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venerdì 11 agosto 2023

Fenómenas - Indagini occulte (2023)

Nonostante sia stato pessimamente pubblicizzato su Netflix, ci ha pensato Lucia a segnalare Fenómenas - Indagini occulte (Fénomenas), diretto dal regista Carlos Therón.


Trama: tre membri di un'associazione parapsicologica investigano sugli strani eventi accorsi in un negozio di antiquariato, dopo che il prete fondatore del gruppo è stato colpito da un ictus proprio lì dentro...


Prima di leggere il post di Lucia e guardare Fenómenas - Indagini occulte, non conoscevo il gruppo Hepta né i vari casi di fenomeni paranormali investigati da quest'associazione fondata nientemeno che da un prete, Padre Pilón, e attiva ancora oggi. Se vi interessa documentarvi sull'argomento e masticate un po' di spagnolo vi rimando QUI e QUI ma, in soldoni, il film di Carlos Therón si ispira a fatti realmente accaduti a Madrid alla fine degli anni '90 e vede protagoniste queste tre signore già in età un po' avanzata (nel film Sagrario, Paz e Gloria, nella realtà Sol Blanco-Soler, Piedad Cavero e Paloma Navarrete) le quali, guidate da Padre Pilón, mettono al servizio di chi ne ha bisogno i loro talenti: Sagrario è il "volto" della squadra e partecipa da studiosa a vari programmi sull'occultismo, Paz si occupa dell'aspetto tecnologico delle operazioni e Gloria è una sensitiva. La trama del film parte dalla disperata richiesta dei proprietari di un negozio di antiquariato apparentemente infestato ed entra nel vivo nel momento in cui, dopo un sopralluogo a ranghi ridotti, Padre Pilón decide di investigare da solo e viene colpito da un ictus, cosa che spinge le tre donne ad indagare più a fondo, con tutto ciò che ne consegue. Fenómenas si sviluppa quindi come una "classica" storia di fantasmi à la Warren, con fenomeni sempre più invasivi e pericolosi per le tre protagoniste, ma a differenza delle pellicole della saga The Conjuring si concentra molto anche sulle loro personalità, prendendosi tempo (nonostante la brevissima durata) di confezionare gustose sequenze "comiche" imperniate sui frequenti battibecchi di tre persone diversissime tra loro. Questa apertura alla commedia non è atta a ridicolizzare le tre signore, anzi, è un modo per permettere allo spettatore di affezionarsi ed empatizzare, soprattutto quando le cose cominciano a farsi terribilmente serie e le ironiche punzecchiature lasciano il posto a un cameratismo fatto di rispetto, amicizia sincera e ricordi dolorosi. 


Il motivo principale per cui il film, pur essendo una piccola produzione destinata al cestone Netflix, risulta una visione assai piacevole, è proprio la bravura delle interpreti e il modo in cui i tre personaggi principali sono stati scritti. Vedere interagire Sagrario, Paz e Gloria, con tutti i loro tic e la loro pungente ironia, è un vero spasso, e anche prese singolarmente le signore hanno il loro perché, tanto da mangiarsi senza problemi tutto il resto del cast (la cosa che mi ha veramente perplessa è l'introduzione dei due studiosi, quello più anziano e il ragazzino della prima parte, come personaggi potenzialmente importanti, peccato che vengano messi da parte dopo pochissimo tempo), anche se le sequenze ambientate nel negozio di antiquariato, aventi per protagonista il povero e problematico Señor Chimichurri, mi hanno fatta spanciare. A livello di realizzazione, il film non è male. I limiti di budget si vedono, soprattutto nel make-up e negli effetti speciali, ma regia e montaggio riescono, in perfetta sinergia, a realizzare sequenze dinamiche ed equilibrate per quanto riguarda il "registro" della scena, passando da commedia a horror e viceversa, inserendo anche una punta di dramma, senza che si avverta quel senso di stridente fastidio che si prova guardando un Thor di Waititi, per esempio. Riprendo qui il post di Lucia e mi unisco alla sua speranza: il potenziale per un Heptaverse, considerati tutti i casi investigati dal gruppo, c'è eccome, e non mi spiacerebbe affatto vedere tornare le tre signore all'opera, perché secondo me potrebbero ancora darci delle gioie! Magari guardate Fenómenas e pompàtelo un po', così Netflix ci ascolterà! 


Di Belén Rueda, che interpreta Sagrario, ho già parlato QUI.

Carlos Therón è il regista della pellicola. Spagnolo, ha diretto film come Lo dejo cuando quiera, il remake spagnolo del nostro Smetto quando voglio. Anche produttore, montatore, sceneggiatore e attore, ha 45 anni. 


