La marcia di avvicinamento all'Oscar, fomentata anche dalla vittoria di Isabelle Huppert ai Golden Globes, mi ha portata a recuperare Elle, diretto nel 2016 da Paul Verhoeven e tratto dal romanzo "Oh..." del francese Philippe Djian.
Trama: Michèle, ricca donna in carriera, viene violentata da uno sconosciuto in casa, in pieno giorno. Nonostante le costanti minacce dell'uomo, Michèle continua comunque a vivere come se nulla fosse successo, pur cercando di scoprire l'identità del violentatore...
Non sarà facile per me parlare di Elle, l'ultimo film di Verhoeven, tante sono le reazioni contrastanti che mi ha suscitato. Probabilmente è la prima volta che un film mi ha presa così tanto nella prima parte, come spettatrice e come persona, per poi deludermi amaramente nella seconda, arrivando ad accostarsi a quel cinema psicologico morbosetto che più che toccare le mie corde le pizzica infastidendole. Semplificando una pellicola che di semplice non ha proprio nulla, a partire dal delicatissimo argomento trattato, oserei dire che Elle è ambiguo quanto la sua protagonista, una splendida e magnetica Isabelle Huppert, talmente affascinante che vien da chiedersi questi 64 anni anni che si porta appresso dove li abbia nascosti. Elle, come da titolo (il romanzo si intitola "Oh..." e chissà quale accezione viene data a questa esclamazione...), è la storia di una donna, una donna dotata di una fortissima personalità, per inciso. Il film si apre con una sequenza agghiacciante, che sbatte in faccia allo spettatore tutta la brutalità di uno stupro compiuto in pieno giorno e per di più in casa della vittima. Uno si aspetterebbe che Michèle, questo il nome della protagonista, chiamerebbe la polizia o perlomeno si disperasse, invece la prima cosa che fa la donna è rialzarsi e riassettare, per poi farsi un bagno ed ordinare una cena cinese a domicilio per lei e il figlio, al quale non racconta nulla. I motivi di questa reazione anomala lo spettatore li scoprirà col prosieguo del film, che non sto ovviamente a raccontare, ma più interessante di ciò che sta dietro a questa scelta è arrivare a conoscere Michèle e coloro che le stanno accanto, esempi di varia umanità uniti in un dedalo di relazioni grottesche ma in qualche modo affascinanti. Intriga, di Elle, il modo distaccato in cui Michèle affronta non solo la sua tragedia ma anche il legame con l'ex-marito (uno scrittore fallito), il figlio (forse più fallito del padre, fidanzato con un'"artista" incinta di un figlio non suo), la madre (una vecchia dipendente dalle operazioni di chirurgia plastica e dotata di amante più giovane della figlia), il padre (la vergogna della famiglia), i vicini di casa (un anonimo bancario che diventa l'interesse sessuale di Michèle e la sua moglie bigotta) e tutto il nugolo di amici e colleghi che popolano le sue giornate, passate all'interno di un'azienda che produce videogame. Di fatto, non c'è un solo momento del film in cui la protagonista non interagisca con qualcuno, fosse anche il gatto, e l'intera realtà che la circonda viene quindi filtrata dal suo sguardo imperturbabile, lo sguardo di chi ha già provato sulla pelle un orrore indicibile e quindi non può più venire scalfita o stupita da nulla, neppure dai contenuti ributtanti del videogame che è impegnata a sviluppare.
