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mercoledì 14 settembre 2022

Bolla Loves Bruno: Il falò delle vanità (1990)

Pensavate che mi fossi dimenticata della rubrica dedicata a Bruce Willis? Nemmeno per sogno! Oggi parliamo de Il falò delle vanità (The Bonfire of the Vanities) diretto nel 1990 da Brian De Palma e tratto dal romanzo di Tom Wolfe.


Trama: un giornalista alcoolizzato ottiene soldi e successo raccontando lo scandalo che ha coinvolto un brocker di Wall Street, accusato di avere investito un ragazzo di colore e di essere fuggito, lasciandolo in coma...


Il falò delle vanità è stato uno dei film più odiati del 1990. Lo dimostrano non tanto le nomination a quasi tutte le categorie dei Razzie Award, quanto piuttosto il fatto che Tom Wolfe lo abbia praticamente disconosciuto, Hanks lo abbia definito il peggior film della sua carriera, Morgan Freeman non l'abbia mai guardato e De Palma ricordi l'esperienza come un incubo dentro e fuori dal set. Per quanto riguarda Bruce Willis, pare che se la tirasse un sacco in quanto attore sulla cresta dell'onda, tanto che sul set lo odiava persino Tom Hanks, irritato dal suo "sorrisetto mangiamerda". Insomma, un trionfo. Eppure, a me Il falò delle vanità era piaciuto sia la prima volta che l'avevo visto, tantissimi anni fa, che durante questo rewatch, pur riconoscendo che la trama è l'emblema del cerchiobottismo e si mantiene molto ambigua (però non ho mai letto il romanzo di Tom Wolfe, quindi non posso sapere se questa caratteristica si ritrova anche nell'opera cartacea). Per chi non avesse mai visto il film, Il falò delle vanità è la fiera dell'ipocrisia e dell'arrivismo ed è incentrato sulla caduta dall'Olimpo di Sherman McCoy, ricchissimo operatore di Wall Street il quale, dopo aver investito un ragazzo di colore assieme all'amante, diventa il mezzo attraverso cui una serie di personaggi deprecabili cercano di ottenere fama, denaro e successo (in primis il giornalista in disgrazia Peter Fallow) spacciando le loro azioni come spasmodica ricerca di giustizia. L'intenzione dell'opera è quella di essere una satira spietata verso personaggetti di varie etnie, con le mani in pasta nel settore economico, giudiziario e religioso, i quali apparentemente cercano di fare l'interesse delle classi più povere e disagiate (che escono a loro volta con le ossa rotte da una descrizione impietosa) ma, in realtà, perseguono semplicemente il loro tornaconto, travolgendo con la grazia di elefanti chiunque blocchi loro il passo. A trovarsi in mezzo, stavolta, è Sherman McCoy, che come protagonista è quasi peggio di chi cerca di trascinarlo nel fango; è difficile provare empatia per un paraculo razzista, pavido e bugiardo, ed è ancora più difficile accettare le parole finali con cui Peter Fallow, altro parassita con la coscienza a intermittenza, dichiara come McCoy abbia perso soldi e fama ma abbia ritrovato un'anima, gettando una luce positiva su un personaggio che, a ben vedere, non si redime mai.


Lo stile con cui De Palma cerca di rappresentare questo enorme esempio di pochezza umana è ironicamente pomposo e "teatrale", "ridicolo", se mi passate il termine, tanto quanto la convinzione di Sherman di essere un novello Don Giovanni; la macchina da presa del regista (coadiuvato, in quella che è una delle scene introduttive più belle mai viste, dall'esperto di steadycam Larry McConkey, un piano sequenza talmente immersivo che sembra di essere a fianco di Bruce Willis, ubriachi quanto il suo Peter Fallow) annulla il confine tra realtà e showbusiness, presentandoci alternativamente personaggi ripresi dal basso che incombono sia sullo spettatore che sul loro interlocutore, panoramiche su folle desiderose solo di spettacolo e totalmente noncuranti del vero dramma vissuto dall'oggetto dei loro sguardi e pochi momenti di intimità zeppa di bugie e ripicche, dove persino le persone integerrime arrivano a rinnegare i propri ideali per salvare la faccia. La mano dell'Autore, a mio avviso, si vede eccome, e onestamente non ho trovato male neppure il tanto criticato cast. Certo, se De Palma avesse potuto avere John Lithgow come Sherman McCoy avremmo probabilmente goduto di un capolavoro, ma la faccetta giovane e clueless di Tom Hanks aggiunge quella punta di dabbenaggine in grado di rendere il personaggio ancora più fastidioso e biasimevole e lo stesso vale per "il sorrisetto mangiamerda" di Bruce Willis; Peter Fallow è viscido quanto basta, il finto amico che venderebbe la madre per la fama, e non faccio fatica a credere che l'atteggiamento sul set di Willis abbia contribuito ad arricchire la personalità del giornalista alcoolizzato di interessanti, benché sgradevoli, sfumature. Probabilmente, l'unico vero difetto de Il falò delle vanità è quello di essere uscito in un periodo in cui l'America non era ancora pronta a criticare quell'ipocrisia che è il fondamento dell'utopica idea del self made man, mentre nel 2022 la sua satira risulta ambigua e all'acqua di rose (lo speech finale di Freeman, detestato dallo stesso De Palma, e la chiosa di Willis sono davvero imbarazzanti, bisogna ammetterlo), ma nella sua imperfezione l'ho trovato comunque molto interessante e ben realizzato, così come lo ricordavo. Se vi capitasse sottomano, dategli una chance!


