Il tema della challenge horror settimanale oggi è "Amicus production"! La mia scelta è ricaduta su Le cinque chiavi del terrore (Dr. Terror's House of Horrors), diretto nel 1965 dal regista Freddie Francis.
Trama: nella carrozza di un treno si incontrano sei uomini. Uno di loro si presenta come Dr. Schreck e comincia a leggere il futuro agli altri con un mazzo di tarocchi...
Erano dieci anni che non guardavo uno dei "portmanteau" prodotti dalla Amicus, che avevo ricominciato a recuperare dopo averne letto sul saggio Danse Macabre di Stephen King. Quello in cui sono incappata grazie al tema della challenge di oggi è proprio il film che ha inaugurato il genere tanto caro alla casa di produzione britannica. Se non sapete cosa sia un "portmanteau", altro non è che un film a episodi tenuti assieme da una cornice; in questo caso, Le cinque chiavi del terrore utilizza come filo conduttore un viaggio in treno durante il quale il misterioso Dr. Schrek (interpretato da un Peter Cushing magnetico e molto affascinante, uno dei pochi punti di forza del film) offre agli altri cinque passeggeri della carrozza di leggere loro il futuro con un mazzo di tarocchi. Il buon dottore invita ognuno dei cinque a "bussare" tre volte sul mazzo e, una volta uscite quattro carte, ad ascoltare il loro terribile destino, offrendo anche una scappatoia finale attraverso un'ultima carta estratta. Quello di Schrek è già un episodio a sé e, dovessi dire, è anche uno dei migliori all'interno di un film non particolarmente entusiasmante, nonostante copra più o meno tutti i temi horror che andavano di moda all'epoca. Si comincia con Werewolf, che coinvolge appunto i lupi mannari, e che vede come protagonista un architetto chiamato a ristrutturare la vecchia casa dei suoi avi. Nonostante il colpo di scena finale simpatico, e la ricchezza degli ambienti utilizzati, Werewolf ha un metraggio troppo breve per sfruttare al meglio una storia di antiche maledizioni e personaggi che sembrerebbero nascondere oscuri segreti, e risulta un antipasto frettoloso e dimenticabile. Non va meglio a Creeping Vine, eco-horror penalizzato da effetti speciali non all'altezza che spingono alla risata compulsiva più che all'ansia. Anche in questo caso, il finale sospeso ed inquietante è ciò che salva tutta la baracca, ma siccome per liberarsi della minaccia sarebbe bastato un falò o un po' di diserbante, la mia sospensione dell'incredulità non ce l'ha fatta e ha commesso suicidio. Aggiungo che, purtroppo, in entrambi questi primi due episodi gli attori non sono particolarmente carismatici, per tacere delle povere attrici assimilabili a dei gatti di marmo.
Le cose non migliorano col terzo episodio, Voodoo. Roy Castle, che interpreta il protagonista, era un comico e musicista e si vede, perché dà vita a un personaggio sicuramente scoppiettante, ma non particolarmente convincente se messo di fronte a una maledizione voodoo. C'è anche da dire che la maledizione stessa è parecchio loffia, e da uno come Damballah, colui che sarebbe poi diventato la "musa" del bambolotto Chucky, mi sarei aspettata una vendetta ben più eclatante. Chi ama il jazz e la musica, però, avrà sicuramente da divertirsi, perché nonostante la breve durata dell'episodio ci sono ben tre numeri musicali, persino notevoli. Si comincia a fare sul serio al quarto tentativo, Disembodied Hand. L'episodio in questione è caratterizzato da una profonda dose di cattiveria, in primis psicologica, per mano di due personaggi (uno spietato critico d'arte e un artista che non ha molta voglia di farsi prendere per i fondelli) che ingaggiano una gara di screditamento reciproco senza esclusione di colpi, fino a raggiungere terrificanti conseguenze. Sia Christopher Lee, a dir poco odioso, che Michael Gough, con la sua faccia di gomma, sono fenomenali e danno vita a due figure a dir poco tragiche nella loro "piccineria" umana, e rimangono quasi più impressi della mano del titolo, che pure fa la sua egregia figura. Meno bello, ma ugualmente interessante, è Vampire, con un allora sconosciuto Donald Sutherland. Vampire è una storia di amore "contrastato" con un ironico, cupissimo twist finale, che prende per il naso lo spettatore (e non solo lui) proprio sfruttando tutti i cliché legati alla figura del vampiro. A differenza di Werewolf, che introduce troppi elementi inutili senza sviscerarli, Vampire è asciutto e colpisce dritto il bersaglio, come una di quelle battute di spirito ben raccontate. E' un peccato che Le cinque chiavi del terrore si tenga il meglio per il finale, conclusione della cornice compresa; se il film avesse mantenuto lo stesso livello qualitativo in tutti gli episodi, sarebbe stato un esordio col botto per la Amicus. Invece, dei tre portmanteau visti finora, questo mi è sembrato il peggiore. E' comunque un divertissement che consiglio di recuperare, se vi piace il genere!
Del regista Freddie Francis ho già parlato QUI. Peter Cushing (Dr. Terror), Christopher Lee (Franklyn Marsh), Michael Gough (Eric Landor) e Donald Sutherland (Dr. Bob Carroll) li trovate invece ai rispettivi link.
Bernard Lee, che interpreta Hopkins, è stato M in sei film della serie 007. Se Le cinque chiavi del terrore vi fosse piaciuto, recuperate Racconti dalla tomba e La morte dietro il cancello. ENJOY!





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