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venerdì 10 luglio 2026

2026 Horror Challenge: Touch Me (2025)


Oggi la challenge lasciava libera scelta, quindi ho guardato un film che mi ispirava da un po', Touch Me, diretto e sceneggiato nel 2025 dal regista Addison Heimann.

Trama

Joey e Craig, due amici problematici, vengono invitati a casa di Brian, alieno tentacolato che si nasconde sotto l'aspetto di fascinoso essere umano. L'idillio si spezza quando entrambi gli amici si scoprono molto attratti da Brian...

RECENSIONE

Agli albori del blog, ormai quasi 20 anni fa, cercavo quasi esclusivamente film dalle trame assurde, oppure quegli horror so bad it's so good, comunque roba che difficilmente avrebbe trovato una distribuzione da noi oppure degli scult che hanno fatto storia. Avrete notato che, ormai, non è più così da parecchio, e che il Bollalmanacco ormai è un diario di visioni anche abbastanza "banali", passatemi il termine, ma per fortuna, ogni tanto, arrivano film come questo Touch Me, che lasciano interdetti già dalla trama. Il film comincia con un lungo monologo di Joey, la quale, su invito della psicoterapeuta, racconta il trauma che l'ha portata lì infarcendolo di dettagli assurdi, quasi esilaranti, in modo da sdrammatizzarlo. Joey le parla di Brian, fascinoso uomo d'affari dalle tute multicolor, e di come costui l'abbia attirata nella sua enorme villa, prima di palesare la sua natura di alieno tentacolato e usarle violenza, costringendola a darsi alla fuga e cercare rifugio da Craig, il suo migliore amico gay. Quella che è stata venduta alla psicoterapeuta come una presa in giro, però, è la pura verità. Brian è realmente un alieno e Joey, prima di scappare terrorizzata, ha passato un periodo non meglio definito a godere, letteralmente, di tentacoli in grado di spazzare via ogni ansia e provocare orgasmi multipli. Un'altra verità è che Joey, seppur traumatizzata, è diventata dipendente dal tocco di Brian. Così, quando si presenta l'occasione, Joey torna alla villa portandosi dietro Craig, il quale si scopre affatto immune al fascino del narcisista Brian; quest'ultimo, ovviamente, è ben felice di fare sesso tentacolato con entrambi, ma il triangolo metterà a dura prova un idillio che nasconde terrificanti segreti. Temo di avere già detto troppo sulla trama di Touch Me, ma vorrei aggiungere ancora una cosa. Nonostante l'effettiva "stupidera" dell'assunto iniziale, il film di Addison Heimann è una spietata riflessione sulle amicizie tossiche, su quei legami di convenienza che si reggono essenzialmente sull'infelicità delle persone coinvolte, e che si sgretolano quando questa condizione di miseria condivisa viene meno. Joey è una ragazza che ha davvero vissuto un trauma terribile, ancor prima di conoscere Brian, ma invece di confidarsi con Craig e cercare di tirarsene fuori, preferisce vivere in una perenne condizione di stordimento; dall'altra parte, Craig usa Joey come metro della propria bontà d'animo, tenendosela in casa come un animaletto carino con cui sfogarsi dal mattino alla sera, in cambio di un tetto e di soldi a palate.