Del regista Brian De Palma (che compare come guardia di sicurezza nella scena iniziale) ho già parlato QUI. Tom Hanks (Sherman McCoy), Bruce Willis (Peter Fallow), Melanie Griffith (Maria Ruskin), Kim Cattrall (Judy McCoy), Morgan Freeman (Giudice Leonard White), Donald Moffat (Mr. McCoy), Kurt Fuller (Pollard Browning), Kirsten Dunst (Campbell McCoy) e  F. Murray Abraham (P.D. Abe Weiss) li trovate invece ai rispettivi link.

Saul Rubinek interpreta Jed Kramer. Tedesco, ha partecipato a film come L'ospedale più pazzo del mondo, Wall Street, Gli spietati, Una vita al massimo, Gli intrighi del potere - Nixon, La ballata di Buster Scruggs e a serie quali Oltre i limiti, Frasier, Lost, Masters of Horror, Grey's Anatomy e Hunters. Anche regista, sceneggiatore, produttore e compositore, ha 74 anni e tre film in uscita. 


Tra le guest star figurano Rita Wilson, la moglie di Tom Hanks, che interpreta la PR che accompagna Fallow nella scena iniziale, e Geraldo Rivera, ovvero il reporter che si occupa della storia di Lamb. La sceneggiatura originale prevedeva che, alla fine, la vittima dell'incidente uscisse dall'ospedale con le sue gambe, chiaro segno di frode, ma gli screen test hanno dimostrato che il pubblico non gradiva questa versione. Siccome nel libro il giudice è ebreo, De Palma avrebbe voluto Walther Matthau o Alan Arkin nel film, ma il ruolo è finito a Freeman quando il regista ha deciso che sarebbe stato più efficace un giudice di colore; per quanto riguarda Sherman, quando ancora il film doveva venire diretto da Mike Nichols, l'attore scelto era stato Steve Martin, mentre sia John Cleese che Jack Nicholson hanno rifiutato quello di Fallow. Per quanto riguarda le quote rose, Michelle Pfeiffer ha rifiutato il ruolo di Maria (tra le altre, Uma Thurman, Lena Olin e Robin Wright non hanno invece ottenuto la parte), mentre Kristin Scott Thomas ha dovuto rinunciare a quello di Judy perché, al momento di fare lo screen test con Tom Hanks, era in vacanza coi figli. Grandi rinunce infine anche tra i registi, con Steven Spielberg e Adrian Lyne in prima linea. ENJOY!

domenica 16 dicembre 2018

Fusi di testa (1992)

Siccome guardando Bohemian Rhapsody mi è tornato in mente Fusi di testa (Wayne's World) ho deciso di riguardare col Bolluomo questo film del 1992, diretto dalla regista Penelope Spheeris.


Trama: Wayne e Garth sono due scappati di casa che conducono un programma via cavo, Wayne's World. Un giorno un produttore televisivo decide sfruttare il programma per ottenere i soldi di uno sponsor e assieme alla notorietà arriveranno i guai per Wayne e Garth...



