bzzbzzbzzbzz" come verso. I pomodori saranno anche assassini ma il budget del film è ridicolo, quindi per più di metà pellicola allo spettatore tocca assistere ad interminabili dialoghi demenziali che tanto somigliano ai deliri del Dottor Stranamore (senza averne l'acume né l'eleganza, ovviamente), strampalati numeri musicali, fondamentali ai fini della trama ma comunque al limite dell'imbarazzante (salvo solo la stupenda Attack of the Killer Tomatoes che si sente all'inizio e il Love Theme finale, da cui probabilmente ha tratto ispirazione l'adorata The Night is Young and You're So Beautiful versione Robin Hood un uomo in calzamaglia), e alle gag di un folle paracadutista armato di katana, vero fulcro dell'azione del film. I pomodori, poveri creaturi, non hanno la faccia malefica che credevo dopo aver visto le locandine ma sono o piccoli ortaggi "veri" oppure enormi palle rotolanti di gommapiuma, talmente tenere che verrebbe voglia di abbracciarle.
A parte questo mio snobismo altezzoso, ci sarebbe da apprezzare il film anche solo per la sfacciataggine con la quale all'inizio si nominano Hitchcock e il suo Gli uccelli o addirittura si millanta l'esistenza di un romanzo best seller dal titolo The Tomatoes of Wrath, per l'omaggio a Lo squalo, per la capacità degli attori quasi tutti non professionisti di improvvisare anche di fronte ad un vero incidente di elicottero (la prima sequenza, a dirla tutta, è impressionante), per la scelta delle comparse nella scena finale (trattasi, cito letteralmente, di "every screwball in San Diego County"), per la capacità di camuffare le pecche tecniche integrandole nella trama e ovviamente per l'incredibile risultato ottenuto da De Bello che, nonostante la scarsità di mezzi, è riuscito a creare un cult con miriadi di seguaci e la bellezza di tre seguiti quindi forse sono io a non avere capito proprio una benemerita ceppa, tanto da non essermi accorta di avere davanti una pietra miliare del genere. Il problema di Pomodori assassini però è che, detto proprio sinceramente, ci sono troppi momenti "morti" tra una scena divertente e l'altra e che, di conseguenza, il film manca dell'equilibrio necessario per raggiungere quel livello di demenzialità a me gradita. Purtroppo io apprezzo solo o i film capaci di mescolare serio e faceto appoggiandosi ad una trama interessante oppure quelli che sbragano dall'inizio alla fine e colpiscono lo spettatore senza dargli un attimo di tregua, tramortendolo dalle risate e purtroppo Pomodori assassini non rientra in nessuna delle due categorie. Peccato, ero già pronta a sbellicarmi ogni volta che avrei guardato il mio campo di pomodori, invece mi limiterò a sorridere con indulgenza.
Di Dana Ashbrook, ovvero il ragazzino sulla barca, ho già parlato QUI.
John De Bello è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Il ritorno dei pomodori assassini, Killer Tomatoes Stricke Back! e Killer Tomatoes Eat France!. Anche produttore e attore, ha 63 anni.
Pomodori assassini ha avuto tre seguiti, Il ritorno dei pomodori assassini (con John Astin e George Clooney, nientemeno!!), Killer Tomatoes Strike Back! e Killer Tomatoes Eat France! (entrambi con John Astin). Personalmente ho deciso di concludere qui il recupero ma se il film vi fosse piaciuto voi non fermatevi e proseguite nell'impresa oppure recuperate Critters e Fluido mortale! ENJOY!
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mercoledì 6 agosto 2014
Giù le mani da mia figlia! (1989)
Ispirata da una foto pubblicata su Facebook da Arwen Lynch, ho deciso di recuperare un caposaldo della mia infanzia, ovvero Giù le mani da mia figlia! (She's Out of Control), diretto nel 1989 dal regista Stan Dragoti.
Trama: Doug Simpson è padre single di due figlie, Katie e Bonnie. Tanto la piccola, Bonnie, è sgamata e carina, quanto Katie, quindicenne, è bruttina ed impacciata... ma le cose cambiano quando, per il compleanno, Katie decide di rinnovare il look, diventando così la preda più ambita dei ragazzi della città, con sommo sconcerto del padre...
