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venerdì 21 febbraio 2014

Monuments Men (2014)

Mercoledì sera sono andata a vedere Monuments Men (The Monuments Men), diretto e sceneggiato da George Clooney a partire dal libro The Monuments Men: Allied Heroes, Nazi Thieves, and the Greatest Treasure Hunt in History di Robert M. Edsel.


Trama: sul finire della seconda guerra mondiale un plotone di critici d’arte, architetti, restauratori ecc. si riunisce col nome di Monuments Men per recuperare le opere rubate dai nazisti ed impedire che, al momento della disfatta, quelle già trafugate vengano distrutte…


Dopo aver letto critiche tra il tiepido e il disgustato, mi sono accinta alla visione di Monuments Men a dir poco prevenuta, nonostante la presenza di due beniamini come Bill Murray e John Goodman. Alla fine non è andata male come temevo ma è indubbio che in Monuments Men qualcosa non abbia girato per il verso giusto e me ne sono accorta persino io che il libro di Edsel non l’ho mai letto (ma ho intenzione di farlo). Sulla carta, la storia vera di questi “eroi dell’arte” non è affascinante, di più: immaginatevi un gruppo di esperti che si sono giustamente incaponiti per salvare quanto di più prezioso abbia prodotto l’ingegno umano nel corso dei secoli, quelle opere che dovrebbero renderci orgogliosi e che, senza troppi giri di parole, assieme alle meraviglie della natura possono farci arrivare persino a credere nei miracoli ed elevarci dalle brutture della vita. Immaginatevi non tanto la piccineria di un ometto che voleva queste opere tutte per sé in un museo personale ma l’orrore derivante dalla scellerata decisione di DISTRUGGERE questi inestimabili tesori, patrimonio dell’umanità intera, nel caso l’ometto in questione avesse perso la guerra. La missione dei Monuments Men, lo capirebbe anche un bambino, è giusta, importante e legittima quanto quella di qualsiasi altro soldato, perché a che servirebbe la pace senza la bellezza e la cultura? Il problema però è che, come ha detto meglio di me Andrea Lupia nel suo articolo , sembra quasi che Clooney si scusi di continuo con lo spettatore medio per aver scelto di raccontare la storia di questi eroi poco convenzionali e che cerchi di giustificare la loro esistenza e ogni loro azione attraverso dialoghi, voci fuori campo, postille, lettere strappalacrime e quant'altro. Questi spiegoni giustificativi non solo rallentano mortalmente la prima parte della pellicola, ma dopo un po' suonano forzati e fastidiosi. Ma non è questo l'unico problema del film.


Come già accadeva nel più surreale L'uomo che fissava le capre, non a caso diretto dal produttore e co-sceneggiatore di Monuments Men, Grant Heslov, la pellicola non sa se essere seria o faceta e stenta a trovare un equilibrio tra la sua natura di storia vera e le esigenze di spettacolo. Alcuni momenti sono sinceramente emozionanti, come la sequenza in cui Bill Murray (il più bravo assieme a John Goodman e un inaspettato Bob Balaban) piange nella doccia o le terribili scene in cui i nazisti bruciano alcune tra le più belle opere d'arte esistenti, altri sono ironici al punto giusto, si veda la cena a lume di candela tra Damon e la Blanchett o l'incontro di Murray e Balaban con il giovane soldato tedesco, ma altre cose sono al limite del WTF. Nella fattispecie non capisco perché mai i francesi debbano sempre venire dipinti come dei poveri cretini sentimentali che vivono in un mondo tutto loro: va bene l'inesperienza del plotone, ma non puoi in mezzo alla guerra soffermarti ad ammirare la natura o imitare Chaplin quando ti stanno spianando dei mitra contro! E ci sarebbero tanti altri momenti in cui la simpatica guasconeria o il fine umorismo si trasformano in attentati contro l'intelligenza dello spettatore. A parte questo, comunque, gli attori sono tutti in gran forma e Clooney ci mette del suo, come regista, a non privare splendidi edifici e ancor più meravigliose opere d'arte (per quanto ricostruite) del loro naturale fascino: diciamo che, per quel che riguarda la scenografia, Monuments Men è talmente ben curato che varrebbe la pena vederlo anche solo per questo. Non sarà il film dell'anno, anzi, è stato sicuramente un po' deludente, ma racconta un importante pezzo di storia poco conosciuta... e se vi farà venire la curiosità, com'è successo a me, di leggere il libro da cui è stato tratto, tanto meglio!


