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martedì 14 febbraio 2012

Bolla's Top 5: Love Love Movies!

San Valentino! Da buona giapponese nell’animo, oggi per me non è la festa degli innamorati, ma quella del cioccolato, più semplicemente. Il resto delle smancerie le lascio a chi ci crede o a chi ha un fidanzato/marito da stressare con queste camurrìe commerciali, ma siccome la festa, ahimé, esiste, ecco spuntare un post ad hoc con la classifica dei miei cinque film “d’amore” preferiti. Metto la definizione tra virgolette, visto che alcuni sono un po’ poco convenzionali. Ma chi se ne frega, sono quelli che mi piacciono davvero! ENJOY!

5 - Colazione da Tiffany (Breakfast at Tiffany's, 1961)

Nonostante non l'avessi mai visto fino all'anno scorso, non posso non metterlo in classifica. Perché come storia d'aMMore quella tra Holly e Paul è una delle più complicate, irritanti (in senso positivo) e scanzonate che si siano mai viste. Forse perché lei ha così tanti spasimanti e lui una pazienza infinita, chissà. O forse perché alla fine il più amato in tutto il film è un gatto, anzi Gatto. E poi, l'eleganza della Hepburn vale da sola tutto il film.



4 - Moulin Rouge! (Moulin Rouge!, 2001)

Perché nonostante Baz Luhrmann avesse filmato, solo qualche anno prima, LA storia d'amore per eccellenza di tutti i tempi, Romeo e Giulietta, per me Moulin Rouge! lo supera in tutto. Per la storia, per le musiche, per gli attori, per le scenografie e i costumi. Sentire Ewan McGregor cantare a squarciagola Your Song mette i brividi come la splendida cover di Roxanne, versione tango. E sfido chiunque a non piangere quando il destino della storia tra Satine e Christian diventa dolorosamente chiaro. Altro che "lovmilovmiseidetiulovmi". Le vere storie d'amore sono tragiche ma non per mocciosette infoiate.



3 - Il favoloso mondo di Amélie (Le fabuleux destin d'Amélie Poulin, 2001)

Che non è un vero e proprio film d'amore. Ma non ditemi, donne, che non avete mai sognato di poter conquistare un uomo dolce e, soprattutto, intelligente ed arguto come Nino. L'unica persona al mondo in grado di sopportare, con una pazienza infinita, le stranezze di Amélie e seguire la complicatissima caccia al tesoro che lo porterà fino alla soglia del suo appartamento. Dove lei lo ricoprirà di baci. Aggiungo anche che la colonna sonora è una delle più belle ed evocative che siano mai state scritte. E poi, insomma, Il favoloso mondo di Amélie è uno dei pochi film esistenti al mondo ad essere una vera e propria fuga dalla realtà in grado di lasciare col sorriso sulle labbra per giorni.


2 - Una vita al massimo (True Romance, 1993)

Altro film ben lungi dall'essere una storia d'amore. Ma è quel che più si avvicina al mio ideale: niente pippe mentali, niente dubbi né incertezze, solo la salda convinzione che il legame sarà eterno, alla faccia di tutto e tutti, anche delle palesi differenze tra i partner (in questo caso: una zoccoletta svampita e un nerd fanatico di Elvis). Questo è il True Romance del titolo originale, che non guasta se è speziato anche dal magico tocco tarantiniano. Ovvio, chi cerca un film sentimentale farà meglio a tenersi lontano dei kilometri da questa pellicola!



1 - Eternal Sunshine of the Spotless Mind (Eternal Sunshine of the Spotless Mind, 2004)

Titolo italiano non pervenuto, ovviamente. L'unico film d'amore che sottolinea l'importanza della perdita per consentire al sentimento di rinascere. E lo fa in un modo totalmente imprevedibile, cancellando dalla mente degli innamorati ogni loro ricordo della relazione. Ma l'amore, come si sa, non ha freni e torna a mordere quando si abbassa la guardia! Splendida sceneggiatura, splendidi interpreti e meravigliose tinte di capelli per la bravissima Kate Winslet, che ha mandato del tutto a quel paese Titanic (film che non merita di rientrare nella mia top five per la melensaggine e la pochezza della storiella tra Jack & Rose. Bleah.).