Il punto di vista distaccato di Michèle trasforma quindi la prima parte della pellicola in una sorta di dramma/commedia dell'assurdo, lo specchio di un'umanità che non è neppure vuota, bensì bipolare: non c'è nessuno veramente buono o cattivo nel film, chiunque, protagonista compresa, abbraccia luce ed oscurità con una noncuranza e una purezza tali da essere sconcertanti (per esempio, Michèle va a letto col marito della sua migliore amica ma non lo fa con l'intento di farle del male. E' capitato per otto mesi, punto, ma l'amore di Michèle per Anna in tutto quel periodo non viene mai messo in discussione). Questo, unito alla curiosità di capire chi sia tra tutti questi personaggi l'aggressore di Michèle, avvince lo spettatore come l'edera e giuro che io sarei rimasta per ore ad ascoltare i dialoghi tra i personaggi e a spiare le dinamiche di questo assurdo spaccato di società francese. Il problema è che, ad un certo punto, l'identità del violentatore viene scoperta e da lì in poi ho avvertito la netta trasformazione del distacco "divertito" dell'inizio in una raffazzonata superficialità, in un banale desiderio di scioccare lo spettatore con della psicoanalisi d'accatto e degli scoppi di violenza assolutamente non catartici, né per i personaggi né per chi si trova davanti allo schermo. Se all'inizio le reazioni di Michèle sono assurde ma in qualche modo condivisibili, dopo la svolta centrale esse diventano gratuite, al punto che anche una sequenza forte come quella del confronto col padre perde quasi di valore, considerato quello che avviene subito dopo; certo, un po' di curiosità rimane, il desiderio di capire perché Michèle agisca in un certo modo, resta però anche l'attesa di qualcosa di più "profondo" rispetto al cliché del trauma passato e della società che crea mostri, attesa che si perde in un nulla di fatto e in un'alzata di spalle che sa tanto di incompiuto. Dalle recensioni del romanzo mi è parso di capire che i realizzatori di Elle abbiano sorvolato su alcuni dettagli importanti, utilizzandone altri come mere note di colore, al punto che mi chiedo se l'intento di Verhoeven non fosse quello di tornare semplicemente a scioccare l'audience, cosa che gli ha fatto un po' perdere le redini del progetto. Peccato, perché la Huppert è magnifica e il resto del cast gode di rimando dell'aura di questa splendida attrice brillando come raramente mi è parso di vedere in un film francofono (la sequenza della scena di Natale a mio avviso è strepitosa, un compendio di pura cattiveria) però in definitiva Elle mi ha fatto lo stesso effetto di un piatto che si inizia a mangiare con la foga dell'entusiasmo per poi ritrovarsi a faticare per finirlo. E non è detto che non ci siano difficoltà anche a digerirlo, eh.
Del regista Paul Verhoeven ho già parlato QUI mentre Christian Berkel, che interpreta Robert, lo trovate QUA.
Isabelle Huppert interpreta Michèle Leblanc. Francese, la ricordo per film come I cancelli del cielo, La pianista, 8 donne e un mistero e Amour. Anche produttrice, ha 64 anni e sette film in uscita.
Inizialmente, la produzione di Elle avrebbe dovuto svolgersi in America ma nessuna delle attrici interpellate, tra le quali Nicole Kidman, Sharon Stone e Julianne Moore, ha voluto affrontare un personaggio come quello di Michèle e l'intera operazione è stata quindi trasferita in Francia; lì, è stata la Huppert a leggere il copione, ad accettare la parte e a proporre Verhoeven come regista. Detto questo, se Elle vi fosse piaciuto provate a recuperare La pelle che abito. ENJOY!
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domenica 29 gennaio 2017
lunedì 29 settembre 2014
Meniamo le mani 2 - Atto di Forza (1990)
Così come Stallone continua a riproporci i suoi Mercenari, anche noi Blogger siamo arrivati al secondo capitolo del Meniamo le mani, l'Evento che riunisce in un'unica giornata tutti i nostri grebani beniamini. L'anno scorso io ho celebrato Lundgren, oggi tocca a Schwarzenegger e a Atto di forza (Total Recall), diretto nel 1990 dal regista Paul Verhoeven e liberamente tratto dal racconto Ricordiamo per voi di Philip K. Dick.
Trama: Douglas Quaid ha una casa, un lavoro e una bellissima moglie sulla Terra ma è perseguitato da sogni ambientati su Marte. Nel tentativo di rivivere uno di questi sogni si reca alla Recall, ditta specializzata nell'impiantare ricordi fasulli di favolose esperienze e scopre che tutta la sua vita è una menzogna orchestrata dal perfido Cohaagen...
