Non c'è mica solo Netflix, sapete. Amazon Prime Video ha un catalogo più ridotto e meno indipendente/cool ma qualcosina si trova, per esempio C'era una volta in Messico (Once Upon a Time in Mexico), diretto e sceneggiato nel 2003 dal regista Robert Rodriguez.
Trama: El Mariachi, in cerca di vendetta per la morte di moglie e figlia, si trova coinvolto nelle macchinazioni di un agente della CIA e in una storia fatta di boss mafiosi, colpi di stato e presidenti da uccidere...
In quel lontano novembre del 2003, ricordo ancora, in sala c'ero solo io. Non avevo trovato nessuno che mi accompagnasse a vedere C'era una volta in Messico, miracolosamente arrivato anche a Savona, e io, all'epoca ancora folgorata da Dal tramonto all'alba e preda di un amore folle per tutto ciò che riguardava Tarantino e i suoi simpatici amici, non potevo sopportare l'idea di non vedere l'ultima fatica di Rodriguez. Adesso, forse forse, mi farei un po' due conti in tasca. Rodriguez è ancora un bambino mai cresciuto, capace di regalare incredibili gioie allo spettatore disposto a farsi prendere in giro ma anche tantissima camurrìa derivante proprio da quell'incontenibile entusiasmo che palesemente lo prende ogni volta che si siede dietro la macchina da presa; detto questo, il nostro non azzecca un film da almeno dieci anni (Machete e Machete Kills li ho amati ma mi rendo conto che quello non è cinema) e guardando oggi C'era una volta in Messico si avverte già quel sentore di declino concretizzatosi in supercazzole e omaggi ai film di serie Z che sanno tanto di scusa per celare una fondamentale incapacità di essere Autore "serio". Nonostante tutto, io voglio un sacco bene a Rodriguez, intendiamoci, proprio per l'entusiasmo fracassone che mette nella realizzazione di ogni suo film e per la sua voglia di sperimentare sempre e comunque, tuttavia con C'era una volta in Messico il regista e sceneggiatore si è andato ad impelagare in un'impresa che meritava semplicità e tamarreide (ribadisco: Machete), non un plot a base di spie, doppiogiochisti e colpi di stato. Al culmine di una trilogia discontinua come quella del Mariachi (talmente discontinua che il regista non ricordava neppure che il personaggio di Cheech Marin fosse morto in Desperado, cosa che lo ha costretto a rivedere lo script e cambiarlo) Rodriguez fa del personaggio il salvatore della Patria, figura violenta ma pura capace di guardare oltre la corruzione serpeggiante in ogni angolo di Messico e portare la giusta revolución a suon di schitarrate e pistolettate. Il problema è che il personaggio di Sands, agente CIA, ruba la scena al Mariachi depresso più di una volta e, ancora peggio, viene utilizzato come un fastidioso latore di caos attraverso il quale vengono introdotti i più disparati personaggi, tutti ugualmente privi di carisma e abbozzati alla bell'e meglio, incapaci persino di fissarsi nella memoria dello spettatore per le loro caratteristiche trash/weird. Il che, mi spiace, ma dal regista e sceneggiatore che mi ha regalato Machete e Sex Machine (solo per citarne un paio) proprio non lo accetto.
Sarà che ormai Johnny Depp mi è inviso? Può essere benissimo, visto che Sands avrebbe tutte le carte in regola per qualificarsi come personaggio cult e invece la vista della faccetta da caSSo dell'attore (non ancora preso dalla sindrome di Sparrow, questo almeno glielo concedo) mi faceva venire voglia di prenderlo a pugni nonostante il linguaggio colorito e le braccia finte, tanto che solo nel prefinale, bardato con occhiali da sole e sangue a nascondergli il volto a mo' di novello Corvo, sono riuscita finalmente ad apprezzare Sands come meritava. Rimanendo in tema attori, Rourke e Dafoe sono un assurdo spreco di potenziale (il primo, col cagnusso, poteva fare molto meglio), la Mendes una cagnaccia inqualificabile (degnamente accompagnata da Enrique Iglesias e Marco Leonardi, due gatti di marmo) e persino faccette amate come quelle di Danny Trejo e Cheech Marin questa volta non bucano lo schermo. Meglio piuttosto l'accoppiata Banderas/Hayek o lo spettacolo del Mariachi in solitario, visto che il buon Antonio era ancora ai tempi in cui non veniva preso per il chiulo da galline e mulini: gli stunt dell'attore sono una gioia per gli occhi, basti solo pensare alla tamarrissima scena iniziale, alla sparatoria in chiesa, alla rocambolesca fuga dall'hotel incatenato ad una Hayek particolarmente sboccata... peccato solo per la decisione del regista di riempire il film di effetti digitali all'epoca all'avanguardia ma che probabilmente hanno ormai cominciato a soffrire un po' l'usura del tempo. Non che mi dispiaccia vedere proiettili che fanno letteralmente esplodere i corpi spillando ettolitri di sangue o roba che salta in aria senza un perché ma talvolta il risultato è talmente posticcio da andare persino oltre lo stile cartoonesco di Rodriguez. A compensare il tutto ci sono comunque una bellissima fotografia ricca di colori caldi, un montaggio serratissimo e, soprattutto, la colonna sonora, degna compagna delle imprese di un Mariachi che sembra quasi essere killer per caso, più interessato a tamburellare le dita sulla chitarra e cavarne evocative melodie (ma che brividi mi ha dato sentire le note di quella Malagueña appena accennata?) oppure a danzare come un ballerino di flamenco. Insomma, purtroppo tra me e C'era una volta in Messico non è più amore come un tempo ma comunque un po' di affetto c'è ancora.
Del regista e sceneggiatore Robert Rodriguez ho già parlato QUI. Antonio Banderas (El Mariachi), Salma Hayek (Carolina), Johnny Depp (Sands), Mickey Rourke (Billy), Eva Mendes (Ajedrez), Danny Trejo (Cucuy), Cheech Marin (Belini) e Willem Dafoe (Barrillo) li trovate invece ai rispettivi link.
Marco Leonardi interpreta Fideo. Australiano, ha partecipato a film come Nuovo Cinema Paradiso, La sindrome di Stendhal, Dal tramonto all'alba 3 - La figlia del boia e a serie come Elisa di Rivombrosa e Don Matteo. Ha 46 anni e sei film in uscita.
Rubén Blades interpreta Jorge FBI. Nato a Panama, ha partecipato a film come Predator 2, Il colore della notte, L'ombra del diavolo, The Counselor - Il procuratore e a serie quali X-Files e Fear the Walking Dead. Ha 69 anni ed è anche compositore e sceneggiatore.
Il cantante Enrique Iglesias, che interpreta Lorenzo, era già comparso, non accreditato, in Desperado. Johnny Depp è riuscito a completare tutte le sue scene in otto giorni ma siccome voleva rimanere ancora sul set Rodriguez gli ha fatto interpretare anche il prete con cui parla El Mariachi prima della sparatoria in chiesa; il ruolo di Johnny Depp comunque era stato pensato per George Clooney, già diversamente impegnato (probabilmente sul set di Ocean's Eleven, La tempesta perfetta o Fratello, dove sei?, chissà), mentre per l'aMMore Quentin (ringraziato nei nei titoli di coda in quanto fonte d'ispirazione del film) era pronto quello di Cucuy, al quale il regista ha dovuto rinunciare perché preso dalla realizzazione di Kill Bill. Detto questo, C'era una volta in Messico è il momentaneamente ultimo capitolo di una trilogia che comprende El Mariachi e Desperado, quindi se vi fosse piaciuto recuperateli e aggiungete Machete, Machete Kills e Dal tramonto all'alba. ENJOY!
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mercoledì 22 novembre 2017
mercoledì 15 ottobre 2014
Bollalmanacco on Demand: Last Night (2010)
L'appuntamento odierno del Bollalmanacco On Demand è sicuramente particolare, perché esula dal genere di film che solitamente apprezzo; infatti, è capitato che Silvia mi chiedesse su Facebook la recensione di Last Night, diretto e sceneggiato nel 2010 dalla regista Massy Tadjedin. Col prossimo On Demand, invece, tornerò su terreni a me più "consoni" grazie a Monster Dog. ENJOY!
Trama: Joanna litiga col marito Michael perché lo crede invaghito di una collega, proprio il giorno prima che lui parta per un viaggio d'affari con la donna. Mentre Michael cerca di resistere alle effettive e pesanti avances della collega, Joanna incontra per caso il suo vecchio amore...