Quando Brian si propone come "guru" e guaritore dell'anima, il rapporto tra Craig e Joey si incrina proprio perché la creatura aliena è falsa e superficiale quanto loro, innamorato solo di se stesso e di un ideale di bellezza che vale finché i suoi amanti lo idolatrano senza porsi troppe domande. C'è anche un aspetto più horror sotteso alla vicenda, ovviamente, ma l'aspetto interessante di Touch Me è proprio il progressivo sfaldarsi dei legami tra i personaggi e la trasformazione di un sogno erotico in un incubo; il resto, sono dettagli che, molto ironicamente, Heimann evita consapevolmente di spiegare, abbracciando in toto le regole di un film di serie Z o l'esilarante follia di un film Giapponese. Questo aspetto di Touch Me potrebbe essere quello che me lo ha fatto piacere così tanto. Il film è, infatti, pesantemente legato alle iconografie giapponesi, cominciando proprio dall'hentai a base di polpi e tentacoli che risale già a fine '800 e il cui esempio più elevato è Il sogno della moglie del pescatore di Hokusai. Touch Me risente anche dell'influenza di film come House, per gli inserti onirico-demenziali che deformano i personaggi oppure trasformano in fumetto i loro pensieri, e del genere pinku eiga, ovviamente, ma io ci ho visto qualcosa anche di un film che col Giappone ha ben poco da spartire, ovvero Brain Damage di Henenlotter (i tentacoli dell'alieno creano dipendenza, inoltre non credo che Brian sia un nome messo a  caso!), anche per come, a un certo punto, vira nello splatter visionario e artigianale. Se Addison Heimann è un regista e sceneggiatore da tenere d'occhio, è anche vero che è riuscito a sfruttare al meglio il cast, in particolare Lou Taylor Pucci. Aperta parentesi body shaming: Lou Taylor Pucci mi fa orrore. Per quanto mi riguarda, l'aspetto più assurdo di Touch Me non è che qualcuno brami di venire scopato da dei tentacoli, ma che voglia farsi anche solo sfiorare dalla versione umana di Brian. Ciò detto, l'interpretazione dell'attore è inquietante e esilarante al tempo stesso, e il suo Brian ha proprio l'aria del guru carismatico dietro al quale c'è il vuoto cosmico, con somma sfortuna di quanti sono disposti a farsi rovinare la vita. I suoi balletti anti-stress, per affrontare l'infantile disperazione che lo assale di tanto in tanto, sono una delle cose più memorabili di un film che ne contiene parecchie, e che vi invito a recuperare se non siete troppo schizzinosi. Poi fatemi sapere nei commenti cosa ne pensate!

CAST

Di Olivia Taylor Dudley (Joey) e Lou Taylor Pucci (Brian) ho già parlato ai rispettivi link.

  • Addison Heimann è il regista e sceneggiatore del film. Americano, ha diretto anche il film Hypochondriac. E' anche produttore e attore.


martedì 18 maggio 2021

She Dies Tomorrow (2020)

Altro film presente nella classifica 2020 di Lucia che mi ero persa è She Dies Tomorrow, diretto e sceneggiato nel 2020 dalla regista Amy Seimetz.


Trama: Amy è convinta di stare per morire. Con questa convinzione in testa, parla con l'amica Jane, scatenando una reazione a catena...


She Dies Tomorrow
è un film che metterà alla prova chiunque tenterà di vederlo, almeno per i primi 15 minuti. Vi sfido a superare indenni scene senza apparentemente né capo né coda, dove una Kate Lyn Sheil depressa vaga per la casa nuova e per il giardino accompagnata da sprazzi di Lacrimosa dal Requiem di Mozart (mai colonna sonora più adatta), mentre deliranti visioni o ricordi del passato spezzano l'azione di tanto in tanto, creando ancora più confusione. Se, e sottolineo se, riuscirete a superare questo scoglio, e i minuti potrebbero anche essere 20 (ma vi sembreranno almeno 50), arriverete al punto in cui She Dies Tomorrow vi prenderà per non lasciarvi più andare, infilzati all'amo di una frase pronunciata con una sicurezza disperata e ineluttabile: "Domani morirò". Amy è convinta, al 100%, che morirà il giorno dopo. Nulla può convincerla del contrario, il suo è l'atteggiamento rassegnato di chi sa, di chi non ha mezzi per impedire l'inevitabile, di chi rimane inebetito dalla rivelazione e cerca in ogni modo di "distrarsi", come se fosse possibile farlo quando hai un tarlo che ti rode la testa. E voi direte, e quindi? E quindi a un certo punto Amy è costretta a raccontare all'amica Jane, fino a quel momento presa dai suoi problemi molto terreni e superficiali ma anche preoccupata dall'atteggiamento della protagonista, cosa la turba, col risultato che Jane, tornata a casa... rimane vittima di una consapevolezza ineluttabile: domani morirà anche lei, una certezza assoluta che distrugge in un attimo la sua sanità mentale e tutte le pretese di razionalità con cui cercava di dissuadere Amy dalla tragica convinzione. E, ovviamente, mica finisce qui, visto che la convinzione di morire diventa un virus capace di mettere in ginocchio tutti quelli che vi entrano in contatto.


