Vi stavate chiedendo dove tutto è cominciato e perché c'è una musa ben particolare che campeggia sull'header del Bollalmanacco? Orbene, alle vostre domande darò finalmente parziale risposta con il post su Una strega chiamata Elvira (Elvira: Mistress of the Dark), diretto nel 1988 da James Signorelli.
Trama: Elvira, conduttrice di uno show televisivo, è stufa della tv e vorrebbe sfondare a Las Vegas con un numero tutto suo. Per farlo, purtroppo servono molti soldi e quando la nostra eroina viene a sapere che la defunta zia le ha lasciato un'eredità, non ci pensa due volte e corre in un paesino della provincia americana a ritirarla. Purtroppo l'eredità consiste in una casa diroccata, un barboncino e un misterioso libro di ricette che sembra fare molta gola all'ambiguo zio Vincent...
Vi avverto che nel parlare di Una strega chiamata Elvira non sarò affatto obiettiva e sorvolerò su tutto quello che consacrerebbe giustamente questo film come puro trash cafone anni '80 perché io adoro Elvira. Avevo visto Una strega chiamata Elvira molti anni fa, tirato fuori da qualche Fuori orario ghezziano stranamente ignorante e mi ero subito innamorata (in senso etero, ché poi Elvira capisce male!) di questa sfacciatissima darkettona tettuta, delle sue improbabili mise, del suo umorismo zeppo di doppi sensi e del suo trashissimo gusto per l'horror, in particolare per i B-Movies come Attack of the Killer Tomatoes; era scattata subito l'empatia perché, a parte il suo essere incredibilmente gnocca, per il resto questo donnino era praticamente identica alla sottoscritta, perlomeno nell'animo, ed effettivamente chi ha seguito il Bollalmanacco fin dall'inizio sa che l'intenzione era quella di trasformarlo in una rassegna di filmacci sconosciuti, poi la cosa si è un po' evoluta, ma non divaghiamo e torniamo a Una strega chiamata Elvira. La presenza di Cassandra Peterson nei panni di Elvira basterebbe da sola a giustificare la visione di questo film nonostante la trama derivativa e la folla di caratteristi più o meno conosciuti chiamati ad accompagnarla in questa titanica impresa dopo anni di onorata carriera televisiva perché questa donna affronta di petto (è il caso di dirlo!) qualunque battutaccia e scivolata nel cattivo gusto con un umorismo invidiabile e una presenza scenica tale che lo spettatore non può fare altro che rimanerne inevitabilmente ipnotizzato e divertito.
Poi, diciamolo, per essere la parodia di un horror Una strega chiamata Elvira non è niente male. Nonostante, come ho già detto, buona parte dell'umorismo si basi interamente sulla volgarità sexy della protagonista, il film non si adagia sulla solita accozzaglia di gag ripetute fino allo sfinimento che troppo spesso è tipica del genere ma porta avanti un genuino tentativo di raccontare comunque una storia, per quanto semplice, con tanto di "momento formativo", villain cattivissimo e persino una sequenza dove Elvira viene messa in pericolo. Alcune trovate poi, per quanto scemine, fanno scompisciare dalle risate, come i flashback che mostrano Elvira da piccola (già truccata di tutto punto), il numero musicale finale o il momento "orgiastico" che scuote dalle fondamenta la sonnacchiosa cittadina dov'è ambientato il film e anche il citazionismo che permea la pellicola è gradevole e per nulla invasivo. I difetti, ovviamente, ci sono e risiedono sia nell'inespressivo manzo affiancato ad Elvira come "maschio" della situazione che nel piattume della regia, che risente incredibilmente del passare degli anni; personalmente, Una strega chiamata Elvira è un film che riguarderei allo sfinimento ma se dietro la macchina da presa ci fosse stato un regista con più personalità e gusto del trash (un Rodriguez anzitempo, diciamo) molto probabilmente ora non starei parlando di un divertissement per pochi ma di un cult universale ai livelli del Rocky Horror Picture Show. E a tal proposito, aggiungo anche che Una strega chiamata Elvira è un film che va visto senza giudicare dalla copertina, lasciandosi trasportare non già dallo spirito critico bensì dal cieco amore per colei che è diventata un'icona horror-pop al pari di Frank'n Furter. Io l'ho fatto e non me ne sono mai pentita!!
Di Kurt Fuller, che interpreta Mr. Glotter, ho già parlato QUI.
