mercoledì 10 giugno 2026

Masters of the Universe (2026)

Attirata come una falena dal trailer, domenica ho portato il Bolluomo a vedere Masters of the Universe, diretto dal regista Travis Knight.


Trama: il piccolo principe Adam viene mandato sulla Terra per salvarsi dal malvagio Skeletor e impedirgli di ottenere la Spada del Potere. Sfortunatamente, nel salto dimensionale Adam perde la Spada e la ritrova solo dopo 15 anni, quando, ormai cresciuto e quasi convinto che il Regno di Eternia sia un sogno, viene attaccato dagli sgherri del malvagio...


Non odiatemi se vi dico che mi sono divertita tantissimo guardando Masters of the Universe, e che non mi aspettavo nulla di diverso dalla tamarrata vista al cinema. D'altronde, sono una femminuccia nata nel 1981, non ho mai avuto modo di giocare con i pupazzi della Mattel che, se non vado errata, venivano venduti con dei giornaletti "seri", e conosco He-Man solo per quella cafonata di serie animata della Filmation, quella con lo Skeletor da avanspettacolo, Adam in versione Enzo Paolo Turci e la moraletta finale dei personaggi con grassa risata annessa. Ah, e lasciamo pure perdere I dominatori dell'universo, film del 1987: ai suoi primi due passaggi televisivi si era rotta l'antenna, la videocassetta affittata non funzionava, quindi non ho avuto il coraggio di recuperarlo in funzione di Masters of the Universe, per paura che mi si svampassero televisioni e altri device vista la sfiga che mi porta. Sono dunque arrivata in sala con nessuna aspettativa e la convinzione che avrei avuto davanti una trashata invereconda, e così è stato. Nel film di Travis Knight, Adam è l'equivalente del Thor di Taika Waititi, un babbalone di un altro universo finito sulla Terra privato del proprio retaggio e disperato perché nessuno crede all'esistenza di Eternia. Adam lavora all'interno di un'azienda per le risorse umane, cosa che richiama appunto gli spiegoni educativi della serie Filmation, ed è in questo dettaglio che risiede quel minimo di insegnamento morale veicolato dal film: non bisogna essere "LUI-L'UOMO" per proteggere i propri cari, né rinunciare alla propria natura immolandola a un irraggiungibile modello di leggendaria virilità, perché la forza, come sempre, è dentro di noi, basta accettare i nostri pregi come i nostri difetti. Altrimenti si diventa degli stronzi non come Skeletor, quanto piuttosto come il papà di Adam, il quale dev'essere andato a lezione da Genzo Ikari, oppure degli ubriaconi come Duncan "Man-at-Arms", uomo talmente d'un pezzo da aver abbracciato la bottiglia al primo fallimento serio. Attorno a questo minuscolo nucleo di crescita del personaggio, il quale segue il tipico percorso americano fatto di successo, pesante caduta e conseguente rinascita, c'è un microcosmo di personaggi che negli anni '80 venivano accettati per quel che erano ma che, nel tempo, sono diventati materiale da meme, ed è proprio questa costante presa per il culo del materiale originale a comporre un buon 70% della trama.


Poveri cristi come Fisto e Ram-Man vengono infatti "scherzati" per i loro nomi inverosimili con giochi di parole che inevitabilmente si perdono nell'edizione italiana, ma che fondamentalmente renderebbero il film "barely legal" quanto l'intero sproloquio a base di spade e terga tirato fuori sul finale da Skeletor. Lo stesso Skeletor è un meme vivente, la versione fantasy (si può dire fantasy per i Masters? Ma chi se ne frega, il blog è mio) del Dr. Male di Austin Powers, circondato da beoti che non hanno il coraggio di dirgli quanto sia, fondamentalmente, pericoloso quanto ridicolo. Persino Evil-Lyn non può fare altro che guardarlo con la morte del cuore, impossibilitata a dirgli quanto sia minchione nonostante quella consapevolezza gliela si legga negli occhi ad ogni inquadratura. Masters of the Universe è tutto così, una gag dietro l'altra ad annullare anche quei due/tre momenti che potrebbero essere tragici, ma se pensate che per me sia stato un difetto, dovete cambiare recensione. Anche perché, là dove manca la tragedia, ci sono momenti epici come se piovessero, grazie ad uno stupendo score invasivo e cafonissimo a cui ha messo pesante mano Brian May, che sottolinea ogni scena d'azione e di battaglia (a un certo punto parte persino Princes of the Universe dei Queen, perfetta per il tema del film, nonostante fosse sigla di Highlander, ma giuro che in Masters of the Universe trova spazio tutto, da Boys Don't Cry a What's Up? passando persino per The Power degli Snap!, dove mi è scesa inevitabilmente una lacrima. E vogliamo parlare dei Darkness? Che meraviglia.). Travis Knight, che ricordavo delicato regista dello splendido Kubo e la spada magica, qui seppellisce ogni cosa di CGI ma, non essendo un cane maledetto come Jon M. Chu, non la usa come pigra stampella per sopperire alla mancanza di senso del ritmo e di gusto per la composizione, quindi non fa venire voglia di strapparsi gli occhi. A quello, purtroppo, ci pensano gli oggetti di scena, l'unica cosa veramente brutta del film, orribili quasi a livello Descendants. Anzi, c'è un'altra cosa bruttina, e non sto facendo body shaming. A fronte di un cast tutto sommato azzeccatissimo, partendo dal protagonista con quella deliziosa faccetta clueless, la scelta di mettere Alison Brie come Evil-Lyn ha privato il personaggio di qualsiasi tipo di fascino, e se non siete d'accordo scrivete pure "Meg Foster" su Google, poi ne riparliamo. Come ho detto, questi sono però difetti trascurabili. Masters of the Universe è un giocattolone perfetto, che purtroppo farà probabilmente schifo alle nuove generazioni che lo percepiranno come il cugino povero e scemo dei supereroi Marvel/DC; per quanto mi riguarda, spero che le TRE scene post-credit, soprattutto una, si evolvano in almeno un seguito, che non mancherò di correre a vedere al cinema!     


Del regista Travis Knight ho già parlato QUI. Camila Mendes (Teela), Idris Elba (Duncan), Jared Leto (Skeletor), Alison Brie (Evil-Lyn), Morena Baccarin (Sorceress), Kristen Wiig (voce di Roboto) e Dolph Lundgren (Macho-Man) li trovate invece ai rispettivi link.

Nicholas Galitzine interpreta Adam/He-Man. Inglese, ha partecipato a film come Il rito delle streghe e Pecore sotto copertura. Anche produttore, ha 31 anni e tre film in uscita. 


Jóhannes Haukur Jóhannesson
interpreta Fisto. Islandese, ha partecipato a film come Atomica bionda, Che fine ha fatto Bernadette, Eurovision Song Contest - La storia dei Fire Saga e a serie quali LazyTown e Il trono di spade. Ha 46 anni e quattro film in uscita.


Sasheer Zamata
, che interpreta Suzie, era Jennifer Kale nella serie Agatha All Along. Se Masters of the Universe vi fosse piaciuto recuperate il film I dominatori dell'universo. ENJOY!

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