Quella di Amy Seimetz è un'apocalisse in piccolo, una pandemia psicologica, dove non importa, in effetti, sapere se la protagonista e tutti gli altri hanno o meno ragione (probabilmente sì ma, vi avviso già nel caso cercaste un film con un finale chiaro, non è dato sapere) quanto piuttosto assistere all'ultimo giorno di gente che sa di dover morire e cercare di mettersi nei loro panni: cosa fareste, voi, se sapeste di dover morire domani? Io probabilmente sarei annichilita dall'ansia e sprecherei l'ultimo giorno piangendo e basta, nel film della Seimetz qualcuno fa come me, qualcun altro cerca di rifugiarsi (perlomeno ci prova) nei piaceri terreni, altri risolvono le cose in sospeso, altri ancora parlano di nulla cercando di arrivare a vedere l'alba, ma la certezza è una sola, ovvero che nessuno di quanti vengono toccati dal "virus" è pronto né rassegnato e assistere alle loro allucinate reazioni affascina e inorridisce nemmeno ci si trovasse davanti a uno splatter. Il film è tutto qui, è un'idea, dove contano più la suggestione e la scrittura, a volte qualche sequenza più allucinata di altre, perché la messa in scena è dimessa, gli attori pochi e gli effetti speciali ancora meno, il che rende She Dies Tomorrow la dimostrazione di come sia possibile fare cinema interessante e coinvolgente con pochissimi mezzi. Di sicuro non è un film per tutti ma comunque lo consiglio spassionatamente.    


Della regista e sceneggiatrice Amy Seimetz ho già parlato QUI. Jane Adams (Jane), Chris Messina (Jason), Josh Lucas (Doc), Adam Wingard (uomo delle Dune Buggy), Michelle Rodriguez (Sky) e Olivia Taylor Dudley (Erin) li trovate invece ai rispettivi link. 

Kate Lyn Sheil interpreta Amy. Americana, ha partecipato a film come You're Next, V/H/S, The Sacrament, Equals e serie quali Oucast. Anche sceneggiatrice e produttrice, ha 36 anni e due film in uscita.


Katie Aselton
interpreta Susan. Americana, ha partecipato a film come La foresta dei sogni, Regali da uno sconosciuto - The Gift, Synchronic, Bombshell - la voce dello scandalo e serie quali Legion. Anche sceneggiatrice, regista e produttrice, ha 36 anni e due film in uscita.



venerdì 15 gennaio 2016

The Vatican Tapes (2015)

O belin, stavolta non ci sono cascata (anche perchè il Multisala di Savona non me ne ha dato la possibilità) e ho guardato The Vatican Tapes, diretto nel 2015 dal regista Mark Neveldine, senza spendere un euro al cinema. Eh su, quando è troppo è troppo.


Trama: Nei meandri più reconditi del Vaticano si nasconde un archivio di filmati relativi a sospetti casi di possessione demoniaca. L'ultimo e il più eclatante è quello della giovane Angela, che richiederà persino l'intervento di un cardinale...