Last Night è una sorta di "dramma" dall'impianto teatrale, interamente basato sui gesti e gli sguardi dei protagonisti più che sui dialoghi. La storia è assai semplice e viene perfettamente riassunta dalla trama che ho scritto sopra: Massy Tadjedin indaga sui meccanismi che regolano i rapporti tra uomini e donne impegnati in relazioni più o meno durature e ci presenta il tradimento attraverso due punti di vista, quello maschile e quello femminile. Joanna e Michael sono sposati, prima del matrimonio sono stati insieme parecchi anni e, a quanto pare, ormai hanno più poco da dirsi, passione e amore sono stati soffocati da una routine (emblematiche le sequenze che vedono Joanna prepararsi per uscire col marito prima e con Alex poi) che porta al desiderio di fare nuove esperienze o al rimpianto. Lei è una scrittrice che ha dovuto reinventarsi articolista e collega i vecchi momenti di felice autorealizzazione all'amore di Alex, a sua volta scrittore, conosciuto e amato durante una "pausa di riflessione" nel rapporto tra lei e il marito Michael; quest'ultimo, dal canto suo, ama ancora Joanna ma è fortemente attratto dalla collega Laura, sensuale e consapevole di sé. Il film, come da titolo, racconta quella che potrebbe essere l'ultima notte del loro matrimonio, una notte che i due passano separati, colmi di rancore a causa di un recente litigio e, ovviamente, anche colmi di dubbi rispetto alla reciproca fedeltà. Nel corso della fatidica notte i due verranno costantemente "tentati" e lo spettatore verrà posto davanti ad un'annosa questione: è più grave tradire fisicamente, per il gusto della conquista, considerato che il traditore potrebbe pentirsene amaramente un istante dopo, oppure è più grave tradire col cuore e con la mente, vivendo una lunghissima menzogna accanto ad una persona scelta fondamentalmente per senso di dovere? Massy Tadjedin non ci da né una risposta univoca né un finale risolutorio ma lascia tutto al nostro giudizio e alla nostra immaginazione, lasciando la possibilità di identificarci o provare empatia per l'uno o l'altro personaggio.
E' questo distacco della regista e sceneggiatrice che ho apprezzato molto in Last Night, anche perché in questo modo sono riuscita a detestare entrambi i protagonisti e, nonostante questo, ad apprezzare la pellicola e a provare interesse per il loro dramma, forse perché speravo che entrambi rimanessero soli come dei cani. Lei infatti è una pittima incredibile (o forse la colpa è della faccetta da razzo di Keira Knightley, che notoriamente non sopporto) che non fa altro che piangersi addosso nonostante tutti, marito, ex amante e amici di lui, la trattino come una dea scesa in terra, mentre lui è l'essere più noioso del pianeta e, come spesso accade, è solo "chiacchiere e distintivo", incapace di rispedire al mittente le avances di una collega che è il trionfo del cliché (formosa, schiacciata da un tragico passato amoroso, sfacciata per non dire pucchiacca ma anche tanto sensibile). L'unico che, effettivamente, mi ha commossa, è il povero Alex. Da sempre innamorato di Joanna, non riesce a portare avanti delle relazioni soddisfacenti ed è stato mandato al diavolo sia perché era troppo impegnato a scrivere un libro sia perché Michael "era arrivato prima"; per tutto il film, poverello, cerca di far capire a Joanna i propri sentimenti ma lei è inamovibile, si limita a prendere atto della cosa, a stuzzicarlo un po', a bearsi dell'amore di quest'uomo così affascinante e interessante e, dulcis in fundo, a piangere come una fontana quando ormai è troppo tardi per tornare indietro. Last Night, come vedete, ha una trama semplice e persino derivativa, tuttavia riesce ad emozionare lo spettatore e farlo riflettere davanti alle svariate situazioni che vengono proposte (credo che Last Night sarebbe molto interessante da vedere in coppia), anche perché è recitato davvero molto bene ed è assai curato, sia per quanto riguarda una regia attentissima ai dettagli che per una colonna sonora delicata e malinconica. Se cercate emozioni forti probabilmente non è il film che fa per voi, perché a tratti è davvero molto lento, ma se vi piacciono le pellicole "da degustazione" potreste anche dargli una chance.
Di Keira Knightley (Joanna), Sam Worthington (Michael), Eva Mendes (Laura) e Griffin Dunne (Truman) ho già parlato ai rispettivi link.
Massy Tadjedin è la regista e sceneggiatrice della pellicola, la sua prima e finora unica prova dietro la macchina da presa. Anche produttrice, ha 38 anni.
Guillaume Canet interpreta Alex. Francese, ha partecipato a film come The Beach e Vidocq. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 39 anni e un film in uscita.
Premetto di non averli mai visti ma se Last Night vi fosse piaciuto potreste trovare di vostro gradimento anche Closer o Unfaithful - L'amore infedele. ENJOY!
Trama: Joanna litiga col marito Michael perché lo crede invaghito di una collega, proprio il giorno prima che lui parta per un viaggio d'affari con la donna. Mentre Michael cerca di resistere alle effettive e pesanti avances della collega, Joanna incontra per caso il suo vecchio amore...
Last Night è una sorta di "dramma" dall'impianto teatrale, interamente basato sui gesti e gli sguardi dei protagonisti più che sui dialoghi. La storia è assai semplice e viene perfettamente riassunta dalla trama che ho scritto sopra: Massy Tadjedin indaga sui meccanismi che regolano i rapporti tra uomini e donne impegnati in relazioni più o meno durature e ci presenta il tradimento attraverso due punti di vista, quello maschile e quello femminile. Joanna e Michael sono sposati, prima del matrimonio sono stati insieme parecchi anni e, a quanto pare, ormai hanno più poco da dirsi, passione e amore sono stati soffocati da una routine (emblematiche le sequenze che vedono Joanna prepararsi per uscire col marito prima e con Alex poi) che porta al desiderio di fare nuove esperienze o al rimpianto. Lei è una scrittrice che ha dovuto reinventarsi articolista e collega i vecchi momenti di felice autorealizzazione all'amore di Alex, a sua volta scrittore, conosciuto e amato durante una "pausa di riflessione" nel rapporto tra lei e il marito Michael; quest'ultimo, dal canto suo, ama ancora Joanna ma è fortemente attratto dalla collega Laura, sensuale e consapevole di sé. Il film, come da titolo, racconta quella che potrebbe essere l'ultima notte del loro matrimonio, una notte che i due passano separati, colmi di rancore a causa di un recente litigio e, ovviamente, anche colmi di dubbi rispetto alla reciproca fedeltà. Nel corso della fatidica notte i due verranno costantemente "tentati" e lo spettatore verrà posto davanti ad un'annosa questione: è più grave tradire fisicamente, per il gusto della conquista, considerato che il traditore potrebbe pentirsene amaramente un istante dopo, oppure è più grave tradire col cuore e con la mente, vivendo una lunghissima menzogna accanto ad una persona scelta fondamentalmente per senso di dovere? Massy Tadjedin non ci da né una risposta univoca né un finale risolutorio ma lascia tutto al nostro giudizio e alla nostra immaginazione, lasciando la possibilità di identificarci o provare empatia per l'uno o l'altro personaggio.
E' questo distacco della regista e sceneggiatrice che ho apprezzato molto in Last Night, anche perché in questo modo sono riuscita a detestare entrambi i protagonisti e, nonostante questo, ad apprezzare la pellicola e a provare interesse per il loro dramma, forse perché speravo che entrambi rimanessero soli come dei cani. Lei infatti è una pittima incredibile (o forse la colpa è della faccetta da razzo di Keira Knightley, che notoriamente non sopporto) che non fa altro che piangersi addosso nonostante tutti, marito, ex amante e amici di lui, la trattino come una dea scesa in terra, mentre lui è l'essere più noioso del pianeta e, come spesso accade, è solo "chiacchiere e distintivo", incapace di rispedire al mittente le avances di una collega che è il trionfo del cliché (formosa, schiacciata da un tragico passato amoroso, sfacciata per non dire pucchiacca ma anche tanto sensibile). L'unico che, effettivamente, mi ha commossa, è il povero Alex. Da sempre innamorato di Joanna, non riesce a portare avanti delle relazioni soddisfacenti ed è stato mandato al diavolo sia perché era troppo impegnato a scrivere un libro sia perché Michael "era arrivato prima"; per tutto il film, poverello, cerca di far capire a Joanna i propri sentimenti ma lei è inamovibile, si limita a prendere atto della cosa, a stuzzicarlo un po', a bearsi dell'amore di quest'uomo così affascinante e interessante e, dulcis in fundo, a piangere come una fontana quando ormai è troppo tardi per tornare indietro. Last Night, come vedete, ha una trama semplice e persino derivativa, tuttavia riesce ad emozionare lo spettatore e farlo riflettere davanti alle svariate situazioni che vengono proposte (credo che Last Night sarebbe molto interessante da vedere in coppia), anche perché è recitato davvero molto bene ed è assai curato, sia per quanto riguarda una regia attentissima ai dettagli che per una colonna sonora delicata e malinconica. Se cercate emozioni forti probabilmente non è il film che fa per voi, perché a tratti è davvero molto lento, ma se vi piacciono le pellicole "da degustazione" potreste anche dargli una chance.
