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venerdì 24 settembre 2021

L'uomo nel buio - Man in the Dark (2021)

Ci ho messo qualche mese a recuperare L'uomo nel buio - Man in the Dark (Don't Breathe 2), diretto dal regista Rodo Sayagues, e onestamente un film simile poteva aspettare ancora un po'...


Trama: la vita di un uomo cieco e della figlia prosegue senza intoppi finché un gruppo di malviventi non penetra nella loro casa...


Avevamo lasciato l'uomo cieco interpretato da Stephen Lang su una barella, pronto per essere portato in ospedale dopo un'epica lotta contro i tre ragazzi che avevano tentato di derubarlo senza sapere di stare infilandosi nella tana di un mostro. Lo ritroviamo, anni dopo, più arzillo di prima e alle prese con una figlia di undici anni che tiene praticamente segregata in casa, tra homeschooling e lezioni di sopravvivenza nei boschi, consentendole solo di tanto in tanto un giretto in una Detroit popolata da reduci di guerra, drogati, trafficanti di organi e delinquenti della peggior specie. Tutto scorre "sereno" finché, come già nel primo film, qualcuno non decide di penetrare all'interno della casa del reduce cieco per portargli via qualcosa di molto importante, scatenandone la furia. Nel primo Man in the Dark il meccanismo straniante e il conseguente shock che ne derivava nasceva dal fatto che gli invasori erano sì dei ladri, ma per due terzi erano anche dei ragazzini disperati costretti a dover affrontare un mostro rapitore, assassino e stupratore, cosa che ovviamente ribaltava il punto di vista della "vittima" cieca e anziana costringendo lo spettatore (giustamente) ad empatizzare con i suoi rapinatori. Man in the Dark 2, purtroppo, non potendo più contare sull'effetto "sorpresa" e dovendo capitalizzare sull'innegabile carisma di un villain come l'uomo cieco, getta in pasto allo spettatore una scorrettissima storia di redenzione dove il rapitore, assassino e stupratore di cui sopra viene messo contro a gente ancora peggio di lui, pronta a sputare sulla maggior parte dei valori umani e a prendersela con i cosiddetti "intoccabili", ed elevato per questo a difensore di pargoli e San Francesco della situazione.


Una cosa simile può funzionare per chi non ha mai visto Man in the Dark, perché la rivelazione sulla natura abietta del protagonista viene liquidata con poche, lacrimevoli parole sul finale e, in tempi di cinema mordi e fuggi con un occhio allo schermo e uno al telefonino, il rischio di non capire la portata delle dichiarazioni dell'uomo cieco c'è; d'altra parte, anche chi ha visto Man in the Dark si ritrova a non temere mai per la ragazzina tutelata dal protagonista, il che rende il film un percorso di redenzione che comincia già in maniera sbagliata e si conclude nel più banale dei modi, con una punizione (subito smentita dalla scena post-credit) accompagnata dal perdono di chi ha rischiato di vedersi rovinare la vita per le fisime non già di un antieroe, ma di un vero e proprio psicopatico. Poi, se vogliamo apprezzare come sempre il phisique du rol di Stephen Lang e i modi estrosi con cui il suo personaggio riesce a superare l'handicap fisico che lo caratterizza oppure le morti violente di gente che non meriterebbe altro nella vita, ci piace vincere facile e chi sono io per giudicare chi guarda i film col cervello spento visto che spesso lo faccio a mia volta. Per quanto mi riguarda, in questo periodo non sono particolarmente dell'umore per tollerare qualcosa di simile: o mi realizzi un film stupido al 100%, fatto di puro divertimento gore tra l'assurdo e il surreale ma comunque coerente, o dell'idea di stravolgere completamente la percezione di un pazzo omicida facendo leva su uno scorrettissimo senso di pietà che i due sceneggiatori si sforzano di inculcare allo spettatore ne faccio anche a meno, grazie. 


Di Stephen Lang, che interpreta l'uomo cieco, ho già parlato QUI.