Una ragazza vestita di bianco scende lentamente le scale sulle note di Venus, mentre il padre la osserva esterrefatto: questa è la scena chiave, indimenticabile, di quella grandissima supercazzola anni '80 quasi '90 che è Giù le mani da mia figlia, film stupidissimo ma entrato a forza nell'immaginario e nei ricordi di chi, a quell'epoca, era ancora un bambino o poco più. Ovviamente rientro anche io nella categoria. Erano anni (almeno una ventina, direi) che non guardavo Giù le mani da mia figlia ma mi è bastato un fotogramma per ricordare immagini, tormentoni, battute, persino le improbabili mise del brutto anatroccolo Katie e la grandiosa colonna sonora che inanella uno dopo l'altro pezzi da novanta come California Dreamin, You Really Got Me, Maniac, Oh Yeah, Incense & Peppermint, La Bamba e mille altre hit che erano già delle oldies all'epoca e rendono la pellicola ancora più "mitica" di quanto già non la facessero i ricordi d'infanzia distorti. Certo, arrivare alla fine di Giù le mani da mia figlia senza mandare a quel paese almeno uno dei coinvolti, all'età di 33 anni, è praticamente impossibile perché il film è pieno di momenti da mettersi le mani nei capelli, in primis la pretesa di far passare una sgnoccolona come Ami Dolenz per cesso inguardabile infagottandola dentro abiti di almeno tre taglie più grandi e nascondendole il viso sotto occhialoni e apparecchi: bastano infatti una visita dal dentista, delle lenti a contatto e, SOPRATTUTTO, una permanente per trasformare un paracarro in donna angelo ambita da ogni ragazzo del circondario (o scemina, ma non potevi farlo prima??) quindi già l'assunto iniziale è imbarazzante di per sé. L'altro da mandare a quel paese, neanche a dirlo, sarebbe poi il padre, Doug, che praticamente diventa uno stalker psicopatico perché la figlia ha cominciato a comportarsi come una qualsiasi normale quindicenne, cercando schemi di comportamento sui manuali scritti da uno strizzacervelli ancora più psicopatico di lui. Giù le mani da mia figlia verte interamente sui tragicomici tentativi di questo "padre modello" di controllare la sua primogenita, tentativi che, inevitabilmente, coincidono con una progressiva discesa negli inferi in grado di distruggere completamente la soddisfacente vita amorosa e professionale del protagonista, schema tipico della maggior parte delle commedie USA dell'epoca.
E quindi, colonna sonora e ricordi a parte, cosa rende questo film degno di essere inserito ancora oggi nell'olimpo delle supercazzole cult? Beh, già uno che si chiama Tony Danza conferirebbe a qualsiasi pellicola tanti di quei punti trash da assicurargli visioni e recuperi da qui all'eternità: con quella faccia da Matthew Broderick invecchiato, da italoamericano parvenu medio, da latin lover convertitosi alla monogamia, da sfigato che se la crede ascoltando vecchi vinili e guidando macchine fighe non si può non volergli bene per tutta la durata di Giù le mani da mia figlia, soprattutto quando duetta con l'ex Vizzini Wallace Shawn che, ammettiamolo, qui da veramente il bianco. E poi, poverelli, spuntano due attori ancora alle prime armi che di strada, a modo loro, ne avrebbero fatta parecchia: Dana Ashbrook nei panni del rockettaro Joey e Matthew Perry in quelli del viscido Timothy. Il primo ha sicuramente folgorato David Lynch con la sua pettinatura alla Eraserhead e si è probabilmente guadagnato il suo posto in Twin Peaks grazie a quel nido di chiurlo che porta in testa per tutto il film spacciandosela anche per gran figo, il secondo invece interpreta il ruolo dello stronzetto figlio di papà con una facciotta ciccia e tenerella da bambino che lo rende incredibilmente inadatto per la parte.. e non a caso Chandler Bing era un caciarone, mica un tombeur de femmes! Con questo, mi dispiace ma finiscono i pregi di Giù le mani da mia figlia e se non ve ne frega nulla di tutto quello che mi ha sempre portata a guardare con occhio indulgente un film che, fondamentalmente, racconta la storia di un pazzo ossessionato dal seno della figlia e di un'adolescente che improvvisamente scopre quanto tiri più un pelo di ... che un carro di buoi, lasciate pure perdere. Però, siccome l'estate è il momento migliore per riscoprire queste trashate, potreste anche divertirvi!
Del mitico Wallace Shawn, che interpreta il Dottor Fishbinder, ho già parlato QUI.
Stan Dragoti è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Mister mamma, Amore al primo morso e L'uomo con la scarpa rossa. Anche sceneggiatore, ha 82 anni.
Tony Danza (vero nome Anthony Salvatore Iadanza) interpreta Doug Simpson. Americano, ha partecipato a film come Don Jon e a serie come Taxi e Love Boat. Anche produttore, regista e stuntman, ha 63 anni.
Catherine Hicks interpreta Janet Pearson. Americana, ha partecipato a film come Peggy Sue si è sposata, La bambola assassina, La bambola assassina 3 e a serie come Settimo cielo. Ha 63 anni.