Quando ero ragazzina e passavano in TV Atto di forza non potevo fare a meno di guardarlo perché, diciamocelo, ai tempi Schwarzy era un vero mito. Tuttavia, è anche vero che ad ogni visione me la facevo addosso per la paura, quando non ero impegnata a TENTARE di capire qualcosa dell'incasinatissima sceneggiatura di Dan O' Bannon e compagnia. Ancora oggi, per esempio, non ho ancora capito se tutto succede davvero o se l'intero film è frutto della mente di Quaid che, alla fine, come predetto da un sacco di personaggi, rimane davvero lobotomizzato. Cosa è vero e cosa è falso quindi nella vita di Douglas Quaid? Dipende, perché quando pensavamo ormai di aver capito tutto del personaggio ecco che scatta il ribaltone nello sconvolgente pre-finale. Quando pensavamo che Hauser fosse il vero cattivo, l'assassino a sangue freddo e lo psicopatico, scopriamo che in realtà Cohaagen è molto peggio di lui e che c'è qualcun altro ancor più abietto. Quando pensavamo che mutanti e compagnia bella non fossero già abbastanza trash, ecco che spuntano gli alieni. Ah, i mutanti e il trash, due capisaldi di Atto di forza che, assieme a sequenze decisamente orripilanti, lo rendono estremamente adorabile! Prendete gli effetti speciali di Rob Bottin, per esempio, e immaginatevi come possano avere influenzato la fragile psiche di una piccola Bollina: campassi cent'anni, mai dimenticherò i volti gonfi e sfigurati dei due protagonisti, in lotta per non esplodere a causa della pressione e della mancanza di ossigeno, così come non dimenticherò mai lo scioccante aspetto di Kuato, i volti rossastri e sfigurati dei mutanti marziani, la testa-bomba della donna cicciona o la sonda nasale del povero Schwarzy. Verhoeven, davvero, ha girato una supercazzola che inevitabilmente è riuscita ad assurgere col tempo allo status di cult, perché ciò che all'epoca era scioccante, oggi lo trovo sublime, talmente lontano dalla fantascienza "seria" e così sfacciatamente ironico e ridicolo (come la tizia con tre tette o il pupazzetto che guida il taxi) da meritare 92 minuti di applausi.
E poi c'è Schwarzenegger, IL protagonista della giornata. L'unico attore assolutamente inadatto per la parte e quindi, paradossalmente, il più indicato grazie alla sua ironia, alla sua orribile piacioneria (l'ho già detto che Schwarzy è Urendo??) e alle sue espressioni facciali, che diventano involontariamente esilaranti soprattutto quando il nostro è sotto sforzo. Schwarzy anche se, giustamente, interpreta un personaggio che non dovrebbe sapere/capire una mazza ha sempre la battuta pronta nonché arguta, il pugno allenato a fare scempio degli avversari ammazzandoli il 90% delle volte e padroneggia persino l'arte amatoria necessaria a strappare sguardi lubrichi a Sharon Stone e Rachel Ticotin; con oggetti contundenti di vario tipo, mitragliette e turbanti, l'ex Mister Universo regge sulle spalle l'intera pellicola senza temere la vergogna, assecondando i deliri visivi del buon Verhoeven e gigioneggiando con l'accento tipico del terrestre su Marte (quello del venditore di crauti, per intendersi). Il suo faccione squadrato e il suo tunnel dentale riempiono lo schermo e ipnotizzano lo spettatore che, ovviamente, per tutta la vita non sarà mai in grado di separare Schwarzy da Atto di forza, e viceversa: la sola idea che quel mollo sfighé di Colin Farrell abbia potuto sostituire il "vero" Douglas Quaid nel remake del 2012 mi riempie di tristezza e mi fa dubitare della correttezza dell'intero genere umano, che meriterebbe il confino su Marte. A ripensarci, Atto di forza è troppo particolare e, col senno di poi, troppo autoriale per prendere parte alla celebrazione della tamarreide, ma chi se ne frega: Schwarzenegger non è mai stato tipo da film "un tanto al chilo e tutti uguali" come Seagal e VanDamme e soprattutto, nel suo piccolo, un po' sapeva recitare nonostante quell'incredibile faccia da pirla che palesa per tutta la durata di Atto di forza. Le botte, i botti e, soprattutto, i muscoli e le litrate di sangue ci sono anche nel film di Verhoeven e tanto deve bastare!!
Del regista Paul Verhoeven ho già parlato qui. Arnold Schwarzenegger (Douglas Quaid/Hauser), Sharon Stone (Lori) e Michael Ironside (Richter) li trovate invece ai rispettivi link.
Rachel Ticotin interpreta Melina. Americana, ha partecipato a film come Un giorno di ordinaria follia e Con Air, inoltre ha partecipato a serie come Oltre i limiti, Lost, Weeds e doppiato Maria Chavez nella serie Gargoyles. Ha 56 anni.