Rodo Sayagues è il regista e co-sceneggiatore della pellicola, al suo primo lungometraggio. Uruguayano, è anche produttore e attore. 


Fiona O'Shaughnessy
, che interpreta la madre, era la Nina di Nina Forever. Se L'uomo nel buio - Man in the Dark vi fosse piaciuto recuperate Man in the Dark, disponibile su Netflix. ENJOY! 


mercoledì 14 settembre 2016

Man in the Dark (2016)

Nonostante minacce mucciniane e anteprime mancate sono riuscita anche io a vedere Man in the Dark (Don't Breathe), diretto e co-sceneggiato dal regista Fede Alvarez.


Trama: tre ragazzi entrano in casa di un reduce di guerra cieco, convinti di poter fare il colpo che li metterà per sempre a posto con le finanze. Non hanno però fatto i conti con la sete di sangue dell'uomo, né con i segreti nascosti nella sua casa...


Se fatti bene, gli home invasion sono in grado di fare molta più paura rispetto ad un horror a tema sovrannaturale, anche se quando il punto di vista dell'invasione è invertito, come in questo caso. Di solito lo spettatore è abituato a temere per i poveri abitanti della casa "attaccata", riconoscendosi nei borghesucci tenuti in scacco da branchi di malviventi spesso senza volto, stavolta invece Alvarez e il co-sceneggiatore Rodo Sayagues (fido compare già nel remake de La casa) costringono il pubblico ad immedesimarsi con tre ragazzini convinti di poter gabbare un invalido e portare a termine il colpo del secolo, solo per poi scoprire che il colpo (o peggio) lo prenderanno in testa. Il gioco non è nuovo, ci mancherebbe. Ogni horrorofilo che si rispetti DEVE ricordare l'esistenza del bellissimo La casa nera di Wes Craven e partire da lì per apprezzare al meglio Man in the Dark; il film di Alvarez radica i protagonisti negli stessi fatiscenti sobborghi dai quali Grullo e i suoi compari speravano di fuggire, li dota della stessa comprensibile sete di denaro e mette assieme un trio di caratteri che va dal più biasimevole (in questo caso Money, con le sue pose da gallo sulla munnezza) ai più degni di pietà (Alex e Rocky, palesemente nati nel quartiere sbagliato al momento meno opportuno, l'ultima in particolare costretta a proteggere la sorellina da una madre ubriacona e fancazzista), così da poter gestire al meglio il cambio di prospettiva. "L'uomo cieco" non nasconde i figli deformi nelle intercapedini della casa, ci mancherebbe, eppure è a modo suo crudele e demoniaco quanto i deadites celati nelle cantine de La casa di Raimi, ha gli stessi occhi bianchi ed è altrettanto implacabile se messo alle strette da un trio di ladri non invitati. La vittima, dunque, fa molta più paura dei presunti aguzzini e la sceneggiatura tesissima riesce a trasformare il suo handicap fisico in una pericolosissima arma che si combina alla perfezione con l'ambiente chiuso di una casa labirintica, un mondo isolato all'interno di un quartiere già di suo ai margini della società, dove la sicurezza degli abitanti viene a malapena gestita da sistemi d'allarme anche troppo facili da aggirare.


