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mercoledì 26 novembre 2025

Shelby Oaks (2024)

Nonostante la distribuzione imbarazzante, sono riuscita a vedere Shelby Oaks - Il covo del male (Shelby Oaks), diretto nel 2024 dal regista Chris Stuckmann.


Trama: i presentatori di un canale YouTube dedicato al paranormale vengono uccisi nella città fantasma di Shelby Oaks ma il cadavere di una di loro, Riley, non viene ritrovato. Dopo anni, sua sorella si imbatte in un indizio sconvolgente...


Di Shelby Oaks avevo sentito parlare per la prima volta dal mio insegnante di inglese, un ragazzo delizioso con cui facevo conversazione una volta a settimana fino a qualche mese fa (e che saluto, qualora passasse di qui!). Parlando di cinema e horror, un giorno mi ha detto che il critico di cui si fidava di più era Chris Stuckmann e che non vedeva l'ora che uscisse il suo primo lungometraggio, finanziato da una campagna Kickstarter dall'enorme successo. Questo lungometraggio era proprio Shelby Oaks, per questo ero molto curiosa di guardarlo e, come spesso accade, l'ho fatto a scatola chiusa, sapendo solo che si trattava di un found footage. In realtà, Shelby Oaks comincia come un found footage ma prosegue come horror dalla regia più classica. La vicenda narrata ha origine dalla morte dei presentatori del canale YouTube Paranormal Paranoids e da ciò che le loro telecamere hanno registrato prima che venissero uccisi. L'unica di cui non è stato rinvenuto il cadavere è la sensitiva del gruppo, Riley Brennan, che la sorella maggiore Mia non ha mai smesso di cercare per 17 anni. Dopo l'introduzione dei video in questione, e una serie di filmati televisivi o sul web che coprono "il caso" seguendo un pattern tristemente familiare di sensazionalismo, teorie complottiste e vuote vestigia di ricordi mitizzati, Shelby Oaks diventa un mockumentary, con tanto di interviste a Mia, agli spettatori di Paranormal Paranoids e all'ispettore che ha seguito la vicenda, ma anche questo stile dura poco. Infatti, accade qualcosa di scioccante che cambia completamente il registro del film, con tanto di stacco che anticipa i titoli di testa. Benché la presenza di Riley (e non solo) ne permei ogni sequenza, Shelby Oaks diventa, da quel momento in poi, la storia di Mia, una donna che ha smesso di vivere il giorno in cui la sorella è scomparsa, mettendo in pausa tutto ciò che non era "utile" alla sua ricerca, rapporto col marito compreso. E' una storia di testardaggine ossessiva, che in più occasioni fa dubitare della sanità mentale della protagonista, caratterizzata da una preoccupante mancanza non solo di spirito di autoconservazione, ma proprio di percezione di sé in quanto individuo, tanto la sua vita è legata a doppio filo al destino della sorella. E' anche una storia in cui, proprio per via di questa abnegazione totale verso Riley, Mia si ritrova preda di un'entità malevola senza neppure capirlo, almeno finché non è troppo tardi, ed è proprio questo che rende interessante Shelby Oaks, film che cambia spesso registro e "cliché" mantenendo sempre una coesione invidiabile e spiazzando lo spettatore con una bella serie di colpi di scena.