Ami Dolenz interpreta Katie Simpson. Americana, ha partecipato a film come Ticks - Larve di sangue, Spiritika 2 - Il gioco del diavolo e a serie come General Hospital, Genitori in blue jeans, Il mio amico Ricky, La signora in giallo e Bayside School - The College Years. Anche produttrice, ha 45 anni.
Dana Ashbrook interpreta Joey. Indimenticabile Bobby Briggs della serie Twin Peaks, ha partecipato anche a film come Pomodori assassini, Il ritorno dei morti viventi 2, Waxwork - Benvenuti al museo delle cere, Fuoco cammina con me e ad altre serie come Oltre i limiti, Jarod il camaleonte, Streghe e Dawson's Creek. Anche sceneggiatore, ha 47 anni e tre film in uscita.
Matthew Perry interpreta Timothy. Meglio conosciuto come il Chandler Bing di Friends, lo ricordo anche per film come Mela e tequila, FBI: Protezione testimoni, Tutta colpa di Sara e FBI: Protezione testimoni 2, inoltre ha partecipato a serie come Il mio amico Ricky, Genitori in blue jeans, Beverly Hills 90210, Ally McBeal e Scrubs. Anche produttore, sceneggiatore e regista, ha 45 anni.
Tra gli altri attori segnalo la presenza di Dick O'Neill, il padre di Janet, che ne I giustizieri della notte interpretava il mitico Moon. Giù le mani da mia figlia vanta persino un presunto "plagio" serbo dal titolo Mi nismo andjeli 2 (conosciuto nel mondo come We are not angels 2) di tale Srđan Dragojević che, ovviamente, ha negato ogni "colpa" e ha dichiarato di aver voluto omaggiare la commedia USA anni '80 in generale. Con tutto il rispetto, non credo recupererò mai questo film ma se Giù le mani da mia figlia vi fosse piaciuto consiglio la visione di Ragazze a Beverly Hills e Ma dov'è andata la mia bambina?. ENJOY!
Trama: Doug Simpson è padre single di due figlie, Katie e Bonnie. Tanto la piccola, Bonnie, è sgamata e carina, quanto Katie, quindicenne, è bruttina ed impacciata... ma le cose cambiano quando, per il compleanno, Katie decide di rinnovare il look, diventando così la preda più ambita dei ragazzi della città, con sommo sconcerto del padre...
Una ragazza vestita di bianco scende lentamente le scale sulle note di Venus, mentre il padre la osserva esterrefatto: questa è la scena chiave, indimenticabile, di quella grandissima supercazzola anni '80 quasi '90 che è Giù le mani da mia figlia, film stupidissimo ma entrato a forza nell'immaginario e nei ricordi di chi, a quell'epoca, era ancora un bambino o poco più. Ovviamente rientro anche io nella categoria. Erano anni (almeno una ventina, direi) che non guardavo Giù le mani da mia figlia ma mi è bastato un fotogramma per ricordare immagini, tormentoni, battute, persino le improbabili mise del brutto anatroccolo Katie e la grandiosa colonna sonora che inanella uno dopo l'altro pezzi da novanta come California Dreamin, You Really Got Me, Maniac, Oh Yeah, Incense & Peppermint, La Bamba e mille altre hit che erano già delle oldies all'epoca e rendono la pellicola ancora più "mitica" di quanto già non la facessero i ricordi d'infanzia distorti. Certo, arrivare alla fine di Giù le mani da mia figlia senza mandare a quel paese almeno uno dei coinvolti, all'età di 33 anni, è praticamente impossibile perché il film è pieno di momenti da mettersi le mani nei capelli, in primis la pretesa di far passare una sgnoccolona come Ami Dolenz per cesso inguardabile infagottandola dentro abiti di almeno tre taglie più grandi e nascondendole il viso sotto occhialoni e apparecchi: bastano infatti una visita dal dentista, delle lenti a contatto e, SOPRATTUTTO, una permanente per trasformare un paracarro in donna angelo ambita da ogni ragazzo del circondario (o scemina, ma non potevi farlo prima??) quindi già l'assunto iniziale è imbarazzante di per sé. L'altro da mandare a quel paese, neanche a dirlo, sarebbe poi il padre, Doug, che praticamente diventa uno stalker psicopatico perché la figlia ha cominciato a comportarsi come una qualsiasi normale quindicenne, cercando schemi di comportamento sui manuali scritti da uno strizzacervelli ancora più psicopatico di lui. Giù le mani da mia figlia verte interamente sui tragicomici tentativi di questo "padre modello" di controllare la sua primogenita, tentativi che, inevitabilmente, coincidono con una progressiva discesa negli inferi in grado di distruggere completamente la soddisfacente vita amorosa e professionale del protagonista, schema tipico della maggior parte delle commedie USA dell'epoca.