Fuori classifica: parlando di giapponesi, cioccolato e San Valentino, non può mancare la menzione speciale al trashissimo Vampire Girl vs Frankenstein Girl. Il vero aMMore tra mostri, altro che Twilight!! ENJOY!

giovedì 10 novembre 2011

Colazione da Tiffany (1961)

A volte l’ignoranza paga. Per esempio, ieri sera sono stata sicuramente una dei pochi spettatori presenti nell’affollatissima sala a non avere mai visto prima Colazione da Tiffany (Breakfast at Tiffany’s) e ad essermelo goduto quindi per la prima volta nel migliore dei modi, come se fossimo nel 1961 e Blake Edwards avesse appena finito di dirigere la pellicola tratta dall’omonimo romanzo di Truman Capote.



Trama: Holly Golightly è una ragazza che vive di quello che guadagna facendo “compagnia” a vari uomini, libera e sognatrice, in cerca di un marito ricco e perfetto. Quando poi la sua vita sregolata le causa delle paturnie, il suo modo di rilassarsi è quello di fare colazione al mattino presto, guardando le vetrine di Tiffany…



Prima di cominciare, una doverosa premessa. Come ho detto all’inizio, ieri è stata la prima volta che ho visto Colazione da Tiffany, quindi l’ho guardato senza essere “accecata” da quell’aura mitica che gli hanno tributato generazioni di spettatrici che ne conoscono le battute e le scene a memoria, che cantavano tra sé Moon River prima ancora di entrare in sala. L’ho guardato incuriosita, desiderosa di sapere come sarebbe andato a finire, ridendo di battute che non conoscevo, stupendomi (positivamente) per parecchie cose e perplimendomi per altre. Detto questo, mi rendo conto che la bellezza della pellicola risiede interamente nella meravigliosa, stilosissima, folle interpretazione della splendida Audrey Hepburn, che da vita ad un personaggio indimenticabile. Holly Golightly, assieme alle bellissime musiche di Henry Mancini (Oscar sia alla colonna sonora che alla canzone Moon River) e alla città di New York, è l’anima del film: dolce, sfacciata, spudorata, matta ma anche fragile, malinconica e debole, è l’immagine stessa della Donna con la D maiuscola, l’unica in grado di mettere in ginocchio un uomo nonostante tutti i suoi difetti. Sentire la Hepburn parlare con quelle due o tre parole francesi infilate qui e là, vederla svolazzare tra gli ospiti durante l’esilarante party (una perla registica di Edwards, che arricchisce la scena di mille dettagli e mille “microscene” che si susseguono continuamente), oppure semplicemente indossare lo splendido, elegante e ormai mitico tubino nero è di per sé un’esperienza indimenticabile, che porterebbe chiunque a ricercarsi l’intera filmografia dell’attrice.



Colazione da Tiffany vive di tutto quello che ho detto sopra perché per il resto, non mi vergogno ad ammetterlo, è un po’ poca cosa. La trama è molto interessante, perché è un continuo susseguirsi di colpi di scena legati ad Holly e alla sua volubilità., ma il film cambia registro così spesso che a volte l’amalgama di generi risulta un po’ indigesto: quello che parte come una frizzante commedia rosa diventa un melò, poi torna ad essere commedia e infine un drammone, quasi senza soluzione di continuità e con un effetto talvolta straniante, soprattutto dopo la metà del film, quando il rapporto tra Holly e Paul parrebbe evolvere per poi venire cancellato per semplice capriccio. Gli attori vengono tutti eclissati dalla grandezza della Hepburn, ma chi ne fa le spese maggiormente è il povero George Peppard: se infatti Martin Balsam è assai carismatico nel ruolo dello stranissimo “protettore” di Holly e Mickey Rooney, pur se francamente imbarazzante nei panni del finto giapponese, regala alcuni momenti di pura ilarità, Peppard nonostante la sua indubbia prestanza fa un po’ la figura del gatto di marmo, piacione quanto basta, immensamente dolce e gentile, ma purtroppo sottotono. Però lo ammetto, di fronte a momenti come quello in cui una malinconica Holly canta Moon River accompagnata dal suono della chitarra, o quello in cui il povero Gatto viene abbandonato sotto la pioggia per la mia disperazione, ogni difetto che la mia mente non plagiata potrebbe trovare scompare: Colazione da Tiffany  è un film che chiunque dovrebbe guardare almeno una volta nella vita. Non un capolavoro, ma sicuramente un caposaldo, da vedere e rivedere.



