Il mio strano metodo di ricerca film mi ha portata ad imbattermi nel peculiare Alla 39ª eclisse (The Awakening), diretto nel 1980 dal regista Mike Newell e tratto dal racconto di Bram Stoker Il gioiello delle sette stelle.
Trama: un eminente egittologo riesce a scoprire la tomba di un'antica regina egizia, la cosiddetta "senza nome". Nello stesso momento, la moglie da alla luce la piccola Margaret che, crescendo, comincia a sentire il richiamo della terra dei Faraoni...
Come molte altre persone conoscevo Bram Stoker quasi esclusivamente per Dracula e non avevo idea che lo scrittore irlandese avesse sondato i misteri dell'Egitto né che il suo racconto avesse ispirato una sorta di Il presagio in salsa faraonica. Ero inoltre beatamente ignara del fatto che esistesse questo horror anni '80 con Charlton Heston come protagonista e mi sono dunque accinta alla visione con una buona dose di curiosità e la promessa di recuperare, se la pellicola avesse meritato, il racconto Stokeriano. Ad essere sincera, Alla 39ª eclisse non mi ha entusiasmata particolarmente ma ha dalla sua un paio di caratteristiche positive che senza dubbio lo distaccano dalla massa, se non altro per il modo graduale in cui viene costruita l'ossessione del protagonista, per l'ambientazione particolare e per il finale incredibilmente pessimista. Lungi dal ricorrere ad un orrore grafico, Newell (al suo film d'esordio) preferisce infatti indugiare sul non visto e sul suggerito, lasciando allo spettatore sia il compito di interpretare diversi passaggi della pellicola e lasciandolo ad interrogarsi sulla veridicità o meno del mito della fantomatica regina Kara, la "senzanome", sia quello di comprendere ciò che spinge il protagonista all'azione: all'inizio, il dottor Corbeck si comporta come farebbe qualsiasi archeologo spinto da insana passione (oddio, vero è che quest'uomo meriterebbe di essere preso a schiaffi visto che abbandona persino la moglie malata ed incinta per inseguire la fama ed il successo) ma mano a mano che il film procede i suoi atteggiamenti diventano sempre più ingiustificabili e al limite dell'esasperazione, come se l'uomo fosse spinto da una potentissima volontà "aliena". La regina Kara esiste davvero o la sua presenza è solo frutto di suggestione combinata ad un'incredibile quanto spiegabilissima sfiga? Sul finale Alla 39ª eclisse prende una posizione ben definita ma per tutta la durata della pellicola la sfida, forse banale, tra scienza razionale ed esoterismo non è così scontata.
Ho nominato all'inizio l'ambientazione di Alla 39ª eclisse; le location, soprattutto quelle esterne, sono molto belle in quanto ubicate proprio nel deserto egiziano, a Luxor e tra le strade del Cairo, e non basta la fotografia leggermente "patinata" e sfumata (quindi, almeno per me, abbastanza fastidiosa) per privarle del loro innegabile fascino. Newell sfrutta le bellezze naturali egiziane soprattutto all'inizio, quando il film richiama le prime sequenze de L'esorcista con l'orrore che si svolge interamente alla luce del sole; con un abile gioco di regia e montaggio, la scoperta della tomba di Kara coincide con la malattia della moglie di Corbeck e ad ogni picconata degli archeologi segue uno straziante urlo della donna, preda di doglie inquietanti e premature. Questa prima parte così luminosa e concitata fa da degno contraltare all'ultima, più cupa e ambientata di notte, ed entrambe si fanno perdonare una parte centrale abbastanza banalotta e soporifera, ravvivata qui e là da qualche morte più o meno sospetta. A questo proposito, il grande e camurrioso problema di Alla 39ª eclisse, purtroppo, sono gli attori. Charlton Heston sarà anche un grande vecchio ma con l'horror ci azzecca davvero poco (tra l'altro aveva già rifiutato il ruolo di protagonista ne Il presagio), all'età di 60 anni ne dimostrava già 80 e fischia e l'idea di un tizio simile che fa l'archeologo e in più ha una figlia adolescente mi ha fatta ridere più di una volta; non sono migliori le sciape biondine che gli hanno affiancato, una nei panni della prima moglie (mostruosa, poveraccia) e l'altra in quelli della seconda mentre la figlia, interpretata da Stephanie Zimbalist, acquista spessore mano a mano che la pellicola procede e sul finale, anche grazie ad un bel make-up, riesce indubbiamente a fissarsi nella memoria dello spettatore. Riassumendo, Alla 39ª eclisse è un simpatico divertissement e un gradevole recupero di modernariato ma se non siete appassionati del genere potete tranquillamente ed elegantemente glissare.
