Come regalo di precompleanno una collega mi ha portato una decina di horror, dalle provenienze più svariate. Il primo della lista era Saint Ange, scritto e diretto nel 2004 da Pascal Laugier.
Trama: negli anni ’50 una ragazza, Anna, va a lavorare in un orfanotrofio in procinto di chiudere. Lì dovrà lottare per proteggere il suo segreto e per scoprire quelli che si celano nel fosco passato della struttura…
Cominciamo la recensione con una botta di sincerità. Saint Ange non mi è piaciuto, l’ho trovato ammorbante e freddo. Laugier è sicuramente abile come regista e anche come sceneggiatore, perché sia la macchina da presa che la trama si districano senza difficoltà tra la dimensione reale e quella del sogno, mescolando con maestria incubi, fantasmi, sensi di colpa e fobie. Però non c’è un solo minuto di film in cui le sensazioni dei personaggi vengano trasmesse con forza allo spettatore, riuscendolo a rendere partecipe del dramma umano messo in scena. Sì perché Saint Ange, più che un horror, è un thriller psicologico con sfumature soprannaturali, nel quale vediamo come la servetta Anna, costretta a portare avanti una gravidanza seguita ad una violenza di gruppo e quindi colma di odio per quel bambino che porta in grembo, sublimi questo sentimento negativo cercando disperatamente di scoprire cosa sia accaduto, anni prima, ai piccoli ospiti dell’orfanotrofio. Diventa però difficile, per lo spettatore, immedesimarsi in cotanto accanimento nell’indagine, apparentemente immotivato, perché Anna è un personaggio freddo, sfuggente e ambiguo, pur se meravigliosamente interpretato.
Attorno ad Anna, poi, si muovono personaggi reali a vario tasso di insopportabilità e, ovviamente, i fantasmi dei bambini “che fanno paura” e che non riusciremo a vedere fino alla fine. La severa padrona dell’orfanotrofio, la materna badante, la donna – bambina Judith sono figure ambigue quanto la protagonista e sembrano tutte volerle mettere i bastoni tra le ruote, ma incarnano anche tre diversi tipi di femminilità: in particolare, Judith, a mio avviso il personaggio meglio riuscito, rappresenta l’innocenza, l’inconsapevolezza, la verginità se vogliamo, caratteristiche che le consentono di vedere ciò che gli altri ignorano, di percepire quel doloroso mondo “altro” che sfiora tutti gli abitanti dell’orfanotrofio e che, talvolta, arriva ad inghiottirli, come viene mostrato nel finale. A proposito del quale tocca rimarcare la somiglianza con quello di The Orphanage, con la differenza che il film spagnolo, pur se molto triste, era in qualche modo più ottimista di questo Saint Ange; qui la morte viene vissuta come rassegnazione e fuga da una realtà insopportabile, lì veniva vista come atto d’amore. In entrambi i casi, comunque, a beneficiarne sono i bambini condannati ad un destino ingiusto, che nel limbo in cui sono bloccati cercano ciò che è mancato loro in vita. Certo, i bimbi di Saint Ange sono davvero molto più inquietanti di quelli di The Orphanage, ne è testimone il terribile finale girato in piena luce, immerso in un bianco asettico ed abbacinante, assai simile a quello usato in alcune sequenze di un altro angosciante film francese, A’ l’interieur. Il che mi porta a pensare che la gravidanza in Francia non venga vissuta molto bene. E che io non viva molto bene gli horror francesi di ultima generazione, chissà.
Di Catriona MacColl, che qui interpreta Francard, ho già parlato qua.
Pascal Laugier è il regista e sceneggiatore del film. Francese, ha diretto pellicole come Martyrs, che peraltro devo ancora vedere. Anche attore, ha 41 anni.
Virginie Ledoyen (vero nome Virginie Fernandez) interpreta Anna. Francese, ha partecipato a film come La figlia di un soldato non piange mai, The Beach, I miserabili (la versione televisiva con Depardieu e John Malkovich) e 8 donne e un mistero. Ha 36 anni e un film in uscita.
Se il film vi fosse piaciuto, vi consiglierei alcune pellicole dall’atmosfera simile, come il già citato The Orphanage, Dark Water (l’originale giapponese, ovviamente), oppure Two Sisters. ENJOY!!
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mercoledì 30 maggio 2012
mercoledì 25 gennaio 2012
Paura nella città dei morti viventi (1980)
Era un po’ che non parlavo del divino Fulci, ma rimedio subito visto che in questi giorni sono riuscita a guardare Paura nella città dei morti viventi, da lui diretto nel 1980.


