lunedì 12 gennaio 2009

The Spirit (2008)

Qualche sera fa, spinta da entusiasmo altrui e curiosità mia sono andata a vedere l’ultimo film di Frank Miller, The Spirit, tratto dal fumetto di Will Eisner. Premesso che non ho mai letto quest’ultimo, diciamo che sono rimasta leggermente perplessa, nonostante l’indubbia bellezza formale e il cast stellare. Ma cominciamo dall’inizio.




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La trama: in un’epoca indefinita che mescola lo stile anni ’20 alla tecnologia all’ultimo grido, Danny Colt, poliziotto ucciso in servizio, torna dall’aldilà per servire la Sua Città nei panni di The Spirit, invulnerabile eroe ossessionato da due cose; le donne e soprattutto la sua nemesi Octopus.



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Date le premesse, Frank Miller e Will Eisner mi aspettavo tutta un’altra cosa. Intendiamoci, non è che il film sia brutto, questo non si può dire, sebbene personalmente avrei imposto un aut aut: o lasci l’effetto cartoon alla cravatta e alle scarpe di Spirit SEMPRE, come hanno fatto in Sin City, o eviti. Vederlo un po’ sì un po’ no, senza soluzione di continuità, è francamente fastidioso. Stilisticamente però è una pellicola ineccepibile, ha quella splendida fotografia dalle tonalità seppia, effetti visivi alla Sin City, costumi spettacolari e scenografie che fanno il paio.

Però… gratta gratta non c’è nient’altro.



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La trama è quanto di più semplice si possa immaginare, col vigilante che cerca di ripulire la città dal male e si scontra perennemente con l’arcinemico. E forse è proprio questa semplicità che, almeno per la prima mezz’ora, rende il film lento ed inconsistente, mentre lo spettatore si perde in dialoghi fatti di nulla (“Ti combatterò fino alla morte.” “No, tu non mi combatterai perché siamo uguali” “Lo vedremo” “Ma anche no, te lo assicuro!” “E invece io dico di sì” “ Non hai capito niente…” e via dicendo) e monologhi col gatto, nonostante la comparsa di Samuel L. Jackson e l’improbabile duello a colpi di cesso siano decisamente esilaranti. E qui il film, da noir supereroistico, comunque serio, vira verso l’ironico e il grottesco. Intanto vengono introdotti i meravigliosi servi clonati di Octopus, tutti col cervello di una nocciolina e con delle magliette recanti parole che finiscono tutte in OS (Pathos, logos, huevos, adios, amigos..), poi beh.. le gag cominciano a sprecarsi: dai deliranti travestimenti di Octopus e della sua cricca, agli approcci inevitabilmente perfetti di Spirit con le donne, passando per Eva Mendez che si fotocopia le chiappone fornendo un ottimo identikit alla polizia, arrivando ai monologhi su uova e gomme da masticare, psicologia spicciola, interviste dove si consiglia sempre di lavarsi i denti, definizioni quanto mai ambigue (“Sand faceva la dura ma in realtà dentro era calda.. e morbida… tutta donna…”) e personaggi assurdi. Tutto questo rende il film decisamente più dinamico e ovviamente divertente, però non soddisfa affatto.


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In sintesi non ho capito se l’ironia era voluta e Spirit è una stilosissima parodia del genere supereroistico, dialoghi pomposi e risibili compresi, oppure semplicemente si è scelto di dare un’impronta ironica che poi è decisamente sfuggita di mano. Non mi sento di non consigliarlo, però è molto particolare e certo non è un film per tutto il pubblico. Forse rivedendolo una seconda volta… chissà! Per ora il giudizio è neutro, tendente al positivo grazie alla magistrale performance di Samuel L. Jackson e Scarlett Johansson, che valgono da soli il prezzo del biglietto.



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Frank Miller  prima di essere regista è uno degli scrittori e fumettisti più apprezzati al mondo, e a ragione. Tra le sue opere figurano capolavori come la Graphic Novel Sin City (di cui è stato anche regista per il film omonimo assieme a Rodriguez e Tarantino) e Batman: il Cavaliere Oscuro, solo per citarne un paio, inoltre ha donato nuova vita a personaggi come Elektra, Wolverine e il già citato Batman con sequenze di racconti che hanno fatto la storia del fumetto supereroistico. Attivo anche come sceneggiatore, questo è il suo secondo lavoro come regista. Ha 52 anni e due film in uscita, i seguiti di Sin City.