Ronny Cox (vero nome Daniel Ronald Cox) interpreta Vilos Cohaagen. Americano, ha partecipato a film come Un tranquillo weekend di paura, La macchina nera, Beverly Hills Cop - Un piedipiatti a Beverly Hills, Beverly Hills Cop II - Un piedipiatti a Beverly Hills II, RoboCop, Balle spaziali 2: la vendetta e a serie come Alfred Hitchcock presenta, La signora in giallo, Medium, Desperate Housewives, Cold Case e Dexter. Anche sceneggiatore e produttore, ha 76 anni e due film in uscita tra cui, orrore!, Beverly Hills Cop 4.
Tra gli altri attori spunta anche il Dean Norris della serie Under the Dome, sepolto sotto l'orrido trucco del mutante Tony. Atto di forza è stato il film che ha convinto Verhoeven ad ingaggiare Sharon Stone per Basic Instinct (anche se era stato fatto il nome di Chynthia Rothrock per il ruolo di Lori!) mentre Schwarzenegger ha ottenuto il ruolo di Quaid perché, per problemi legati al costume, non era riuscito ad essere il protagonista di RoboCop e non vedeva l'ora di lavorare col regista (e anche perché la casa di produzione di Dino De Laurentiis era fallita, altrimenti la parte sarebbe andata a Patrick Swayze e la regia a Bruce Beresford); prima che spuntasse il nome di Verhoeven, comunque, era David Cronenberg che avrebbe dovuto dirigere il film rinunciando a La mosca ma, per ritardi e altri problemi, alla fine non se n'è fatto nulla. Di Atto di forza esistono un paio di "sequel" (il film TV Total Recall 2070 e l'omonima serie televisiva, entrambi basati sul racconto di Philip K. Dick) e il già citato remake Total Recall - Atto di forza del 2012. Non vi consiglio di recuperare nessuna di queste pellicole o serie ma, se Atto di forza vi è piaciuto, potete sempre guardare RoboCop, Vanilla Sky, Dark City, Blade Runner, Terminator e Terminator 2: Il giorno del giudizio.
Oppure, potete seguire questi link e scoprire di quali pellicole zamarrone hanno parlato i miei colleghi blogger. ENJOY!
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Combinazione Casuale
mercoledì 16 ottobre 2013
Basic Instinct (1992)
Siccome in questi giorni, sull’onda di un divertito amarcord, mi è capitato di parlarne a voce con degli amici, ho deciso di guardare per la prima volta nella vita quello che, ai tempi, era IL film sulla bocca di tutti, ovvero Basic Instinct, diretto nel 1992 dal regista Paul Verhoeven.
Trama: il detective Nick Curran, già afflitto da problemi di droga ed alcolismo, vede la sua vita andare ancora più in frantumi quando si ritrova ad investigare su un brutale omicidio in cui potrebbe essere coinvolta la seducente e ambigua scrittrice Catherine Tramell..
Nel 1992 avevo 11 anni, avevo appena finito il primo anno di scuola media e quell’estate non si parlava d’altro che di questo misterioso Basic Instinct che aveva fatto andare in pappa il cervello di Michael Douglas (che per me, ovviamente, era ancora il bellissimo Jack Colton de All’inseguimento della pietra verde e Il gioiello del Nilo) e dove, attenzione!, Sharon Stone mostrava spudoratamente la patata in quella che poi sarebbe diventata la scena più parodiata degli anni seguenti. Con questi presupposti era ovvio che Basic Instinct avrebbe scalato le classifiche anche se non fosse stato presentato a Cannes od osteggiato da orde di gay e lesbiche inferociti prima ancora che uscisse: d'altronde, quelli erano anni in cui non c'erano alla TV I Soprano, Game of Thrones o Nip/Tuck a scodellarti scene di sesso più o meno esplicite con un solo tocco del telecomando o 50 sfumature di grigio ad ingrifare le casalingue e neppure Youporn, quindi la gente "bene" doveva consolarsi necessariamente con cosette pruriginose travestite da thriller o drammi come questo film oppure Orchidea selvaggia, Nove settimane e mezzo, Sliver e simili. Visto oggi, Basic Instinct fa davvero sorridere. Per carità, la Stone è la bitch più sexy e porca che sia mai comparsa in un film e sfido qualunque uomo a rimanere indifferente, ma Douglas recita per più di metà film con gli occhi strabuzzati e la lingua penzoloni, roba che durante ogni scena spinta mi veniva da domandarmi come diavolo avessero fatto i realizzatori ad impedirgli di zomparsi per davvero le due comprimarie. Anche perché, diciamocelo, il thriller è solo una bieca scusa per far vedere gente che copula in tutte le posizioni e in tutti i contesti, senza le tanto chiacchierate sequenze "clou" sarebbe un film buono giusto per il ciclo Alta tensione.