Di Keira Knightley (Joanna), Sam Worthington (Michael), Eva Mendes (Laura) e Griffin Dunne (Truman) ho già parlato ai rispettivi link.
Massy Tadjedin è la regista e sceneggiatrice della pellicola, la sua prima e finora unica prova dietro la macchina da presa. Anche produttrice, ha 38 anni.
Guillaume Canet interpreta Alex. Francese, ha partecipato a film come The Beach e Vidocq. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 39 anni e un film in uscita.
Premetto di non averli mai visti ma se Last Night vi fosse piaciuto potreste trovare di vostro gradimento anche Closer o Unfaithful - L'amore infedele. ENJOY!
mercoledì 20 agosto 2014
Bolle di ignoranza: Cleaner (2007)
Quest'estate le Bolle di Ignoranza sono particolarmente numerose, forse perché il periodo è propizio alla visione di film con un occhio aperto e la testa da un'altra parte. In questo stato parecchio disattento ho avuto modo di guardare Cleaner, diretto nel 2007 dal regista Renny Harlin.
Trama: Samuel L. Jackson fa un lavoro davvero del menga. Ripulisce scene dei crimini. Il casino succede quando viene ingannato e spedito a pulire un salotto ancora sconosciuto agli inquirenti...
Per quel che sono riuscita a vedere, Cleaner è il tipico thriller a sfondo poliziesco perfetto per una calda serata estiva. Non richiede grandissimo sforzo mentale perché la soluzione all'enigma viene scodellata senza troppe sorprese al momento opportuno e nasconde una motivazione talmente sciocca che non vale neppure la pena ragionarci su per approfondire la questione. La pellicola si compone di momenti stranamente goliardici (tanto che all'inizio credevo fosse una commedia), minacciosi confronti tra sbirri, accuse di corruzione più o meno velate, improbabili femme fatale dall'animo materno e litigi tra padri problematici e figlie rompiscatole, tutti distribuiti equamente nel corso dell'ora e mezza scarsa di durata e amalgamati da una regia senza infamia né lode. Non molto diversa è l'interpretazione di due mostri sacri come Samuel L. Jackson e Ed Harris, che portano a casa la pagnotta lavorando il minimo sindacale e risparmiando le energie per pellicole a loro più congeniali, mentre nel resto del cast si riconoscono Eva Mendes nel solito ruolo sciapo che più le si confà e Luiz Guzmán e la sua faccia perfetta per incarnare sbirri corrotti o mafiosi sudamericani. I Tarantiniani all'ultimo stadio come me apprezzeranno senz'altro l'incontro fra l'ex Ordell Robbie e l'ex Max Cherrie di Jackie Brown ma, per il resto, Cleaner è un filmetto che passa e va, non certo una pellicola indispensabile né per i fan di Samuel L. Jackson né per gli amanti del thriller.
Trama: Samuel L. Jackson fa un lavoro davvero del menga. Ripulisce scene dei crimini. Il casino succede quando viene ingannato e spedito a pulire un salotto ancora sconosciuto agli inquirenti...
Per quel che sono riuscita a vedere, Cleaner è il tipico thriller a sfondo poliziesco perfetto per una calda serata estiva. Non richiede grandissimo sforzo mentale perché la soluzione all'enigma viene scodellata senza troppe sorprese al momento opportuno e nasconde una motivazione talmente sciocca che non vale neppure la pena ragionarci su per approfondire la questione. La pellicola si compone di momenti stranamente goliardici (tanto che all'inizio credevo fosse una commedia), minacciosi confronti tra sbirri, accuse di corruzione più o meno velate, improbabili femme fatale dall'animo materno e litigi tra padri problematici e figlie rompiscatole, tutti distribuiti equamente nel corso dell'ora e mezza scarsa di durata e amalgamati da una regia senza infamia né lode. Non molto diversa è l'interpretazione di due mostri sacri come Samuel L. Jackson e Ed Harris, che portano a casa la pagnotta lavorando il minimo sindacale e risparmiando le energie per pellicole a loro più congeniali, mentre nel resto del cast si riconoscono Eva Mendes nel solito ruolo sciapo che più le si confà e Luiz Guzmán e la sua faccia perfetta per incarnare sbirri corrotti o mafiosi sudamericani. I Tarantiniani all'ultimo stadio come me apprezzeranno senz'altro l'incontro fra l'ex Ordell Robbie e l'ex Max Cherrie di Jackie Brown ma, per il resto, Cleaner è un filmetto che passa e va, non certo una pellicola indispensabile né per i fan di Samuel L. Jackson né per gli amanti del thriller.
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mercoledì 19 giugno 2013
Holy Motors (2012)
La settimana scorsa, nonostante la distribuzione pessima, sono riuscita a vedere Holy Motors, diretto nel 2012 dal regista Leos Carax e consacrato a "film dell'anno" praticamente dall'intera blogosfera già parecchi mesi prima della sua uscita italiana. Il che mi ha incuriosita, lo ammetto...
Trama: assistiamo ad una giornata tipo di Oscar, un uomo che per lavoro assume varie identità e vive esistenze diverse, passando dall'una all'altra mentre un'autista lo conduce per le vie di Parigi...
Un uomo si sveglia in una stanza deserta. Perplesso, si guarda attorno e trova una porta che, una volta aperta, lo condurrà all’interno di un cinema gremito di persone. Così comincia Holy Motors, la particolarissima riflessione sul cinema del regista francese Leo Carax, che con questa introduzione vuole far capire allo spettatore il suo modo di intendere la settima arte e allo stesso tempo fornirgli la chiave necessaria per interpretare tutto ciò che passerà sullo schermo da quel momento in poi. Il film racconta infatti, come ho scritto nella trama, la strana giornata del misterioso Oscar, un uomo che percorre le strade di Parigi su una lussuosa Limousine e passa disinvoltamente da un’identità all’altra, a seconda degli incarichi, “recitando” ogni volta un ruolo diverso: uomo d’affari, vecchia mendicante, modello, pazzo, padre di famiglia, assassino, vittima, vecchio morente e custode di una famiglia di scimpanzé. Questa sequenza ininterrotta di cambiamenti perlopiù immotivati, lo ammetto, mi ha spiazzata per buona metà del film, spingendo la mia mente notoriamente refrattaria a queste francesate autoriali a ripensare con nostalgia alla meravigliosa serie Dollhouse di Joss Whedon. Poi, Holy Motors ha invece cominciato a prendere anche me, soprattutto dal momento in cui Carax decide di mostrare la sofferenza, il disagio e la confusione del protagonista. Solo allora ho cominciato a riflettere e ad apprezzare la pellicola, nonché a capire cosa diamine scrivere sulla recensione di un film così astruso.