Come si può non amare Fulci? Semplice, basta avere dieci anni di meno e guardare i suoi film con amici che ridono per ogni inezia e la mente ancora piena di ammereganate. Sì perché questo Paura nella città dei morti viventi avevo già avuto modo di guardarlo ma, come potrete immaginare, mi aveva fatto poco meno che schifo. Riguardandolo ora, sola soletta, a mente fresca come si suol dire, mi sono lasciata prendere dall’atmosfera e mi sono goduta quello che altro non è se non il fratellino minore del mio film fulciano preferito, il bellissimo E tu vivrai nel terrore… l’aldilà. Le similitudini infatti sono tantissime (d’altronde entrambe le sceneggiature sono state scritte da Dardano Sacchetti), a partire dalla protagonista Catriona McCall, ma ci sono anche parecchie imperfezioni ed ingenuità che mancano ne L’aldilà, come se Paura nella città dei morti viventi fosse una sorta di embrione, di esperimento, la nota iniziale della sinfonia del terrore che il regista avrebbe espresso nella sua Trilogia della morte.

In entrambi i film il male viene scatenato su un’intera comunità dal gesto di un singolo e la sua natura non è mai ben definita, nonostante esista un libro che ne parla (il libro di Eibon ne L’aldilà, il libro di Enoch in Paura nella città dei morti viventi, anche i nomi sono simili). Sono dei morti viventi quelli che attaccano i cittadini, ma talvolta essi sono intangibili e perfidi come fantasmi, altre famelici e solidi come veri e propri zombi romeriani, ma in ogni caso hanno poteri sovrannaturali che mancano ai loro cugini americani, come quello di fare sputare ad un essere umano le sue stesse viscere oppure quello di teleportarsi da un posto all’altro. I protagonisti non sono eroi o persone dotate di chissà quali conoscenze ed intelletto superiori, anzi: la maggior parte delle volte fanno delle figure barbine quando non vengono trucidati nei modi peggiori e, a prescindere dal fatto che riescano o meno a risolvere il mistero, il male troverà sempre il modo di vincere e condannarli per l’eternità quando meno se lo aspettano. Nemmeno i bambini trovano scampo da questi inferni scatenati da Fulci e rischiano di diventare i peggiori veicoli delle forze maligne, ingannando spettatori e protagonisti con le loro faccine innocenti e le lacrimucce da novelli orfani, mentre il buon Fabio Frizzi sottolinea ogni momento clou con le sue adattissime e particolari musiche (la colonna sonora de L’aldilà è insuperabile, ma anche quella di Paura nella città dei morti viventi è molto bella).

Certo, la trama è sicuramente da mani nei capelli così come la recitazione di buona parte dei coinvolti, per non parlare degli effetti speciali. Eppure, conoscendo l’entusiasmo e i mezzi con cui Lucio e i suoi collaboratori realizzavano i film bisognerebbe chinare il capo e vergognarsi di storcere il naso. Infatti sono l’amore per il cinema e la voglia di scioccare il pubblico italiano ancora “vergine” a trasparire da ogni singolo fotogramma. Poco importa, quindi, che il primo cadavere ritrovato somigli ad un ammasso di cavoli scotti, che il giornalista decida di liberare dalla bara la povera medium (peraltro sepolta viva dopo essere stata imbalsamata, ma come minchia è possibile?!) utilizzando un piccone a rischio di infilarle la punta nel cranio, che i morti viventi a volte decidano di non uccidere le persone, scomparendo appena loro chiudono gli occhi, che un rispettabile padre di famiglia decida d’amblé di fare fuori il pervertito del villaggio trapanandogli la testa, che Dunwich sembri popolata da scimmie urlatrici che ogni tanto emettono il loro verso nascoste sugli alberi manco fossimo in una giungla, che la scritta in inglese sulla tomba, durante i titoli di testa, non rispecchi assolutamente la traduzione italiana e si concluda con il nome della cittadina a mo’ di firma ("L'anima che anela all'eternità deve sottrarsi al giogo della morte. Tu, o viandante alle soglie delle tenebre, vieni. Dunwich" Concorderete con me che ha del surreale).