Di Charlton Heston, che interpreta Matthew Corbeck, ho già parlato QUI.
Mike Newell (vero nome Michael Cormac Newell) è il regista della pellicola. Inglese, ha diretto film come Quattro matrimoni e un funerale, Donnie Brasco, Mona Lisa Smile, Harry Potter e il calice di fuoco, Grandi speranze ed episodi di serie come Le avventure del giovane Indiana Jones. Anche produttore e attore, ha 73 anni e un film in uscita.
Susannah York (vero nome Susannah Yolande Fletcher) interpreta Jane Turner. Inglese, ha partecipato a film come Tom Jones, Superman, Superman II, Barbagialla, il terrore dei sette mari e mezzo, al nostrano Piccolo grande amore e a serie come Love Boat. Anche sceneggiatrice, è morta nel 2011 all'età di 72 anni.
Miriam Margolyes interpreta la Dottoressa Kadira. Inglese, la ricordo per film come La piccola bottega degli orrori, L'età dell'innocenza, Romeo + Giulietta, Magnolia, Harry Potter e la camera dei segreti, Harry Potter e i doni della morte - Parte 2 e inoltre ha partecipato a serie come Dharma e Greg; come doppiatrice ha lavorato nei film Babe - Maialino coraggioso, Balto, Mulan, Babe va in città e per le serie Rugrats e American Dad!. Ha 74 anni e un film in uscita.
Dal racconto Il gioiello delle sette stelle (di cui esistono due finali, quello pessimista della prima versione e quello più positivo della seconda stesura) sono stati tratti svariati altri film, sia prima che dopo Alla 39ª eclisse, il più famoso dei quali è sicuramente Exorcismus - Cleo, la dea dell'amore, prodotto dalla Hammer nel 1971; io non l'ho mai visto ma se Alla 39ª eclisse vi fosse piaciuto recuperatelo, magari assieme a Il presagio e a Manhattan Baby di Lucio Fulci! ENJOY!
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mercoledì 10 giugno 2015
domenica 26 maggio 2013
Helena Bonham Carter Day - Grandi speranze (2012)
Finalmente una donna!! Dopo tutte le celebrazioni dedicate ad attori uomini, oggi cade invece l'Helena Bonham Carter Day, dedicato all'attrice inglese che, proprio in questo giorno, compie 47 anni. L'inglesotta moglie di Tim Burton è una delle mie attrici preferite, nonostante la sua carriera si sia troppe volte fossilizzata in alcune "fasi" composte da personaggi tutti più o meno identici, ovvero eleganti damigelle in costume nel periodo giovanile, inquietanti pazze dallo sguardo pallato e i capelli spettinati durante il post-Burton, con qualche sporadica variazione qua e là. Visto quello che ho scritto, temo avrete già capito che il film da me scelto per celebrare Helena, Grandi speranze (Great Expectations), diretto nel 2012 dal regista Mike Newell, non mi ha entusiasmata più di tanto...
Trama: il giovane apprendista fabbro Pip viene aiutato da un misterioso benefattore e condotto a Londra per diventare un gentiluomo. Il carattere umile del ragazzo cambierà parecchio, ma quello che non verrà mai meno sarà il tormentato amore per Estella, figlia senza cuore dell'inquietante Miss Havisham...