Proprio l'abilità di Chris Stuckmann di "nascondere" i fili che tengono unite le tante anime del film è ciò che impedisce Shelby Oaks di finire dritto nel cestone degli horror medi, o di risultare un semplice collage di cose già viste. Il rischio c'era, in effetti. La prima parte in particolare richiama tantissimi found footage e mockumentary famosi, non ultime opere recentissime come la saga di Hell House LLC.
Un altro aspetto positivo del film è che Chris Stuckmann, conoscendo molto bene il genere, è riuscito a mettere in pratica questa sua conoscenza creando sequenze che non si appoggiassero esclusivamente a prevedibili jump scare, quanto piuttosto alla tensione creata da spazi vuoti e bui o da dettagli quasi impercettibili (tante volte non ero sicura che ci fosse davvero ciò che mi sembrava di vedere), e giocata più sull'attesa che sul risultato finale. Considerato il budget microscopico, è interessante anche il modo in cui il regista è riuscito a ridurre gli effetti speciali all'osso, preferendo ricorrere a punti di luce, qualche immagine riflessa e alle percezioni incerte derivanti dall'uso della telecamera a mano per dare forma all'orrore di un incubo nell'accezione demoniaca del termine. Una scelta intelligente, perché i pochi effetti digitali sono abbastanza bruttini, e ciò fa ben sperare relativamente a cosa potrebbe fare in futuro Stuckmann con qualche soldo in più. Per il momento, direi che Shelby Oaks è un ottimo debutto, e l'unico vero difetto che gli imputo è la mancanza di coraggio nel perseguire una via che speravo fosse stata aperta una volta per tutte da Immaculate, nonostante sia una scelta di sceneggiatura coerente col passato e il carattere della protagonista. Vi consiglio quindi la visione di Shelby Oaks, magari al cinema, perché nella solitudine di casa il rischio è quello di non riuscire a chiudere occhio, soprattutto se dal letto riuscite a vedere una finestra e quello che potrebbe nascondersi dietro il vetro nel buio.


Di Camille Sullivan (Mia), Keith David (Morton Jacobson) e Derek Mears (Tarion) ho già parlato ai rispettivi link.

Chris Stuckmann è il regista e co-sceneggiatore della pellicola, al suo primo lungometraggio. Famoso principalmente come YouTuber e critico cinematografico, è anche produttore. Americano, ha 37 anni.


Se Shelby Oaks vi fosse piaciuto recuperate The Blair Witch Project, Hell House LLC e Lake Mungo. ENJOY!


martedì 6 aprile 2021

Hunter Hunter (2020)

Continuiamo a scalare la classifica di Lucia, arrivando al settimo posto occupato da Hunter Hunter, diretto e sceneggiato nel 2020 dal regista Shawn Linden. Vi avviso, metà post sarà "normale", metà zeppo di spoiler.


Trama: la dura vita di una famiglia isolatasi nei boschi si fa anche più pericolosa quando un lupo comincia ad aggirarsi nei dintorni...


Hunter Hunter
è uno di quei film che parte lentamente, molto lentamente, e poi a un certo punto arriva ad una svolta che lascia impietriti e persino sconvolti sul finale. Si comincia infatti con una situazione "già vista", prodromo ideale di un survival thriller, nella quale facciamo la conoscenza di Joseph, Anne e Renee, famigliola costretta dal padre cacciatore, survivalista, stundaio e quant'altro (Devon Sawa. Irriconoscibile causa vecchiaia) a vivere ai margini della società, all'interno di una casa nel bosco dove non arriva nemmeno l'elettricità. Joseph contribuisce all'economia familiare andando a caccia assieme alla figlia tredicenne Renee mentre madre, oltre a fare i lavori di casa, va a prendere l'acqua nel fiume e vende le pellicce degli animali uccisi, ricavandone un sostentamento ben misero. Hunter Hunter inizia in un momento assai duro per la famigliola, percorsa da comprensibili tensioni tra Joseph e Anne, l'unica a capire che una vita simile non è l'ideale per una ragazzina e che presto i soldi finiranno, mentre Joseph non vuole sentire ragioni; ad aggravare il tutto spuntano i segni di un lupo, che oltre a cibarsi degli animali presi in trappola da Joseph e figlia rischia anche di mangiarsi loro, prima o poi, il che porta l'uomo ad armarsi di tutto punto e andare a caccia. E qui non aggiungo altro sulla trama, perché a un certo punto il film prende una biforcazione inaspettata che porta lo spettatore su un territorio simile a quello di partenza, altrettanto ansiogeno e "conosciuto" ma gestito comunque con furbizia e coerenza ancora più angoscianti se si ripensa a tutto quello che ha dato origine alla "valanga" di eventi. I personaggi, tutti tratteggiati alla perfezione con pochissime battute e grande espressività da parte degli attori coinvolti, entrano magari non nel cuore (alcuni sono odiosi, altri semplicemente ciechi, soprattutto quelli secondari) ma sicuramente nello stomaco dello spettatore, che non può fare a meno di lasciarsi coinvolgere dall'atmosfera cupa e lugubre di un film che allontana la gioia di vivere sin dalla prima sequenza; la vita di Anne e Renee non è quella bucolica e avventurosa di Flo, la piccola Robinson, con tutto l'amore che si può avere per la natura, e se all'anacronismo ci si aggiunge una buona dose di testardaggine e machismo, la rabbia diventa inevitabile. Alcuni siti, tra cui uno assai rispettabile, non parlano benissimo di Hunter Hunter ma io vi consiglierei di fidarvi di Lucia, se non di me, e dargli una chance perché è uno degli horror più interessanti dell'anno passato, oltre che ben diretto e ben recitato e dotato di un favoloso uso della colonna sonora. Proseguirò con un po' di SPOILER quindi non leggete oltre. A LISA, nel caso passasse da queste parti, dico solo di evitarlo, ora che si sta appassionando all'horror, perché potrebbe non reggere il colpo.