Ogni incarnazione di Oscar, almeno per come l'ho capita, quindi prendete tutto con le pinze, rappresenta innanzitutto una profonda e amara riflessione su un certo modo di fare cinema, sempre più slegato dall’importantissimo lavoro attoriale e condizionato dai gusti di un pubblico incapace di ragionare o andare oltre le apparenze; la conseguenza di ciò è una progressiva perdita di sentimento ed individualità che porta le persone ad omologarsi e ad indossare delle maschere che, allo stesso tempo, consentono di venire accettati ma allontanano dal prossimo. Holy Motors procede così in maniera assolutamente non lineare (la natura del lavoro di Oscar e le motivazioni del suo vagare non verranno mai spiegate), inanellando una metafora dietro l’altra, e colpisce per l’audace mescolanza di generi, per la camaleontica interpretazione dell’attore Denis Lavant e per il gusto artistico con cui viene costruita ogni sequenza. Ammetto di non aver compreso che diamine volesse dire Carax con la famiglia di primati o con l'odioso dialogo tra padre e figlia, ma le "parentesi" legate alla motion capture, lo splendido assassinio con scambio di identità, la scioccante figura di Mr. Merde, lo scatto d'ira che porta Oscar ad "improvvisare" dopo le velate minacce di un irriconoscibile Michel Piccoli, il movimentatissimo interludio musicale, il commovente pezzo "musical" con Kylie Minogue, il dialogo finale tra gli Holy Motors del titolo e l'omaggio alla maschera indossata nel film Occhi senza volto (peraltro dalla stessa attrice che interpreta l'autista Céline) sono pezzi di grandissimo cinema.
Mi fermo qui per non aggiungere altre banalità su una pellicola che esula completamente dalla definizione di banale: Holy Motors non è un film facile, sicuramente non è per tutti i gusti e, sinceramente, non mi vergogno a dirlo, non mi ha portata a gridare al miracolo (non ho di sicuro capito più della metà delle cose che voleva dire Carax e questo mi ha portata a considerare l'intera operazione una presa di posizione contro lo spettatore cerebralmente normodotato, non siamo mica cresciuti tutti leggendo i Cahiers du Cinema, ecchecca'). Tuttavia, il fatto che, dopo lo sconcerto iniziale, la vicenda di Oscar mi abbia catturata di minuto in minuto, e che io stia ancora adesso, dopo giorni, a rimuginare sul significato della pellicola e delle immagini, mi porta a consigliare Holy Motors senza indugio a chiunque viva il cinema come un'esperienza e un'occasione per arricchirsi e per riflettere e non solo come mero divertimento.
Di Eva Mendes, che interpreta la modella Kay M, ho già parlato qui.
Leos Carax (vero nome Alexandre Oscar Dupont) è il regista e sceneggiatore della pellicola, inoltre interpreta l’uomo protagonista dell’onirica scena iniziale (Le Dormeur). Francese, ha diretto film come Rosso sangue, Gli amanti del Pont-Neuf e Tokyo!. Ha 53 anni.
Denis Lavant interpreta Oscar. Francese, ha partecipato a film come Rosso sangue, Gli amanti del Pont-Neuf, Una lunga domenica di passioni e Tokyo!. Ha 52 anni e due film in uscita.
Edith Scob interpreta Céline. Francese, ha partecipato a film come Occhi senza volto, Il patto dei lupi, Vidocq e alla serie Caméra Café. Ha 76 anni.
Kylie Minogue interpreta Eva Grace (Jean). Australiana conosciuta in primis come cantante, la ricordo per film come Street Fighter – Sfida finale e Moulin Rouge!, inoltre ha partecipato alla soap Neighbours e alla serie Doctor Who. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 45 anni.
Michel Piccoli (vero nome Jacques Daniel Michel Piccoli) interpreta il misterioso “superiore” di Oscar o, come viene definito nei titoli di coda, l’Homme à la tache de vin. Francese, ha partecipato a film come Bella di giorno, Diabolik, Topaz, Il fascino discreto della borghesia, La grande abbuffata, Rosso sangue e Habemus Papam. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 88 anni e un film in uscita.
Tra gli attori rimasti esclusi dal film segnalo la modella Kate Moss e Juliette Binoche: la prima era stata scelta per il ruolo di Kay M ma ha declinato perché impegnata nei preparativi per il matrimonio mentre la seconda, ex del regista, avrebbe dovuto interpretare Eva Grace ma i due alla fine non hanno trovato un accordo. Detto questo, sinceramente, data la particolarità di Holy Motors non saprei quali pellicole simili consigliare, quindi aggiungo solo… ENJOY!!
Trama: assistiamo ad una giornata tipo di Oscar, un uomo che per lavoro assume varie identità e vive esistenze diverse, passando dall'una all'altra mentre un'autista lo conduce per le vie di Parigi...
Un uomo si sveglia in una stanza deserta. Perplesso, si guarda attorno e trova una porta che, una volta aperta, lo condurrà all’interno di un cinema gremito di persone. Così comincia Holy Motors, la particolarissima riflessione sul cinema del regista francese Leo Carax, che con questa introduzione vuole far capire allo spettatore il suo modo di intendere la settima arte e allo stesso tempo fornirgli la chiave necessaria per interpretare tutto ciò che passerà sullo schermo da quel momento in poi. Il film racconta infatti, come ho scritto nella trama, la strana giornata del misterioso Oscar, un uomo che percorre le strade di Parigi su una lussuosa Limousine e passa disinvoltamente da un’identità all’altra, a seconda degli incarichi, “recitando” ogni volta un ruolo diverso: uomo d’affari, vecchia mendicante, modello, pazzo, padre di famiglia, assassino, vittima, vecchio morente e custode di una famiglia di scimpanzé. Questa sequenza ininterrotta di cambiamenti perlopiù immotivati, lo ammetto, mi ha spiazzata per buona metà del film, spingendo la mia mente notoriamente refrattaria a queste francesate autoriali a ripensare con nostalgia alla meravigliosa serie Dollhouse di Joss Whedon. Poi, Holy Motors ha invece cominciato a prendere anche me, soprattutto dal momento in cui Carax decide di mostrare la sofferenza, il disagio e la confusione del protagonista. Solo allora ho cominciato a riflettere e ad apprezzare la pellicola, nonché a capire cosa diamine scrivere sulla recensione di un film così astruso.
Ogni incarnazione di Oscar, almeno per come l'ho capita, quindi prendete tutto con le pinze, rappresenta innanzitutto una profonda e amara riflessione su un certo modo di fare cinema, sempre più slegato dall’importantissimo lavoro attoriale e condizionato dai gusti di un pubblico incapace di ragionare o andare oltre le apparenze; la conseguenza di ciò è una progressiva perdita di sentimento ed individualità che porta le persone ad omologarsi e ad indossare delle maschere che, allo stesso tempo, consentono di venire accettati ma allontanano dal prossimo. Holy Motors procede così in maniera assolutamente non lineare (la natura del lavoro di Oscar e le motivazioni del suo vagare non verranno mai spiegate), inanellando una metafora dietro l’altra, e colpisce per l’audace mescolanza di generi, per la camaleontica interpretazione dell’attore Denis Lavant e per il gusto artistico con cui viene costruita ogni sequenza. Ammetto di non aver compreso che diamine volesse dire Carax con la famiglia di primati o con l'odioso dialogo tra padre e figlia, ma le "parentesi" legate alla motion capture, lo splendido assassinio con scambio di identità, la scioccante figura di Mr. Merde, lo scatto d'ira che porta Oscar ad "improvvisare" dopo le velate minacce di un irriconoscibile Michel Piccoli, il movimentatissimo interludio musicale, il commovente pezzo "musical" con Kylie Minogue, il dialogo finale tra gli Holy Motors del titolo e l'omaggio alla maschera indossata nel film Occhi senza volto (peraltro dalla stessa attrice che interpreta l'autista Céline) sono pezzi di grandissimo cinema.
Mi fermo qui per non aggiungere altre banalità su una pellicola che esula completamente dalla definizione di banale: Holy Motors non è un film facile, sicuramente non è per tutti i gusti e, sinceramente, non mi vergogno a dirlo, non mi ha portata a gridare al miracolo (non ho di sicuro capito più della metà delle cose che voleva dire Carax e questo mi ha portata a considerare l'intera operazione una presa di posizione contro lo spettatore cerebralmente normodotato, non siamo mica cresciuti tutti leggendo i Cahiers du Cinema, ecchecca'). Tuttavia, il fatto che, dopo lo sconcerto iniziale, la vicenda di Oscar mi abbia catturata di minuto in minuto, e che io stia ancora adesso, dopo giorni, a rimuginare sul significato della pellicola e delle immagini, mi porta a consigliare Holy Motors senza indugio a chiunque viva il cinema come un'esperienza e un'occasione per arricchirsi e per riflettere e non solo come mero divertimento.
Di Eva Mendes, che interpreta la modella Kay M, ho già parlato qui.
Leos Carax (vero nome Alexandre Oscar Dupont) è il regista e sceneggiatore della pellicola, inoltre interpreta l’uomo protagonista dell’onirica scena iniziale (Le Dormeur). Francese, ha diretto film come Rosso sangue, Gli amanti del Pont-Neuf e Tokyo!. Ha 53 anni.