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Gabriel Macht interpreta Danny Colt, alias The Spirit. Ha partecipato soprattutto a famosi telefilm come Beverly Hills 90210, Spin City, Sex and the City, Numb3rs, mentre nel suo curriculum cinematografico figurano Behind Enemy Lines e Bad Company – Protocollo Praga. Ha 37 anni e quattro film in uscita.



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Samuel L. Jackson interpreta, e magistralmente direi, Octopus. Indubbiamente uno degli attori più cool che ci siano in circolazione, nonché uno dei miei preferiti, ha una filmografia di tutto rispetto, grazie anche al divino Quentin. Tra i suoi film assolutamente da ricordare figurano: Il principe cerca moglie, Quei bravi ragazzi, Palle in canna, Jurassic Park, Una vita al massimo, Pulp Fiction (indimenticabile!), Il bacio della morte, Die Hard – Duri a morire, Mosche da bar, La baia di Eva (splendido…), Jackie Brown, Sfera, Out of Sight, Il negoziatore, Unbreakable, Kill Bill vol. 2, Gli Incredibili (era la voce di Frosone), Snakes on a Plane (il film cult del 2006, senza dubbio), 1408 e infine Iron Man. Ha 61 anni e sei film in uscita, tra cui l’ultimo del dio Quentin, Inglorious Bastard, che ovviamente attendo come un bambino fa con quel ciccione di Babbo Natale…



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Scarlett Johansson, la musa di Woody Allen, interpreta la scazzatissima Silken Floss. Nonostante la giovanissima età ha partecipato a moltissimi film tra i più importanti, come L’uomo che non c’era, Ghost World, Arac Attack (beh forse questo non è così importante..), Lost in Translation, Spongebob il film (dava la voce a Molly!), Match Point, The Island, Black Dahlia, The Prestige, Vicky Cristina Barcelona. Ha dato anche la voce ad alcuni episodi di Robot Chicken, la serie in stop motion di Seth Green. Ha 25 anni e un film in uscita.



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Di Eva Mendes, alias Sand Saref, ho già parlato qui. Menzione speciale merita però l’interprete dei cloni (ne ho contati almeno una ventina), ovvero Louis Lombardi. Come tutti gli attori Newyorkesi dal cognome italiano ha partecipato alla serie I Soprano, inoltre a film come Natural Born Killers, Ed Wood, I soliti sospetti, Wonderland e Spiderman 2. Per la TV ha partecipato anche a una stagione di 24. Ha 41 anni.



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Vi lascio con un elenco dei momenti peggiori del Film, una campagna per far ottenere almeno un Razzie Award, ovvero gli anti oscar consegnati solo ai peggiori dell'anno, al nostro... ENJOY e votate!







sabato 3 gennaio 2009

The Strangers (2008)

Sotto le feste bisognerebbe andare a vedere i cartoni animati, Aldo Giovanni e Giacomo, i film per famiglie (non i cinepanettoni, per carità...) ma i pervertiti che fanno? Vanno a vedere gli horror, ovvio! E questo è successo ieri sera quando la mia migliore amica e il suo ragazzo mi hanno proposto The Strangers, del novellino Bryan Bertino.


La trama è semplicissima: due fidanzati in crisi decidono nonostante tutto di passare la notte nella casa di campagna di lui. Intorno alle 4 di notte cominciano a venire assillati da tre loschi figuri con delle maschere a nascondere i volti. Inizia così un devastante gioco tra gatto e topo fino all'inevitabile e truculento finale...


Allora premesso che io riesco a sostenere dal più truculento degli Hostel al più infame dei Guinea Pig, ho comunque detestato questo film, perché è quanto di più inutilmente bastardo possa esserci al momento in programmazione. Al di là del fatto che pare sia tratto da una storia vera (non so come funzionano le leggi Americane in proposito ma io so per certo che non avrei mai dato il permesso di trasporre la mia storia sfigata in una pellicola simile) è privo di qualsivoglia ironia o elemento fantastico che ti può portare a pensare: ma che idiozia, non potrà mai succedere!