Siccome sono nata quando internet non esisteva ancora, in un paese dove ancora grazie se le antenne riuscivano a captare i programmi RAI e Mediaset, non ho avuto mai modo di conoscere il Saturday Night Live e gli sketch dei comici portati al successo da questa storica trasmissione. Per me Wayne Campbell e Garth Algara sono solo quelli che si vedono in Fusi di testa quindi non ho idea di quali fossero i punti di forza dei personaggi nello show, anche se forse per sopperire alla mancanza basterebbe sfruttare Youtube; da quello che ho capito leggendo qui e là, comunque, trattavasi di sketch nei quali Wayne e Garth parlavano di band metal e ragazze, spingevano eventuali ospiti dello show a dire volgarità assortite oppure immaginavano cose dando vita a scenette oniriche con varie guest star. Quindi, tutto ciò che caratterizzava i due personaggi è stato preso, riversato in un film e, per allungare il brodo, cucito attorno a uno scampolo di trama che, come spesso accade all'interno delle commedie USA, ruota attorno all'inaspettato successo dei due gonzi protagonisti con successiva fregatura di chi li ha apparentemente contattati perché entusiasta del loro programma girato nello scantinato di casa. Tra una battuta e l'altra, Fusi di testa segue le regole auree di questo tipo di film, che vedono i protagonisti passare dalle stelle alle stalle e poi di nuovo alle stelle, con l'amicizia fraterna nonché l'amore tra i personaggi che si spezzano per poi ricomporsi più saldi di prima... o forse no, visto che Fusi di testa ha ben TRE finali e fondamentalmente potete scegliere quello che vi piace di più (il primo, quello Apocalittico, by the way. Ma anche quello alla Scooby-Doo non è male).


Ovvio, un film simile deve piacere e l'umorismo di base è sempre quello USA legato a fisime, pubblicità, luoghi, personaggi che a un pubblico italiano rischiano di dire ben poco ed è questo il motivo per cui ho scelto, perlomeno, di riguardare Fusi di testa in italiano onde consentire al Bolluomo di non doversi sbattere anche cogliendo riferimenti che gli adattatori nostrani hanno pietosamente cambiato, lasciandomi talvolta spiazzata, talvolta perplessa, talvolta deliziata, a seconda dei momenti. Capita infatti di ridere moltissimo guardando Fusi di testa, soprattutto durante le gag più "fisiche" ed infantili, imperniate sulla fondamentale demenza di Wayne e socio, mentre i dialoghi lasciano spesso perplessi e causano giusto il sorriso; niente a che vedere, per intenderci, con Austin Powers, che per inciso mutua parecchi sketch da questo Fusi di testa e prevede comunque un personaggio sfigato dotato di parecchio mojo, tanto da riuscire a portarsi a letto Tia Carrere alla faccia del belloccio Rob Lowe. La cosa più carina di Fusi di testa è comunque sicuramente il continuo riferimento a gruppi più o meno metal, la venerazione dei due protagonisti per gli strumenti musicali e la partecipazione speciale di guest star come Alice Cooper, impegnato in un inaspettato ed esilarante monologo; non male anche la colonna sonora, dove Tia Carrere ci mette davvero la voce benché le sue performance siano interamente proposte in playback, e non male anche i riferimenti cinefili a Terminator 2, che si concretizzano sul prefinale in un momento davvero divertentissimo. Ma, non stiamo nemmeno a parlarne: Fusi di testa merita anche solo per l'omaggio gigantesco a Bohemian Rhapsody, talmente memorabile che è valso a Mike Myers la partecipazione all'omonimo film di Singer. Quindi guardatelo senza paura e immergetevi negli anni di gloria del Saturday Night Live e in quelli, meno gloriosi, dell'orrida moda anni '90 americana!


Di Mike Myers, sceneggiatore e interprete di Wayne Campbell, ho già parlato QUI. Dana Carvey (Garth Algar), Rob Lowe (Benjamin Oliver), Lara Flynn Boyle (Stacy), Kurt Fuller (Russell), Colleen Camp (Mrs. Vanderhoff) e Alice Cooper (se stesso) li trovate invece ai rispettivi link.

Penelope Spheeris è la regista del film. Americana, ha diretto film come Piccole canaglie. Anche produttrice, sceneggiatrice e attrice, ha 73 anni.


Tia Carrere interpreta Cassandra. Hawaiiana, ha partecipato a film come Harley Davidson e Marlboro Man, Fusi di testa 2 - Waynestock, True Lies e a serie quali A-Team, General Hospital, MacGyver, Relic Hunter, The O.C., Nip/Tuck e CSI: Miami; come doppiatrice, ha lavorato in Lilo & Stitch, Johnny Bravo, Uncle Grandpa e I Griffin. Anche produttrice, ha 51 anni.


Brian Doyle-Murray interpreta Noah Vanderhoff. Americano, fratello di Bill Murray, ha partecipato a film come Palle d'acciaio, S.O.S. Fantasmi, Ghostbusters II, JFK - Un caso ancora aperto, Ricomincio da capo, Mi sdoppio in quattro, Qualcosa è cambiato, Stuart Little - Un topolino in gamba e a serie quali Ellen; come doppiatore ha lavorato ne Il dottor Dolittle, Angry Beavers, I Griffin, American Dad! e SpongeBob Squarepants. Anche sceneggiatore e produttore, ha 73 anni.