Verhoeven infatti, che tanto mi aveva colpita ed inquietata con i suoi assurdi RoboCop e Atto di forza, qui non si sbatte neppure a cercare uno stile di ripresa che non sia quello piatto del prodotto televisivo e l'unico guizzo (se di guizzo si può parlare!) è l'idea di mostrare i corpi nudi e avvinghiati nel letto riflessi in un trashissimo specchio appeso al soffitto. Vero è che gli effetti speciali di Rob Bottin utilizzati in un paio di omicidi sono particolarmente sanguinosi ed efficaci ma oltre a questo, nonostante Basic Instinct fosse stato persino candidato all'Oscar per montaggio e colonna sonora, non c'è praticamente nulla di rilevante da segnalare. La trama in sé, poi, è decisamente stupida e banale visto che si basa essenzialmente sull'assunto "tira più un pelo di Stone che un carro di buoi": la soluzione del caso è sotto gli occhi di chiunque fin dall'inizio della pellicola (non capisco come possa, ancora oggi, fare discutere relativamente all'identità del colpevole...) ma ad un certo punto tutti cominciano a seguire i deliri del detective ebbro di alcool e pilu, cascando come boccaloni nei tranelli più vecchi del mondo e prestandosi ad un gioco metaromanzesco francamente ridicolo. L'unico personaggio che ne esce a testa alta (più o meno...) è il collega ciccione di Douglas che, molto realisticamente, passa il tempo ad insultarlo e cercare di farlo svegliare, inutilmente come spesso succede nella vita vera. Insomma, guardare Basic Instinct per me è stata un'esperienza a dir poco giurassica. Se avete voglia di farvi due risate dategli un'occhiata, altrimenti rimanete nel "mito", che è meglio!
Di Michael Douglas, che interpreta il detective Nick Curran, ho già parlato qui.
Paul Verhoeven è il regista della pellicola. Olandese, ha diretto film come Robocop, Atto di forza, Showgirls, Starship Troopers – Fanteria dello spazio e L’uomo senza ombra. Anche produttore, sceneggiatore e attore, ha 75 anni e un film in uscita.
Sharon Stone interpreta Catherine Tramell. Americana, la ricordo per film come Scuola di polizia 4: Cittadini in… guardia, Atto di forza, Sliver, Pronti a morire, Casinò, Diabolique, Sfera, Catwoman e Basic Instinct 2, inoltre ha doppiato Z la formica e partecipato a serie come Magnum P.I., Pappa e ciccia e Will e Grace. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 55 anni e sei film in uscita.
George Dzundza interpreta Gus. Tedesco, ha partecipato a film come Il cacciatore, Le notti di Salem, Allarme rosso, Species II, Instinct – Istinto primordiale e a serie come Starsky & Hutch, Ai confini della realtà e Grey’s Anatomy; inoltre, ha lavorato come doppiatore per le serie Animaniacs e Batman. Anche assistente alla regia, ha 68 anni.
Jeanne Tripplehorn interpreta la Dottoressa Beth Garner. Americana, ha partecipato a film come Il socio, Giovani carini e disoccupati, Waterworld, Sliding Doors, Cose molto cattive, Travolti dal destino e alla serie Criminal Minds. Ha 50 anni.