E' fin troppo facile immaginarsi, all'uscita del cinema, tre strepponcelli che decidono di comprarsi delle maschere e andare a "provare" l'ebbrezza di rompere le balle a due poveri cristi isolati per poi ucciderli. E sento già i più che diranno: è ovvio, ma può succedere per ogni horror. A mio avviso non è assolutamente vero, perché è assai difficile immedesimarsi in gente come Freddy, Jason, ecc. Persino film come Hostel sono talmente crudi ed improponibili nella realtà che giusto un deviato estremo potrebbe pensare di imitarli. E la differenza tra The Strangers e un film come Arancia Meccanica o persino Funny Games è data dall'assoluta mancanza di una riflessione sulla violenza mostrata, che non viene intesa né come filosofica scelta di libertà o ribellione rispetto agli schemi imposti, né come presa in giro dello spettatore "guardone" ma solo come stupido ed insensato rimedio alla noia. Alla domanda finale di Liv Tyler: "Perché lo fate? Perché noi??" la risposta della Bambolina è: "Perché eravate in casa". Allucinante eppure vero. Così come è allucinante pensare che questo sia uno dei miliardi di casi irrisolti in America, un massacro senza colpevoli che, puntualmente, la fanno franca e anzi, nella vita di tutti i giorni sono anche persone normali e persino credenti, come mostra l'ultima scena volutamente provocatoria quando i killer accettano i volantini di due ragazzini mormoni che invitano a redimersi dal peccato. "Così la prossima volta sarà più facile" dice una dei killer.


Per il resto, per carità... Nonostante la banalità della trama, la fotografia è eccellente, gli attori in parte, ci sono infarti in quantità industriale soprattutto grazie alla scelta di inserire tra le maschere un asettico sacco di iuta a mò di spaventapasseri, e persino una colonna sonora tra il country e l'assoluta assenza di suono che è praticamente perfetta. Se avete lo stomaco di vederlo, i miei auguri, Personalmente odio i divieti imposti, ma almeno un bel V.M. 14 ci stava tutto.

Bryan Bertino è il regista e sceneggiatore di questo film, che è la sua prima opera. Ha 31 anni e un altro horror in uscita a breve, Alone.


Liv Tyler interpreta Kristen. La famosissima figlia di Steven Tyler degli Aerosmith era un pò scomparsa dalle scene, ma ha partecipato a film come Rosso d'autunno, Io ballo da sola, Armageddon, la trilogia de Il signore degli anelli. Ha 31 anni.


Scott Speedman interpreta James, l'altra metà della coppia. Attore inglese trapiantato in Canada ha partecipato essenzialmente a telefilm come Piccoli Brividi e Felicity e a film come XXX 2 e Underworld: Evolution. Ha 33 anni e un film in uscita.


Vorrei svelare le identità dei tre idioti mascherati ma anche no! Vi lascio col trailer del film... ENJOY!

venerdì 19 dicembre 2008

The Addiction - Vampiri a New York (1995)

A volte ritornano, a volte ci provano. Questo è il mio caso… dopo una serie di film tra il trash e il faceto proverò a parlare di una pietra miliare del cinema vampirico e di quello impegnato in generale, senza esserne assolutamente in grado. Sto parlando di The Addiction di Abel Ferrara, un film terribilmente impegnato, morboso ed elegante da un regista che o si ama o si odia (personalmente, lo capisco poco e me ne dispiaccio. Però mi affascina).





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La trama: a New York la laureanda in filosofia Kathleen viene morsa da una splendida e misteriosa vampira. Da quel momento la ragazza si rende conto di essere diventata anch’essa vampira, dipendente dal sangue e desiderosa di sperimentare le teorie filosofiche imparate in un mondo privo di innocenza e governato dal male in ogni sua forma, alla costante ricerca dell’origine del male stesso.