Frederick Coffin interpreta l'agente Koharski. Americano, ha partecipato a film come Nel buio da soli, Identità e a serie quali Il tenente Kojak, Moonlighting, Ai confini della realtà, Dallas, Hunter, MacGyver, X-Files, Walker Texas Ranger e La signora in giallo. E' morto nel 2003 all'età di 60 anni.


Tra le guest star che sono riuscita a riconoscere ci sono Chris Farley (il logorroico membro della security) e Meat Loaf (Tiny), Robert Patrick (il poliziotto cattivo) mentre Donna Dixon, alias la "donna dei sogni di Garth", è la moglie di Dan Aykroyd. Un plauso va alla genialità degli adattatori italiani, che hanno tolto il riferimento alla pubblicità della Mostarda Grey Poupon (parodiata nel momento in cui Wayne e soci si fermano accanto alla Mercedes parcheggiata) inserendo quello, più comprensibile per il pubblico italiano, allo spot dei Ferrero Rocher . Detto questo, sappiate che esiste un sequel dal titolo Fusi di testa 2 - Waynestock; a me non era piaciuto quanto l'originale ma magari recuperatelo per completezza! ENJOY!


venerdì 28 novembre 2014

Una strega chiamata Elvira (1988)

Vi stavate chiedendo dove tutto è cominciato e perché c'è una musa ben particolare che campeggia sull'header del Bollalmanacco? Orbene, alle vostre domande darò finalmente parziale risposta con il post su Una strega chiamata Elvira (Elvira: Mistress of the Dark), diretto nel 1988 da James Signorelli.


Trama: Elvira, conduttrice di uno show televisivo, è stufa della tv e vorrebbe sfondare a Las Vegas con un numero tutto suo. Per farlo, purtroppo servono molti soldi e quando la nostra eroina viene a sapere che la defunta zia le ha lasciato un'eredità, non ci pensa due volte e corre in un paesino della provincia americana a ritirarla. Purtroppo l'eredità consiste in una casa diroccata, un barboncino e un misterioso libro di ricette che sembra fare molta gola all'ambiguo zio Vincent...


Vi avverto che nel parlare di Una strega chiamata Elvira non sarò affatto obiettiva e sorvolerò su tutto quello che consacrerebbe giustamente questo film come puro trash cafone anni '80 perché io adoro Elvira. Avevo visto Una strega chiamata Elvira molti anni fa, tirato fuori da qualche Fuori orario ghezziano stranamente ignorante e mi ero subito innamorata (in senso etero, ché poi Elvira capisce male!) di questa sfacciatissima darkettona tettuta, delle sue improbabili mise, del suo umorismo zeppo di doppi sensi e del suo trashissimo gusto per l'horror, in particolare per i B-Movies come Attack of the Killer Tomatoes; era scattata subito l'empatia perché, a parte il suo essere incredibilmente gnocca, per il resto questo donnino era praticamente identica alla sottoscritta, perlomeno nell'animo, ed effettivamente chi ha seguito il Bollalmanacco fin dall'inizio sa che l'intenzione era quella di trasformarlo in una rassegna di filmacci sconosciuti, poi la cosa si è un po' evoluta, ma non divaghiamo e torniamo a Una strega chiamata Elvira. La presenza di Cassandra Peterson nei panni di Elvira basterebbe da sola a giustificare la visione di questo film nonostante la trama derivativa e la folla di caratteristi più o meno conosciuti chiamati ad accompagnarla in questa titanica impresa dopo anni di onorata carriera televisiva perché questa donna affronta di petto (è il caso di dirlo!) qualunque battutaccia e scivolata nel cattivo gusto con un umorismo invidiabile e una presenza scenica tale che lo spettatore non può fare altro che rimanerne inevitabilmente ipnotizzato e divertito.