Tra gli altri attori, segnalo nell'ormai famigerata sala interrogatori due delle facce più note degli anni '90: il ciccionetto Wayne Knight, ovvero la prima, stronzissima vittima dei dinosauri in Jurassic Park nonché poliziotto Don della meravigliosa serie Una famiglia del terzo tipo, e il pelato Mitch Pileggi, ovvero lo Skinner di X-Files e il killer Horace Pinker di Sotto shock. Parlando poi di chi non ce l'ha fatta, la lista delle attrici che avrebbero voluto la parte di Catherine Tramell è a dir poco sterminata (persino Catherine O'Hara aveva partecipato all'audizione!) e conta nomi eccellenti e inaspettati come Rosanna Arquette, Courtney Love, Winona Ryder, Daryl Hannah, Uma Thurman, Kim Basinger, Anjelica Huston, Nicole Kidman, Courteney Cox, Madonna, Kim Cattral, Helena Bonham Carter, Michelle Pfeiffer, Julia Roberts (suggerita dallo stesso Douglas) e Kathleen Turner, mentre Lena Olin avrebbe voluto il ruolo ma non lavorare con Verhoeven. Per il ruolo di Nick Curran, invece, i candidati erano Harrison Ford, Kevin Costner, Mel Gibson, Robert De Niro, Sean Penn, Tom Hanks (ossignore, no!! XD), Charlie Sheen, Sylvester Stallone, Jack Nicholson, Bruce Willis, Al Pacino, Martin Sheen, Nicolas Cage (muoio...), Dennis Quaid, Jeff Bridges, John Travolta, Wesley Snipes, Denzel Washington, Don Johnson e Richard Gere. Brooke Shields, invece, ha rifiutato il ruolo di Roxy, l'amante di Catherine, perché aveva paura di dover recitare nuda. Per finire, Basic Instinct ha avuto un seguito nel 2006, Basic Instinct 2, che vede il "governatore" Patrick Morissey nel ruolo dello psichiatra incaricato di analizzare la Tramell. Ovviamente, non ho visto il film in questione quindi non potrei consigliarlo, ma se Basic Instinct vi fosse piaciuto potete recuperarlo assieme a In the Cut, La vedova nera e Femme Fatale. ENJOY!
Trama: il detective Nick Curran, già afflitto da problemi di droga ed alcolismo, vede la sua vita andare ancora più in frantumi quando si ritrova ad investigare su un brutale omicidio in cui potrebbe essere coinvolta la seducente e ambigua scrittrice Catherine Tramell..
Nel 1992 avevo 11 anni, avevo appena finito il primo anno di scuola media e quell’estate non si parlava d’altro che di questo misterioso Basic Instinct che aveva fatto andare in pappa il cervello di Michael Douglas (che per me, ovviamente, era ancora il bellissimo Jack Colton de All’inseguimento della pietra verde e Il gioiello del Nilo) e dove, attenzione!, Sharon Stone mostrava spudoratamente la patata in quella che poi sarebbe diventata la scena più parodiata degli anni seguenti. Con questi presupposti era ovvio che Basic Instinct avrebbe scalato le classifiche anche se non fosse stato presentato a Cannes od osteggiato da orde di gay e lesbiche inferociti prima ancora che uscisse: d'altronde, quelli erano anni in cui non c'erano alla TV I Soprano, Game of Thrones o Nip/Tuck a scodellarti scene di sesso più o meno esplicite con un solo tocco del telecomando o 50 sfumature di grigio ad ingrifare le casalingue e neppure Youporn, quindi la gente "bene" doveva consolarsi necessariamente con cosette pruriginose travestite da thriller o drammi come questo film oppure Orchidea selvaggia, Nove settimane e mezzo, Sliver e simili. Visto oggi, Basic Instinct fa davvero sorridere. Per carità, la Stone è la bitch più sexy e porca che sia mai comparsa in un film e sfido qualunque uomo a rimanere indifferente, ma Douglas recita per più di metà film con gli occhi strabuzzati e la lingua penzoloni, roba che durante ogni scena spinta mi veniva da domandarmi come diavolo avessero fatto i realizzatori ad impedirgli di zomparsi per davvero le due comprimarie. Anche perché, diciamocelo, il thriller è solo una bieca scusa per far vedere gente che copula in tutte le posizioni e in tutti i contesti, senza le tanto chiacchierate sequenze "clou" sarebbe un film buono giusto per il ciclo Alta tensione.
Verhoeven infatti, che tanto mi aveva colpita ed inquietata con i suoi assurdi RoboCop e Atto di forza, qui non si sbatte neppure a cercare uno stile di ripresa che non sia quello piatto del prodotto televisivo e l'unico guizzo (se di guizzo si può parlare!) è l'idea di mostrare i corpi nudi e avvinghiati nel letto riflessi in un trashissimo specchio appeso al soffitto. Vero è che gli effetti speciali di Rob Bottin utilizzati in un paio di omicidi sono particolarmente sanguinosi ed efficaci ma oltre a questo, nonostante Basic Instinct fosse stato persino candidato all'Oscar per montaggio e colonna sonora, non c'è praticamente nulla di rilevante da segnalare. La trama in sé, poi, è decisamente stupida e banale visto che si basa essenzialmente sull'assunto "tira più un pelo di Stone che un carro di buoi": la soluzione del caso è sotto gli occhi di chiunque fin dall'inizio della pellicola (non capisco come possa, ancora oggi, fare discutere relativamente all'identità del colpevole...) ma ad un certo punto tutti cominciano a seguire i deliri del detective ebbro di alcool e pilu, cascando come boccaloni nei tranelli più vecchi del mondo e prestandosi ad un gioco metaromanzesco francamente ridicolo. L'unico personaggio che ne esce a testa alta (più o meno...) è il collega ciccione di Douglas che, molto realisticamente, passa il tempo ad insultarlo e cercare di farlo svegliare, inutilmente come spesso succede nella vita vera. Insomma, guardare Basic Instinct per me è stata un'esperienza a dir poco giurassica. Se avete voglia di farvi due risate dategli un'occhiata, altrimenti rimanete nel "mito", che è meglio!