 

Questo è decisamente un horror atipico, che si concentra più su ciò che sta alla base dell’essere umani e alle scelte che ogni individuo compie nella vita rispetto all’orrore in sé, al nutrimento, al sangue, usati invece come scuse per sviscerare il tema portante del film: la natura del male. In fondo Kathleen parla di “fame” ma il suo morso, come quello della vampira Casanova, all’inizio non è dato tanto per fame fisica, quanto per fame di conoscenza, per provare che l’animo umano non è in grado di rifuggire il male neppure quando è palese la sua natura, e per fame di questo male che diventa, appunto, “additcive”, qualcosa che da dipendenza. (indicativa la possibilità di fuga che le due vampire offrono alle vittime: “Ordinami di andare via, ma fallo con convinzione” Inevitabilmente nessuno riesce a farlo, e non perché queste donne abbiano poteri ipnotici, ma solo perché il male è insito nella natura umana e non si può rifiutare). E Kathleen, una volta resasi conto della sua natura malvagia, di qualcosa che, oltre a farle marcire il corpo, le fa marcire soprattutto l’anima, cerca di infettare chi la circonda e portare alla luce il male che chiunque nasconde, persino i suoi migliori amici.





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Tre sono i personaggi chiave del film, che rappresentano le diverse tipologie umane e che, in un modo o nell’altro, influenzeranno la vita della protagonista. La prima è Casanova, che rappresenta il vizio, il male più puro, colei che ride anche davanti ad una strage di persone inermi e che per prima infetta Kathleen. Poi c’è Peina, anche lui vampiro, ma il più umano dei personaggi. Lui rappresenta la normalità dell’uomo che ha guardato in faccia il male e, pur non potendolo eliminare dalla sua vita, ha imparato a conviverci, integrandolo nella quotidianità tanto da poterlo facilmente ignorare. Proverà a “disintossicare” Kathy, ma con scarsi risultati. E poi, in ultimo, c’è il Predicatore interpretato da Michael Imperioli, una presenza di due minuti scarsi ma l’unico che porta rimorso alla protagonista e insinua in lei il dubbio che, forse, il male non è universale, perché c’è un’altra via. Certo, la notizia che “Dio ci ama” non rende felicissima Kathy, che rifiuta di sottomettersi anche se il Predicatore ha fermamente rifiutato il suo invito, e la sanguinosa orgia che diventa la sua festa di laurea ne è la dimostrazione, però la porterà a guardare dentro sé stessa e a desiderare di morire per il disgusto e la consapevolezza di essere schiava del male tanto quanto il Predicatore è schiavo di Dio, almeno secondo lei.





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Per quanto riguarda l’aspetto puramente cinematografico, il bianco e nero usato da Ferrara è pulito ed elegante, ammanta ogni immagine di un fascino particolare. L’intensità della scena della festa di laurea non viene minimamente ridotta dalla mancanza di colore. Splendide le scene in ospedale, quando lo schermo viene idealmente diviso in due dal contemporaneo allontanamento di Casanova, il Male, e l’arrivo del prete, il Bene, in un continuo alternarsi nella vita di Kathleen. E bellissima anche la morte che lei cerca, con il sole lasciato filtrare dalle veneziane che, piano piano, striscia dopo striscia, scende a lambirle il volto.

A questo proposito, il finale può avere due valenze: più prosaica, ovvero Kathleen è effettivamente riuscita a fingere la sua morte, per ricominciare così una nuova vita dopo aver distrutto il suo vecchio ego, oppure più filosofica, nella quale la scena finale è semplicemente un sogno, una metafora dell’animo della protagonista che si lascia alle spalle le proprie vestigia e accoglie finalmente la lezione di Peina, ovvero vivere accettando il male ma senza rinnegare totalmente il bene, in piena libertà, come un essere umano. Come sempre, la verità sta nell’occhio di chi guarda, o più probabilmente la conosce solo il regista di questo splendido film.   



 



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Abel Ferrara, nativo del Bronx, è tra i più particolari registi esistenti, in bilico tra film cult e aberranti ciofeche, che comunque non mancano di fare discutere per la loro controversia. Tra le sue pellicole ricordo L’Angelo della Vendetta, Il cattivo tenente, Ultracorpi – L’invasione continua, Occhi di serpente, lo splendido Fratelli. Ha 57 anni e un film in uscita.





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Lili Taylor interpreta Kathleen. L’attrice americana è una veterana del piccolo e grande schermo, ha recitato in film come Nato il quattro luglio, America oggi,.Four Rooms (nel segmento diretto da Alexandre Rockwell), Haunting, Alta fedeltà. In tv si può vedere in X-Files, Innamorati pazzi e in una splendida sequenza di puntate per Six Feet Under. Ha 41 anni e due film in uscita.





