Trama: mentre un ragazzo ruba dei video secretati dalla ditta per cui lavora ed è costretto a fuggire assieme alla fidanzata per non essere ucciso, la meteorologa di una stazione televisiva comincia a mostrare strani poteri telepatici legati proprio ai segreti nascosti nei video...
Nel 1986 usciva Fievel sbarca in America, co-prodotto dalla Amblin, casa di produzione di Spielberg. All'interno del film, che ricordo ancora abbastanza bene, la famiglia di topolini russi protagonisti decideva di emigrare in America perché, come diceva il testo di una delle canzoni, "Non ci son gatti in America". L'America è da sempre stata una terra mitologica per noi che non ci viviamo, un luogo dove i cattivi sono davvero molto cattivi e pronti a fare il male dell'umanità, come scopriva a sue spese il povero Fievel (i gatti c'erano eccome), ma dove esistono anche i buoni, per di più buoni "speciali", se non addirittura gli eroi che alla fine salveranno il pianeta. E' un'idea confortante, benché sia stata sbugiardata dalla realtà non solo ora che il presidente degli USA è un imbecille arancione ma già dai tempi della fondazione degli Stati Uniti, e che ci riporta a quando eravamo bambini, innocenti, rapiti da film che, in sostanza, ci propinano da sempre la stessa visione delle cose. Tutto questo giro intorno al mondo mi è balenato in testa quando ho cercato di capire perché Disclosure Day mi abbia lasciata spesso a bocca aperta, rapita dalla narrazione, talvolta in lacrime, soprattutto nel corso del terzo atto, quando invece, razionalmente, mi rendo conto che la sceneggiatura, scritta a quattro mani da David Koepp e dallo stesso regista, presenti più di un'incongruenza e tanti momenti WTF. La risposta di Lucia, Spielberghiana di ferro, è stata "Perché è un'opera d'arte", ma io sono bimba di Scorsese, non di Spielberg, e non ritengo affatto Disclosure Day un'opera d'arte. L'unica cosa che mi è venuta in mente, dunque, è che Spielberg sia riuscito a ricreare la magia che ci avvinceva da bambini, quella che nasce dallo spingere il cuore dello spettatore verso un afflato di ingenua speranza, verso la convinzione che non siamo soli nell'Universo e che, lassù tra le stelle, Qualcuno è incuriosito dalla nostra presenza sulla Terra. Qualcuno che, ovviamente, punta lo sguardo solo sull'America, ed estrae a sorte poche persone speciali in un luogo zeppo di entità governative o private che non hanno il minimo interesse a riferire al mondo messaggi di pace, e che scelgono di tenere la conoscenza per sé, perché troppo pericolosa. Qualcuno che sceglie l'empatia come fondamentale mezzo di salvezza per un'umanità condannata, offrendo doni che possano abbattere le differenze e fornirci una maggior comprensione di noi stessi e di coloro che ci circondano, anche se quel primo contatto può rappresentare un trauma e rischia di venire percepito come un'invasione. Spielberg è l'unico che, da Incontri ravvicinati del terzo tipo, riesce a convincere lo spettatore che tutto questo possa succedere davvero, anzi, a dargli la speranza che possa succedere, perché la sua è una fantascienza che parte innanzitutto dall'uomo e dai suoi complessi sentimenti.
All'interno di una trama radicata nell'attualità, che vede un mondo alle soglie della terza guerra mondiale, Disclosure Day punta l'attenzione su persone che hanno perso loro stesse, prive di uno scopo nella vita oppure asservite a quella che credono sia la loro missione. Il film è interamente filtrato dal punto di vista di Daniel e Margaret, pedine fondamentali alle quali mancano tutti i pezzi del puzzle o quasi, ed è attraverso il loro cammino verso la progressiva conoscenza che anche noi spettatori arriviamo a farci un quadro più o meno chiaro della situazione. Il percorso dei due protagonisti non è privo di dilemmi morali, e un altro aspetto interessante del film è la mancanza di una polarizzazione netta tra bene e male, in quanto Noah, connotato come villain, condivide gli stessi dubbi e paure di Jane, la ragazza di Daniel, su quanto sia opportuno per l'umanità venire a conoscenza di segreti alieni proprio nel momento di massima incertezza geopolitica. Se l'atteggiamento dei due personaggi è diametralmente opposto, anche in virtù di un diverso background (Noah è un razionale e freddo burocrate, Jane un'ex novizia che ha perso la fede), la natura dei loro dubbi risiede in una fondamentale e legittima sfiducia verso l'umanità che, inevitabilmente, riverbera nello spettatore. L'aspetto geniale di Disclosure Day, per quanto mi riguarda, è proprio il modo in cui umanizza talmente i due protagonisti, Daniel e Margaret, da illuderci di potere essere loro, quando la realtà è ben diversa, e lo dimostra il ribaltamento finale: noi non siamo i veicoli della "rivelazione", bensì gli utenti finali, il pubblico che deve mettersi seduto in silenzio a testimoniare una meraviglia, un orrore, davanti ai quali non ci sono parole. E ognuno di noi è chiamato a reagire secondo la propria coscienza, perché non ci sono concesse né istruzioni chiarificatrici né messaggi di qualche entità superiore; possiamo solo riflettere, una volta riaccese le luci in sala, su cosa faremmo se davvero un "Disclosure Day" arrivasse a ribaltare tutte le nostre convinzioni. Forse è per questo che sono uscita dal cinema in lacrime, per la paura che un giorno così io non lo vedrò mai, o forse per il terrore che, qualora succedesse, mi mancherebbe il coraggio di affrontare la verità.
