domenica 28 gennaio 2018

Brimstone (2016)

L'"allegria" che ha pervaso le mie ferie natalizie si è impennata brutalmente durante la visione di Brimstone, film diretto e sceneggiato nel 2016 dal regista Martin Koolhoven.


Trama: l'arrivo di un nuovo reverendo sconvolge la vita di una tranquilla famiglia ai tempi del Far West...



Mi avevano avvertita che Brimstone sarebbe stato un bel calcio nello stomaco ma francamente speravo nelle solite iperboli risolvibili in un "nulla di fatto". E, detto in tutta sincerità, l'ambientazione da western e la durata di quasi tre ore mi hanno causato più di un dubbio all'inizio, uno scompenso durato un minuto scarso perché Brimstone agguanta lo spettatore alla gola fin da subito e lo percuote, senza lasciarlo andare, fino alla fine della pellicola. Pur non essendo un horror vero e proprio, Brimstone mette in scena l'Orrore con la O maiuscola, quel genere di situazione che porta qualsiasi persona dotata di un cervello a bestemmiare ogni divinità pregando che l'antagonista principale crepi nel modo peggiore possibile e a coprirsi gli occhi davanti a cose inenarrabili; è quel genere di film che ti conforta con la bellezza di una regia e una fotografia prive di difetti, pulite e bellissime, intanto che ti racconta le peggio bastardate di un mondo rigurgitante ignoranza. Fulcro della storia è Liz, una bravissima Dakota Fanning, "ostetrica" del villaggio nonché muta. L'aura che avvolge Liz è misteriosa e il suo lavoro in una società particolare ed isolata come quella del far west (il film a occhio e croce è ambientato nel diciannovesimo secolo) è in odore di stregoneria e proprio la caccia alle streghe pare la direzione in cui è rivolto Brimstone, almeno all'inizio. L'arrivo del nuovo reverendo, interpretato dal più cattivo Guy Pearce che abbia mai visto sullo schermo, turba visibilmente Liz, al punto che lo spettatore horror più smaliziato potrebbe immaginare un paio di svolte della trama, ovvero quella in cui il reverendo in realtà è l'Anticristo (e tutto lo farebbe supporre, ma anche un fantasma, come hanno fatto notare alcuni critici) oppure quella in cui Liz verrà tacciata di stregoneria e arsa sul rogo dal pio quanto maledettissimo esponente del clero. In verità, e qui smetto di raccontare la storia, Brimstone si sviluppa in modo ancora differente, facendo ricorso ad un'interessante divisione in capitoli e ad una tecnica di narrazione a ritroso che svela il terrificante arcano in maniera elegante, efficace e a dir poco scioccante.


Koolhoven racconta una società estremamente maschilista dal punto di vista di una donna, anzi, di più donne che ne hanno viste di cotte e di crude, il cui unico desiderio è una vita serena in cui le proprie figlie possano crescere senza il timore di venire insidiate da orchi che le vedono come un mero accessorio arrivando a stravolgere ogni legge, terrena o divina, per rafforzare la loro presunta supremazia maschile. E' angosciante il modo in cui, nel film, tutto ciò che dovrebbe di regola essere "puro" o comunque "giusto" venga ignobilmente corrotto per i bisogni di una singola persona capace di fare leva sull'ignoranza di una congregazione di fedeli oppure su quella di un branco di bifolchi assetati di sangue, eppure è probabilmente quello che succedeva all'epoca, anche se noi, quando pensiamo a "western", pensiamo ad eroici sceriffi solitari dal grilletto facile per i quali le donne sono un allegro "di più", un premio alla fine di un'avventura. Nonostante l'introduzione e nonostante l'adozione di un punto di vista prettamente femminile, in Brimstone non ci sono però eroine infallibili alla Beatrix Kiddo ma solo donne che cercano disperatamente di sopravvivere in un mondo pronto a masticarle e sputarle, una società che non perdona e offre come via di fuga solamente la morte. Diverse storie scorrono parallele nel film, con rimandi continui all'una o all'altra linea temporale, ma la morte è l'unica costante di ognuna di essere, assieme al terrore; i deboli ricorrono alla morte per fuggire a un destino ingrato, lasciando le persone amate in balia del pericolo, alcuni la sfruttano proprio per proteggere i propri cari, altri le vanno incontro con serenità, consapevoli di amare ed essere amati e, soprattutto, di avere fatto tutto il necessario per coloro che sono riusciti a rimanere in vita. Non si vede tanto gore in Brimstone ma c'è tanta, tantissima violenza. E non è tanto quella fisica a turbare, ché la maggior parte delle scene scioccanti rimane fortunatamente fuori campo, quanto quella psicologica, l'angoscia di quasi tre ore di umiliazioni, ingiustizie, torture e orribili pensieri che vanno a formarsi inevitabilmente nella mente dello spettatore. Strano trovare tanta bellezza nell'orrore e viceversa, eppure Brimstone ci riesce e, anche solo per questo, è un film che merita di essere visto e amato, anche se forse una seconda visione risulterebbe molto difficile, più della prima.