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Christopher Walken interpreta l’ascetico vampiro Peina. Inutile dire che questo attore è uno dei miei preferiti ed universalmente riconosciuto come uno dei “grandi” (e come non ricordarlo nel video Weapon of a Choice di Fat Boy Slim a ballare e volare in un albergo deserto?). Nella sua filmografia spiccano titoli di culto che ogni cinefilo che si rispetti dovrebbe conoscere e adorare, anche se è vero che, ultimamente, preferisce recitare in film decisamente di dubbio gusto: Io & Annie, Il cacciatore (per il quale ha vinto un Oscar come attore non protagonista), La zona morta, Batman – Il ritorno, Una vita al massimo, Fusi di testa 2 – Waynestock, Pulp Fiction, Cosa fare a Denver quando sei morto, L’ultima profezia (splendido horror di cui un giorno sicuramente parlerò assieme al suo seguito, L’Angelo del male), Fratelli, Ancora vivo, Un topolino sotto sfratto, Il mistero di Sleepy Hollow, I perfetti innamorati, L’intrigo della collana, Prova a prendermi, Giulio Cesare (per la TV), Due single a nozze, Click. Ha 65 anni e 5 film in uscita.





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Annabella Sciorra interpreta la splendida Casanova. Chi è fan dei Soprano come me la ricorda come una delle fidanzate pazze di Tony Soprano per alcune puntate, ma ha recitato anche in film come Cadillac Man, Fratelli, Al di là dei sogni. Per la TV ha lavorato, oltre che per i Soprano, in Law and Order, ER. Ha 48 anni e una serie tv in uscita.






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Menzione d’onore meritano anche altri importantissimi membri del cast de I Sopranos. In primis, Edie Falco, ovvero Carmela Soprano, che nel film interpreta la compagna di corso di Kathleen, Jean e Michael Imperioli alias il nipotino Christopher Moltisanti, che interpreta il predicatore di strada. 






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E ora vi lascio con l'incontro tra Peina e Kathleen... giusto per avere un esempio di come e cosa sia questo capolavoro.... ENJOY!!   






 

giovedì 18 dicembre 2008

Grazie!!

Il titolo del post già dice tutto....


Un'occhiata al counter e scopro che il Bollalmanacco ha superato i 10.000 visitatori!!!


Per un blog normale questo non è certo un gran traguardo, lo ammetto, ma per me è una grande soddisfazione. Non avendo 10.000 parenti da stressare disperatamente e dubitando che anche facendolo clikkerebbero così tanto su questo Horrendo blog ciò significa che qualche pellegrino sconosciuto o meno di tanto in tanto viene a dare un'occhiata, e mi scuso se gli aggiornamenti sono scarsi...  


Tornando al titolo del Post, come direbbe Jean Claude.... mille volte grazie!!


graziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegrazie... mille volte!


Prometto che scriverò ancora, cercando di farlo un pò più spesso! Al prossimo post e...


 Buon Natale!


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lunedì 24 novembre 2008

Brain Damage - La maledizione di Elmer (1988)

Incipit:

Impeditemi di vedere film horror in mancanza di Heroes & Nip/Tuck.

 

Detto questo, parlerei di un film che in altri tempi avrei eletto come cult al posto di Eviltoons per il suo grado di trovate trash, ovvero Brain Damage – La maledizione di Elmer, di Frank Henenlotter, già regista dell’altrettanto malato e cult Basket Case. Solo una parola: beware. Non leggete oltre se non volete farvi venire voglia di vedere questo trashissimo oRore.






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La trama è questa: Elmer è una tenia parassita falliforme e pure parlante che, stufo di stare in custodia di due vecchietti, decide di infilarsi in camera di Brian ed instaurare con lui un rapporto di simbiosi. La schifosissima e logorroica tenia inietta nel cervello di Brian un liquido bluastro che ha gli stessi effetti dell’LSD e provoca una dipendenza fortissima, in cambio l’idiota che ha accettato un patto proposto da un simile essere scarrozza il buon Elmer in giro per la città per cercare cervelli umani di cui nutrirsi..