Denis Lavant interpreta Oscar. Francese, ha partecipato a film come Rosso sangue, Gli amanti del Pont-Neuf, Una lunga domenica di passioni e Tokyo!. Ha 52 anni e due film in uscita.
Edith Scob interpreta Céline. Francese, ha partecipato a film come Occhi senza volto, Il patto dei lupi, Vidocq e alla serie Caméra Café. Ha 76 anni.
Kylie Minogue interpreta Eva Grace (Jean). Australiana conosciuta in primis come cantante, la ricordo per film come Street Fighter – Sfida finale e Moulin Rouge!, inoltre ha partecipato alla soap Neighbours e alla serie Doctor Who. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 45 anni.
Michel Piccoli (vero nome Jacques Daniel Michel Piccoli) interpreta il misterioso “superiore” di Oscar o, come viene definito nei titoli di coda, l’Homme à la tache de vin. Francese, ha partecipato a film come Bella di giorno, Diabolik, Topaz, Il fascino discreto della borghesia, La grande abbuffata, Rosso sangue e Habemus Papam. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 88 anni e un film in uscita.
Tra gli attori rimasti esclusi dal film segnalo la modella Kate Moss e Juliette Binoche: la prima era stata scelta per il ruolo di Kay M ma ha declinato perché impegnata nei preparativi per il matrimonio mentre la seconda, ex del regista, avrebbe dovuto interpretare Eva Grace ma i due alla fine non hanno trovato un accordo. Detto questo, sinceramente, data la particolarità di Holy Motors non saprei quali pellicole simili consigliare, quindi aggiungo solo… ENJOY!!
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domenica 21 aprile 2013
Come un tuono (2012)
Dopo la bellezza di due settimane sono finalmente riuscita a vedere anch'io Come un tuono (The Place Beyond the Pines), diretto nel 2012 dal regista Derek Cianfrance. A sapere come sarebbe stato il film, aspettavo ancora un po'...
Trama: un motociclista acrobatico scopre di avere un figlio e per garantirgli un futuro decide di cominciare a rapinare banche. Le cose cominceranno ad andare male quando l'ultima rapina finirà in modo a dir poco imprevisto...
Come un tuono, che chissà perché è un titolo che mi immagino sempre pronunciato con la voce di Herbert Ballerina, comincia in modo a dir poco esplosivo: una bella inquadratura degli addominali e dei tatuaggi di Ryan Gosling. La macchina da presa avrebbe potuto indugiare sul particolare in questione per tutta la durata (due ore e venti!!) della pellicola e non mi sarei affatto lamentata perché, siamo sinceri, mano a mano che si prosegue nella visione non si aggiunge molto altro da dire e, come sapete, il viso dell'attore del momento mi attizza quanto quello di un totano. Come un tuono è un film senza infamia né lode, interpretato da attori sottotono (Gosling e Cooper hanno fatto entrambi molto meglio!!!), diretto da un regista che da il meglio di sé solo quando segue le spericolate acrobazie della moto del protagonista, con una trama composta da un'infinità di cliché appiccicati tra loro e debitrice, soprattutto all'inizio, delle atmosfere del ben più riuscito Drive, persino per quel che riguarda la colonna sonora.
Nell'ordine, Come un tuono ci scodella il protagonista testa calda più scemo della storia del cinema recente (un tizio che scopre di avere un figlio e, magicamente, pretende di diventare padre dell'anno e di imporre questo suo volere a tutti i coinvolti), la donna più ingrata sulla faccia della terra (finché si tratta di venire mantenuta dal povero sfigato che ha accettato lei e il figlio va bene, ma lì per lì una scopazzata con Gosling ce la facciamo alla faccia del tizio che si fa il mazzo per darci una vita dignitosa..), lo sbirro più mollo e paraculo del creato, gli altri sbirri tirati fuori paro paro da una dozzina di film a tema "poliziotto corrotto" (Ray Liotta con la faccia butterata e l'occhio cattivo da sempre colore!) e due ragazzi che farebbero passare la voglia di aver figli a chiunque (ma come... quindici anni prima li tieni in braccio tutti patatini e puccettosi e poi diventano rispettivamente uno sboccatissimo ed ignorante "Guido" tirato fuori direttamente da Jersey Shore e uno streppone drogato?? Ma io vi ammazzo nella culla....). Il tutto mescolato senza un guizzo, senza un'emozione che non sia di quelle preconfezionate da romanzetto cheap, senza un solo momento in cui lo spettatore riesca ad immedesimarsi nei protagonisti e con un'unica sequenza in cui si rimane a bocca aperta ma per il motivo sbagliato (cioé, alla fine buona parte del pubblico avrà ben pagato solo per vedere Gosling, perché scioccarli a questo modo???). Bon, più di così non saprei che dire, non riesco nemmeno a scrivere una recensione di lunghezza standard per questa robetta. Più che Come un tuono direi quindi Come una pernacchietta. Ma di quelle piccole, eh.
Di Ryan Gosling (Luke), Eva Mendes (Romina), Bradley Cooper (Avery), Rose Byrne (Jennifer), Harris Yulin (Al, il padre di Avery) e Ray Liotta (Deluca) ho già parlato ai rispettivi link.
Derek Cianfrance è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Blue Valentine. Anche attore, ha 39 anni e due film in uscita.
Mahershala Ali (vero nome Mahershalalhashbaz Gilmore) interpreta Kofi. Americano, ha partecipato a film come Il curioso caso di Benjamin Button e Predators e alle serie NYPD, CSI e The 4400. Ha 39 anni e un film in uscita.
Ben Mendelsohn (vero nome Paul Benjamin Mendelsohn) interpreta Robin. Australiano, ha partecipato a film come Australia, Cogan – Killing Them Softly, Il cavaliere oscuro – Il ritorno e alle serie Neighbours e The Flying Doctors. Anche produttore, ha 44 anni e due film in uscita.
Dane DeHaan interpreta Jason da grande. Americano, ha partecipato a film come Chronicles e Lincoln. Ha 26 anni e tre film in uscita tra cui The Amazing Spider-Man 2, dove interpreterà Harry Osborn.
Segnalo, come curiosità ulteriore, che Ginnifer Goodwin, ovvero la Biancaneve di Once Upon A Time, era una delle candidate per il ruolo di Jennifer, moglie del personaggio di Bradley Cooper. Detto questo, se Come un tuono vi fosse piaciuto, consiglio il recupero del già citato Drive... ENJOY!!
Trama: un motociclista acrobatico scopre di avere un figlio e per garantirgli un futuro decide di cominciare a rapinare banche. Le cose cominceranno ad andare male quando l'ultima rapina finirà in modo a dir poco imprevisto...
Come un tuono, che chissà perché è un titolo che mi immagino sempre pronunciato con la voce di Herbert Ballerina, comincia in modo a dir poco esplosivo: una bella inquadratura degli addominali e dei tatuaggi di Ryan Gosling. La macchina da presa avrebbe potuto indugiare sul particolare in questione per tutta la durata (due ore e venti!!) della pellicola e non mi sarei affatto lamentata perché, siamo sinceri, mano a mano che si prosegue nella visione non si aggiunge molto altro da dire e, come sapete, il viso dell'attore del momento mi attizza quanto quello di un totano. Come un tuono è un film senza infamia né lode, interpretato da attori sottotono (Gosling e Cooper hanno fatto entrambi molto meglio!!!), diretto da un regista che da il meglio di sé solo quando segue le spericolate acrobazie della moto del protagonista, con una trama composta da un'infinità di cliché appiccicati tra loro e debitrice, soprattutto all'inizio, delle atmosfere del ben più riuscito Drive, persino per quel che riguarda la colonna sonora.