James Signorelli è il regista della pellicola. Americano, anche produttore, ha diretto film come Soldi facili e tantissime puntate del Saturday Night Live.
Cassandra Peterson, in arte Elvira, è co-sceneggiatrice ed interpreta ovviamente Elvira, personaggio comparso, oltre che negli show The Richard Simmons Show, Movie Macabre, Saturday Night Live, The Elvira Show, The Search for the next Elvira, Elvira's Movie Macabre, 13 Nights of Elvira e nei film Elvira's Halloween Special, Attack of the Killer B-Movies e La casa stregata di Elvira, anche nelle serie Chips e Nash Bridges; in "borghese", ha invece partecipato a film come La stangata 2, Pee-Wee's Big Adventure e a serie come Happy Days, Fantasilandia e Medium. Anche produttrice, ha 63 anni.
Edie McClurg interpreta Chastity Pariah. Americana, ha partecipato a film come Carrie - Lo sguardo di Satana, Assassini nati - Natural Born Killers, Flubber - Un professore tra le nuvole e a serie come L'incredibile Hulk, Il mio amico Arnold, I Jefferson, Moonlighting, Super Vicky, Pappa e ciccia, Sabrina vita da strega, Innamorati pazzi, Nash Bridges, Malcom, Hannah Montana, Elvira's Movie Macabre, Desperate Housewives, Two and a Half Men e CSI: Scena del crimine; inoltre, ha lavorato come doppiatrice nei film Brisby e il segreto di Nimh, Kiki - Consegne a domicilio, La sirenetta, Rugrats - Il film, A Bug's Life - Megaminimondo, Mucche alla riscossa, Cars - Motori ruggenti, Cars 2, Frozen - Il regno di ghiaccio e in serie come Gli Snorky, I pronipoti, Darkwing Duck, Ecco Pippo!, Tiny Toons Adventures, The Addams Family e Mucca e pollo. Anche sceneggiatrice, ha 63 anni e tre film in uscita.
William Morgan Sheppard interpreta Vincent Talbot. Inglese, ha partecipato a film come I duellanti, The Elephant Man, Cuore selvaggio, Cose preziose, The Prestige e a serie come MacGyver, La signora in giallo, Frasier, Streghe, Alias, Cold Case, Una mamma per amica, Criminal Minds, Doctor Who e Dexter; ha lavorato inoltre come doppiatore per serie come Biker Mice da Marte e Gargoyles. Anche, ha 82 anni.
Il film ha un seguito, La casa stregata di Elvira, del 2001. Se Una strega chiamata Elvira vi fosse piaciuto recuperatelo, altrimenti provate a cercare Amore al primo morso! ENJOY!
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venerdì 28 novembre 2014
venerdì 19 ottobre 2012
Viaggio in paradiso (2012) + 500 "post" insieme!
Buon venerdì a tutti!
Prima di cominciare con la recensione del film devo fare un doveroso ringraziamento a tutti quelli che seguono questo blog perché siamo arrivati a 500 POST!!
Il Bollalmanacco era cominciato quasi per scherzo nel 2007 e all'inizio lo curavo davvero pochissimo.. uno, massimo due post al mese quando andava bene mentre adesso tengo moltissimo a questa bislacca creatura e cerco di aggiornarlo il più possibile, per la disperazione degli utenti.
Se sto continuando su questa strada, nonostante la mia cronica pigrizia, è perché mi sembra che lo sforzo sia apprezzato e che, nonostante il Bollalmanacco sia una gocciolina nel mare dei blog dedicati al cinema che popolano internet (di solito non arrivo ai 200 visitatori giornalieri!), uno "zoccolino" duro di affezionati c'è, e ci sono anche alcuni cari amici che fanno pubblicità, nonché il buon Letimbro che pubblica mensilmente una delle mie recensioni.
Quindi, che dire... se continuerete a seguirmi (e a commentare, i commenti mi piacciono tanto *-* ma sono sempre pochini ç_ç) cercherò di arrivare a... MMMMILLE!!!
Grazie ancora!!