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Allora, questo film è un prodotto degli anni ottanta, quindi si presuppone che gli interpreti siano scialbi e cotonati, che gli effetti speciali siano infimi, e che la tenia parlante abbia gli occhi di Paul Newman, come diceva il Supertelegattone televisivo. Eppure, nonostante tutto, è un film disgustoso e disturbante come pochi. In primis perché comunque gli effetti speciali sono orrendi ma il make up e i cervelli sembrano anche troppo veri. Secondariamente, la discesa agli inferi di Brian è ovviamente un parallelo con la lotta quotidiana di qualsiasi drogato, euforia, dipendenza, astinenza, rinuncia alla lotta, con l’aggravante di questo rapporto morboso e quasi sessuale con la disgustosa tenia, che ha pure una vocetta suadente e cialtrona.






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A questo proposito, c’è un sottotesto sessuale velatamente gaYo nella pellicola. Brian ha la fidanzata, ma alla povera crista preferisce le iniezioni allucinogene della tenia che, in qualche modo, lo “penetra”, anche quando lei va a letto con il fratello del protagonista per disperazione: Brian sdraiato a letto sente i gemiti dei due e preferisce mettersi sulla nuca Elmer, vivendosi le sue fantasie deliranti di fuochi d’artificio e ménage à trois. Altra sequenza “cult” è quella in cui Brian, completamente strafatto, abborda una tizia discintissima in discoteca e se la porta nei sotterranei. Lei, mettendogli la mano sulle parti basse se ne esce con un: “Ah, ma hai un MOSTRO nei pantaloni”. Dopodichè, nel momento in cui cerca di elargirgli il tanto bramato blowjob il mostro spunta davvero, sostituendosi appunto al pene del nostro simpatico protagonista, con risultati immaginabili e una scena che sarebbe l’incubo di ogni attrice porno… Non voglio nemmeno parlare dell’uomo baffuto che viene ripreso senza motivo e completamente nudo mentre si fa la doccia, o di Brian che si trastulla nell’acqua con Elmer.. stendiamo un velo pietoso su queste scene.







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Visto Basket Case, comunque, l’impianto è sempre quello: ospite “scomodo” che in qualche modo è telepaticamente o empaticamente legato al protagonista (la sostanziale differenza è che Muriel non parlava e non creava dipendenza) e delitti a profusione con l’umano che si limita a guardare senza potersi liberare del mostro killer. Però se in Basket Case c’era la motivazione di una vendetta in nome del “povero” fratellino deforme, qui c’è solo l’idiozia irritante del drogato. C’è da dire, in conclusione, che il tasso di gore invidiabile e l’ironia più o meno volontaria rendono questa pellicola consigliabilissima a tutti gli amanti del genere.   







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Elmer sopra, Muriel sotto...


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Frank Henenlotter, regista e sceneggiatore di questa mirabilia, ha creato, come già detto sopra, un altro horror cult degli anni ’80, Basket Case, occupandosi anche dei suoi seguiti, Basket Case 2 e Basket Case 3- The Progeny. Ha 58 anni.






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Rick Hearst interpreta Brian, decisamente un bell’esordio per un attore. La carriera di costui è poi proseguita soprattutto in televisione, con partecipazioni in serie come Beverly Hills 90210, Streghe, Beautiful e General Hospital. Ha 43 anni.







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Gordon MacDonald interpreta il fratello furbo di Brian, Mike. Come attore ha partecipato al complesso Riccardo III – Un uomo, un re, La sottile linea rossa e in tv ha lavorato nella serie Law and Order. E’ padre di due gemelli avuti dalla compagna Holly Hunter, la splendida protagonista di Lezioni di Piano, per cui ha vinto anche un Oscar come migliore attrice protagonista.








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E vi lascio con il trailer del capolawork....  ENJOY!!!



 

  

venerdì 21 novembre 2008

The Orphanage (2007)

Chiusa la parentesi Lovecraftiana, apriamo quella sul cinema spagnolo e cominciamo a parlare di un film uscito nel 2007, già distribuito ovunque in DVD e che, ovviamente, arriva in Italia solo adesso al cinema (viva la distribuzione seguita da caproni e bestie…), ovvero The Orphanage (El Orfanato) di Juan Antonio Bayona, prodotto da Guillermo del Toro.