SPOILER, ho detto.

Se alla stupidaggine tutta umana e d'altri tempi di Joseph ci si aggiunge l'elemento altrettanto umano di una folle crudeltà, l'equazione porta sullo schermo un uomo che, davanti a un cimitero di corpi profanati, invece di affidarsi ad una polizia che pure è inutile, decide di "cacciare" predatori a due zampe, convinto di avere tutta la situazione in pugno. In realtà, come direbbe Rupert Sciamenna, Joseph è un coglione, che con la sua coglionaggine condanna una figlia capace di riconoscere le tracce dei lupi ma non di spianare un fucile in faccia a un pazzo e una moglie che in tutti i modi ha cercato di convincerlo a cambiare stile di vita, ricevendo in cambio solo dei "ho tutto sotto controllo". Il finale di Hunter Hunter è qualcosa di agghiacciante, la rappresentazione letterale di una mente che si spezza e agisce non per vendetta, né per soddisfazione, ma solo perché impossibilitata a trovare qualcosa a cui aggrapparsi in un mondo che è andato in frantumi e ha lasciato solo il vuoto; è qualcosa che non è catartico nemmeno per lo spettatore perché non c'è trionfo nelle azioni di Anna (soprattutto non dopo la tremenda eleganza con cui viene rivelato l'agghiacciante destino di Renee, interamente dipinto sul volto di un'attrice bravissima e per me sconosciuta, Camille Sullivan, che per metà film viene "nascosta" dai riflettori puntati sul risoluto Joseph e sull'apparentemente sgamatissima Renee) e si può solo rimanere lì, a guardare inebetiti una delle sequenze più gore dell'anno con la stessa espressione incredula di chi ha preso le richieste di aiuto di una donna disperata e le ha considerate semplicemente l'ennesima stranezza di persone relegate ai margini della società. Assieme a The Dark and the Wicked e The Swerve, Hunter Hunter è probabilmente l'horror più deprimente dell'anno e non risparmia nulla allo spettatore, vi avverto. Ma vi consiglio anche, di nuovo, di recuperarlo comunque. 


Di Devon Sawa (Joseph) e Nick Stahl (Lou) ho già parlato ai rispettivi link.

Shawn Linden è il regista e sceneggiatore della pellicola. Canadese, ha diretto film come Nobody e The Good Lie ed è anche produttore. 


Camille Sullivan
interpreta Anne. Canadese, ha partecipato a film come The Butterfly Effect e a serie quali Dark Angel, Ai confini della realtà e Taken. Anche sceneggiatrice, ha 46 anni e un film in uscita. 


Summer H. Howell
interpreta Renee. Canadese, ha partecipato a film come La maledizione di Chucky, The Midnight Man, Il culto di Chucky e a serie come Channel Zero. Ha 16 anni.



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