Lo ammetto. Per un attimo The Vatican Tapes mi aveva convinta che non sarei riuscita a prendere sonno la notte. Quello che mi terrorizza più di un horror "demoniaco" sono le interviste a presunti esorcisti veri oppure dei documentari sul tema delle possessioni e purtroppo The Vatican Tapes comincia mostrando allo spettatore proprio degli stralci di interviste reali tratte probabilmente da speciali televisivi o altri video; fortunatamente il terrore è durato solo 5 minuti scarsi, sfortunatamente mi sono dovuta sorbire per il restante minutaggio l'ennesimo, sciapo film americano a base di indemoniate ed esorcisti incompetenti. Alla classica trama in cui la tizia sfortunata a un certo punto comincia a scapocciare mettendo di mezzo la famiglia, ignari passanti, ancor più sfortunati impiccioni che solitamente fanno una brutta fine e un numero variabile di prelati che saranno infine costretti ad esorcizzarla e conseguentemente morire nel tentativo, The Vatican Tapes aggiunge un paio di note colorite tali da alzare un po' il tiro della possessione e aspirare di assurgere ai livelli de L'esorcista o Il presagio. Aspetta e spera, si diceva un tempo, visto che gli sceneggiatori hanno tirato in ballo improbabili riferimenti alla vita di Cristo onde giustificare la nascita della sua demoniaca controparte: sì, la protagonista sta in coma 40 giorni poi "risorge" come Gesù, va bene, sputa addosso al Cardinale tre uova che dovrebbero essere l'antitesi della Trinità (sic) ma non venitemi a dire che la sua nascita può essere una sorta di "immacolata concezione" visto che, di fatto, la madre ha copulato nonostante non volesse poi darla alla luce. Inoltre, ritengo che per essere un novello Anticristo tu ci debba nascere come Damien, altrimenti in virtù di cosa il Dimonio ti sceglierebbe in mezzo a miliardi di persone su tutta la Terra? Troppo facile mandare una in coma, contare 40 giorni e poi fare tanta libera tutti, suvvia!


Mettiamo da parte la trama insipida e diamo a Cesare quel che è di Cesare. Perlomeno The Vatican Tapes ci prova ad essere un film, a differenza delle altre porcate horror che sbarcano sui lidi italici mensilmente: il regista sa tenere in mano una cinepresa (che è già tanto per chi si cimenta nel genere di questi tempi...) e nonostante l'ausilio delle obbligatorie riprese "dal vero", senza le quali ormai un horror neppure te lo distribuiscono, cerca di creare un minimo di tensione senza ricorrere per forza a mezzucci scorretti come porte che sbattono, mostri che fanno "BUH!" e simili. Anzi, vi dirò persino che l'esorcismo è piuttosto cazzuto, anche perché il Cardinale intepretato da Peter Andersson è particolarmente incazzoso e fuori di testa, peccato che si concluda con la sagra dell'effetto speciale digitale d'accatto e con un finale aperto che purtroppo mi fa temere un eventuale seguito della storia. Anche gli attori non sono malvagi, in effetti. Nel cast spiccano dei bravi e famosi caratteristi come Michael Peña e Dougray Scott (Djimon Hounsou per quel che si vede non fa neanche testo e sembra di avere davanti quel cojone di Balotelli travestito da prete) e Olivia Taylor Dudley interpreta l'indemoniata con convinzione e misura, preferendo ad occhi roteanti e bocca spalancata un atteggiamento di freddo e minaccioso distacco. Insomma, poteva essere peggio ma diamine se poteva anche essere meglio! Da vedere se proprio non avete nient'altro da fare e avete un'ossessione compulsiva che vi porta a guardare tutti i film a tema demoniaco, altrimenti evitate, ché di questi tempi al cinema passano pellicole molto ma molto migliori!


Di Michael Peña (Padre Lozano) e Djimon Hounsou (Vicario Imani) ho già parlato ai rispettivi link.

Mark Neveldine è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Crank, Crank - High Voltage e Ghost Rider - Spirito di vendetta. Anche attore, produttore, sceneggiatore e stuntman, ha 43 anni.


Olivia Taylor Dudley interpreta Angela. Americana, ha partecipato a film come Chernobil Diaries - La mutazione, Transcendence, Paranormal Activity: The Ghost Dimension e a serie come CSI: Miami. Anche sceneggiatrice, ha 31 anni e due film in uscita.


Dougray Scott (vero nome Stephen Dougray Scott) interpreta Roger. Scozzese, ha partecipato a film come Deep Impact, La leggenda di un amore - Cinderella, Mission: Impossible II, Il gioco di Ripley, Dark Water e a serie come Highlander, Desperate Housewives, Doctor Who e Hemlock Grove. Anche produttore, ha 51 anni e un film in uscita.


Peter Andersson, che interpreta il Cardinale Bruun, aveva partecipato ai tre film dedicati alla trilogia Millenium nei panni dell'avvocato Nils Bjurman. Se The Vatican Tapes vi fosse piaciuto potete recuperare L'esorcista e L'evocazione - The Conjuring, il resto dei film simili è praticamente fuffa. ENJOY!

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