Trama: Joey e Craig, due amici problematici, vengono invitati a casa di Brian, alieno tentacolato che si nasconde sotto l'aspetto di fascinoso essere umano. L'idillio si spezza quando entrambi gli amici si scoprono molto attratti da Brian...
Agli albori del blog, ormai quasi 20 anni fa, cercavo quasi esclusivamente film dalle trame assurde, oppure quegli horror so bad it's so good, comunque roba che difficilmente avrebbe trovato una distribuzione da noi oppure degli scult che hanno fatto storia. Avrete notato che, ormai, non è più così da parecchio, e che il Bollalmanacco ormai è un diario di visioni anche abbastanza "banali", passatemi il termine, ma per fortuna, ogni tanto, arrivano film come questo Touch Me, che lasciano interdetti già dalla trama. Il film comincia con un lungo monologo di Joey, la quale, su invito della psicoterapeuta, racconta il trauma che l'ha portata lì infarcendolo di dettagli assurdi, quasi esilaranti, in modo da sdrammatizzarlo. Joey le parla di Brian, fascinoso uomo d'affari dalle tute multicolor, e di come costui l'abbia attirata nella sua enorme villa, prima di palesare la sua natura di alieno tentacolato e usarle violenza, costringendola a darsi alla fuga e cercare rifugio da Craig, il suo migliore amico gay. Quella che è stata venduta alla psicoterapeuta come una presa in giro, però, è la pura verità. Brian è realmente un alieno e Joey, prima di scappare terrorizzata, ha passato un periodo non meglio definito a godere, letteralmente, di tentacoli in grado di spazzare via ogni ansia e provocare orgasmi multipli. Un'altra verità è che Joey, seppur traumatizzata, è diventata dipendente dal tocco di Brian. Così, quando si presenta l'occasione, Joey torna alla villa portandosi dietro Craig, il quale si scopre affatto immune al fascino del narcisista Brian; quest'ultimo, ovviamente, è ben felice di fare sesso tentacolato con entrambi, ma il triangolo metterà a dura prova un idillio che nasconde terrificanti segreti. Temo di avere già detto troppo sulla trama di Touch Me, ma vorrei aggiungere ancora una cosa. Nonostante l'effettiva "stupidera" dell'assunto iniziale, il film di Addison Heimann è una spietata riflessione sulle amicizie tossiche, su quei legami di convenienza che si reggono essenzialmente sull'infelicità delle persone coinvolte, e che si sgretolano quando questa condizione di miseria condivisa viene meno. Joey è una ragazza che ha davvero vissuto un trauma terribile, ancor prima di conoscere Brian, ma invece di confidarsi con Craig e cercare di tirarsene fuori, preferisce vivere in una perenne condizione di stordimento; dall'altra parte, Craig usa Joey come metro della propria bontà d'animo, tenendosela in casa come un animaletto carino con cui sfogarsi dal mattino alla sera, in cambio di un tetto e di soldi a palate.
Quando Brian si propone come "guru" e guaritore dell'anima, il rapporto tra Craig e Joey si incrina proprio perché la creatura aliena è falsa e superficiale quanto loro, innamorato solo di se stesso e di un ideale di bellezza che vale finché i suoi amanti lo idolatrano senza porsi troppe domande. C'è anche un aspetto più horror sotteso alla vicenda, ovviamente, ma l'aspetto interessante di Touch Me è proprio il progressivo sfaldarsi dei legami tra i personaggi e la trasformazione di un sogno erotico in un incubo; il resto, sono dettagli che, molto ironicamente, Heimann evita consapevolmente di spiegare, abbracciando in toto le regole di un film di serie Z o l'esilarante follia di un film Giapponese. Questo aspetto di Touch Me potrebbe essere quello che me lo ha fatto piacere così tanto. Il film è, infatti, pesantemente legato alle iconografie giapponesi, cominciando proprio dall'hentai a base di polpi e tentacoli che risale già a fine '800 e il cui esempio più elevato è Il sogno della moglie del pescatore di Hokusai. Touch Me risente anche dell'influenza di film come House, per gli inserti onirico-demenziali che deformano i personaggi oppure trasformano in fumetto i loro pensieri, e del genere pinku eiga, ovviamente, ma io ci ho visto qualcosa anche di un film che col Giappone ha ben poco da spartire, ovvero Brain Damage di Henenlotter (i tentacoli dell'alieno creano dipendenza, inoltre non credo che Brian sia un nome messo a caso!), anche per come, a un certo punto, vira nello splatter visionario e artigianale. Se Addison Heimann è un regista e sceneggiatore da tenere d'occhio, è anche vero che è riuscito a sfruttare al meglio il cast, in particolare Lou Taylor Pucci. Aperta parentesi body shaming: Lou Taylor Pucci mi fa orrore. Per quanto mi riguarda, l'aspetto più assurdo di Touch Me non è che qualcuno brami di venire scopato da dei tentacoli, ma che voglia farsi anche solo sfiorare dalla versione umana di Brian. Ciò detto, l'interpretazione dell'attore è inquietante e esilarante al tempo stesso, e il suo Brian ha proprio l'aria del guru carismatico dietro al quale c'è il vuoto cosmico, con somma sfortuna di quanti sono disposti a farsi rovinare la vita. I suoi balletti anti-stress, per affrontare l'infantile disperazione che lo assale di tanto in tanto, sono una delle cose più memorabili di un film che ne contiene parecchie, e che vi invito a recuperare se non siete troppo schizzinosi. Poi fatemi sapere nei commenti cosa ne pensate!





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