Di Dakota Fanning (Liz), Guy Pearce (il Reverendo) e Carice Van Houten (Alice) ho già parlato ai rispettivi link.

Martin Koolhoven è il regista e sceneggiatore della pellicola. Originario dei Paesi Bassi, ha diretto film come Schnitzel Paradise e Winter in Wartime, entrambi inediti in Italia. Anche attore, ha 49 anni.


Paul Anderson interpreta Frank. Inglese, ha partecipato a film come A Lonely Place to Die, Sherlock Holmes - Gioco di ombre, Legend, Revenant - Redivivo e a serie come Doctor Who. Ha 39 anni e un film in uscita.


Kit Harington interpreta Samuel. Inglese, famosissimo Jon Snow della serie Il trono di spade, ha partecipato a film come Silent Hill: Revelation 3D e da doppiatore ha lavorato nel film Dragon Trainer 2. Anche sceneggiatore e produttore, ha 32 anni e un film in uscita.


Se avete pensato che l'attore che interpreta Wolf vi ricordasse qualcuno, per esempio Tim Roth, siete sulla giusta strada: trattasi infatti del figlio Jack, comparso anche in Rogue One e L'uomo di neve. Carla Juri, che interpreta Elizabeth Brundy, era invece la dottoressa Ana Stelline dell'ultimo Blade Runner 2049. A Mia Wasikowska era stato offerto il ruolo di protagonista ma l'attrice ha rinunciato per prendersi un periodo di riposo; la sua defezione ha causato un po' di ritardi in fase di produzione e, pensando che il film non si facesse più, anche Robert Pattinson si è tirato indietro, lasciando il posto a Kit Harrington (e pentendosene amaramente una volta visto il film...). Se Brimstone vi fosse piaciuto recuperate La morte corre sul fiume, The Hateful Eight e Bone Tomahawk. ENJOY!


8 commenti:

  1. Visto a Venezia due anni fa, e sinceramente speravo che nessuno me lo facesse ricordare... scherzo! ;)
    Lo ricordo come un film sgradevole e opprimente, violentissimo, quasi insostenibile, una specie di (finto) snuff-movie spacciato per western. Non si può dire che l'abbia amato, fatico a trovarne il senso, ma certamente è una visione che ti mette alla prova. Da non ripetere, per quanto mi riguarda.

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    1. Opprimente e violento sono d'accordo, sullo sgradevole no perché l'ho adorato nonostante mi abbia fatto molto male.
      Il senso non credo ci debba essere o, meglio, non lo vediamo noi ma temo che la vita della protagonista non sia così diversa da quella delle donne dell'epoca.

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  2. Io, sempre a Venezia, ricordo involontarie risate per luci paradisiache e frasi ad effetto fin troppo ad effetto. Per il resto, lo avevo dimenticato, e rileggendo la trama, capisco perchè: not my cup of the.

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    1. Lungi da me offendere nessuno ma un giorno verrò a Venezia giusto per capire bene l'audience che gira a questi festival, davvero, perché non è possibile che vengano fischiati e sputati film potenti come questo (e Madre!) da un pubblico di "addetti ai lavori". Forse le contaminazioni horror non dovrebbero neppure varcare la soglia di questi festival blasonati, temo, perché il rischio è quello di non capirli e rifiutarli a priori.
      Sinceramente, non ho mai avuto così poca voglia di ridere come durante la visione di Brimstone e penso che se l'avessi visto in una sala buia avrebbero dovuto tirarmi via in lacrime.

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  3. Certo che è alquanto inquietante come concept :I

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    1. Devastante. E non lo dico tanto per dire!

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