Poi, diciamolo, per essere la parodia di un horror Una strega chiamata Elvira non è niente male. Nonostante, come ho già detto, buona parte dell'umorismo si basi interamente sulla volgarità sexy della protagonista, il film non si adagia sulla solita accozzaglia di gag ripetute fino allo sfinimento che troppo spesso è tipica del genere ma porta avanti un genuino tentativo di raccontare comunque una storia, per quanto semplice, con tanto di "momento formativo", villain cattivissimo e persino una sequenza dove Elvira viene messa in pericolo. Alcune trovate poi, per quanto scemine, fanno scompisciare dalle risate, come i flashback che mostrano Elvira da piccola (già truccata di tutto punto), il numero musicale finale o il momento "orgiastico" che scuote dalle fondamenta la sonnacchiosa cittadina dov'è ambientato il film e anche il citazionismo che permea la pellicola è gradevole e per nulla invasivo. I difetti, ovviamente, ci sono e risiedono sia nell'inespressivo manzo affiancato ad Elvira come "maschio" della situazione che nel piattume della regia, che risente incredibilmente del passare degli anni; personalmente, Una strega chiamata Elvira è un film che riguarderei allo sfinimento ma se dietro la macchina da presa ci fosse stato un regista con più personalità e gusto del trash (un Rodriguez anzitempo, diciamo) molto probabilmente ora non starei parlando di un divertissement per pochi ma di un cult universale ai livelli del Rocky Horror Picture Show. E a tal proposito, aggiungo anche che Una strega chiamata Elvira è un film che va visto senza giudicare dalla copertina, lasciandosi trasportare non già dallo spirito critico bensì dal cieco amore per colei che è diventata un'icona horror-pop al pari di Frank'n Furter. Io l'ho fatto e non me ne sono mai pentita!!


Di Kurt Fuller, che interpreta Mr. Glotter, ho già parlato QUI.

James Signorelli è il regista della pellicola. Americano, anche produttore, ha diretto film come Soldi facili e tantissime puntate del Saturday Night Live.


Cassandra Peterson, in arte Elvira, è co-sceneggiatrice ed interpreta ovviamente Elvira, personaggio comparso, oltre che negli show The Richard Simmons Show, Movie Macabre, Saturday Night Live, The Elvira Show, The Search for the next Elvira, Elvira's Movie Macabre, 13 Nights of Elvira e nei film Elvira's Halloween Special, Attack of the Killer B-Movies e La casa stregata di Elvira, anche nelle serie Chips e Nash Bridges; in "borghese", ha invece partecipato a film come La stangata 2, Pee-Wee's Big Adventure e a serie come Happy Days, Fantasilandia e Medium. Anche produttrice, ha 63 anni.


Edie McClurg interpreta Chastity Pariah. Americana, ha partecipato a film come Carrie - Lo sguardo di Satana, Assassini nati - Natural Born Killers, Flubber - Un professore tra le nuvole e a serie come L'incredibile Hulk, Il mio amico Arnold, I Jefferson, Moonlighting, Super Vicky, Pappa e ciccia, Sabrina vita da strega, Innamorati pazzi, Nash Bridges, Malcom, Hannah Montana, Elvira's Movie Macabre, Desperate Housewives, Two and a Half Men e CSI: Scena del crimine; inoltre, ha lavorato come doppiatrice nei film Brisby e il segreto di Nimh, Kiki - Consegne a domicilio, La sirenetta, Rugrats - Il film, A Bug's Life - Megaminimondo, Mucche alla riscossa, Cars - Motori ruggenti, Cars 2, Frozen - Il regno di ghiaccio e in serie come Gli Snorky, I pronipoti, Darkwing Duck, Ecco Pippo!, Tiny Toons Adventures, The Addams Family e Mucca e pollo. Anche sceneggiatrice, ha 63 anni e tre film in uscita.


William Morgan Sheppard interpreta Vincent Talbot. Inglese, ha partecipato a film come I duellanti, The Elephant Man, Cuore selvaggio, Cose preziose, The Prestige e a serie come MacGyver, La signora in giallo, Frasier, Streghe, Alias, Cold Case, Una mamma per amica, Criminal Minds, Doctor Who e Dexter; ha lavorato inoltre come doppiatore per serie come Biker Mice da Marte e Gargoyles. Anche, ha 82 anni.


Il film ha un seguito, La casa stregata di Elvira, del 2001. Se Una strega chiamata Elvira vi fosse piaciuto recuperatelo, altrimenti provate a cercare Amore al primo morso! ENJOY!

martedì 28 agosto 2012

Ghostbusters II - Acchiappafantasmi II (1989)

Continuano i post dedicati ad uno dei miei miti degli anni '80! Dopo avervi introdotto all'argomento con Ghostbusters - Acchiappafantasmi, oggi parlerò di Ghostbusters II - Acchiappafantasmi II (Ghostbusters II), diretto nel 1989 da Ivan Reitman.


Trama: Gli Acchiappafantasmi sono tornati, e stavolta devono salvare il piccolo figlio di Dana dalle mire di Vigo il Carpatico, e New York da un fiume di slime ectoplasmatico che si nutre delle emozioni negative dei cittadini...