Di George Clooney, regista, sceneggiatore della pellicola e interprete di Frank Stokes, ho già parlato qui. Di Matt Damon (James Granger), Bill Murray (Richard Campbell), Cate Blanchett (Claire Simone), John Goodman (Walter Garfield), Jean Dujardin (Jean Claude Clermont), Bob Balaban (Preston Savitz) e Grant Heslov (il dottore) ho già parlato invece ai rispettivi link.

Hugh Bonneville (vero nome Hugh Richard Bonneville Williams) interpreta Donald Jeffries. Inglese, ha partecipato a film come Frankenstein di Mary Shelley, Il domani non muore mai, Notting Hill, Ladri di cadaveri – Burke & Hare e alle serie Doctor Who e Downtown Abbey. Ha 51 anni e due film in uscita.


Nei panni del vecchio Stokes compare nientemeno che Nick Clooney, padre di George. Al posto di Matt Damon, invece, avrebbe dovuto esserci Daniel Craig, che però ha rinunciato per impegni pregressi. Detto questo, se il film vi fosse piaciuto recuperate Il treno e, ovviamente, Inglorious Basterds! ENJOY!

lunedì 23 novembre 2009

L'uomo che fissa le capre (2009)

Siccome l’ultimo film che sono andata a vedere al cinema è stato il meraviglioso Inglorious Basterds di Tarantino, mi sono impuntata questo weekend e mi ci sono fatta portare. Poche le alternative, ammorbate anche dall’orrido New Moon, e così siamo finiti a vedere L’uomo che fissa le capre (The Men Who Stare at Goats), commedia diretta da Grant Heslov. Che dire, al solito, di questi tempi, il trailer è meglio del film.


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La trama: il giornalista di provincia Bob Wilton, dopo essere stato mollato dalla moglie, decide di partire per l’Iraq e fare un reportage della guerra in corso. Lì incontra Lynn Cassady, un “supersoldato” americano, reduce di un programma atto a sviluppare i poteri psichici per combattere guerre alternative e pacifiche, senza spargimento di sangue. Uno Jedi, insomma. Provato dal lato oscuro della forza, e richiamato per una missione segreta che gli possa consentire di espiare l’omicidio di una… capra.


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L’uomo che fissa le capre è un film atipico. Viene presentato come una commedia demenziale, virata su toni grotteschi. E’ quello che è, in effetti, ma c’è di più. Non si può ascrivere ad un genere, vista la vena nostalgica e un po’ malinconica che lo pervade, e i troppi momenti di serietà realistica. Potrebbe essere paragonato a M.A.S.H. di Altman, ma un film come quello è inarrivabile e comunque mantiene la sua coerenza dall’inizio alla fine. Potrebbe essere paragonato ad un film dei Coen, ma anche lì manca l’impronta dei due fratellini, quel “non so che” in grado di rendere ogni loro pellicola una piccola perla, che sia un capolavoro come Fargo o un divertissement come Burn After Reading. In definitiva, mancano un po’ troppe cose, ed il film lascia il tempo che trova, scivolando come acqua sullo spettatore.