Tutto questo non importa, dicevo, perché concorre a rendere particolare il film, assieme agli efficacissimi primi piani degli occhi di Catriona McCall, a quelle prolungate attese che alimentano l’ansia ed anticipano il momento shock, alle mani degli zombi che strizzano la nuca delle loro vittime fino a fare uscire i cervelli dal cranio, alla pioggia di vermi (veri, signore Iddio, palesemente veri!!) lanciata senza scrupolo sui poveri attori schifati ed urlanti, allo sguardo allucinato di un satanico prete, preludio di una delle scene più gore della storia del cinema, omaggiata persino in uno degli albi migliori di Dylan Dog, Golconda. E poi, quel meraviglioso, ambiguo finale dove, proprio quando pensavamo ad un happy ending, esplodono delle urla raccapriccianti che mandano tutto in pezzi, persino l’inquadratura. Tutto questo è Paura nella città dei morti viventi. Tutto questo è Fulci. E, come dicono negli USA, come dovremmo dire più spesso noi… Fulci Lives. Fulci vive.

Del regista Lucio Fulci (che compare anche nei panni del Dr. Thompson) ho già parlato qui, mentre di Catriona MacColl, che interpreta Mary, ho già parlato qua. Christopher George, che interpreta Peter, lo trovate invece qui.
Carlo De Mejo interpreta Gerry. Romano, figlio della grande attrice Alida Valli, ha partecipato a film come Quella villa accanto al cimitero e Manhattan Baby. Ha 67 anni.

Antonella Interlenghi interpreta Emily. Romana, ha partecipato a film come Vacanze di Natale, Vacanze in America e Matrimonio con vizietto. Ha 52 anni.

Giovanni Lombardo Radice interpreta l'ambiguo Bob. Romano, ha partecipato a film come Apocalisse domani, Cannibal Ferox, Deliria, La chiesa, La setta, Ricky e Barabba, Gangs of New York e Omen - Il presagio, oltre ad un episodio della serie Don Matteo. Anche sceneggiatore, ha 57 anni e cinque film in uscita, tra cui il seguito del cult anni '80 La casa sperduta nel parco, sempre diretto da Ruggero Deodato e una roba chiamata Mondo Holocausto!, che dal titolo parrebbe un revival dei mondo movies. Ovviamente entrambi i progetti sono appena entrati in pre-produzione, quindi campa cavallo.

Luca Venantini interpreta il piccolo John-John. Nato a New York ma di origini italiane (il padre è Venantino Venantini, anche lui tra i partecipanti al film) lo ricordo per pellicole come Apocalisse domani, Superfantagenio, Fantaghirò 5 (ebbene sì, c'era anche lui un po' più cresciutello!!) e per la serie Classe di ferro. Ha 42 anni.

Michele Soavi interpreta Tommy. Milanese, più conosciuto come regista che come attore, ha partecipato a film come Tenebre, Phenomena, Dèmoni, Opera, Il gatto nero, Deliria, La chiesa, La setta e Dellamorte Dellamore (questi ultimi quattro film li ha diretti lui). Anche sceneggiatore e produttore, ha 55 anni.

Venantino Venantini (vero nome Enrico Venantino Venantini) interpreta Mr. Ross. Originario di Fabriano, ha partecipato a film come Il vizietto, Piedone d'Egitto, Apocalisse domani, Cannibal Ferox, lo splendido Ladyhawke, Superfantagenio e alle serie I ragazzi della 3 C, Classe di ferro, I ragazzi del muretto, Un medico in famiglia, Il maresciallo Rocca e I Cesaroni. Ha 82 anni.

Se il film vi fosse piaciuto suggerisco di recuperare le altre due pellicole che compongono la cosiddetta “trilogia della morte” fulciana, di cui fa parte anche questo Paura nella città dei morti viventi: L’aldilà e Quella villa accanto al cimitero. Anche guardare Zombi 2 e la trilogia de La casa di Raimi non sarebbe una brutta idea.