Un po’ meno “mitico” del primo capitolo, questo Ghostbusters II ne ricalca lo schema più o meno fedelmente, con la minaccia paranormale che, a poco a poco, diventa sempre più incombente, le autorità che non credono ai poveri acchiappafantasmi e il confronto finale con l’entità maligna che, chissà perché, punta sempre alla sfigatissima quanto affascinante Dana. A differenza del capostipite, che mostrava la “novità” di un’attività come quella di acchiappare fantasmi, Ghostbusters II comincia invece dal momento in cui l’intera città di New York ha deciso di dimenticare i suoi eroi e relegarli al ruolo di ciarlatani, con ovvie conseguenze: l’ingenuità dunque, più che il difetto, che rende questo film inferiore a Ghostbusters è una sorta di blanda critica sociale che, in realtà, tradisce il buonismo e patriottismo di fondo, che punta a mostrare gli americani come un popolo fondamentalmente bue, pronto a riscoprire i valori che dovrebbero animarlo solo se c’è la possibilità di riunirsi attorno ad un simbolo, che sia una lattina di Coca Cola o la Statua della Libertà. Da qui, l’idea un po’ deboluccia ed infantile del fiume di melma “umorale”, che si nutre dell’odio e delle emozioni negative della città di New York e che tocca l’apice dell’inquinamento proprio nel periodo di Capodanno, quando tutti dovrebbero essere più propensi al perdono e al cambiamento. Uh, credici.


Detto questo, non crediate che Ghostbusters II non mi piaccia, anzi. Il film è pieno di momenti e personaggi mitici, impossibili da dimenticare o da non citare almeno una volta nella vita. Lasciamo stare per un momento i protagonisti e parliamo dei villain: come non amare il povero Janosz, con quel terribile, esilarante accento che ci hanno propinato fin da piccoli i doppiatori italiani? Roba come “il buiame”, “il bianco pelo” o “Vigo, comanda me padrone!” mi fa piangere dalle risate ancora adesso, per non parlare poi di Vigo il Carpatico, Terrore della Moldavia, l’uomo inguardabile per eccellenza, la “bionda scema” protagonista del set fotografico più esilarante dopo quello di Pozzetto in Sono fotogenico. Passando ai protagonisti e ai personaggi del primo film, c’è qualche cambiamento a livello visivo, “imposto” quasi sicuramente dall’uscita, nel 1986, della serie animata The Real Ghostbusters: le tutine degli acchiappafantasmi sono personalizzate con colori diversi, il ruolo di Winston assume leggermente più importanza, la segretaria Janine sfoggia la sgargiante e rossa capigliatura dei cartoni animati e ricompare anche Slimer come fantasma fondamentalmente buono. Più che di cambiamenti, quindi, parlerei di aggiustamenti di tiro oppure omaggi (anche alla pellicola precedente), che non cambiano comunque il fatto che l’alchimia e il cameratismo tra i vari attori riescono a dare vita al solito tripudio di gag, battute e sequenze mitiche, sostenute da effetti speciali comunque buoni, che risentono poco del peso del tempo, e da qualche momento vagamente inquietante (non so a voi, ma a me Janosz versione Mary Poppins spettrale ha sempre messo ansia!). In definitiva, un film da recuperare assolutamente.

Vigo il Carpatico approves
Del regista Ivan Reitman ho già parlato qui. Di Bill Murray (Peter Venkman), Dan Aykroyd (Ray Stantz), Sigourney Weaver (Dana), Harold Ramis (Egon Spengler), Rick Moranis (Louis), Ernie Hudson (Winston), Annie Potts (Janine), Kurt Fuller (Jack Hardemeyer) e David Margulies (il sindaco) ho già parlato nei rispettivi link. Nella pellicola compaiono anche Cheech Marin, nei panni del marinaio che commenta l’arrivo del Titanic, e Philip Baker Hall in quelli di un poliziotto, mentre Max Von Sydow presta la voce a Vigo.

Peter MacNicol interpreta Janosz. Americano, lo ricordo per film come La scelta di Sophie, La famiglia Addams 2, Dracula morto e contento e Mr. Bean – L’ultima catastrofe, inoltre ha partecipato alle serie Ally McBeal, 24, Numb3rs e Grey’s Anatomy. Anche regista e sceneggiatore, ha 58 anni.


Harris Yulin interpreta il giudice Wexler. Caratterista americano, ha partecipato a film come Scarface, Corsari, Mi sdoppio in quattro, Mr. Bean – L’ultima catastrofe, The Million Dollar Hotel e a serie come Il tenente Kojak, Dynasty, Wonder Woman, X – Files, Buffy l’ammazzavampiri e 24. Ha 75 anni e due film in uscita.