Nell'ordine, Come un tuono ci scodella il protagonista testa calda più scemo della storia del cinema recente (un tizio che scopre di avere un figlio e, magicamente, pretende di diventare padre dell'anno e di imporre questo suo volere a tutti i coinvolti), la donna più ingrata sulla faccia della terra (finché si tratta di venire mantenuta dal povero sfigato che ha accettato lei e il figlio va bene, ma lì per lì una scopazzata con Gosling ce la facciamo alla faccia del tizio che si fa il mazzo per darci una vita dignitosa..), lo sbirro più mollo e paraculo del creato, gli altri sbirri tirati fuori paro paro da una dozzina di film a tema "poliziotto corrotto" (Ray Liotta con la faccia butterata e l'occhio cattivo da sempre colore!) e due ragazzi che farebbero passare la voglia di aver figli a chiunque (ma come... quindici anni prima li tieni in braccio tutti patatini e puccettosi e poi diventano rispettivamente uno sboccatissimo ed ignorante "Guido" tirato fuori direttamente da Jersey Shore e uno streppone drogato?? Ma io vi ammazzo nella culla....). Il tutto mescolato senza un guizzo, senza un'emozione che non sia di quelle preconfezionate da romanzetto cheap, senza un solo momento in cui lo spettatore riesca ad immedesimarsi nei protagonisti e con un'unica sequenza in cui si rimane a bocca aperta ma per il motivo sbagliato (cioé, alla fine buona parte del pubblico avrà ben pagato solo per vedere Gosling, perché scioccarli a questo modo???). Bon, più di così non saprei che dire, non riesco nemmeno a scrivere una recensione di lunghezza standard per questa robetta. Più che Come un tuono direi quindi Come una pernacchietta. Ma di quelle piccole, eh.
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| Figli. Meglio avere dei conigli. |
Derek Cianfrance è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Blue Valentine. Anche attore, ha 39 anni e due film in uscita.
Mahershala Ali (vero nome Mahershalalhashbaz Gilmore) interpreta Kofi. Americano, ha partecipato a film come Il curioso caso di Benjamin Button e Predators e alle serie NYPD, CSI e The 4400. Ha 39 anni e un film in uscita.
Ben Mendelsohn (vero nome Paul Benjamin Mendelsohn) interpreta Robin. Australiano, ha partecipato a film come Australia, Cogan – Killing Them Softly, Il cavaliere oscuro – Il ritorno e alle serie Neighbours e The Flying Doctors. Anche produttore, ha 44 anni e due film in uscita.
Dane DeHaan interpreta Jason da grande. Americano, ha partecipato a film come Chronicles e Lincoln. Ha 26 anni e tre film in uscita tra cui The Amazing Spider-Man 2, dove interpreterà Harry Osborn.
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| Un Harry Osborn incredibilmente criptogay e bimbominkia.. |
lunedì 12 gennaio 2009
The Spirit (2008)
Qualche sera fa, spinta da entusiasmo altrui e curiosità mia sono andata a vedere l’ultimo film di Frank Miller, The Spirit, tratto dal fumetto di Will Eisner. Premesso che non ho mai letto quest’ultimo, diciamo che sono rimasta leggermente perplessa, nonostante l’indubbia bellezza formale e il cast stellare. Ma cominciamo dall’inizio.
La trama: in un’epoca indefinita che mescola lo stile anni ’20 alla tecnologia all’ultimo grido, Danny Colt, poliziotto ucciso in servizio, torna dall’aldilà per servire la Sua Città nei panni di The Spirit, invulnerabile eroe ossessionato da due cose; le donne e soprattutto la sua nemesi Octopus.
Date le premesse, Frank Miller e Will Eisner mi aspettavo tutta un’altra cosa. Intendiamoci, non è che il film sia brutto, questo non si può dire, sebbene personalmente avrei imposto un aut aut: o lasci l’effetto cartoon alla cravatta e alle scarpe di Spirit SEMPRE, come hanno fatto in Sin City, o eviti. Vederlo un po’ sì un po’ no, senza soluzione di continuità, è francamente fastidioso. Stilisticamente però è una pellicola ineccepibile, ha quella splendida fotografia dalle tonalità seppia, effetti visivi alla Sin City, costumi spettacolari e scenografie che fanno il paio.
Però… gratta gratta non c’è nient’altro.
La trama è quanto di più semplice si possa immaginare, col vigilante che cerca di ripulire la città dal male e si scontra perennemente con l’arcinemico. E forse è proprio questa semplicità che, almeno per la prima mezz’ora, rende il film lento ed inconsistente, mentre lo spettatore si perde in dialoghi fatti di nulla (“Ti combatterò fino alla morte.” “No, tu non mi combatterai perché siamo uguali” “Lo vedremo” “Ma anche no, te lo assicuro!” “E invece io dico di sì” “ Non hai capito niente…” e via dicendo) e monologhi col gatto, nonostante la comparsa di Samuel L. Jackson e l’improbabile duello a colpi di cesso siano decisamente esilaranti. E qui il film, da noir supereroistico, comunque serio, vira verso l’ironico e il grottesco. Intanto vengono introdotti i meravigliosi servi clonati di Octopus, tutti col cervello di una nocciolina e con delle magliette recanti parole che finiscono tutte in OS (Pathos, logos, huevos, adios, amigos..), poi beh.. le gag cominciano a sprecarsi: dai deliranti travestimenti di Octopus e della sua cricca, agli approcci inevitabilmente perfetti di Spirit con le donne, passando per Eva Mendez che si fotocopia le chiappone fornendo un ottimo identikit alla polizia, arrivando ai monologhi su uova e gomme da masticare, psicologia spicciola, interviste dove si consiglia sempre di lavarsi i denti, definizioni quanto mai ambigue (“Sand faceva la dura ma in realtà dentro era calda.. e morbida… tutta donna…”) e personaggi assurdi. Tutto questo rende il film decisamente più dinamico e ovviamente divertente, però non soddisfa affatto.
In sintesi non ho capito se l’ironia era voluta e Spirit è una stilosissima parodia del genere supereroistico, dialoghi pomposi e risibili compresi, oppure semplicemente si è scelto di dare un’impronta ironica che poi è decisamente sfuggita di mano. Non mi sento di non consigliarlo, però è molto particolare e certo non è un film per tutto il pubblico. Forse rivedendolo una seconda volta… chissà! Per ora il giudizio è neutro, tendente al positivo grazie alla magistrale performance di Samuel L. Jackson e Scarlett Johansson, che valgono da soli il prezzo del biglietto.
Frank Miller prima di essere regista è uno degli scrittori e fumettisti più apprezzati al mondo, e a ragione. Tra le sue opere figurano capolavori come la Graphic Novel Sin City (di cui è stato anche regista per il film omonimo assieme a Rodriguez e Tarantino) e Batman: il Cavaliere Oscuro, solo per citarne un paio, inoltre ha donato nuova vita a personaggi come Elektra, Wolverine e il già citato Batman con sequenze di racconti che hanno fatto la storia del fumetto supereroistico. Attivo anche come sceneggiatore, questo è il suo secondo lavoro come regista. Ha 52 anni e due film in uscita, i seguiti di Sin City.
Gabriel Macht interpreta Danny Colt, alias The Spirit. Ha partecipato soprattutto a famosi telefilm come Beverly Hills 90210, Spin City, Sex and the City, Numb3rs, mentre nel suo curriculum cinematografico figurano Behind Enemy Lines e Bad Company – Protocollo Praga. Ha 37 anni e quattro film in uscita.
Samuel L. Jackson interpreta, e magistralmente direi, Octopus. Indubbiamente uno degli attori più cool che ci siano in circolazione, nonché uno dei miei preferiti, ha una filmografia di tutto rispetto, grazie anche al divino Quentin. Tra i suoi film assolutamente da ricordare figurano: Il principe cerca moglie, Quei bravi ragazzi, Palle in canna, Jurassic Park, Una vita al massimo, Pulp Fiction (indimenticabile!), Il bacio della morte, Die Hard – Duri a morire, Mosche da bar, La baia di Eva (splendido…), Jackie Brown, Sfera, Out of Sight, Il negoziatore, Unbreakable, Kill Bill vol. 2, Gli Incredibili (era la voce di Frosone), Snakes on a Plane (il film cult del 2006, senza dubbio), 1408 e infine Iron Man. Ha 61 anni e sei film in uscita, tra cui l’ultimo del dio Quentin, Inglorious Bastard, che ovviamente attendo come un bambino fa con quel ciccione di Babbo Natale…
Scarlett Johansson, la musa di Woody Allen, interpreta la scazzatissima Silken Floss. Nonostante la giovanissima età ha partecipato a moltissimi film tra i più importanti, come L’uomo che non c’era, Ghost World, Arac Attack (beh forse questo non è così importante..), Lost in Translation, Spongebob il film (dava la voce a Molly!), Match Point, The Island, Black Dahlia, The Prestige, Vicky Cristina Barcelona. Ha dato anche la voce ad alcuni episodi di Robot Chicken, la serie in stop motion di Seth Green. Ha 25 anni e un film in uscita.
