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venerdì 19 novembre 2021

Eternals (2021)

Ho lasciato sciamare un po' le orde di nerd pronte a catapultarsi al cinema per vederlo e ho aspettato fino a lunedì per Eternals, l'ultimo film della Marvel, diretto e co-sceneggiato dalla regista Chloé Zhao.


Trama: mandati sulla Terra dai Celestiali in epoca mesopotamica, gli alieni chiamati Eterni si sono prodigati per millenni a far sì che l'umanità prosperasse e sopravvivesse agli attacchi dei Devianti, ma questi ultimi tornano in epoca moderna, più potenti che mai...


Sono un'idiota. Mi rendo conto solo ora che fino a tre secondi fa ero convinta che gli Eterni fossero gli Inumani, infatti c'ero rimasta un po' "male", guardando il film, nel non vedere Freccia Nera e Medusa; anzi, per un attimo avevo persino pensato che l'Eterna muta fosse una versione di Freccia Nera al femminile, invece i due supergruppi, pur essendo Marvel, non c'entrano un cavolo gli uni con gli altri. Pensate un po' come conosco bene i fumetti della Casa delle Idee quando si esula dal novero degli X-Men, e in che condizioni è la mia memoria. Ciò detto, ripeto la domanda fatta su Facebook: ma che diavolo vi hanno mai fatto questi Eterni? Cos'è tutto questo livore verso un film Marvel che non è né migliore né peggiore di altri, anzi, al limite PROVA a distaccarsi dal tono brigittobardò delle ultime pellicole e a creare un'epica più profonda e di ampio respiro? Io ho una memoria di melma, signori, ma probabilmente voi avete già dimenticato, nell'ordine, aberrazioni come il primo Capitan America, Thor: The Dark World e quel disastro di Loki, altrimenti davvero non si spiega perché tutto questo odio. Forse perché il film dura due ore e mezza, poco meno di Avengers: Endgame? D'accordo, in questo senso vi do ragione. Eternals è TROPPO lungo. Quaranta minuti in meno e un po' più di compattezza a livello di storia gli avrebbero enormemente giovato, soprattutto per quanto riguarda quel pesantissimo strascico di storia d'aMMore (??) tra Sersi e Dane Whitman solo in funzione di ciò che apporterà quest'ultimo ai futuri film Marvel, però mi rendo anche conto che tagliare qui e là sarebbe stato un bel casino: con dieci personaggi da introdurre e approfondire un minimo, non potendo contare, come nel caso degli Avengers, su almeno mezza dozzina di film in solitario a precedere la loro prima apparizione come gruppo, si rischiava di avere una pellicola avente per protagonisti dei cartonati monodimensionali di cui al pubblico sarebbe fregato meno di zero e già qui alcuni Eterni (Makkari in primis) sono pesantemente a rischio.


Qui gli sceneggiatori hanno dovuto condensare la genesi dei personaggi come Eterni e come gruppo, abbozzare un minimo di cosmogonia Marvel, dare un'idea di background in grado di coprire millenni e sottolineare legami/conflitti destinati a perdurare fino all'epoca moderna, fornire ai personaggi una nemesi e un twist shyamalano, soddisfare gli appassionati di fumetti e film Marvel con rimandi/citazioni/scene post credits, e ovviamente inserire scene d'azione ed effetti speciali, oltre a lasciare aperta la porta per futuri sequel/crossover. Insomma, avendo a disposizione solo un film non dev'essere stato facile e secondo me il risultato non è stato neppure male. Parlando solo per me, posso dire che Eternals è riuscito a coinvolgermi, a interessarmi al destino di personaggi a tratti anche profondi, molto umani di fronte a un dramma di proporzioni cosmiche (e non è tanto per dire), alla ricerca del loro posto in un mondo dove, a ragion veduta, potrebbero atteggiarsi come dei ma dove molti di loro sono costretti invece a nascondersi, a soffrire invidiando l'umanità, a portare sulle spalle un peso schiacciante, a subire la pazzia, la noia e la disperazione; si vede che le ambizioni di Zhao e company erano molto alte, lo si evince dalla natura multietnica dei personaggi, dal gran numero di location (alcune splendide) utilizzate e dalla grandeur di alcune sequenze (Eternals ha una delle poche scene di lotta finale che non mi fa venire voglia di cavarmi gli occhi) e si vede purtroppo anche l'ingresso a gamba tesa degli executive Marvel che hanno preteso i soliti momenti (tristemente) divertenti e le scene post-credits peggiori EVER. Il cast non è male, così come non lo è la protagonista Gemma Chan, carinissima e delicata ma anche fiera, e dovessi proprio dire gli unici che meritano sputi in un occhio sono Richard Madden, Salma Hayek e Kit Harington, inespressivi come pochi; la Jolie, stellassa, va a momenti, a volte si limita a mostrare i labbroni e dietro il vuoto, a volte diventa il personaggio più interessante e figo del mucchio, benché la palma dei migliori vada a Ma Dong-seok, Barry Keoghan e a Kumail Nanjiani, il quale si profonde in un numero bollywoodiano da urlo che mi impedisce di voler anche solo un po' di male a Eternals. Ho letto tantissime recensioni che lo definivano noioso e incoerente ma se cercate la Noia vera, quest'anno potete dedicarvi a Prisoners of the Ghost Land e se cercate l'incoerenza di azioni, pensieri e opere c'è sempre Army of the Dead. Ma poi, santo Cielo, è un film Marvel: davvero state a spaccare il capello quando potete evitarlo e andare a vedere Freaks Out, Last Night in Soho e The French Dispatch? E dài.