Trama: nella cittadina di Dunwich un prete si impicca, causando così l’apertura di una delle porte dell’Inferno. Una medium ha una visione dell’accaduto e decide così di impedire che il male si riversi sulla terra…

Come si può non amare Fulci? Semplice, basta avere dieci anni di meno e guardare i suoi film con amici che ridono per ogni inezia e la mente ancora piena di ammereganate. Sì perché questo Paura nella città dei morti viventi avevo già avuto modo di guardarlo ma, come potrete immaginare, mi aveva fatto poco meno che schifo. Riguardandolo ora, sola soletta, a mente fresca come si suol dire, mi sono lasciata prendere dall’atmosfera e mi sono goduta quello che altro non è se non il fratellino minore del mio film fulciano preferito, il bellissimo E tu vivrai nel terrore… l’aldilà. Le similitudini infatti sono tantissime (d’altronde entrambe le sceneggiature sono state scritte da Dardano Sacchetti), a partire dalla protagonista Catriona McCall, ma ci sono anche parecchie imperfezioni ed ingenuità che mancano ne L’aldilà, come se Paura nella città dei morti viventi fosse una sorta di embrione, di esperimento, la nota iniziale della sinfonia del terrore che il regista avrebbe espresso nella sua Trilogia della morte.

In entrambi i film il male viene scatenato su un’intera comunità dal gesto di un singolo e la sua natura non è mai ben definita, nonostante esista un libro che ne parla (il libro di Eibon ne L’aldilà, il libro di Enoch in Paura nella città dei morti viventi, anche i nomi sono simili). Sono dei morti viventi quelli che attaccano i cittadini, ma talvolta essi sono intangibili e perfidi come fantasmi, altre famelici e solidi come veri e propri zombi romeriani, ma in ogni caso hanno poteri sovrannaturali che mancano ai loro cugini americani, come quello di fare sputare ad un essere umano le sue stesse viscere oppure quello di teleportarsi da un posto all’altro. I protagonisti non sono eroi o persone dotate di chissà quali conoscenze ed intelletto superiori, anzi: la maggior parte delle volte fanno delle figure barbine quando non vengono trucidati nei modi peggiori e, a prescindere dal fatto che riescano o meno a risolvere il mistero, il male troverà sempre il modo di vincere e condannarli per l’eternità quando meno se lo aspettano. Nemmeno i bambini trovano scampo da questi inferni scatenati da Fulci e rischiano di diventare i peggiori veicoli delle forze maligne, ingannando spettatori e protagonisti con le loro faccine innocenti e le lacrimucce da novelli orfani, mentre il buon Fabio Frizzi sottolinea ogni momento clou con le sue adattissime e particolari musiche (la colonna sonora de L’aldilà è insuperabile, ma anche quella di Paura nella città dei morti viventi è molto bella).