Gracia Olayo, che interpreta Paz, ha partecipato ai film La ballata dell'odio e dell'amore e Musarañas. Se Fenómenas - Indagini occulte vi fosse piaciuto recuperate L'evocazione - The Conjuring, The Conjuring - Il caso Enfield e The Conjuring - Per ordine del diavolo. ENJOY!


mercoledì 2 maggio 2018

Perfectos desconocidos (2017)

Spinta da una curiosità divorante, appena si è reso disponibile ho recuperato Perfectos desconocidos, diretto e co-sceneggiato nel 2017 dal regista Álex de la Iglesia ed erroneamente definito "remake" di Perfetti sconosciuti. Perché erroneamente? Scopritelo!


Trama: in una notte di eclissi, un gruppo di amici di lunga data si riunisce per una cena. Durante il convivio, Blanca decide di proporre un gioco: tutti dovranno mettere i cellulari sul tavolo e condividere con gli altri il contenuto di messaggi e chiamate. Inutile dire che il gioco finirà malissimo...


Dopo la visione di Perfectos desconocidos è partita una discussione su Facebook relativamente all'utilità o meno di un remake diretto da de la Iglesia e proprio lì il buon Fausto di Cinefatti ha tirato fuori dal cilindro un interessante retroscena. Il regista spagnolo ha dichiarato in un'intervista che Telecinco, facente capo alla Medusa, gli ha fatto recapitare la sceneggiatura del film praticamente nello stesso momento in cui arrivava a Paolo Genovese per altre vie; avendo altri progetti in testa, de la Iglesia si è preso il suo tempo mentre Genovese si è messo subito all'opera, così si è arrivati ad avere due "visioni" diverse di una stessa sceneggiatura, non un "originale" e un remake vero e proprio. Da qui, si può ben comprendere il limite di Perfectos desconocidos ma anche il motivo per cui la pellicola di de la Iglesia è nettamente superiore a quella di Genovese. La sceneggiatura del film è rimasta praticamente invariata, e come tale continua ad essere poca cosa, un fuoco di paglia buono giusto per fomentare le discussioni tra amici/amanti annoiati, un po' come accade ai personaggi della storia; abbiamo il solito gruppo di amici che giurano di conoscersi da sempre e di non avere segreti, le cui erronee convinzioni vengono spazzate via da un paio di messaggi, e le dinamiche che ne governano i rapporti sono le stesse sia nella versione italiana che in quella spagnola, con le stesse rivelazioni e gli stessi colpi di scena proposti nelle stesse identiche sequenze. Perfectos desconocidos NON è quindi un film di de la Iglesia, bensì solo un lavoro su commissione che probabilmente il regista ha scelto di girare e rimaneggiare un pochino tra un progetto personale e l'altro (dicasi "a scopo alimentare"), di conseguenza i fan duri e puri potrebbero rimanere non poco delusi da questa storiella ordinaria di indignazione borghese. Però, bisogna anche dire che la mano dell'Autore si vede ed è questo ciò che rende Perfectos desconocidos, con tutti i suoi limiti, un lavoro decisamente più riuscito del cugino italiano.


Tra i cambiamenti apportati da de la Iglesia e dall'altro co-sceneggiatore, l'impronunciabile Jorge Guerricaechevarría, ci sono, vivaddio, non solo l'aggiustamento di un paio di situazioni cretine (il personaggio di Kasia Smutniak, quella che più aveva da perdere se il gioco fosse andato male, era la fautrice della proposta indecente, qui per fortuna l'idea viene dall'innocente Bianca, allo stesso modo nel finale il peggior cornuto se non altro sbrocca e prende a schiaffi chi di dovere, mentre nella versione italiana il personaggio si trincera in uno stoico e surreale silenzio) ma soprattutto la scelta di dare un ruolo all'eclissi, quella maledetta eclissi che nella versione italiana si limitava ad essere soltanto un effetto speciale riuscito male. In Perfectos desconocidos la luna di sangue incombe sui personaggi fino a modificare persino la fotografia sul finale, ottiene una valenza magica capace di causare veri ed inquietanti fenomeni che i nostri eroi non si sanno spiegare ed impone ai protagonisti di compiere determinati "rituali"; la storia narrata diventa così una favola zeppa di caustico umorismo, dove qualcuno alla fine riesce ad imparare dai propri errori e ad ottenere una seconda possibilità di avere una vita normale, forse migliore. Molto meglio dell'ipocrita e paraculo rewind di Genovese, pronto a bacchettare gli spettatori rei di desiderare che i loro segretucci rimangano nascosti. A creare un'atmosfera di sottile inquietudine concorrono anche una colonna sonora particolare e giri di macchina che indugiano su importanti dettagli (ecco, forse l'unico "sbaglio" del film spagnolo è quello di svelare subito un importante plot twist ma ne guadagna l'interpretazione della Rueda, venti spanne sopra la Smutniak e personaggio con cui si riesce finalmente a empatizzare anche nella sua imperfezione), dando al film un dinamismo che la sua controparte italiana non aveva, risultando così pesante come la cena di ventimila portate ingurgitata dai protagonisti. Probabilmente chi ha già visto Perfetti sconosciuti verrà preso da nazionalismo ed eviterà un film che da noi non verrà mai distribuito ma chi dovesse approcciarsi a questa storia per la prima volta farebbe meglio a recuperare invece Perfectos desconocidos: non è di sicuro il film più bello di de la Iglesia ma perlomeno è un film, non un inspiegabile successo nazionale.