Di Michael Douglas, che interpreta il detective Nick Curran, ho già parlato qui.
Paul Verhoeven è il regista della pellicola. Olandese, ha diretto film come Robocop, Atto di forza, Showgirls, Starship Troopers – Fanteria dello spazio e L’uomo senza ombra. Anche produttore, sceneggiatore e attore, ha 75 anni e un film in uscita.
Sharon Stone interpreta Catherine Tramell. Americana, la ricordo per film come Scuola di polizia 4: Cittadini in… guardia, Atto di forza, Sliver, Pronti a morire, Casinò, Diabolique, Sfera, Catwoman e Basic Instinct 2, inoltre ha doppiato Z la formica e partecipato a serie come Magnum P.I., Pappa e ciccia e Will e Grace. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 55 anni e sei film in uscita.
George Dzundza interpreta Gus. Tedesco, ha partecipato a film come Il cacciatore, Le notti di Salem, Allarme rosso, Species II, Instinct – Istinto primordiale e a serie come Starsky & Hutch, Ai confini della realtà e Grey’s Anatomy; inoltre, ha lavorato come doppiatore per le serie Animaniacs e Batman. Anche assistente alla regia, ha 68 anni.
Jeanne Tripplehorn interpreta la Dottoressa Beth Garner. Americana, ha partecipato a film come Il socio, Giovani carini e disoccupati, Waterworld, Sliding Doors, Cose molto cattive, Travolti dal destino e alla serie Criminal Minds. Ha 50 anni.
Tra gli altri attori, segnalo nell'ormai famigerata sala interrogatori due delle facce più note degli anni '90: il ciccionetto Wayne Knight, ovvero la prima, stronzissima vittima dei dinosauri in Jurassic Park nonché poliziotto Don della meravigliosa serie Una famiglia del terzo tipo, e il pelato Mitch Pileggi, ovvero lo Skinner di X-Files e il killer Horace Pinker di Sotto shock. Parlando poi di chi non ce l'ha fatta, la lista delle attrici che avrebbero voluto la parte di Catherine Tramell è a dir poco sterminata (persino Catherine O'Hara aveva partecipato all'audizione!) e conta nomi eccellenti e inaspettati come Rosanna Arquette, Courtney Love, Winona Ryder, Daryl Hannah, Uma Thurman, Kim Basinger, Anjelica Huston, Nicole Kidman, Courteney Cox, Madonna, Kim Cattral, Helena Bonham Carter, Michelle Pfeiffer, Julia Roberts (suggerita dallo stesso Douglas) e Kathleen Turner, mentre Lena Olin avrebbe voluto il ruolo ma non lavorare con Verhoeven. Per il ruolo di Nick Curran, invece, i candidati erano Harrison Ford, Kevin Costner, Mel Gibson, Robert De Niro, Sean Penn, Tom Hanks (ossignore, no!! XD), Charlie Sheen, Sylvester Stallone, Jack Nicholson, Bruce Willis, Al Pacino, Martin Sheen, Nicolas Cage (muoio...), Dennis Quaid, Jeff Bridges, John Travolta, Wesley Snipes, Denzel Washington, Don Johnson e Richard Gere. Brooke Shields, invece, ha rifiutato il ruolo di Roxy, l'amante di Catherine, perché aveva paura di dover recitare nuda. Per finire, Basic Instinct ha avuto un seguito nel 2006, Basic Instinct 2, che vede il "governatore" Patrick Morissey nel ruolo dello psichiatra incaricato di analizzare la Tramell. Ovviamente, non ho visto il film in questione quindi non potrei consigliarlo, ma se Basic Instinct vi fosse piaciuto potete recuperarlo assieme a In the Cut, La vedova nera e Femme Fatale. ENJOY!
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