Le scene finali di Disclosure Day, infatti, sono molto difficili da sostenere senza farsi venire la tachicardia. Spielberg coniuga una regia meticolosa, che si serve di ottimi effetti speciali, a un montaggio eccelso, atto a trasmettere tutta l'urgenza derivante da una notizia epocale; i filmati di archivio ricreati si alternano alla concitazione dell'interno di una sala di regia, a una sufficienza pratica ma un po' scocciata che lascia spazio a un'incredulità reverenziale, a maschere di professionalità che vanno in frantumi per rivelare persone spaventate e prive di mezzi per descrivere ciò a cui stanno assistendo. Gli ultimi minuti di Disclosure Day sono un capolavoro di tecnica cinematografica, in grado di stare in piedi anche senza l'ausilio di bravi attori. Tutto ciò che viene prima, per quanto bello e tecnicamente ineccepibile, si regge invece sulle spalle di due attrici incredibili, una praticamente sconosciuta, l'altra una garanzia. Emily Blunt qui è semplicemente magnifica. Nulla da togliere a Josh O'Connor, ma il cuore di Disclosure Day è Margaret, così umana, così impreparata ad accogliere un dono potentissimo, spesso buffa e nevrotica, a tratti così schiacciata dal peso della (non) conoscenza da spezzare il cuore. Ho cominciato a piangere nel momento stesso in cui Margaret torna "a casa" ma la sequenza che mi ha annientata, probabilmente, annullando tutte le mie barriere emotive, è stata quella, di poco precedente, dell'attacco di panico, così vicina e così reale che ho rischiato di averne uno assieme alla Blunt. Se, come ho scritto su, non avevo alcun dubbio sulla bravura della Blunt, la sorpresa del film è stata la nepo baby Eve Hewson. Bellissima e delicata, la Hewson si fa carico dell'aspetto "religioso" del film senza esacerbarlo, tiene testa a un attore come Colin Firth rivelandosi perfetta per un futuro nel genere horror, e si fa portavoce dei poveri spettatori "normali", uscendo a testa alta da una vicenda più grande di lei. Se siete arrivati a leggere fin qui, vi sarete resi conto che Disclosure Day mi ha messa in seria difficoltà, perché ancora adesso, a mente fredda, non riesco a capire il motivo per cui abbia avuto una così grande presa emotiva su di me. Razionalmente mi rendo conto che non è affatto un capolavoro (il Bolluomo è rimasto ben poco colpito, per esempio), pertanto non pretendo di convincere i miei sparuti lettori ad andarlo a vedere, ma mi piacerebbe sapere qual è stata la vostra reazione al film per parlarne nei commenti, quindi recuperatelo in qualche modo!
Del regista Steven Spielberg ho già parlato QUI. Emily Blunt (Margaret Fairchild), Josh O'Connor (Dr. Daniel Kellner), Colin Firth (Noah Scanlon), Colman Domingo (Hugo Wakefield), Wyatt Russell (Jackson) e Elizabeth Marvel (Sorella Maura) li trovate invece ai rispettivi link.
Eve Hewson interpreta Jane Blankenship. Irlandese, figlia di Bono degli U2, ha partecipato a film come This Must Be the Place e Il ponte delle spie. Ha 35 anni.
Chavo Guerrero Jr. compare nelle scene iniziali come l'arbitro del match di wrestling. Se Disclosure Day vi fosse piaciuto recuperate Incontri ravvicinati del terzo tipo e E.T. L'extraterrestre. ENJOY!






Nessun commento:
Posta un commento