Babol
Qualche mese fa usciva in Italia Viaggio in paradiso (Get the Gringo), film distribuito negli USA solo per il mercato dei video on demand e diretto dal regista Adrian Grunberg. Normalmente non gli avrei dato una singola chance, ma siccome ho letto recensioni abbastanza positive ho deciso di provare…
Trama: dopo una rapina e una rocambolesca fuga dalla polizia, il gringo del titolo originale finisce rinchiuso nel “pueblito”, una sorta di città – prigione messicana. Lì dovrà capire innanzitutto come uscire e recuperare il malloppo, oltre ad aiutare un ragazzino e sua madre, prigionieri come lui…
Apro una parentesi assolutamente paracula: è in momenti come questi che si capisce quanto siano utili i blog cinematografici gestiti da appassionati e non da spocchiosi addetti ai lavori perché, normalmente, un film come Viaggio in paradiso sarebbe stato massacrato dalla critica e sconsigliato senza riserve, mentre in realtà la pellicola in questione è un godibilissimo e divertente action con un Mel Gibson incredibilmente in forma e ironico. La trama mescola (o sarebbe meglio dire shakera?) al ritmo di indiavolate melodie messicane un insieme di cliché che, pur essendo vecchi come il mondo, riescono sempre a dare un senso alla maggior parte di questo genere di film: c’è il delinquente scafato e stronzo ma fondamentalmente dotato di un cuore tenerissimo, la cricca di poliziotti messicani e americani corrotti, il gangster che, pur essendo in carcere, fa il bello e il cattivo tempo all’interno della prigione e cattivi ancor più cattivi che tramano nell’ombra spinti dal desiderio di recuperare i loro soldi. Se a questo aggiungete rocamboleschi inseguimenti su quattro ruote, pallottole che volano ogni due per tre, gente che gioca a pallavolo con le bombe a mano, conseguenti esplosioni e ininterrotte sequele di improperi in spagnolo e inglese, saprete già più o meno cosa aspettarvi.
In tutto questo, uno dei motivi che rendono particolare e simpatico Viaggio in paradiso è, paradossalmente, proprio ciò che mi aveva tenuta lontana dalla sala al momento della sua uscita, ovvero la presenza di Mel Gibson. Il vecchio Mel, infatti, nel corso della pellicola gigioneggia senza ritegno, introducendo la storia con un’ironica voce fuori campo e passando sfacciatamente indenne tra i pericoli più camurriosi, beffando i nemici con barbatrucchi discutibili che arricchiscono il film con un indispensabile tocco trash, come per esempio l’idea di imitare Clint Eastwood al telefono (non chiedete: guardate e capirete!). Ad affiancare il bravo Mel ci sono validissimi caratteristi, in primis un moccioso dalla faccetta triste e una mamma segnata, per una volta, dalle rughe del tempo e della vita, senza dimenticare guest star più conosciute come il mio aMMore Peter Stormare o l’infamissimo Bob Gunton. Il secondo motivo, invece, che mi ha fatto apprezzare il film è l’inusuale commistione fra i picchi di ironia sborona già citati e momenti incredibilmente seri, quasi un po’ tristi, se vogliamo, quasi tutti legati al brutto destino da cui il povero pargolo cerca di fuggire.
Nulla di nuovo, infine, per quanto riguarda la realizzazione. Il regista gioca la carta dello stile “Rodriguez” con ralenti messi ad hoc e velocissime sequenze d’azione dove conta più la furbizia dei coinvolti che la forza fisica, la fotografia ha quel colore “bruciato” tipico di altre pellicole simili e la colonna sonora alterna pezzi di Manu Chao alle musiche tipiche dei Mariachi, ovvero generi che personalmente non mi dispiacciono affatto. Mi è piaciuta molto anche la rappresentazione di questo “El pueblito”, l’incredibile città all’interno di una prigione dove gli “ospiti” possono vivere con le loro famiglie, dotati di comfort quali tatuatore, supermercato, spacciatore di eroina e quant’altro: la sequenza che mostra l’inaspettato passaggio dalla prigione classica a questo variopinto e vivacissimo luogo è decisamente sorprendente. Poi, ovviamente, davanti a un film simile bisogna chiudere un occhio su cose come la quasi assoluta mancanza di verosimiglianza e altre banalità assortite quindi, a parte questo, lamenterei solo l’assenza di sottotitoli durante gli interminabili dialoghi in strettissimo spagnolo che costituiscono almeno il 60% di Viaggio in paradiso… avendo però visto il film in lingua originale non saprei dire se l’adattamento italiano ha ovviato al problema. Detto questo, vi consiglierei di recuperare Viaggio in paradiso a prescindere, per una serata senza pensieri, però in lingua originale, per poter godere di questo continuo alternarsi di idiomi.