Di Eva Mendes, alias Sand Saref, ho già parlato qui. Menzione speciale merita però l’interprete dei cloni (ne ho contati almeno una ventina), ovvero Louis Lombardi. Come tutti gli attori Newyorkesi dal cognome italiano ha partecipato alla serie I Soprano, inoltre a film come Natural Born Killers, Ed Wood, I soliti sospetti, Wonderland e Spiderman 2. Per la TV ha partecipato anche a una stagione di 24. Ha 41 anni.
Vi lascio con un elenco dei momenti peggiori del Film, una campagna per far ottenere almeno un Razzie Award, ovvero gli anti oscar consegnati solo ai peggiori dell'anno, al nostro... ENJOY e votate!
lunedì 19 marzo 2007
Ghost Rider (2007)
Capitano talvolta quelle serate in cui si arriva al cinema solo per il gusto di entrare nella sala. Qualunque film va bene, se poi a trascinarti è il fidanzato fumettodipendente <da che pulpito viene la predica haha> della tua migliore amica, viene automatico finire a vedere una gigantesca tamarrata come, appunto, Ghost Rider <rigorosamente pronunciato alla texana, enfatizzando molto la E e la R finali, sennò nemmeno vi danno il biglietto>

Premesso che Ghost Rider è un fumetto che non ho mai particolarmente apprezzato, anche perché onestamente l'idea di un tizio che finisce a fare il vendicatore in motocicletta con tanto di teschiazzo fiammeggiante al posto della faccia dopo un patto con il diavolo non mi è mai sembrata troppo esaltante... Tuttavia, se al personaggio mette mano gente come Garth Ennis <lo scrittore di Preacher, per intenderci> vengono anche fuori delle belle storie, intriganti e particolari.
Ovviamente, da Mark Steven Johnson, "geniaccio" della sceneggiatura che ci ha regalato perle trash come Daredevil, Elektra e Jack Frost , non ci si può aspettare altro che un filmaccio banale, tamarro e zeppo di effetti speciali pure abbastanza infimi. Nella fattispecie, il motociclista acrobatico Johnny Blaze (Matt Long da giovane, Nicholas Cage col parrucchino da adulto) firma un patto con Mefistofele (Peter Fonda, nientemeno!!!) per salvare la vita al padre malato di cancro. Ovviamente, ciò che il diavolo risana da una parte, distrugge dall'altra, e il povero papà muore comunque, com'era prevedibile. Il povero Johnny abbandona paese e fidanzata e cresce per diventare il più famoso e folle motociclista acrobatico del mondo, finché il diavolo non reclama il suo Ghost Rider per impedire che il figliolo BlackHeart (Wes Bentley) riscuota tutte le anime dannate di un paesino del west, diventando più potente del mefistofelico genitore. Ovviamente starà a Ghost Rider fregare entrambi e riconquistar la fidanzata di un tempo (Eva Mendes).
La prima cosa che colpisce di questo film è l'incredibile vena trash che parrebbe inesauribile, dall'orrendo prologo in perfetto stile "Lassù nel montana, tra mandrie e cowboy..." alla Tex Willer, passando per i titoli di testa e le smorfie di Nicholas Cage parrucchinato, fino ad arrivare all'omaggio al mai dimenticato Marshall Bravestarr, con tanto di cavallo infuocato.
Lo stile registico in sé ormai non è nemmeno più uno stile, a meno che non vogliamo considerare tale l'ormai sfruttatissima tecnica "videoclip" a base di immagini emblematiche e "cool" a sé stanti, scandite da roboanti e fracassone sequenze di esplosioni ed effetti speciali <insolitamente di bassa fattura, tant'è che il teschio animato pare più un bamboccio di plastica...>. Solitamente, film simili vengono almeno salvati dalla bravura degli attori... Tuttavia, chi avrebbe il coraggio di definire bravo uno che, soprattutto in questo film, recita come lo Jacopo Ortis di Zelig, ammiccando al pubblico e anche ai nemici, indicandoli con l'ossuto ed infuocato ditino? E questo solo quando non è impegnato a mostrarci le sue molteplici espressioni facciali, ovvero sempre questa:
Intensa, nevvero? Il personaggio diventa molto più espressivo grazie alla Computer Graphic che ci regala un simpatico teschio parlante, il quale, pur non potendo contare su occhi e sopracciglia, riesce a trasmettere una più vasta gamma di espressioni facciali, anche se l'omaggio a Skeletron e Malefix, grazie anche ad una vocetta italiana che lo rende una peppia isterica, è palese e al limite del ridicolo. Parlare di Eva Mendes sarebbe poi come sparare sulla croce rossa, tuttavia il personaggio da lei interpretato richiede sex appeal e il carisma di una papera di gomma, quindi diciamo che la signora è perfettamente in parte. Gli unici degni di nota sono Wes Bentley, il cui personaggio è l'unico immune dalla patina di trash che avvolge gli altri, e Donal Logue, che interpreta il fidato amico di Johnny Blaze.
Secondo me l'errore madornale di questo film è l'essere impostato su toni scanzonati. Il miglior Ghost Rider è oscuro, cinico e cattivo, non un fumettone da quattro soldi impostato su umorismo che sfiora il ridicolo dei migliori Vanzina. A differenza dei Fantastici Quattro, che possono permettersi un'atmosfera più "camp" e allegra, e rendono bene anche nel non eccelso film, Ghost Rider andava imerso in un'atmosfera non solo lievemente horror, come inquesto caso, ma quasi gotica, pessimista e oscura, senza l'orrido happy end che, pur lasciando le cose in sospeso, ricorda uno spot della Miralanza, con tanto di fiorellini lilla in primo piano. Non so cosa ne pensino i fan, ma credo proprio che questo film sia stato per loro una delusione ancor maggiore.
E facciamo dunque conoscenza con il cast di questo capolavoro.... Il regista che ha firmato quest'orrore è il già citato Mark Steven Johnson, che firma anche la sceneggiatura. Dalla sua, c'è il fatto che questo è il suo secondo film come regista, e sempre riguardante un fumetto Marvel, dopo il debutto con Daredevil...

Colui che interpreta Johnny Blaze da adulto, insomma, non è proprio uno sconosciuto, eppure è un mio grandissimo nemico, poiché rappresenta una vera incognita. Com'è possibile che un attore inespressivo ed incapace come Nicholas Cage sia potuto diventare tanto ambito e famoso, al punto da venire utilizzato da registi del calibro di Scorsese, Lynch e De Palma, prima di rifarsi una carriera come duro??? Ultimamente la sua carriera si è giustamente arenata in filmetti per famiglie o per adolescenti, ma se scorriamo la sua filmografia ci renderemo conto che ha partecipato a veri e propri cult... Cito solo i film che ho visto e amato o non la finisco più.... Birdy-Le ali della libertà, Cuore Selvaggio, Face/Off, Al di là della vita solo per citare quattro cult universalmente riconosciuti... Aggiungerei qualche tamarrata divertente e pregevole come The Rock, Con Air, 8 Millimetri, Il bacio della morte. Ultimamente, a parte World Trade Center e il cameo nell'attessisimo Grind House, ha partecipato a melensi e banali film per famiglie, o abominii improponibili quali Il Mandolino del Capitano Corelli. Un curioso film da rivedere è secondo me Stress da vampiro, visto molti anni orsono e ricordato per l'incomprensibilità della trama. Oggi Nick ha 42 anni e otto film in uscita, a dimostrazione del fatto che molti lo reputano ancora insostituibile!
L'eterna amata di Johnny è interpretata da Eva Mendes, ricordata per film e ruoli poco memorabili come quelli in Urban Legend 2, 2 fast 2 furious. Inspiegabilmente è stata scelta da Robert Rodriguez per girare C'era una volta in Messico. I casi della vita. Ha 32 anni e tre film in uscita.
Ad interpretare BlackHeart, il figlio di Mefistofele, troviamo inaspettatamente Wes Bentley. Costui, dopo il folgorante successo e la bravura dimostrata in American Beauty, si è infossato in film a dir poco assurdi come Soul survivors e Le quattro piume. Ha 29 anni e tre film in uscita.
