Visualizzazione post con etichetta l'uomo nel buio - man in the dark. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta l'uomo nel buio - man in the dark. Mostra tutti i post

martedì 28 dicembre 2021

Bolla's Top 5: Worst of 2021

E' arrivato il momento delle consuete classifiche di fine anno, signori! Il 2021 è stato un altro anno terrificante, sia dal punto di vista globale di una pandemia che non accenna a dare segni di voler sparire, sia dal punto di vista personale, tra stress, problemi di salute, sfighe assortite. Sono stata indecisa fino all'ultimo se sfogare la mia disgustata cattiveria sparando sulla croce rossa, ovvero su quei film veramente orribili di cui potevo intuire la natura anche prima della visione, oppure se fare una classifica di film non così inverecondi ma comunque indegni per via del battage pubblicitario sproporzionato ed ingannevole o per via di autori e attori coinvolti e... sì, nulla, alla fine hanno vinto i poteri forti, nel senso che non è onorevole fare a pezzi i prodotti che già si potevano intuire essere scadenti. Dunque vi consiglio di evitare come la peste gli ideali vincitori  Nero come la notte (parte della terrificante seconda ondata di Blumhouse originals di Amazon Prime Video), Midnight in a perfect world (vincitore del ToHorror Film Festival, ma pensa te...) e Non dormire nel bosco stanotte 2 (abominio made in Netflix), dopodiché... vediamo chi sono i primi 5 in classifica quest'anno! ENJOY!


5. L'uomo nel buio - Man in the Dark

Perso nei meandri distributivi estivi, è ricicciato fuori intorno a Novembre e, se date retta a me, poteva rimanere dove si trovava. A tapparsi il naso non sarebbe neppure un brutto film, non gli manca nulla come thriller-horror e Stephen Lang è sempre un bel vedere, tuttavia la trama è talmente scorretta nei confronti del pubblico e del film precedente, che ho finito la visione con un senso di vergogna palpabile. Se volete capire meglio i motivi del mio odio, li trovate QUI.


4. Old

Il 2021 è stato l'anno infelice in cui Shyamalan, dopo un breve periodo di rinsavimento, è tornato ad essere Shyabadà. Nulla da dire a livello di regia e fotografia, alcune scene sono parecchio coinvolgenti, ma siccome ho riso quasi dall'inizio alla fine, da tanto la sceneggiatura è stupida e inutilmente pretenziosa, direi che l'operazione Old è miseramente fallita. 


3. Army of the Dead

Non è un film questo: è un meme, interamente imperniato sulle lacrime al ralenti di Bautista. Non che mi aspettassi un capolavoro da Snyder, ma Army of the Dead è una cacirrata indegna persino di lui, scritta col c*lo, diretta spesso coi piedi, zeppa di momenti à la Sharknado. E ci hanno fatto sopra anche una serie spin-off!


2. Il principe cerca figlio

Trent'anni abbiamo aspettato (?) per sapere come se la fosse passata Akeem dopo aver preso moglie in America ed essere tornato al suo paese natale. Trent'anni, per venire a sapere che tutte le idee di modernità americana sono state gettate alle ortiche in favore di una vita comoda, misogina, razzista, da barbogio. Trent'anni, per avere un sequel imbarazzante, fatto di umorismo da cinepanettone e residuati bellici degli anni '80. Eew.


1. Spiral - L'eredità di Saw

A questo punto, penserete che non mi piacciano i comici di colore. In effetti, ho sempre disprezzato Chris Rock e vederlo "recitare" come Braccio di Ferro nel reboot della saga di Saw ha fatto su di me lo stesso effetto delle unghie sulla lavagna. Imbarazzante dall'inizio alla fine, nato vecchio e prevedibilissimo, Spiral vince il premio di film più brutto del 2021!



venerdì 24 settembre 2021

L'uomo nel buio - Man in the Dark (2021)

Ci ho messo qualche mese a recuperare L'uomo nel buio - Man in the Dark (Don't Breathe 2), diretto dal regista Rodo Sayagues, e onestamente un film simile poteva aspettare ancora un po'...