Certo, la trama è sicuramente da mani nei capelli così come la recitazione di buona parte dei coinvolti, per non parlare degli effetti speciali. Eppure, conoscendo l’entusiasmo e i mezzi con cui Lucio e i suoi collaboratori realizzavano i film bisognerebbe chinare il capo e vergognarsi di storcere il naso. Infatti sono l’amore per il cinema e la voglia di scioccare il pubblico italiano ancora “vergine” a trasparire da ogni singolo fotogramma. Poco importa, quindi, che il primo cadavere ritrovato somigli ad un ammasso di cavoli scotti, che il giornalista decida di liberare dalla bara la povera medium (peraltro sepolta viva dopo essere stata imbalsamata, ma come minchia è possibile?!) utilizzando un piccone a rischio di infilarle la punta nel cranio, che i morti viventi a volte decidano di non uccidere le persone, scomparendo appena loro chiudono gli occhi, che un rispettabile padre di famiglia decida d’amblé di fare fuori il pervertito del villaggio trapanandogli la testa, che Dunwich sembri popolata da scimmie urlatrici che ogni tanto emettono il loro verso nascoste sugli alberi manco fossimo in una giungla, che la scritta in inglese sulla tomba, durante i titoli di testa, non rispecchi assolutamente la traduzione italiana e si concluda con il nome della cittadina a mo’ di firma ("L'anima che anela all'eternità deve sottrarsi al giogo della morte. Tu, o viandante alle soglie delle tenebre, vieni. Dunwich" Concorderete con me che ha del surreale).
Tutto questo non importa, dicevo, perché concorre a rendere particolare il film, assieme agli efficacissimi primi piani degli occhi di Catriona McCall, a quelle prolungate attese che alimentano l’ansia ed anticipano il momento shock, alle mani degli zombi che strizzano la nuca delle loro vittime fino a fare uscire i cervelli dal cranio, alla pioggia di vermi (veri, signore Iddio, palesemente veri!!) lanciata senza scrupolo sui poveri attori schifati ed urlanti, allo sguardo allucinato di un satanico prete, preludio di una delle scene più gore della storia del cinema, omaggiata persino in uno degli albi migliori di Dylan Dog, Golconda. E poi, quel meraviglioso, ambiguo finale dove, proprio quando pensavamo ad un happy ending, esplodono delle urla raccapriccianti che mandano tutto in pezzi, persino l’inquadratura. Tutto questo è Paura nella città dei morti viventi. Tutto questo è Fulci. E, come dicono negli USA, come dovremmo dire più spesso noi… Fulci Lives. Fulci vive.

Del regista Lucio Fulci (che compare anche nei panni del Dr. Thompson) ho già parlato qui, mentre di Catriona MacColl, che interpreta Mary, ho già parlato qua. Christopher George, che interpreta Peter, lo trovate invece qui.
Carlo De Mejo interpreta Gerry. Romano, figlio della grande attrice Alida Valli, ha partecipato a film come Quella villa accanto al cimitero e Manhattan Baby. Ha 67 anni.

Antonella Interlenghi interpreta Emily. Romana, ha partecipato a film come Vacanze di Natale, Vacanze in America e Matrimonio con vizietto. Ha 52 anni.

Giovanni Lombardo Radice interpreta l'ambiguo Bob. Romano, ha partecipato a film come Apocalisse domani, Cannibal Ferox, Deliria, La chiesa, La setta, Ricky e Barabba, Gangs of New York e Omen - Il presagio, oltre ad un episodio della serie Don Matteo. Anche sceneggiatore, ha 57 anni e cinque film in uscita, tra cui il seguito del cult anni '80 La casa sperduta nel parco, sempre diretto da Ruggero Deodato e una roba chiamata Mondo Holocausto!, che dal titolo parrebbe un revival dei mondo movies. Ovviamente entrambi i progetti sono appena entrati in pre-produzione, quindi campa cavallo.

Luca Venantini interpreta il piccolo John-John. Nato a New York ma di origini italiane (il padre è Venantino Venantini, anche lui tra i partecipanti al film) lo ricordo per pellicole come Apocalisse domani, Superfantagenio, Fantaghirò 5 (ebbene sì, c'era anche lui un po' più cresciutello!!) e per la serie Classe di ferro. Ha 42 anni.

Michele Soavi interpreta Tommy. Milanese, più conosciuto come regista che come attore, ha partecipato a film come Tenebre, Phenomena, Dèmoni, Opera, Il gatto nero, Deliria, La chiesa, La setta e Dellamorte Dellamore (questi ultimi quattro film li ha diretti lui). Anche sceneggiatore e produttore, ha 55 anni.

Venantino Venantini (vero nome Enrico Venantino Venantini) interpreta Mr. Ross. Originario di Fabriano, ha partecipato a film come Il vizietto, Piedone d'Egitto, Apocalisse domani, Cannibal Ferox, lo splendido Ladyhawke, Superfantagenio e alle serie I ragazzi della 3 C, Classe di ferro, I ragazzi del muretto, Un medico in famiglia, Il maresciallo Rocca e I Cesaroni. Ha 82 anni.