Della regista e co-sceneggiatrice Chloé Zhao ho già parlato QUI. Richard Madden (Ikaris), Angelina Jolie (Thena), Salma Hayek (Ajak), Kit Harington (Dane Whitman), Kumail Nanjiani (Kingo), Brian Tyree Henry (Phastos), Barry Keoghan (Druig), Bill Skarsgård (Kro), Patton Oswalt (voce di Pyp), Mahershala Ali (voce di Blade) li trovate invece ai rispettivi link.

Gemma Chan interpreta Sersi. Inglese, ha partecipato a film come Animali fantastici e dove trovarli, Captain Marvel, Maria regina di Scozia e a serie quali Doctor Who. Anche sceneggiatrice, ha 39 anni e un film in uscita. 


Due cenni anche sugli altri interpreti: Lia McHugh, che interpreta Sprite, era una dei due bambini di The Lodge, Lauren Ridloff, che interpreta Makkari ed è davvero sordomuta, era nel cast di Sound of Metal mentre il vero esperto di arti marziali Ma Dong-seok, ovvero Gilgamesh, si era già distinto in Train to Busan. Passando alle scene post-credit, ad interpretare Eros, fratello di Thanos, c'è l'ex membro degli One Direction Harry Styles. Gemma Chan aveva già partecipato a un film Marvel, Captain Marvel, ma il suo personaggio era l'aliena Kree Minn-Erva ed essendo ricoperta interamente di trucco blu, direi che il problema di due personaggi identici non si è posto; l'attrice, tra l'altro, l'ha spuntata su nomi come Sofia Boutella e Tatiana Maslany, ma quest'ultima non ha picchiato tanto distante visto che interpreterà She-Hulk nella serie a lei dedicata. Passando a chi "non ce l'ha fatta", per il ruolo di Druig c'erano in lizza Keanu Reeves, Luke Evans, Rami Malek e Ian McShane mentre per quello di Ikaris c'erano Charlie Hunnam, Alexander Skarsgård e Armie Hammer. Ciò detto, Eternals si colloca ovviamente DOPO tutti gli altri film del MCU. Se, come immagino, non avete tempo e voglia di recuperarli tutti, per gustarvi al meglio Eternals cercate almeno The Avengers, Avengers: Age of Ultron, Avengers: Infinity War, Avengers: Endgame, Guardiani della Galassia, Guardiani della Galassia: Vol. 2 e magari anche il primo Thor: li trovate tutti su Disney +. ENJOY!

domenica 28 gennaio 2018

Brimstone (2016)

L'"allegria" che ha pervaso le mie ferie natalizie si è impennata brutalmente durante la visione di Brimstone, film diretto e sceneggiato nel 2016 dal regista Martin Koolhoven.


Trama: l'arrivo di un nuovo reverendo sconvolge la vita di una tranquilla famiglia ai tempi del Far West...



Mi avevano avvertita che Brimstone sarebbe stato un bel calcio nello stomaco ma francamente speravo nelle solite iperboli risolvibili in un "nulla di fatto". E, detto in tutta sincerità, l'ambientazione da western e la durata di quasi tre ore mi hanno causato più di un dubbio all'inizio, uno scompenso durato un minuto scarso perché Brimstone agguanta lo spettatore alla gola fin da subito e lo percuote, senza lasciarlo andare, fino alla fine della pellicola. Pur non essendo un horror vero e proprio, Brimstone mette in scena l'Orrore con la O maiuscola, quel genere di situazione che porta qualsiasi persona dotata di un cervello a bestemmiare ogni divinità pregando che l'antagonista principale crepi nel modo peggiore possibile e a coprirsi gli occhi davanti a cose inenarrabili; è quel genere di film che ti conforta con la bellezza di una regia e una fotografia prive di difetti, pulite e bellissime, intanto che ti racconta le peggio bastardate di un mondo rigurgitante ignoranza. Fulcro della storia è Liz, una bravissima Dakota Fanning, "ostetrica" del villaggio nonché muta. L'aura che avvolge Liz è misteriosa e il suo lavoro in una società particolare ed isolata come quella del far west (il film a occhio e croce è ambientato nel diciannovesimo secolo) è in odore di stregoneria e proprio la caccia alle streghe pare la direzione in cui è rivolto Brimstone, almeno all'inizio. L'arrivo del nuovo reverendo, interpretato dal più cattivo Guy Pearce che abbia mai visto sullo schermo, turba visibilmente Liz, al punto che lo spettatore horror più smaliziato potrebbe immaginare un paio di svolte della trama, ovvero quella in cui il reverendo in realtà è l'Anticristo (e tutto lo farebbe supporre, ma anche un fantasma, come hanno fatto notare alcuni critici) oppure quella in cui Liz verrà tacciata di stregoneria e arsa sul rogo dal pio quanto maledettissimo esponente del clero. In verità, e qui smetto di raccontare la storia, Brimstone si sviluppa in modo ancora differente, facendo ricorso ad un'interessante divisione in capitoli e ad una tecnica di narrazione a ritroso che svela il terrificante arcano in maniera elegante, efficace e a dir poco scioccante.