E quindi, colonna sonora e ricordi a parte, cosa rende questo film degno di essere inserito ancora oggi nell'olimpo delle supercazzole cult? Beh, già uno che si chiama Tony Danza conferirebbe a qualsiasi pellicola tanti di quei punti trash da assicurargli visioni e recuperi da qui all'eternità: con quella faccia da Matthew Broderick invecchiato, da italoamericano parvenu medio, da latin lover convertitosi alla monogamia, da sfigato che se la crede ascoltando vecchi vinili e guidando macchine fighe non si può non volergli bene per tutta la durata di Giù le mani da mia figlia, soprattutto quando duetta con l'ex Vizzini Wallace Shawn che, ammettiamolo, qui da veramente il bianco. E poi, poverelli, spuntano due attori ancora alle prime armi che di strada, a modo loro, ne avrebbero fatta parecchia: Dana Ashbrook nei panni del rockettaro Joey e Matthew Perry in quelli del viscido Timothy. Il primo ha sicuramente folgorato David Lynch con la sua pettinatura alla Eraserhead e si è probabilmente guadagnato il suo posto in Twin Peaks grazie a quel nido di chiurlo che porta in testa per tutto il film spacciandosela anche per gran figo, il secondo invece interpreta il ruolo dello stronzetto figlio di papà con una facciotta ciccia e tenerella da bambino che lo rende incredibilmente inadatto per la parte.. e non a caso Chandler Bing era un caciarone, mica un tombeur de femmes! Con questo, mi dispiace ma finiscono i pregi di Giù le mani da mia figlia e se non ve ne frega nulla di tutto quello che mi ha sempre portata a guardare con occhio indulgente un film che, fondamentalmente, racconta la storia di un pazzo ossessionato dal seno della figlia e di un'adolescente che improvvisamente scopre quanto tiri più un pelo di ... che un carro di buoi, lasciate pure perdere. Però, siccome l'estate è il momento migliore per riscoprire queste trashate, potreste anche divertirvi!
Del mitico Wallace Shawn, che interpreta il Dottor Fishbinder, ho già parlato QUI.
Stan Dragoti è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Mister mamma, Amore al primo morso e L'uomo con la scarpa rossa. Anche sceneggiatore, ha 82 anni.
Tony Danza (vero nome Anthony Salvatore Iadanza) interpreta Doug Simpson. Americano, ha partecipato a film come Don Jon e a serie come Taxi e Love Boat. Anche produttore, regista e stuntman, ha 63 anni.
Catherine Hicks interpreta Janet Pearson. Americana, ha partecipato a film come Peggy Sue si è sposata, La bambola assassina, La bambola assassina 3 e a serie come Settimo cielo. Ha 63 anni.
Ami Dolenz interpreta Katie Simpson. Americana, ha partecipato a film come Ticks - Larve di sangue, Spiritika 2 - Il gioco del diavolo e a serie come General Hospital, Genitori in blue jeans, Il mio amico Ricky, La signora in giallo e Bayside School - The College Years. Anche produttrice, ha 45 anni.
Dana Ashbrook interpreta Joey. Indimenticabile Bobby Briggs della serie Twin Peaks, ha partecipato anche a film come Pomodori assassini, Il ritorno dei morti viventi 2, Waxwork - Benvenuti al museo delle cere, Fuoco cammina con me e ad altre serie come Oltre i limiti, Jarod il camaleonte, Streghe e Dawson's Creek. Anche sceneggiatore, ha 47 anni e tre film in uscita.
Matthew Perry interpreta Timothy. Meglio conosciuto come il Chandler Bing di Friends, lo ricordo anche per film come Mela e tequila, FBI: Protezione testimoni, Tutta colpa di Sara e FBI: Protezione testimoni 2, inoltre ha partecipato a serie come Il mio amico Ricky, Genitori in blue jeans, Beverly Hills 90210, Ally McBeal e Scrubs. Anche produttore, sceneggiatore e regista, ha 45 anni.
Tra gli altri attori segnalo la presenza di Dick O'Neill, il padre di Janet, che ne I giustizieri della notte interpretava il mitico Moon. Giù le mani da mia figlia vanta persino un presunto "plagio" serbo dal titolo Mi nismo andjeli 2 (conosciuto nel mondo come We are not angels 2) di tale Srđan Dragojević che, ovviamente, ha negato ogni "colpa" e ha dichiarato di aver voluto omaggiare la commedia USA anni '80 in generale. Con tutto il rispetto, non credo recupererò mai questo film ma se Giù le mani da mia figlia vi fosse piaciuto consiglio la visione di Ragazze a Beverly Hills e Ma dov'è andata la mia bambina?. ENJOY!
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