Se il film vi fosse piaciuto suggerisco di recuperare le altre due pellicole che compongono la cosiddetta “trilogia della morte” fulciana, di cui fa parte anche questo Paura nella città dei morti viventi: L’aldilà e Quella villa accanto al cimitero. Anche guardare Zombi 2 e la trilogia de La casa di Raimi non sarebbe una brutta idea.
giovedì 8 febbraio 2007
E tu vivrai nel terrore... L'Aldilà (1981)
E potevo esimermi dal parlare di questo film che, con tutti i suoi difetti, è il capolavoro del mitico Lucio Fulci? Confesso di averlo visto la prima volta in TV divertita dall'allucinante titolo, poi di averlo cancellato ed essermene pentita, al punto da averlo oggi sia in cassetta che DVD giusto per fare ammenda....

Cominciamo, per chi ancora fosse tanto sprovveduto da ignorarla, con la trama....
Il film comincia con un flashback ambientato nella Louisiana del 1929, dove una folla inferocita scioglie a badilate di calce viva il pittore maledetto Schweick, reo di aver scoperto una delle sette porte dell'inferno, situata nell'albergo dove alloggiava il suddetto artista...
Torniamo ora al presente, dove vediamo la bella Lisa divenuta ora proprietaria dello stesso albergo, ora allagato ed inservibile, lasciatole in eredità. Dopo la prima morte sospetta, Lisa viene avvicinata da una strana ragazza cieca, Emily, che le racconta ciò che avvenne anni prima, invitandola a fuggire dalla città prima di risvegliare il male... Inutile dire che dopo il testardo rifiuto di Lisa, all'interno dell'edificio accadranno fenomeni inspiegabili, fantasmatici e morti misteriose, che poi propagheranno la loro influenza anche nella città, lasciando la povera Lisa e il suo amico dottor John spaventati e confusi... se non peggio....
Diciamo che il fascino del film è la sua atmosfera malata ed intricata: al di là delle scene di zombie volute dai distributori tedeschi, la confusione nella quale sprofondano i protagonisti viene resa identica allo spettatore che non ottiene risposte, ma solo ulteriori domande... quella a mio avviso più pregna e pressante è: Ma chi è in realtà la fantasmatica e cieca Emily? Senza rovinare la visione a quelli che, dandomi retta, cercheranno questo film, la voce e il passato della ragazza darebbero ad intendere che sia un fantasma o comunque morta... Peccato che in una scena queste ipotesi vengano contraddette, e nel peggiore dei modi! Consideato che nel flashback iniziale il libro di Eibon le brucia la faccia, non saprei proprio cosa pensare...
Il finale aperto, inoltre, lascia adito a molte ipotesi... L'albergo era collegato a tutta la città? Emily era una defunta scappata dall'Aldilà? E dove, precisamente, finiscono John e Lisa? A domande come queste non c'è risposta, quindi massimo rispetto a Dardano Sacchetti, autore della sceneggiatura che, diversamente da molti horror italiani, tiene vivo l'interesse e lascia con un senso di vaga inquietudine...