Il bambino che dice a Ray che, secondo suo padre, “gli acchiappafantasmi vendono fumo e merda” è il figlio del regista Ivan Reitman, Jason, mentre sua figlia è la bambina che gioca con il cucciolo durante l’esperimento di Egon. Per rimanere sempre in famiglia, uno degli psichiatri che cercano di curare i Ghostbusters è il fratello di Bill Murray, Brian Doyle – Murray.  Come già accennato nel post precedente, state attenti ad Aykroyd e alla sua folle idea di far uscire un terzo film e recuperate assolutamente Ghostbusters - Acchiappafantasmi. ENJOY!!!






giovedì 8 dicembre 2011

Midnight in Paris (2011)

E' successo. Dopo anni passati a snobbare sistematicamente i film di Woody Allen che puntualmente escono al cinema, ieri sera sono andata a vedere Midnight in Paris, spinta dalle ottime recensioni di vari amici blogger. Sono uscita camminando a un metro da terra, riconciliandomi col regista... e col naso di Adrien Brody.


Trama: Gil è uno sceneggiatore con velleità di romanziere e il desiderio sfrenato di vivere la Parigi degli anni '20. Il suo sogno diventa realtà quando una notte, a mezzanotte, una vecchissima automobile si ferma proprio davanti a lui e gli offre un passaggio... per il passato!


Che dire di questo film? E' un sogno. Di più, è una dichiarazione d'amore puro per una città che non può fare altro che catturare. E' un inno alla vita, all'arte, alla musica, al cinema, alla cultura, alle cose per cui vale davvero la pena vivere, a prescindere che si sia nel 2011, nel 1920 o nel 1890. E pensare che non volevo neppure andarlo a vedere. Di Woody Allen ho visto giusto qualche film che avevo trovato bello senza esserne catturata, concludendo la visione senza ricavarne alcunché, senza che i sentimenti del regista (o dei suoi alter ego) mi fossero arrivati. Con Midnight in Paris è successo proprio il contrario invece, forse perché ho vissuto cinque splendidi giorni a Parigi e non posso che concordare con il buon Gil e la cara Carlà: non esiste che una persona, dopo essere stata a Parigi, desideri vivere in un altro posto. Sembra davvero di entrare in un altro universo, dove i ritmi sono differenti, la cultura e l'arte si respirano ad ogni angolo, c'è grazia anche nel mangiare del cous cous da una vaschetta sugli scalini di Montmartre (scena di vita vissuta u__u) o nel passeggiare sotto la pioggia. Un animo sensibile che coglie queste sfumature... come potrebbe vivere come Gil?


La contrapposizione tra il protagonista e la "piccineria" della futura sposa e dei suoceri è sicuramente banale, vista e rivista al cinema, ma è molto efficace. Lo spettatore non può che detestare Inez e i suoi, e sperare che al pedante Paul venga rifilata una pedata negli stinchi. Non vediamo l'ora che arrivi l'auto a portare Gil fuori da questo universo triste e gretto, per catapultarlo in un mondo affascinante e popolato di figure mitiche e musica accattivante: Picasso, Zelda e Scott Fitzgerald, il bellissimo Hemingway, l'esilarante, geniale Dalì, Bunuel, Gertrude Stein e, per finire, la seducente, bellissima Adriana sono tutti personaggi che ognuno di noi, almeno per una volta, vorrebbe incontrare. Per avere un confronto, per capire, per scoprire altri punti di vista ed immergersi nel mito, per evadere da un mondo che sembra davvero non avere più nulla da dire. Midnight in Paris, in questo senso, nonostante sia una commedia molto divertente, è comunque un'opera triste e malinconica. Che lascia comunque spazio ad un ottimismo di fondo, legato alla nostra eventuale capacità di crearci un piccolo spazio ideale all'interno di una realtà che potrebbe non piacerci, ma nella quale dobbiamo lo stesso vivere.