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Secondo me, la debolezza del film sta nel distacco netto tra la storia narrata al presente ed i flashback che la costellano. Il viaggio di Lynn e Bob è una sorta di percorso iniziatico per quest’ultimo, e se l’inizio, con trovate come Clooney che cerca di disintegrare le nuvole con lo sguardo, e l’insegnamento delle tecniche “jedi” al povero giornalista, è godibile e cattura l’interesse, alla lunga stanca, e si trascina in un finale decisamente abusato, con generose dosi di LSD a fare da paciere tra depressioni e uomini sconfitti ed abbruttiti dai fallimenti passati. I flashback invece sono molto divertenti, ed è esilarante vedere come si è costituito e com’è morto il gruppo delle forze speciali psichiche USA: la scena che da il titolo al film, quella in cui Clooney uccide una capra fissandola, è geniale, ma anche le lezioni di ballo o l’esperimento fallito del bieco personaggio interpretato da Kevin Spacey sono carine. Però, è questo il problema. Il film è semplicemente “carino”, piacevole, nulla più. Tra l’altro anche la satira è poco graffiante, l’unico episodio degno di nota è quello della sparatoria che viene iniziata da guerrafondai americani solo per una marmitta che scoppia; “Abbiamo risposto ai colpi di pistola sparati da sconosciuti”, titoleranno i giornali. Non molto distante dalla realtà.


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Al di là di una meravigliosa colonna sonora, veramente poco è degno di essere ricordato. Anche gli interpreti sono davvero sottotono. Clooney è abbruttito al massimo (tié, becchete questa, Canalis!) e sembra abbia fatto il film giusto per amicizia, senza divertirsi; Ewan McGregor sembra spaesato, anche se ci mette tutta la sua buona volontà e, per questo, spicca tra gli altri interpreti; due vecchi leoni come Jeff Bridges e Kevin Spacey sono decisamente sprecati, anche se i loro personaggi, un Obi Wan e un Darth Vader dell’esercito, sono sicuramente i migliori del film. Che dire, in definitiva non mi sento di non consigliarlo, perché è comunque meglio di altra fuffa che sta invadendo i nostri cinema (ogni riferimento a New Moon è puramente casuale…), e anche perché secondo me porterebbe a molte interessanti disquisizioni tra amici. Però non aspettatevi troppo.


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Di George Clooney ho già parlato qui; Ewan McGregor lo trovate qui, a fare il Camerlèngo.
 
Grant Heslov è il regista del film. L’artista americano è diventato famoso come sceneggiatore del film Good Night and Good Luck, nominato all’Oscar nel 2005 proprio per la sceneggiatura. Ha 46 anni.


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Kevin Spacey interpreta il seguace del lato oscuro della forza, Larry Hooper. Uno dei miei attori preferiti senza alcun dubbio, anche se negli ultimi tempi pare essere un po’ scomparso dalle scene, sepolto in indegni filmetti come  Superman Returns, l’attore americano ha vinto ben due Oscar: uno come migliore attore non protagonista per lo splendido I soliti sospetti, e uno come protagonista per l’altrettanto meraviglioso American Beauty. Tra le altre pellicole ricordo Affari di cuore, Una donna in carriera, Non guardarmi: non ti sento, Americani, Virus letale, Se7en, gli splendidi L.A. Confidential e Mezzanotte nel giardino del bene e del male, Il negoziatore, Bugie, baci, bambole e bastardi, The Big Kahuna, il tristissimo Un sogno per il domani, The Shipping News, Austin Powers in Goldmember (come Dottor Male!!!). Come doppiatore, ha lavorato in A Bug’s Life – Megaminimondo. Ha 50 anni e due film in uscita.


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Jeff Bridges interpreta il guru Bill Django. Altro ottimo attore, nominato più volte per il premio Oscar, lo ricordo per film come  King Kong (il remake del 1976, ovviamente), I cancelli del cielo, Starman, La leggenda del re pescatore, The Vanishing – Scomparsa, Il grande Lebowski, Arlington Road – L’inganno, l’orrido Seabiscuit ed infine Iron Man. Ha 60 anni e due film in uscita.


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Una curiosità per i Lost addicted: la moglie di Ewan McGregor è interpretata dalla rossa e sfortunata Charlotte dell’ultima stagione di Lost. Ecco dove l’avevo già vista e stravista. E ora vi lascio con il trailer originale… ENJOY!!
 




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