Di Peter Stormare, che interpreta Frank, ho già parlato qui mentre Bob Gunton, che interpreta Thomas Kaufman, lo trovate qua.
Adrian Grunberg è lo sceneggiatore della pellicola, alla sua prima esperienza come regista. Americano, è stato anche aiuto regista e attore.
Mel Gibson (vero nome Mel Columcille Gerard Gibson) interpreta il protagonista (che nel film non ha un nome vero e proprio ma nei titoli è segnato come “Driver”), inoltre è anche sceneggiatore della pellicola. Nato come star di un certo tipo di action e “morto” come regista pure troppo impegnato, ricordo questo famosissimo attore americano per film come Interceptor, Interceptor – Il guerriero della strada, Il Bounty, Mad Max oltre la sfera del tuono, Arma letale, Arma letale 2, Due nel mirino, Arma letale 3, Braveheart – Cuore impavido (che gli è valso l’Oscar come miglior regista), Arma letale 4 e Signs, inoltre ha doppiato personaggi di Pocahontas e Galline in fuga. Anche produttore e stuntman, ha 56 anni e un film in uscita, l’attesissimo Machete Kills.
Non prendetemi per pazza, so bene che è di tutt’altra fattura, ma se Viaggio in paradiso vi fosse piaciuto consiglierei la visione di Drive. ENJOY!
Prima di cominciare con la recensione del film devo fare un doveroso ringraziamento a tutti quelli che seguono questo blog perché siamo arrivati a 500 POST!!
Il Bollalmanacco era cominciato quasi per scherzo nel 2007 e all'inizio lo curavo davvero pochissimo.. uno, massimo due post al mese quando andava bene mentre adesso tengo moltissimo a questa bislacca creatura e cerco di aggiornarlo il più possibile, per la disperazione degli utenti.
Se sto continuando su questa strada, nonostante la mia cronica pigrizia, è perché mi sembra che lo sforzo sia apprezzato e che, nonostante il Bollalmanacco sia una gocciolina nel mare dei blog dedicati al cinema che popolano internet (di solito non arrivo ai 200 visitatori giornalieri!), uno "zoccolino" duro di affezionati c'è, e ci sono anche alcuni cari amici che fanno pubblicità, nonché il buon Letimbro che pubblica mensilmente una delle mie recensioni.
Quindi, che dire... se continuerete a seguirmi (e a commentare, i commenti mi piacciono tanto *-* ma sono sempre pochini ç_ç) cercherò di arrivare a... MMMMILLE!!!
Grazie ancora!!
Babol
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| 500 post? Ciumbia! Credevo non sarei nemmeno arrivata a 50! |
Qualche mese fa usciva in Italia Viaggio in paradiso (Get the Gringo), film distribuito negli USA solo per il mercato dei video on demand e diretto dal regista Adrian Grunberg. Normalmente non gli avrei dato una singola chance, ma siccome ho letto recensioni abbastanza positive ho deciso di provare…
Trama: dopo una rapina e una rocambolesca fuga dalla polizia, il gringo del titolo originale finisce rinchiuso nel “pueblito”, una sorta di città – prigione messicana. Lì dovrà capire innanzitutto come uscire e recuperare il malloppo, oltre ad aiutare un ragazzino e sua madre, prigionieri come lui…
Apro una parentesi assolutamente paracula: è in momenti come questi che si capisce quanto siano utili i blog cinematografici gestiti da appassionati e non da spocchiosi addetti ai lavori perché, normalmente, un film come Viaggio in paradiso sarebbe stato massacrato dalla critica e sconsigliato senza riserve, mentre in realtà la pellicola in questione è un godibilissimo e divertente action con un Mel Gibson incredibilmente in forma e ironico. La trama mescola (o sarebbe meglio dire shakera?) al ritmo di indiavolate melodie messicane un insieme di cliché che, pur essendo vecchi come il mondo, riescono sempre a dare un senso alla maggior parte di questo genere di film: c’è il delinquente scafato e stronzo ma fondamentalmente dotato di un cuore tenerissimo, la cricca di poliziotti messicani e americani corrotti, il gangster che, pur essendo in carcere, fa il bello e il cattivo tempo all’interno della prigione e cattivi ancor più cattivi che tramano nell’ombra spinti dal desiderio di recuperare i loro soldi. Se a questo aggiungete rocamboleschi inseguimenti su quattro ruote, pallottole che volano ogni due per tre, gente che gioca a pallavolo con le bombe a mano, conseguenti esplosioni e ininterrotte sequele di improperi in spagnolo e inglese, saprete già più o meno cosa aspettarvi.
