martedì 28 luglio 2026

Ricchi... da morire - Delitti in famiglia (2026)


Qualche settimana fa ho recuperato anche Ricchi... da morire - Delitti in famiglia (How to Make a Killing), diretto e co-sceneggiato dal regista John Patton Ford.

Trama: Becket si ritrova orfano dopo che la madre, disconosciuta dalla facoltosa famiglia, muore di malattia senza che i suoi parenti muovano un dito per aiutarla a coprire le spese mediche. Destinato comunque ad ereditare l'immenso patrimonio familiare alla morte degli altri discendenti, Becket decide di non aspettare e di accelerarne la dipartita...

Ho deciso di tornare a fare un po' come quando ero ragazzina, e guardare i film anche per la presenza di determinati interpreti. Spinta da questa risoluzione, ho recuperato Ricchi da morire perché nel cast figuravano Margaret Qualley, che ormai adoro, e Ed Harris, che è sempre un piacere vedere sullo schermo. Glen Powell, invece, mi suscita sentimenti contrastanti. Per me lui è il Chad di Scream Queen e per questo gli vorrò sempre bene, ma mi pare che lo stiano utilizzando per riempire il vuoto incolmabile lasciato da Bruce Willis, alternando ruoli action in cui è necessario il suo fisico di tutto rispetto a commedie in cui gli viene richiesto savoir faire, un'aria piaciona e una moralità borderline le quali, purtroppo, evidenziano tutti i limiti della sua gamma espressiva, cosa che non accadeva a Bruno. Anche questo Ricchi da morire rientra nella categoria, ed è lontano dall'essere memorabile non solo per quella faccetta un po' di gomma che si ritrova l'attore, ma anche perché la struttura della trama dà l'idea di una cosa concepita più per una miniserie che per un film. Becket è figlio di una rampolla dell'alta società, la quale decide di andare contro il volere paterno e tenere il bambino, venendo così ripudiata. Rimasti senza un soldo, Becket e la madre tirano avanti finché quest'ultima non muore per malattia. Consapevole di essere l'erede ultimo dell'intera fortuna dei Redfellow, Becket decide di prendere il proprio destino tra le mani e di eliminare sistematicamente tutti i familiari che lo precedono senza aspettare una morte naturale. Ricchi da morire è un intero, lungo flashback raccontato da Becket a un prete il giorno prima dell'esecuzione capitale, quindi il "gioco" del film è capire come e quando, oppure a causa di chi, l'uomo ha compiuto un passo falso fatale. Tra un omicidio e l'altro, troppo breve e ai danni di personaggi troppo superficiali per essere davvero interessanti, Ricchi da morire porta avanti una riflessione sulla moralità delle persone (affidato ad un lungo monologo/spiegone di Ed Harris) e su cosa sia la reale ricchezza, visto che a un certo punto Becket si ritrova tra le mani, prima ancora di raggiungere il suo obiettivo ultimo, uno stile di vita invidiabile.

E' anche questo il motivo per cui dico che Ricchi da morire sarebbe stato meglio come miniserie. C'è, infatti, questa trama "orizzontale" di sviluppo del personaggio di Becket, il quale scopre amore e amicizia espandendo quel microcosmo snob al quale la madre, pur priva di denaro, lo aveva relegato, e poi ci sarebbe un "murder of the week", che porta Becket sempre più vicino alla realizzazione dei suoi piani. Spalmare la vicenda all'interno di una miniserie avrebbe dato più sostanza anche al personaggio di Julia, che qui risulta semplicemente una matta umorale, e avrebbe consentito un finale meno frettoloso e riuscito. E' palese, e anche comprensibile, che i realizzatori puntassero ad un effetto shock, ma la vera dannazione morale di Becket sarebbe stata molto più efficace con un ultimo omicidio (d'altronde, è anche vero che il protagonista non risulta inquietante proprio perché le sue vittime sono molto più deprecabili di lui) eseguito per cieca vendetta, non con un'accettazione passiva degli eventi, con moraletta finale annessa. Ricchi da morire è dunque un film destinato a passare e a non lasciare ricordo di sé e ciò inficia anche l'interpretazione della Qualley la quale, dopo meno di una decina di film "importanti", risulta già la caricatura di sé stessa, relegata nel typecasting di donna affascinante e pericolosa con istinti da dominatrice. Niente di male, ci mancherebbe, anche perché la ragazza è sempre bellissima e, in questo caso, ha anche la fortuna di indossare degli splendidi abiti Chanel, ma la speranza è quella che le vengano affidati ruoli un po' più originali e di spessore, in futuro. Ciò detto, Ricchi da morire è un film perfetto per il mercato dello streaming, quindi non disperatevi se non lo trovate più programmato nei cinema e aspettate con fiducia che esca su qualche piattaforma, se proprio avete voglia di guardarlo.  

Di Glen Powell (Becket Redfellow), Ed Harris (Whitelaw Redfellow), Margaret Qualley (Julia), Bill Camp (Warren Redfellow), Jessica Henwick (Ruth), Topher Grace (Steven Redfellow) ho parlato ai rispettivi link.
  • John Patton Ford è il regista e co-sceneggiatore del film. Americano, ha diretto solo un altro lungometraggio, I crimini di Emily. Anche attore e produttore, ha 45 anni.

Ricchi da morire
è un riadattamento della commedia inglese Sangue blu, a sua volta tratto dal romanzo Israel Rank: The Autobiography of a Criminal di Roy Horniman. Al momento in cui ho scritto il post, Sangue blu si trovava su Prime Video, quindi se Ricchi da morire vi fosse piaciuto recuperatelo. ENJOY!

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