La trama di Man in the Dark regge quindi senza scossoni e zeppa di colpi di scena fino alla fine (tranne per un particolare legato alla follia del cieco che non vi sto a spoilerare ma di cui sinceramente avrei fatto a meno, ché certe scene gratuite mi urtano, non posso farci nulla) e lo stesso Fede Alvarez si dimostra regista dotato di una certa perizia tecnica. Il nostro aveva già mostrato di saperci fare ai tempi del remake de La casa, prodotto dignitoso inficiato giusto dalla stupidità congenita dei protagonisti, qui tira giustamente il freno allo splatter ma abbonda con inquadrature ad alto tasso di tensione, cercando prospettive distorte capaci di trasformare un' "innocua" casa in un universo altro e gestendo al meglio anche le sequenze ambientate al buio senza trasformare l'intera faccenda in un enorme WTF. Se posso dire la mia si poteva fare di meglio con un montaggio che in un paio di sequenze mi è parso fatto letteralmente con l'accetta, tanto da portarmi a credere di avere perso dei pezzi di film, ma magari è solo perché ero reduce da una nottata di tosse infernale con conseguente mancanza di sonno. Voto dieci anche agli attori, oltre che al "simpatico" cagnusso emulo di Cujo, protagonista di alcune scene gradevolmente anni '80 che hanno rischiato di uccidermi per la tachicardia: Jane Levy, già apprezzatissima in La casa, è la perfetta final girl moderna, sicura di sé e anche un po' stronzetta, mentre Stephen Lang nei panni del cieco fa davvero paura, il suo fisico e le sue fattezze hanno qualcosa di "sbagliato" che lo renderebbero inquietante anche in assenza di occhi bianchi. Dopo un'estate a base di squali, Man in the Dark è stato quindi il modo migliore per cominciare la stagione thriller/horror invernale, un ottimo e gustoso antipasto in attesa di Blair Witch, Ouija: Le origini del male, 31 e mille altre pellicole che stanno facendo capolino all'orizzonte. Cercate di non rimanere indietro, che non si sa mai chi può sentirvi ansimare nel buio...


Del regista e co-sceneggiatore Fede Alvarez ho già parlato QUI. Stephen Lang (il cieco) e Dylan Minnette (Alex) li trovate invece ai rispettivi link.

Jane Levy interpreta Rocky. Americana, ha partecipato a film come La casa. Ha 26 anni e due film in uscita, inoltre dovrebbe essere anche nel cast di Twin Peaks.


Daniel Zovatto interpreta Money. Americano, ha partecipato a film come It Follows e a serie come Agents of S.H.I.E.L.D. e Fear the Walking Dead. Ha 25 anni.


Paradossalmente i titolisti italiani stavolta l'hanno quasi azzeccata visto che il titolo originale di Don't Breathe avrebbe dovuto essere per l'appunto A Man in the Dark. Detto questo, se il film vi fosse piaciuto recuperate Gli occhi della notte e Hush. ENJOY!

giovedì 8 settembre 2016

(Gio) WE, Bolla! del 8/9/2016

Buon giovedì a tutti! La kermesse Veneziana è quasi finita e al cinema comincia ad arrivare qualche scampolo di festival, oltre a un paio di altri film più alla portata di noi comuni mortali. Ovvio, i pezzi grossi devono ancora arrivare... ENJOY!

Independence Day: Rigenerazione
Reazione a caldo: Mah.
Bolla, rifletti!: Ora attirerò su di me le invettive dei più ma non è che a me il primo Independence Day fosse piaciuto più di tanto. Da quanto ho letto, Rigenerazione è invece proprio inguardabile, quindi lo salterò a piè pari.

Man in the Dark
Reazione a caldo: Oh, beh.
Bolla, rifletti!: Sorvolando sul solito titolo italiano anglofilo messo a sproposito (il titolo originale è Don't Breathe), questo thriller diretto da Fede Alvarez pare proprio carino, non vedo l'ora di guardarlo!

Tommaso
Reazione a caldo: Meh.
Bolla, rifletti!: Italiani nevrotici al cinema, un genere che non sopporto. Mi spiace, perché Kim Rossi Stuart è comunque sempre un bell'ometto, ma se un film non mi ispira già dal trailer è difficile che vada a vederlo...

Torna anche il cinema d'élite, con uno dei due film che ha vinto il premio per la miglior regia al Festival di Cannes.

Un padre, una figlia
Reazione a caldo: Potrebbe essere interessante...
Bolla, rifletti!: Storia di una figlia che, a causa di un'aggressione subita, rischia di non portare a termine i suoi impegni scolastici, e di un padre che farebbe carte false per garantirle un roseo futuro, arrivando persino ad ignorare i sani principi con i quali l'ha cresciuta. Questo mi sa di film alla Dardenne, magari più lieve, comunque valido per esplorare non solo i personaggi ma anche la società in cui vivono, quindi lo segno.


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