La trama è questa: Laura e suo marito decidono di trasformare l’edificio che un tempo ospitava l’orfanotrofio dove lei è cresciuta in un residence per bambini dotati di handicap. Assieme ai due c’è anche il figlio, Simon, affetto da HIV e dotato di amici invisibili. L’armonia familiare viene bruscamente distrutta quando Simon, all’improvviso, viene a sapere di essere stato adottato e, proprio il giorno dell’inaugurazione del residence, scompare, lasciando Laura preda della disperazione e afflitta dalla presenza degli strani amichetti invisibili del figlio..


The Orphanage appartiene a quel filone di horror sovrannaturali di cui fanno parte The Others (non a caso di un altro spagnolo, Alejandro Amenabar), fatti di inquietudine appena percepita, atmosfere quasi oniriche e sporadici spaventi per accontentare anche i “puristi” dell’horror. In questo caso, d’effetto è la morte di Benigna, nella quale non viene risparmiato neppure il più piccolo particolare gore, così come decisamente inquietante è la sequenza della medium, ripresa agli infrarossi.


Però la bellezza del film sta nella trama senza difetto, dove tutto torna perfettamente alla fine, senza incoerenze, nella bravura degli attori, soprattutto di Belén Rueda (e qui immagino sia importante il fatto di vederlo in lingua originale, conoscendo il doppiaggio pessimo dei film spagnoli che non siano diretti da Almodovar o che non mostrino attori americani famosi) e nel suo utilizzare l’elemento sovrannaturale per raccontare il dolore di una madre, il legame tra lei ed il figlio, adottati entrambi e quindi in qualche modo parte di un mondo che necessariamente esclude il padre, e anche la paura di crescere ed affrontare le scomode e terribili verità dell’età adulta.


Un horror stranamente commovente, seppure un po’ banale, che comunque consiglio anche per rivalutare il cinema di genere europeo: spagnoli e francesi si stanno facendo largo con pellicole che sfruttano i topoi ormai strasfruttati dagli americani infondendo in essi tutta l’arte e l’innovazione dei registi del vecchio continente.

Juan Antonio Bayona è uno dei giovani registi spagnoli di ultima generazione. Nonostante abbia già girato alcune pellicole, The Orphanage è il suo primo film di ampio successo. Ha 33 anni e un film in uscita, il thriller horror The Hater, sempre prodotto da Guillermo del Toro, la cui trama ricalca molto l’albo Il Male di Dylan Dog.


Belén Rueda interpreta Laura. L’attrice ha recitato (omiodio!) nella versione spagnola di Un Medico in Famiglia (Médico de Familia) e ha partecipato al film Mar Adentro di Alejandro Amenabar. Ha 43 anni e un film in uscita.


E ora il trailer in spagnolo, anche se a "qualcuno" farà storcere il naso.... ENJOY!!!




   

giovedì 20 novembre 2008

Beyond the Wall of Sleep (2006)

Ammazza da quanto non scrivo su questo blog.

No, non è vero… ci sono stati periodi di mesi e mesi e mesi, ma a volte il tempo e la voglia sono pochi.. diciamo che mancano gli stimoli.

Però quando capitano film come Beyond The Wall of Sleep, di Barrett J. Leigh e Thom Maurer, tratto dal racconto di H. P. Lovecraft dall’omonimo titolo non si può fare altro che parlarne.







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La trama… proviamoci. Alla fine del XIX secolo, Joe, un bifolco delle montagne, ultimo frutto di un’incestuosa comunità, viene rinchiuso in un manicomio (dove pazzi e dottori si confondono ampiamente) per aver decapitato la sorella. Lì il Dr. Eischel, un giovane medico fissato con gli esperimenti atti a rivitalizzare attraverso scariche elettriche il cervello di defunti e dementi, scopre che Joe porta sulla schiena i tratti somatici di un presunto gemello mai nato… Un gemello di nome Amducious che, quando Joe dorme, riacquista tutta la sua spaventosa e sanguinaria forza mentale e mostra di non essere poi così umano…



Detta così è semplice. Provate a vedere questo film in inglese, sdraiati sul letto dopo una serata a base di alcool e Caparezza con nanna alle 4 del mattino e poi mi saprete dire cosa capite in un film che è più che altro un esercizio di stile, omaggio ai film tedeschi degli anni 20 (vedi il Gabinetto del Dr. Caligari), continuo susseguirsi di immagini oniriche a colori che si ripetono con un loop quasi infinito e sovrastano un bianco e nero nitido e perfetto.






