mercoledì 26 agosto 2026

Nightborn (2026)


Incuriosita dalla presenza di Ron Weasley, ho recuperato Nightborn (Yön lapsi), diretto e co-sceneggiato dalla regista Hanna Bergholm.

Trama

Saga e Jon vanno a vivere nella casa d'infanzia di lei, in mezzo ai boschi finlandesi. Dalla loro unione nasce un bambino, il quale mette fin da subito in allarme Saga, che non lo riconosce come umano...

Recensione

Nightborn, primo film in lingua inglese di Hanna Bergholm, prosegue un po' il discorso già iniziato con Hatching, e affianca nuovamente un idillio familiare fasullo, o comunque ipocrita, a una natura caotica ma in qualche modo più "sana" e vera, anche nei suoi aspetti negativi. Stavolta i due protagonisti sono Saga e Jon, una donna finlandese e un uomo inglese, i quali decidono di sposarsi e mettere su famiglia, andando a vivere in Finlandia, nella casa d'infanzia di lei. La dimora, che necessita di parecchi interventi di restauro, si trova in mezzo ai boschi ed è stata in parte fagocitata dalla natura, al punto che, in mezzo a quella che era la cameretta di Saga, è cresciuto persino un albero. Proprio sotto lo sguardo di alberi rigogliosi e dalle forme vagamente umane viene concepito il figlio di Saga e Jon, il quale fin da subito presenta delle caratteristiche peculiari che non vengono mai mostrate chiaramente allo spettatore, ma si evincono dagli sguardi perplessi di dottori ed infermiere, e soprattutto dallo sconcerto di Saga, incapace persino di definirlo col pronome "he", al quale preferisce un "it". La critica verso un'istituzione familiare ipocrita nasce dal fatto che tutti, persino Jon, chiudono gli occhi di fronte alle stranezze sempre più inquietanti del neonato; Nightborn diventa un maternity horror nel momento in cui Saga, già provata da tutte le naturali conseguenze del parto, rimane l'unica a vedere il bambino per quello che è e viene lasciata sola alla sua mercé, a rischio di perdere la vita durante l'allattamento. Alla paranoia crescente di Saga si associa un biasimo progressivamente più violento da parte di Jon e di tutti quelli che la circondano, oltre al sorgere di una connessione con qualsiasi cosa condivida la natura del piccolo, ovvero delle misteriose entità legate al folklore finlandese e alla famiglia di Saga. La famiglia (in particolare per quanto riguarda il legame tra genitori e figli), sotto lo sguardo di Hanna Bergholm si ripropone come la fredda unione di persone che non si sono scelte tra loro e che mal si sopportano per esigenze meramente sociali, o di facciata. La regista mette in scena il fallimento dei costrutti umani, e torna a raccontare la libertà e la gioia di legami benedetti dalla natura, istintivi e liberi da qualsiasi tipo di vincolo. Saga e il bambino arrivano ad accettarsi vicendevolmente quando la donna, invece di imporre le sue idee sul piccolo, sceglie di osservarlo e comprendere, accettandole, le sue esigenze, per quanto avulse dalla natura umana. Contestualmente, Saga cambia agli occhi degli altri, o forse torna quella che è sempre stata, una donna che ha dovuto rinunciare alla propria personalità per venire accettata dagli altri e non rimanere sola, se ho capito bene l'intento della metafora della Bergholm.

La presenza degli elementi naturali è fondamentale in Nightborn e si traduce, in primis, nella scelta di rigogliosi boschi come location esterne, e poi in tutta una serie di dettagli presenti all'interno della casa d'infanzia di Saga, ma anche all'esterno, per non parlare dell'efficace trucco prostetico applicato al corpo di Seidi Haarla. Nel corso del film Saga va incontro a tutta una serie di cambiamenti fisici che, in maniera molto intelligente, colpiscono l'occhio dello spettatore consapevole, ma all'interno del contesto narrativo legato al punto di vista di Jon e degli altri comprimari, risultano plausibili anche come frutto di una naturale decadenza legata alla maternità. Chi non ho trovato granché naturale (ma, come al solito, potrebbe essere semplice gusto personale) è invece il piccolo Kuura, i cui movimenti sono troppo rigidi e dà l'idea di essere un mix un po' forzato di animatronic, bambolotti e bambini veri uniti dalla tecnologia digitale. D'altronde, è quel mio stesso gusto personale ad impedirmi di vedere Rupert Grint in altri ruoli che non siano quelli di Ron Weasley. Qui, come padre (!) adulto e responsabile, benché antipatico come la merda, a me è sembrato forzato, ed è molto meglio Seidi Haarla, attrice dotata di una bellezza ben distante dai canoni universalmente accettati, e anche della capacità di passare in un attimo da sposa timida e madre riluttante a forza della natura capace di mettere a posto figlio e marito con un paio di urla animalesche ben piazzate. Per quanto mi riguarda, dunque, Hanna Bergholm si riconferma una voce interessante all'interno del panorama horror internazionale, capace di mantenere una propria personalità distintiva dando vita a favole nere profondamente radicate nel folklore della sua terra. Nightborn mi è piaciuto e aspetto il suo prossimo film!

Cast

Della regista e co-sceneggiatrice Hanna Bergholm ho già parlato QUI mentre Rupert Grint, che interpreta Jon, lo trovate QUA.

Se vi è piaciuto...

Se Nightborn vi è piaciuto recuperate Hatching, The Twin, Still/Born. ENJOY!

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