Ovviamente, l'opera non è priva di difetti, anzi: come dicono in Preacher, "I texani amano i proiettili magici..". Direi anche gli italiani, visto l'infinita quantità di proiettili che John ha a disposizione contro gli zombies e il fatto che ogni volta debba sparare TRE volte prima di ricordarsi che l'unico modo per ucciderli è colpirne la testa... La scena della sfida finale agli zombie è un tamarrata, rovina un pò tutto il film... Altri buchi nella trama riguardano il libro di Eibon, cosa avesse fatto di tanto maledetto il pittore, la succitata Emily e soprattutto alcune morti che in verità avvengono un pò senza una causa precisa....
Per quanto riguarda gli aspetti tecnici della pellicola, gli FX sono pregevoli per l'epoca (oggi risultano un poco datati), opera del maestro Giannetto De Rossi (storico artista italiano degli effetti speciali, da me apprezzato ultimamente in Alta Tensione ma responsabile anche di film come Quella villa accanto al cimitero, Zombi 2, C'era una volta il west e Non si deve profanare il sonno dei morti), e anche le musiche di Fabio Frizzi (holy moly!!) non sono male, adatte all'atmosfera ossessiva ed inquietante del film...
Resta da dire che non a caso questo film è stato recuperato e distribuito in USA dal mio Quentin, con il titolo The Beyond, a dimostrazione che Tarantino è un mitico pazzoide, che però ripesca dal mercato tutto ciò che è degno di avere aura cult... Ecco qui la locandina USA del film...
E ora parliamo un poco dei protagonisti......
Katherine MacColl, ovvero Catriona MacColl (questo il vero nome) è vecchia conoscenza fulciana ed horror. Nell'Aldila interpreta Lisa, ma questa splendida donna ha interpretato l'icona della mia infanzia, l'unica donna degna di tal nome... Lady Oscar, nell'omonimo, trashissimo film del 1979... Per Fulci ha poi lavorato in titoli come Quella villa accanto al cimitero, Paura nella città dei morti viventi, e ultimamente ha fatto una breve comparsata nel film Un'ottima annata (è bello vedere che le icone horror non smettono mai di lavorare...)
David Warbeck, che interpreta John, è purtroppo mancato nel 1997, e verrà ricordato (ahimé direi) come il padre del Ragazzo dal Kimono d'Oro, nemmeno quello con Ralph Macchio, poveraccio, ma nelle ciofeche seguenti, dal 5 al 7. Inoltre ha partecipato in un horror che mi mette ancora gli incubi di notte, ma non per la paura, per l'ammorbo... Black Cat, da evitar come la peste.
Cinzia Monreale, che nei credits risulta come Sarah Keller, oltre ad essere gloria genovese interpreta la misteriosa Emily. Ora è attiva per lo più in film per la TV, ma ha avuto il coraggio di far da protagonista all'insano Buio Omega di Joe D'Amato e la possiamo trovare anche ne La Sindrome di Stendhal.
Potrei concludere qui ma vorrei aggiugere altre due persone: una in quanto insospettabile interprete, l'altra per curiosità mia personale.....
Michele Mirabella, famoso conduttore di show quali Elisir, qui ha l'onore di partecipare alla scena più raccapricciante del film, e negli anni 80 ha partecipato a parecchi film, quali Bordella, Demoni 2, Fantozzi subisce ancora e Topo Galileo.
Per ultima vorrei citare l'inquietantissima bambina presente nel film, la rossa e bruttina Jill.... Interpretata da Maria Pia Marsala, dopo questo film ha partecipato a College e Bangkok sola andata... Di lei si son perse le tracce, quindi non saprei dire che fine ha fato la mefistofelica ragazzina.... Se qualcune ne sa qualcosa, contattatemi!!