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Assurdità ce ne sono parecchie, a cominciare dalla recitazione caricaturale della maggior parte degli attori, sebbene Fountain Yount mi abbia detto che queste erano le direttive dalla regia, scelta pessima di quello che lui stesso definisce “a pretty horrible movie” (al di là del Dr. Fenton, che sembra un incrocio tra lo scienziato pazzo perfetto e un bambinetto viziato, il direttore del manicomio scivola, con il proseguire del film, verso un improbabile accento tedesco che all’inizio manca, e lo sbirro/dottore è semplicemente ridicolo, un fascio di nervi e tic, una sorta di Jacopo Ortis di zelighiana memoria), passando per il cadavere in fregola a causa delle scariche elettriche e oggetto delle attenzioni sessuali di almeno due personaggi (!) per arrivare alla frase cult: “Per funzionare un cervello deve aver bisogno di aria”… e certo. Andare in giro con dei buchi in testa è proprio una passeggiata di salute!!






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Al di là di queste discutibili trovate di sceneggiatura e l’arrivo inopportuno del tipico mostro extradimensionale Lovecraftiano comunque sia il film non è malvagio, soprattutto dal punto di vista visivo. Molto particolare e certo non per tutti i gusti, ma un’occhiata la consiglio comunque. Per gli amanti del gore il finale è un trionfo di sangue e delirio. Gli appassionati degli horror più banali, invece, si astengano.





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Barrett J. Leigh è il primo regista del film, che è la sua seconda opera (nonché primo lungometraggio). Solitamente lavora come assistente alla produzione, e in questo ruolo il suo nome si può trovare in film come Il Miglio verde, Pirati dei Caraibi, Skeleton Key. Ha 34 anni. Del suo compare Thom Maurer nulla si sa, tranne per la compartecipazione a The White Room, primo corto dell’amico Leigh.

 

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Il regista Barrett J.Leigh nel backstage...





Fountain Yount, al suo primo film, interpreta il fanatico Dr. Eischel. L’attore Californiano ha 39 anni, attualmente vive a Los Angeles e si occupa di produzione e recitazione per il teatro.







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William Sanderson interpreta Joe Slaader, il “contenitore” di Amducious. Attore assai prolifico ma poco conosciuto, ha recitato in Blade Runner, A volte ritornano, Il cliente. Per la TV ha partecipato a Starsky e Hutch, Hazzard, Supercar, Ai confini della realtà, X-Files, ER, Walker Texas Ranger, Dharma e Greg, ha persino doppiato un episodio dei mitici Angry Beavers. Ha 64 anni e un film in uscita.







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Kurt Hargan interpreta il bieco Dr. Wardlow. Ha partecipato ad alcuni episodi di Giudice Amy e Numb3rs, oltre che al cortometraggio già citato di Maurer e Leigh. Ha 47 anni e non ha film in uscita.

 

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Ultimo, ma non in ordine di importanza, il dio Tom Savini, che interpreta lo sceriffo. Questo attore, regista e abilissimo tecnico degli effetti speciali andrebbe ricordato anche solo per la parte di Sex Machine in Dal tramonto all’alba di Rodriguez, ma sarebbe riduttivo. Andiamo con ordine. Come regista è da ricordare il bellissimo remake/omaggio de La notte dei morti viventi. Come attore segnalo Martin, Zombie, Creepshow, Creepshow 2, Amore all’ultimo morso, L’alba dei morti viventi, Grindhouse, Planet Terror e l’interessantissimo documentario American Nightmare, dove parla del suo lavoro assieme a registi come Romero, Craven e Hooper. Infine il nostro ha curato gli effetti speciali di film storici e meno come Venerdì 13, Il giorno degli zombie, Non aprite quella porta 2, Monkey Shines, Trauma, Killing Zoe. Ha 42 anni e, come attore, cinque film in uscita.








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Chi dei due sarà Tom..? Ahah!

 

Vi lascio con il trailer del film.. ENJOY!!



 





P.S. I would like to thank Mr. Fountain Yount for his accessibility and the prompt answer! Best wishes for your theatrical career, this movie was not so bad in my opinion :-)

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