Del regista e co-sceneggiatore Álex de la Iglesia ho già parlato QUI. Belén Rueda (Eva) e Eduardo Noriega (Eduardo) li trovate invece ai rispettivi link.

Pepón Nieto, che interpreta Pepe, aveva già lavorato con de la Iglesia in Le streghe son tornate. Per quanto riguarda gli altri attori, Juana Acosta ed Ernesto Alterio, che interpretano Ana e Antonio, sono davvero sposati. Detto questo, se Perfectos desconocidos vi fosse piaciuto evitate sereni la versione italiana e buttatevi sul francese Cena tra amici. ENJOY!

venerdì 21 novembre 2008

The Orphanage (2007)

Chiusa la parentesi Lovecraftiana, apriamo quella sul cinema spagnolo e cominciamo a parlare di un film uscito nel 2007, già distribuito ovunque in DVD e che, ovviamente, arriva in Italia solo adesso al cinema (viva la distribuzione seguita da caproni e bestie…), ovvero The Orphanage (El Orfanato) di Juan Antonio Bayona, prodotto da Guillermo del Toro.


La trama è questa: Laura e suo marito decidono di trasformare l’edificio che un tempo ospitava l’orfanotrofio dove lei è cresciuta in un residence per bambini dotati di handicap. Assieme ai due c’è anche il figlio, Simon, affetto da HIV e dotato di amici invisibili. L’armonia familiare viene bruscamente distrutta quando Simon, all’improvviso, viene a sapere di essere stato adottato e, proprio il giorno dell’inaugurazione del residence, scompare, lasciando Laura preda della disperazione e afflitta dalla presenza degli strani amichetti invisibili del figlio..


The Orphanage appartiene a quel filone di horror sovrannaturali di cui fanno parte The Others (non a caso di un altro spagnolo, Alejandro Amenabar), fatti di inquietudine appena percepita, atmosfere quasi oniriche e sporadici spaventi per accontentare anche i “puristi” dell’horror. In questo caso, d’effetto è la morte di Benigna, nella quale non viene risparmiato neppure il più piccolo particolare gore, così come decisamente inquietante è la sequenza della medium, ripresa agli infrarossi.


Però la bellezza del film sta nella trama senza difetto, dove tutto torna perfettamente alla fine, senza incoerenze, nella bravura degli attori, soprattutto di Belén Rueda (e qui immagino sia importante il fatto di vederlo in lingua originale, conoscendo il doppiaggio pessimo dei film spagnoli che non siano diretti da Almodovar o che non mostrino attori americani famosi) e nel suo utilizzare l’elemento sovrannaturale per raccontare il dolore di una madre, il legame tra lei ed il figlio, adottati entrambi e quindi in qualche modo parte di un mondo che necessariamente esclude il padre, e anche la paura di crescere ed affrontare le scomode e terribili verità dell’età adulta.


Un horror stranamente commovente, seppure un po’ banale, che comunque consiglio anche per rivalutare il cinema di genere europeo: spagnoli e francesi si stanno facendo largo con pellicole che sfruttano i topoi ormai strasfruttati dagli americani infondendo in essi tutta l’arte e l’innovazione dei registi del vecchio continente.

Juan Antonio Bayona è uno dei giovani registi spagnoli di ultima generazione. Nonostante abbia già girato alcune pellicole, The Orphanage è il suo primo film di ampio successo. Ha 33 anni e un film in uscita, il thriller horror The Hater, sempre prodotto da Guillermo del Toro, la cui trama ricalca molto l’albo Il Male di Dylan Dog.


Belén Rueda interpreta Laura. L’attrice ha recitato (omiodio!) nella versione spagnola di Un Medico in Famiglia (Médico de Familia) e ha partecipato al film Mar Adentro di Alejandro Amenabar. Ha 43 anni e un film in uscita.


E ora il trailer in spagnolo, anche se a "qualcuno" farà storcere il naso.... ENJOY!!!




   

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