Ad interpretare il mefistofelico papino di BlackHeart ecco un grande del cinema USA, l'unico Capitan America... Peter Fonda! A dire il vero nonostane la filmografia streminata, questo è il secondo film in cui lo vedo, ma resta tuttavia indimenticabile in Easy Riders ed è davvero attivo... Ha 67 anni e due film in uscita.

E per la serie.... Dove l'ho già visto???? Partiamo con....
Donal Logue: era il marito della dottoressa Lewis in ER, il simpatico e pacioso Chuck. Ha partecipato con piccoli ruoli anche ad altri film pregevoli, quali Piccole Donne, La sottile linea rossa, The Million dollar Hotel. Ha un film in uscita e 40 anni.

Ed ecco un nostalgico video, per ricordarci di Skeletor e soprattutto, di come parla.. così avrete un'idea della voce del Ghost Rider!
P.S. Non ho parlato della colonna sonora, ma c'è una chicca trash nei titoli di coda, assurda.... *____*
Premesso che Ghost Rider è un fumetto che non ho mai particolarmente apprezzato, anche perché onestamente l'idea di un tizio che finisce a fare il vendicatore in motocicletta con tanto di teschiazzo fiammeggiante al posto della faccia dopo un patto con il diavolo non mi è mai sembrata troppo esaltante... Tuttavia, se al personaggio mette mano gente come Garth Ennis <lo scrittore di Preacher, per intenderci> vengono anche fuori delle belle storie, intriganti e particolari.
Ovviamente, da Mark Steven Johnson, "geniaccio" della sceneggiatura che ci ha regalato perle trash come Daredevil, Elektra e Jack Frost , non ci si può aspettare altro che un filmaccio banale, tamarro e zeppo di effetti speciali pure abbastanza infimi. Nella fattispecie, il motociclista acrobatico Johnny Blaze (Matt Long da giovane, Nicholas Cage col parrucchino da adulto) firma un patto con Mefistofele (Peter Fonda, nientemeno!!!) per salvare la vita al padre malato di cancro. Ovviamente, ciò che il diavolo risana da una parte, distrugge dall'altra, e il povero papà muore comunque, com'era prevedibile. Il povero Johnny abbandona paese e fidanzata e cresce per diventare il più famoso e folle motociclista acrobatico del mondo, finché il diavolo non reclama il suo Ghost Rider per impedire che il figliolo BlackHeart (Wes Bentley) riscuota tutte le anime dannate di un paesino del west, diventando più potente del mefistofelico genitore. Ovviamente starà a Ghost Rider fregare entrambi e riconquistar la fidanzata di un tempo (Eva Mendes).
La prima cosa che colpisce di questo film è l'incredibile vena trash che parrebbe inesauribile, dall'orrendo prologo in perfetto stile "Lassù nel montana, tra mandrie e cowboy..." alla Tex Willer, passando per i titoli di testa e le smorfie di Nicholas Cage parrucchinato, fino ad arrivare all'omaggio al mai dimenticato Marshall Bravestarr, con tanto di cavallo infuocato.
Lo stile registico in sé ormai non è nemmeno più uno stile, a meno che non vogliamo considerare tale l'ormai sfruttatissima tecnica "videoclip" a base di immagini emblematiche e "cool" a sé stanti, scandite da roboanti e fracassone sequenze di esplosioni ed effetti speciali <insolitamente di bassa fattura, tant'è che il teschio animato pare più un bamboccio di plastica...>. Solitamente, film simili vengono almeno salvati dalla bravura degli attori... Tuttavia, chi avrebbe il coraggio di definire bravo uno che, soprattutto in questo film, recita come lo Jacopo Ortis di Zelig, ammiccando al pubblico e anche ai nemici, indicandoli con l'ossuto ed infuocato ditino? E questo solo quando non è impegnato a mostrarci le sue molteplici espressioni facciali, ovvero sempre questa:
Intensa, nevvero? Il personaggio diventa molto più espressivo grazie alla Computer Graphic che ci regala un simpatico teschio parlante, il quale, pur non potendo contare su occhi e sopracciglia, riesce a trasmettere una più vasta gamma di espressioni facciali, anche se l'omaggio a Skeletron e Malefix, grazie anche ad una vocetta italiana che lo rende una peppia isterica, è palese e al limite del ridicolo. Parlare di Eva Mendes sarebbe poi come sparare sulla croce rossa, tuttavia il personaggio da lei interpretato richiede sex appeal e il carisma di una papera di gomma, quindi diciamo che la signora è perfettamente in parte. Gli unici degni di nota sono Wes Bentley, il cui personaggio è l'unico immune dalla patina di trash che avvolge gli altri, e Donal Logue, che interpreta il fidato amico di Johnny Blaze.
Secondo me l'errore madornale di questo film è l'essere impostato su toni scanzonati. Il miglior Ghost Rider è oscuro, cinico e cattivo, non un fumettone da quattro soldi impostato su umorismo che sfiora il ridicolo dei migliori Vanzina. A differenza dei Fantastici Quattro, che possono permettersi un'atmosfera più "camp" e allegra, e rendono bene anche nel non eccelso film, Ghost Rider andava imerso in un'atmosfera non solo lievemente horror, come inquesto caso, ma quasi gotica, pessimista e oscura, senza l'orrido happy end che, pur lasciando le cose in sospeso, ricorda uno spot della Miralanza, con tanto di fiorellini lilla in primo piano. Non so cosa ne pensino i fan, ma credo proprio che questo film sia stato per loro una delusione ancor maggiore.
E facciamo dunque conoscenza con il cast di questo capolavoro.... Il regista che ha firmato quest'orrore è il già citato Mark Steven Johnson, che firma anche la sceneggiatura. Dalla sua, c'è il fatto che questo è il suo secondo film come regista, e sempre riguardante un fumetto Marvel, dopo il debutto con Daredevil...
Colui che interpreta Johnny Blaze da adulto, insomma, non è proprio uno sconosciuto, eppure è un mio grandissimo nemico, poiché rappresenta una vera incognita. Com'è possibile che un attore inespressivo ed incapace come Nicholas Cage sia potuto diventare tanto ambito e famoso, al punto da venire utilizzato da registi del calibro di Scorsese, Lynch e De Palma, prima di rifarsi una carriera come duro??? Ultimamente la sua carriera si è giustamente arenata in filmetti per famiglie o per adolescenti, ma se scorriamo la sua filmografia ci renderemo conto che ha partecipato a veri e propri cult... Cito solo i film che ho visto e amato o non la finisco più.... Birdy-Le ali della libertà, Cuore Selvaggio, Face/Off, Al di là della vita solo per citare quattro cult universalmente riconosciuti... Aggiungerei qualche tamarrata divertente e pregevole come The Rock, Con Air, 8 Millimetri, Il bacio della morte. Ultimamente, a parte World Trade Center e il cameo nell'attessisimo Grind House, ha partecipato a melensi e banali film per famiglie, o abominii improponibili quali Il Mandolino del Capitano Corelli. Un curioso film da rivedere è secondo me Stress da vampiro, visto molti anni orsono e ricordato per l'incomprensibilità della trama. Oggi Nick ha 42 anni e otto film in uscita, a dimostrazione del fatto che molti lo reputano ancora insostituibile!
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| Ribadisco la faccia intensa... |
Ad interpretare BlackHeart, il figlio di Mefistofele, troviamo inaspettatamente Wes Bentley. Costui, dopo il folgorante successo e la bravura dimostrata in American Beauty, si è infossato in film a dir poco assurdi come Soul survivors e Le quattro piume. Ha 29 anni e tre film in uscita.
Ad interpretare il mefistofelico papino di BlackHeart ecco un grande del cinema USA, l'unico Capitan America... Peter Fonda! A dire il vero nonostane la filmografia streminata, questo è il secondo film in cui lo vedo, ma resta tuttavia indimenticabile in Easy Riders ed è davvero attivo... Ha 67 anni e due film in uscita.
E per la serie.... Dove l'ho già visto???? Partiamo con....
Donal Logue: era il marito della dottoressa Lewis in ER, il simpatico e pacioso Chuck. Ha partecipato con piccoli ruoli anche ad altri film pregevoli, quali Piccole Donne, La sottile linea rossa, The Million dollar Hotel. Ha un film in uscita e 40 anni.
Ed ecco un nostalgico video, per ricordarci di Skeletor e soprattutto, di come parla.. così avrete un'idea della voce del Ghost Rider!
P.S. Non ho parlato della colonna sonora, ma c'è una chicca trash nei titoli di coda, assurda.... *____*
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