Il tema della challenge settimanale era "domestic horror". Anche per festeggiare l'uscita del libro Confetti, dell'adorabile Marika, ho deciso di riguardare Gli invasati (The Haunting), diretto nel 1963 dal regista Robert Wise e tratto dal romanzo L'incubo di Hill House di Shirley Jackson.
Trama: l'antropologo John Markway decide di studiare Hill House, una casa definita malvagia, possibile teatro di mortiferi eventi sovrannaturali. Per fare ciò, contatta Eleanor e Theo, due donne dotate di percezioni extrasensoriali più acute del normale, e le invita a passare alcuni giorni con lui e l'erede dei Sannerson all'interno della villa. Hill House, però, sembra essere attratta principalmente da Eleanor...
Non riguardavo Gli invasati (mamma, che titolo orrendo!) da 20 anni e, all'epoca, lo avevo recuperato perché una delle sue scene era stata definita, forse su Ciak, come una delle più spaventose all'interno di un horror. Sto parlando, ovviamente, di quella in cui la porta della sala da pranzo respira, verso il finale del film, un'immagine che ancora oggi, dopo più di 60 anni dall'uscita de Gli invasati, fa accapponare la pelle, pur non essendo l'unica degna di nota all'interno del film. Purtroppo, siccome non rileggo L'incubo di Hill House da tantissimo tempo, non riuscirò a fare un confronto tra romanzo e film, che mi pare siano sostanzialmente molto simili, quindi mi limiterò a fingere di non conoscere la fonte letteraria de Gli invasati e di non avere mai visto prima l'opera di Robert Wise. Al film calza alla perfezione la definizione di horror psicologico, oltre che di gotico avente per protagonista una casa infestata. Se l'introduzione, infatti, si concentra sulla malvagità di Hill House e sul tragico destino accorso a tutti i suoi abitanti, a partire dalla sua costruzione, in seguito il film si focalizza (come del resto la casa) su Eleanor, donna nevrotica e sensibile, vittima di un triste passato di soprusi familiari. La voce fuori campo di Eleanor apre la mente della protagonista allo spettatore, il quale viene travolto dal doloroso desiderio della donna di "appartenere" a qualcosa, di essere attesa e desiderata, di poter finalmente ambire ad un futuro di libertà e pienezza. La disperazione di Eleanor la rende cieca di fronte alle vibrazioni oscure di Hill House, da lei percepite fin dall'arrivo; a dispetto dell'istintiva paura verso la villa, voltare le spalle all'oscurità significherebbe tornare in seno a una famiglia che la considera poco più di una stupida servetta nevrastenica, venire meno alla fiducia che il fascinoso Dr. Markway ha riposto nei suoi confronti, insomma rinunciare a qualunque cosa la renda unica e necessaria. Eleanor, con tutte le sue paure e il senso di colpa per la morte della madre, è il bersaglio perfetto per Hill House, che fa leva proprio sull'inconscio della donna per frantumarlo al punto da farle perdere il contatto con la realtà. E' indubbio che all'interno di Hill House vi sia "qualcosa", ma il film è costruito in modo da impedire, sia allo spettatore che ai protagonisti, di capire quanto sia causato da veri fenomeni paranormali e quanto, invece, sia frutto della mente allo sbando di Eleanor, la quale perde progressivamente lucidità e autocontrollo.
Eleanor potrebbe trovare un'ancora di salvezza in Theo, libera e disnibita, oltre che incredibilmente acuta, ma il loro rapporto inizialmente amichevole e fraterno si deteriora per tutta una serie di motivi, tra i quali la gelosia di Theo (la cui omosessualità è stata "ammorbidita" dalla sceneggiatura ma è comunque palese) e il suo carattere volitivo, che porta Eleanor ad istintivi moti di ribellione per non farsi sottomettere e tornare alla sua condizione precedente. Man mano che il film prosegue, nonostante l'interesse di Markway, Eleanor rimane sempre più isolata e imprigionata negli oscuri intrighi di Hill House, e questa sua progressiva solitudine viene enfatizzata da una regia che, fin dall'inizio, mira a rendere la villa terribilmente claustrofobica e "sbagliata". La sceneggiatura ha tagliato quasi tutte le scene in esterno, presenti nel romanzo (tranne lo scioccante finale), così da rendere la casa ancor più protagonista, un mostro che inghiotte quanti sono così sventurati o incauti da avvicinarsi. La maggior parte del film è stata inoltre girata con obiettivi grandangolari, così da dare un'innaturale curvatura alle mura di Hill House, e l'impressione che i personaggi siano osservati oppure persi all'interno delle mura è fornita dalle inquadrature sghembe e dall'ampio utilizzo di un POV soggettivo che portano lo spettatore a chiedersi da dove arriverà l'orrore tanto temuto. Per veicolare un senso di terrore pur mantenendo il mistero della casa, Wise ha inoltre scelto di affidarsi al sonoro; quasi tutte le manifestazioni del sovrannaturale consistono in colpi assordanti, pianti, bisbigli e risate, il che, in una villa in stile rococò, zeppa di statue, stucchi, porte, specchi e corridoi, porta a guardare con sospetto qualsiasi elemento architettonico potenzialmente semovente, effetto ulteriormente accentuato dall'utilizzo di un bianco e nero fatto di ombre profondissime e luci abbacinanti. Quello che colpisce soprattutto de Gli invasati, però, è quanto sia moderno ed originale ancora oggi, sia per la messinscena che per i temi trattati. Merito, ovviamente, del materiale di partenza, ma anche della sensibilità con cui ne è stata maneggiata la complessità, adattandola al mezzo cinematografico senza snaturarla, consegnando allo spettatore la terrificante, attualissima discesa nella follia di un animo fragile e sensibile. Se non avete mai visto Gli invasati, vi consiglio di recuperarlo appena possibile!
Robert Wise è il regista del film. Americano, ha diretto film come La jena: L'uomo di mezzanotte, Ultimatum alla Terra, West Side Story (per il quale ha vinto l'Oscar come miglior regista), Tutti insieme appassionatamente (per il quale ha vinto l'Oscar come miglior regista), Audrey Rose e Star Trek. Anche produttore, attore e montatore, è morto nel 2005, all'età di 91 anni.
Russ Tamblyn interpreta Luke Sannerson. Indimenticabile Dr. Jacobi della serie Twin Peaks, ha partecipato a film come 7 spose per 7 fratelli, I peccatori di Peyton, West Side Story, Drive, Django Unchained e ad altre serie quali Saranno famosi e Hill House. Anche sceneggiatore, ha 82 anni.
Richard Johnson, che interpreta il Dr. John Markway, negli anni '70 si è dato all'horror italiano e ai B-Movies, figurando nel cast di film come Zombie 2, L'isola degli uomini pesce, Chi sei? e Il medaglione insanguinato, tutte cose perfette da recuperare d'estate! De Gli invasati esiste un remake del 1999, Haunting - Presenze, mentre il capolavoro di Flanagan, Hill House, è una rilettura del romanzo di Shirley Jackson; vi consiglio, ovviamente, di recuperare questa splendida serie e aggiungere Ballata macabra. ENJOY!





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