In tutto questo, uno dei motivi che rendono particolare e simpatico Viaggio in paradiso è, paradossalmente, proprio ciò che mi aveva tenuta lontana dalla sala al momento della sua uscita, ovvero la presenza di Mel Gibson. Il vecchio Mel, infatti, nel corso della pellicola gigioneggia senza ritegno, introducendo la storia con un’ironica voce fuori campo e passando sfacciatamente indenne tra i pericoli più camurriosi, beffando i nemici con barbatrucchi discutibili che arricchiscono il film con un indispensabile tocco trash, come per esempio l’idea di imitare Clint Eastwood al telefono (non chiedete: guardate e capirete!). Ad affiancare il bravo Mel ci sono validissimi caratteristi, in primis un moccioso dalla faccetta triste e una mamma segnata, per una volta, dalle rughe del tempo e della vita, senza dimenticare guest star più conosciute come il mio aMMore Peter Stormare o l’infamissimo Bob Gunton. Il secondo motivo, invece, che mi ha fatto apprezzare il film è l’inusuale commistione fra i picchi di ironia sborona già citati e momenti incredibilmente seri, quasi un po’ tristi, se vogliamo, quasi tutti legati al brutto destino da cui il povero pargolo cerca di fuggire.
Nulla di nuovo, infine, per quanto riguarda la realizzazione. Il regista gioca la carta dello stile “Rodriguez” con ralenti messi ad hoc e velocissime sequenze d’azione dove conta più la furbizia dei coinvolti che la forza fisica, la fotografia ha quel colore “bruciato” tipico di altre pellicole simili e la colonna sonora alterna pezzi di Manu Chao alle musiche tipiche dei Mariachi, ovvero generi che personalmente non mi dispiacciono affatto. Mi è piaciuta molto anche la rappresentazione di questo “El pueblito”, l’incredibile città all’interno di una prigione dove gli “ospiti” possono vivere con le loro famiglie, dotati di comfort quali tatuatore, supermercato, spacciatore di eroina e quant’altro: la sequenza che mostra l’inaspettato passaggio dalla prigione classica a questo variopinto e vivacissimo luogo è decisamente sorprendente. Poi, ovviamente, davanti a un film simile bisogna chiudere un occhio su cose come la quasi assoluta mancanza di verosimiglianza e altre banalità assortite quindi, a parte questo, lamenterei solo l’assenza di sottotitoli durante gli interminabili dialoghi in strettissimo spagnolo che costituiscono almeno il 60% di Viaggio in paradiso… avendo però visto il film in lingua originale non saprei dire se l’adattamento italiano ha ovviato al problema. Detto questo, vi consiglierei di recuperare Viaggio in paradiso a prescindere, per una serata senza pensieri, però in lingua originale, per poter godere di questo continuo alternarsi di idiomi.
Di Peter Stormare, che interpreta Frank, ho già parlato qui mentre Bob Gunton, che interpreta Thomas Kaufman, lo trovate qua.
Adrian Grunberg è lo sceneggiatore della pellicola, alla sua prima esperienza come regista. Americano, è stato anche aiuto regista e attore.
Mel Gibson (vero nome Mel Columcille Gerard Gibson) interpreta il protagonista (che nel film non ha un nome vero e proprio ma nei titoli è segnato come “Driver”), inoltre è anche sceneggiatore della pellicola. Nato come star di un certo tipo di action e “morto” come regista pure troppo impegnato, ricordo questo famosissimo attore americano per film come Interceptor, Interceptor – Il guerriero della strada, Il Bounty, Mad Max oltre la sfera del tuono, Arma letale, Arma letale 2, Due nel mirino, Arma letale 3, Braveheart – Cuore impavido (che gli è valso l’Oscar come miglior regista), Arma letale 4 e Signs, inoltre ha doppiato personaggi di Pocahontas e Galline in fuga. Anche produttore e stuntman, ha 56 anni e un film in uscita, l’attesissimo Machete Kills.
Non prendetemi per pazza, so bene che è di tutt’altra fattura, ma se Viaggio in paradiso vi fosse piaciuto consiglierei la visione di Drive. ENJOY!
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