Koolhoven racconta una società estremamente maschilista dal punto di vista di una donna, anzi, di più donne che ne hanno viste di cotte e di crude, il cui unico desiderio è una vita serena in cui le proprie figlie possano crescere senza il timore di venire insidiate da orchi che le vedono come un mero accessorio arrivando a stravolgere ogni legge, terrena o divina, per rafforzare la loro presunta supremazia maschile. E' angosciante il modo in cui, nel film, tutto ciò che dovrebbe di regola essere "puro" o comunque "giusto" venga ignobilmente corrotto per i bisogni di una singola persona capace di fare leva sull'ignoranza di una congregazione di fedeli oppure su quella di un branco di bifolchi assetati di sangue, eppure è probabilmente quello che succedeva all'epoca, anche se noi, quando pensiamo a "western", pensiamo ad eroici sceriffi solitari dal grilletto facile per i quali le donne sono un allegro "di più", un premio alla fine di un'avventura. Nonostante l'introduzione e nonostante l'adozione di un punto di vista prettamente femminile, in Brimstone non ci sono però eroine infallibili alla Beatrix Kiddo ma solo donne che cercano disperatamente di sopravvivere in un mondo pronto a masticarle e sputarle, una società che non perdona e offre come via di fuga solamente la morte. Diverse storie scorrono parallele nel film, con rimandi continui all'una o all'altra linea temporale, ma la morte è l'unica costante di ognuna di essere, assieme al terrore; i deboli ricorrono alla morte per fuggire a un destino ingrato, lasciando le persone amate in balia del pericolo, alcuni la sfruttano proprio per proteggere i propri cari, altri le vanno incontro con serenità, consapevoli di amare ed essere amati e, soprattutto, di avere fatto tutto il necessario per coloro che sono riusciti a rimanere in vita. Non si vede tanto gore in Brimstone ma c'è tanta, tantissima violenza. E non è tanto quella fisica a turbare, ché la maggior parte delle scene scioccanti rimane fortunatamente fuori campo, quanto quella psicologica, l'angoscia di quasi tre ore di umiliazioni, ingiustizie, torture e orribili pensieri che vanno a formarsi inevitabilmente nella mente dello spettatore. Strano trovare tanta bellezza nell'orrore e viceversa, eppure Brimstone ci riesce e, anche solo per questo, è un film che merita di essere visto e amato, anche se forse una seconda visione risulterebbe molto difficile, più della prima.


Di Dakota Fanning (Liz), Guy Pearce (il Reverendo) e Carice Van Houten (Alice) ho già parlato ai rispettivi link.

Martin Koolhoven è il regista e sceneggiatore della pellicola. Originario dei Paesi Bassi, ha diretto film come Schnitzel Paradise e Winter in Wartime, entrambi inediti in Italia. Anche attore, ha 49 anni.


Paul Anderson interpreta Frank. Inglese, ha partecipato a film come A Lonely Place to Die, Sherlock Holmes - Gioco di ombre, Legend, Revenant - Redivivo e a serie come Doctor Who. Ha 39 anni e un film in uscita.


Kit Harington interpreta Samuel. Inglese, famosissimo Jon Snow della serie Il trono di spade, ha partecipato a film come Silent Hill: Revelation 3D e da doppiatore ha lavorato nel film Dragon Trainer 2. Anche sceneggiatore e produttore, ha 32 anni e un film in uscita.


Se avete pensato che l'attore che interpreta Wolf vi ricordasse qualcuno, per esempio Tim Roth, siete sulla giusta strada: trattasi infatti del figlio Jack, comparso anche in Rogue One e L'uomo di neve. Carla Juri, che interpreta Elizabeth Brundy, era invece la dottoressa Ana Stelline dell'ultimo Blade Runner 2049. A Mia Wasikowska era stato offerto il ruolo di protagonista ma l'attrice ha rinunciato per prendersi un periodo di riposo; la sua defezione ha causato un po' di ritardi in fase di produzione e, pensando che il film non si facesse più, anche Robert Pattinson si è tirato indietro, lasciando il posto a Kit Harrington (e pentendosene amaramente una volta visto il film...). Se Brimstone vi fosse piaciuto recuperate La morte corre sul fiume, The Hateful Eight e Bone Tomahawk. ENJOY!


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