Cominciamo, per chi ancora fosse tanto sprovveduto da ignorarla, con la trama....
Il film comincia con un flashback ambientato nella Louisiana del 1929, dove una folla inferocita scioglie a badilate di calce viva il pittore maledetto Schweick, reo di aver scoperto una delle sette porte dell'inferno, situata nell'albergo dove alloggiava il suddetto artista...
Torniamo ora al presente, dove vediamo la bella Lisa divenuta ora proprietaria dello stesso albergo, ora allagato ed inservibile, lasciatole in eredità. Dopo la prima morte sospetta, Lisa viene avvicinata da una strana ragazza cieca, Emily, che le racconta ciò che avvenne anni prima, invitandola a fuggire dalla città prima di risvegliare il male... Inutile dire che dopo il testardo rifiuto di Lisa, all'interno dell'edificio accadranno fenomeni inspiegabili, fantasmatici e morti misteriose, che poi propagheranno la loro influenza anche nella città, lasciando la povera Lisa e il suo amico dottor John spaventati e confusi... se non peggio....
Diciamo che il fascino del film è la sua atmosfera malata ed intricata: al di là delle scene di zombie volute dai distributori tedeschi, la confusione nella quale sprofondano i protagonisti viene resa identica allo spettatore che non ottiene risposte, ma solo ulteriori domande... quella a mio avviso più pregna e pressante è: Ma chi è in realtà la fantasmatica e cieca Emily? Senza rovinare la visione a quelli che, dandomi retta, cercheranno questo film, la voce e il passato della ragazza darebbero ad intendere che sia un fantasma o comunque morta... Peccato che in una scena queste ipotesi vengano contraddette, e nel peggiore dei modi! Consideato che nel flashback iniziale il libro di Eibon le brucia la faccia, non saprei proprio cosa pensare...
Il finale aperto, inoltre, lascia adito a molte ipotesi... L'albergo era collegato a tutta la città? Emily era una defunta scappata dall'Aldilà? E dove, precisamente, finiscono John e Lisa? A domande come queste non c'è risposta, quindi massimo rispetto a Dardano Sacchetti, autore della sceneggiatura che, diversamente da molti horror italiani, tiene vivo l'interesse e lascia con un senso di vaga inquietudine...
Ovviamente, l'opera non è priva di difetti, anzi: come dicono in Preacher, "I texani amano i proiettili magici..". Direi anche gli italiani, visto l'infinita quantità di proiettili che John ha a disposizione contro gli zombies e il fatto che ogni volta debba sparare TRE volte prima di ricordarsi che l'unico modo per ucciderli è colpirne la testa... La scena della sfida finale agli zombie è un tamarrata, rovina un pò tutto il film... Altri buchi nella trama riguardano il libro di Eibon, cosa avesse fatto di tanto maledetto il pittore, la succitata Emily e soprattutto alcune morti che in verità avvengono un pò senza una causa precisa....
Per quanto riguarda gli aspetti tecnici della pellicola, gli FX sono pregevoli per l'epoca (oggi risultano un poco datati), opera del maestro Giannetto De Rossi (storico artista italiano degli effetti speciali, da me apprezzato ultimamente in Alta Tensione ma responsabile anche di film come Quella villa accanto al cimitero, Zombi 2, C'era una volta il west e Non si deve profanare il sonno dei morti), e anche le musiche di Fabio Frizzi (holy moly!!) non sono male, adatte all'atmosfera ossessiva ed inquietante del film...
Resta da dire che non a caso questo film è stato recuperato e distribuito in USA dal mio Quentin, con il titolo The Beyond, a dimostrazione che Tarantino è un mitico pazzoide, che però ripesca dal mercato tutto ciò che è degno di avere aura cult... Ecco qui la locandina USA del film...
E ora parliamo un poco dei protagonisti......
Katherine MacColl, ovvero Catriona MacColl (questo il vero nome) è vecchia conoscenza fulciana ed horror. Nell'Aldila interpreta Lisa, ma questa splendida donna ha interpretato l'icona della mia infanzia, l'unica donna degna di tal nome... Lady Oscar, nell'omonimo, trashissimo film del 1979... Per Fulci ha poi lavorato in titoli come Quella villa accanto al cimitero, Paura nella città dei morti viventi, e ultimamente ha fatto una breve comparsata nel film Un'ottima annata (è bello vedere che le icone horror non smettono mai di lavorare...)
David Warbeck, che interpreta John, è purtroppo mancato nel 1997, e verrà ricordato (ahimé direi) come il padre del Ragazzo dal Kimono d'Oro, nemmeno quello con Ralph Macchio, poveraccio, ma nelle ciofeche seguenti, dal 5 al 7. Inoltre ha partecipato in un horror che mi mette ancora gli incubi di notte, ma non per la paura, per l'ammorbo... Black Cat, da evitar come la peste.
Cinzia Monreale, che nei credits risulta come Sarah Keller, oltre ad essere gloria genovese interpreta la misteriosa Emily. Ora è attiva per lo più in film per la TV, ma ha avuto il coraggio di far da protagonista all'insano Buio Omega di Joe D'Amato e la possiamo trovare anche ne La Sindrome di Stendhal.
Potrei concludere qui ma vorrei aggiugere altre due persone: una in quanto insospettabile interprete, l'altra per curiosità mia personale.....
Michele Mirabella, famoso conduttore di show quali Elisir, qui ha l'onore di partecipare alla scena più raccapricciante del film, e negli anni 80 ha partecipato a parecchi film, quali Bordella, Demoni 2, Fantozzi subisce ancora e Topo Galileo.
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| Ecco Michele ieri... |
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| E oggi... |
Per ultima vorrei citare l'inquietantissima bambina presente nel film, la rossa e bruttina Jill.... Interpretata da Maria Pia Marsala, dopo questo film ha partecipato a College e Bangkok sola andata... Di lei si son perse le tracce, quindi non saprei dire che fine ha fato la mefistofelica ragazzina.... Se qualcune ne sa qualcosa, contattatemi!!
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