E' attraverso Parigi che Allen ci spinge a queste riflessioni. La ville lumière non è semplice sfondo, ma diventa attrice, protagonista, elemento indispensabile per l'esistenza del film, nonostante le inquadrature e l'intera sequenza iniziale possano davvero far pensare ad uno spot turistico. A pensarci bene il regista non poteva fare altrimenti, perché QUELLA è Parigi... e sta solo a chi la visita scegliere se considerarla una città da cartolina oppure cercare qualcosa di più nelle immagini che conosciamo tutti molto bene. E all'interno di questa meravigliosa "cornice" si muovono attori semplicemente perfetti. Owen Wilson è l'ideale alter ego del regista, svagato, ingenuo e fuori posto, Marion Cotillard è lo splendore fatto a persona (peccato per il doppiaggio un po' bruttino...), Kathy Bates nei panni di Gertrude Stein è grandiosa come sempre, Corey Stoll incarna un bellissimo, affascinante Hemingway e, soprattutto, Adrien Brody nei panni di Salvador Dalì è esilarante, da Oscar, lui e quei suoi maledetti rinoceronti!! Anche i personaggi "negativi" sono da voto 11... in particolare la gag finale dell'investigatore alla corte del Re di Francia merita la mia stima sempiterna. Insomma, Midnight in Paris è il film più bello che poteva regalarci la fine del 2011, lo consiglio senza remora alcuna e proprio perché non sono una fan di Woody Allen. Ite, gente, ite!!


Di Adrien Brody (Salvador Dalì), Kathy Bates (Gertrude Stein), Marion Cotillard (Adriana) ho già parlato nei rispettivi link.

Woody Allen (vero nome Allan Stewart Konigsberg) è il regista e sceneggiatore della pellicola. Mito per la maggior parte dei cinefili, regista comunque famosissimo anche per chi non si intende affatto di cinema, lo ricordo per film come Il dittatore dello stato libero di Bananas, Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso ma non avete mai osato chiedere, Io & Annie, Manhattan, Zelig, Radio Days, Harry a pezzi, La maledizione dello scorpione di giada, Match Point, Vicky Cristina Barcelona, e solo per citare quelli che ho visto anche io. Americano, nche attore, compositore e produttore, ha 76 anni e un film in uscita. Ha vinto tre Oscar, due per la regia e la sceneggiatura di Io & Annie e uno per la sceneggiatura di Hannah e le sue sorelle.


Owen Wilson interpreta Gil. Famosissimo per essere attore adatto soprattutto per le commedie demenziali o per film assurdissimi, fratello di Luke Wilson, lo ricordo per film come Il rompiscatole, Armageddon, Haunting, Ti presento i miei, Zoolander, I Tenenbaum, Starsky & Hutch, Le avventure acquatiche di Steve Zissou, 2 single a nozze, Tu, io e Dupree e Il treno per il Darjeeling, oltre ad aver prestato la voce a Saetta McQueen di Cars - Motori ruggenti e del seguito. Americano, anche produttore e sceneggiatore, ha 43 anni e un film in uscita.


Rachel McAdams interpreta Inez. Canadese, ha partecipato a film come Mean Girls, 2 single a nozze e Sherlock Holmes. Ha 33 anni e tre film in uscita, tra cui l'imminente Sherlock Holmes - Gioco di ombre.


Kurt Fuller (vero nome Curtis Fuller) interpreta il padre di Inez. Caratterista conosciutissimo e rivisto mille volte, lo ricordo per film come Danko, Una strega chiamata Elvira, Ghostbusters II, Il falò delle vanità, Fusi di testa, The Fan - Il mito, Scary Movie, Auto focus e Terapia d'urto, inoltre ha partecipato a serie come Supercar, La signora in giallo, Dharma & Greg, Malcom, Alias, Dr. House, Streghe, Desperate Housewives, I 4400, CSI e My Name Is Earl. Americano, ha 58 anni e due film in uscita.


Michael Sheen interpreta Paul. Inglese, lo ricordo per film come Mary Reilly, Wilde e Il gladiatore, inoltre ha doppiato il Bianconiglio in Alice in Wonderland. Anche produttore, ha 42 anni e tre film in uscita.


Mimi Kennedy, che qui intrerpreta l'odiosa madre di Inez, nella serie Dharma & Greg vestiva i panni di tutt'altro tipo di personaggio, ovvero la divertente madre figlia dei fiori della protagonista, mentre Alison Pill, ovvero Ella Fitzgerald, in Scott Pilgrim vs. the World interpreta la mitica Kim Pine. Anche il suo "compagno" Scott Fitzgerald, ovvero l'attore Tom Hiddleston, ha dovuto interpretare il personaggio di un comic, e tornerà a farlo nell'imminente The Avengers, dove tornerà a recitare nei panni del dio norreno dell'inganno, Loki. Ovviamente, la prèmiere dame di Francia Carla Bruni compare come guida turistica. Peccato non ci fosse anche Sarkò, ehm... vabbé. Si capisce che la presenza della Carlà è l'unica cosa che mi ha fatta storcere un po' il naso. A prescindere... ENJOY!!

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