Di Martin Balsam, che qui interpreta O.J. Berman, ho già parlato qua.

Blake Edwards (vero nome William Blake Crump) è il regista della pellicola. Uno dei più famosi registi “brillanti” americani, marito della storica Mary Poppins Julie Andrews, lo ricordo per film come Operazione sottoveste, La pantera rosa, Hollywood Party, La pantera rosa colpisce ancora, La pantera rosa sfida l’ispettore Clouseau, La vendetta della pantera rosa, S.O.B., il meraviglioso Victor Victoria, Sulle orme della pantera rosa, Pantera rosa – Il mistero Clouseau, Appuntamento al buio, Nei panni di una bionda e Il figlio della pantera rosa. Anche sceneggiatore, produttore e attore, è morto di polmonite nel 2010, all’età di 88 anni. Nel 2004 è stato insignito dell’Oscar alla carriera.



Audrey Hepburn (vero nome Audrey Kathleen Ruston) interpreta Holly Golightly. Una delle più belle e brave attrici mai esistite, di origine belga, la ricordo per film come Vacanze romane, Sabrina, My Fair Lady, Gli occhi della notte (che le è valso l’Oscar come miglior attrice protagonista) e Always per sempre. E’ morta di cancro nel 1993, all’età di 63 anni.



George Peppard intepreta Paul Varjak. Famosissimo per essere diventato l’Hannibal Smith dell’A-Team, ha partecipato anche a film come A casa dopo l’uragano, La conquista del west, L’uomo che non sapeva amare e La caduta delle aquile, oltre alla serie Alfred Hitchcock presenta. Americano, anche regista e produttore, è morto nel 1994, all’età di 65 anni.



Patricia Neal interpreta l’amante di Paul. Americana, ha partecipato a film come Ultimatum alla Terra e La fortuna di Cookie, oltre a serie come Kung Fu, La casa nella prateria e La signora in giallo. Ha avuto due nomination all’Oscar come miglior attrice protagonista e ne ha vinto uno per Hud il selvaggio. E’ morta di cancro ai polmoni nel 2010, all’età di 84 anni.



Mickey Rooney (vero nome Ninian Joseph Yule Jr.) interpreta Yunioshi. Americano, “nato” come uno dei più amati attori prodigio bambini, ha partecipato a film come Elliot, il drago invisibile, Black Stallion, Babe va in città, Una notte al museo e l’imminente I Muppet. Inoltre ha doppiato Red & Toby nemiciamici, un episodio de Gli orsetti del cuore e ha partecipato alle serie Ai confini della realtà, Love Boat, La signora in giallo ed E.R. medici in prima linea. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 91 anni e quattro film in uscita. Ha avuto quattro nomination all’Oscar ed è stato insignito di un Oscar alla carriera nell’83 e uno giovanile nel ’39.



Doveva essere John Frankenheimer a girare il film, con Marilyn Monroe, esplicitamente richiesta da Truman Capote, come protagonista. Quando poi la Monroe ha rifiutato su consiglio del suo agente (nonostante il personaggio di Holly sia molto più “edulcorato” rispetto al romanzo) le è subentrata Audrey Hepburn e quest’ultima ha preteso un altro regista, perché non aveva mai sentito nominare Frankenheimer. Anche Paul avrebbe dovuto essere interpretato da un altro attore, nella fattispecie Steve MacQueen, che però era già impegnato sul set di un altro film. Se Colazione da Tiffany vi fosse piaciuto, proverei a leggere il libro (che è ciò che farò io!) e guarderei Vacanze romane e Sabrina. Ne avete di cose da fare, quindi… ENJOY!!

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