Trama: la vita di un uomo cieco e della figlia prosegue senza intoppi finché un gruppo di malviventi non penetra nella loro casa...


Avevamo lasciato l'uomo cieco interpretato da Stephen Lang su una barella, pronto per essere portato in ospedale dopo un'epica lotta contro i tre ragazzi che avevano tentato di derubarlo senza sapere di stare infilandosi nella tana di un mostro. Lo ritroviamo, anni dopo, più arzillo di prima e alle prese con una figlia di undici anni che tiene praticamente segregata in casa, tra homeschooling e lezioni di sopravvivenza nei boschi, consentendole solo di tanto in tanto un giretto in una Detroit popolata da reduci di guerra, drogati, trafficanti di organi e delinquenti della peggior specie. Tutto scorre "sereno" finché, come già nel primo film, qualcuno non decide di penetrare all'interno della casa del reduce cieco per portargli via qualcosa di molto importante, scatenandone la furia. Nel primo Man in the Dark il meccanismo straniante e il conseguente shock che ne derivava nasceva dal fatto che gli invasori erano sì dei ladri, ma per due terzi erano anche dei ragazzini disperati costretti a dover affrontare un mostro rapitore, assassino e stupratore, cosa che ovviamente ribaltava il punto di vista della "vittima" cieca e anziana costringendo lo spettatore (giustamente) ad empatizzare con i suoi rapinatori. Man in the Dark 2, purtroppo, non potendo più contare sull'effetto "sorpresa" e dovendo capitalizzare sull'innegabile carisma di un villain come l'uomo cieco, getta in pasto allo spettatore una scorrettissima storia di redenzione dove il rapitore, assassino e stupratore di cui sopra viene messo contro a gente ancora peggio di lui, pronta a sputare sulla maggior parte dei valori umani e a prendersela con i cosiddetti "intoccabili", ed elevato per questo a difensore di pargoli e San Francesco della situazione.


Una cosa simile può funzionare per chi non ha mai visto Man in the Dark, perché la rivelazione sulla natura abietta del protagonista viene liquidata con poche, lacrimevoli parole sul finale e, in tempi di cinema mordi e fuggi con un occhio allo schermo e uno al telefonino, il rischio di non capire la portata delle dichiarazioni dell'uomo cieco c'è; d'altra parte, anche chi ha visto Man in the Dark si ritrova a non temere mai per la ragazzina tutelata dal protagonista, il che rende il film un percorso di redenzione che comincia già in maniera sbagliata e si conclude nel più banale dei modi, con una punizione (subito smentita dalla scena post-credit) accompagnata dal perdono di chi ha rischiato di vedersi rovinare la vita per le fisime non già di un antieroe, ma di un vero e proprio psicopatico. Poi, se vogliamo apprezzare come sempre il phisique du rol di Stephen Lang e i modi estrosi con cui il suo personaggio riesce a superare l'handicap fisico che lo caratterizza oppure le morti violente di gente che non meriterebbe altro nella vita, ci piace vincere facile e chi sono io per giudicare chi guarda i film col cervello spento visto che spesso lo faccio a mia volta. Per quanto mi riguarda, in questo periodo non sono particolarmente dell'umore per tollerare qualcosa di simile: o mi realizzi un film stupido al 100%, fatto di puro divertimento gore tra l'assurdo e il surreale ma comunque coerente, o dell'idea di stravolgere completamente la percezione di un pazzo omicida facendo leva su uno scorrettissimo senso di pietà che i due sceneggiatori si sforzano di inculcare allo spettatore ne faccio anche a meno, grazie. 


Di Stephen Lang, che interpreta l'uomo cieco, ho già parlato QUI.

Rodo Sayagues è il regista e co-sceneggiatore della pellicola, al suo primo lungometraggio. Uruguayano, è anche produttore e attore. 


Fiona O'Shaughnessy
, che interpreta la madre, era la Nina di Nina Forever. Se L'uomo nel buio - Man in the Dark vi fosse piaciuto recuperate Man in the Dark, disponibile su Netflix. ENJOY! 


Se vuoi condividere l'articolo