Diamo a Cesare quel che è di Cesare. Helena Bonham Carter non ha un ruolo preponderante, in questo film tratto da uno dei più famosi romanzi di Charles Dickens, nonostante il personaggio di Miss Havisham sia molto importante. Parliamo di una donna misteriosa e manipolatrice, ridotta alla follia e ad avere sfiducia nei confronti del prossimo da un tristissimo passato, nonché il mezzo attraverso cui il protagonista Pip arriva a conoscere l'amore della sua vita, Estella. Subdolamente, la donna riesce a legare a lei e alla figlia questo povero apprendista, illudendolo ed ingannandolo in maniera sempre molto sottile, usando la reticenza più che la menzogna, nonostante alla fine il gioco le sfugga un po' di mano e anche lei riconosca con stupore la propria inutile perfidia. Insomma, non ho mai letto Grandi Speranze ma mi è parso di capire che Miss Havisham sia un personaggio fondamentale e potenzialmente ben costruito... tuttavia la Bonham Carter si limita, come ho anticipato nel paragrafo iniziale, a vagare per il set con lo sguardo allucinato e perennemente stupefatto della pazza furiosa, avvolta negli abiti de La sposa cadavere e (s)pettinata come la Thénardier. Insomma, un incrocio tra Bellatrix Lestrange, Mrs. Lovett e la povera Elizabeth di Frankenstein di Mary Shelley (il destino finale, d'altronde, è lo stesso. Ma la Bonham Carter non è stufa di far sempre la parte della porchetta alle sagre??), un ripetersi di caratteristiche già viste che ormai fa un po' lo stesso effetto del Johnny Depp post-Jack Sparrow. Però diciamo che anche il resto del film non è poi questo gran modello di innovazione.
Io adoro Dickens, amo perdermi nei suoi intrighi fatti di persone senza cuore, poveri ingenuotti sballottati dalla furbizia altrui e incredibili mescolanze di segreti, parentele, adozioni, etc. etc. Eppure, questo Grandi speranze cinematografico non appassiona neppure per un istante, tutto sembra capitare secondo uno schema ben preciso che non lascia mai il minimo dubbio allo spettatore, a cui ogni evento viene scodellato bello pronto, ripulito e spiegato. L'unica cosa incomprensibile, a dir la verità, è l'incredibile stupidità di Estella (la storia che la madre l'ha cresciuta in quel modo regge fino ad un certo punto...) e la conseguente decisione di Pip di essere un Servo della Gleba dall'occhio spento e il viso di cemento per tutta la durata della pellicola, per il resto l'identità del benefattore del protagonista si può intuire praticamente fin dalla prima sequenza. La sceneggiatura lascia quindi parecchio indifferenti e lo stesso vale purtroppo per la regia del veterano Mike Newell, priva di guizzi interessanti o di sequenze degne di essere ricordate (di solito impazzisco per i costumi, qui non sono degni di nota nemmeno quelli...). Gli attori, quasi tutti reduci dalla saga Harry Potter, portano a casa un'interpretazione assolutamente nella norma. Anzi, a dire il vero Ralph Fiennes parrebbe persino un po' svogliato, mentre i giovani Jeremy Irvine e Holliday Grainger sono privi di carisma, un paio di visetti carini facilmente dimenticabili. Insomma, Grandi speranze, piccolo film. Peccato, speravo di celebrare Helena Bonham Carter con qualcosa di meglio, quindi andatevi a rileggere gli altri post a lei dedicati presenti sul Bollalmanacco:
Sweeney Todd (2007), con la sua terrificante, deliziosa e malvagissima Mrs. Lovett.
Harry Potter e il Principe mezzosangue (2009), Harry Potter e i doni della morte - Parte I (2010), Harry Potter e i doni della morte - Parte II (2011), dove incarna alla perfezione uno dei personaggi più belli della saga dedicata al maghetto occhialuto.
Alice in Wonderland (2010), la sua Regina Rossa è il personaggio più bello di un film assolutamente DImenticabile.
Il discorso del re (2011), rimaniamo sempre in ambito regale ma più realistico. Per una volta la vediamo come paffutella, dolce e comprensiva moglie del sovrano balbuziente.
Dark Shadows (2012), dove compare in una piccola ed inusuale parte che la vede coinvolta nelle sequenze più esilaranti della pellicola.
Les Misérables (2012), dove interpreta una Madame Thénardier praticamente perfetta (tranne per l'accento), impagabile nei duetti con Sacha Baron Cohen.
E se ancora non vi basta, ecco dove potete trovare altri validissimi omaggi alla festeggiata del giorno. ENJOY!!
In Central Perk - La Dea dell'Amore
La Fabbrica dei Sogni - La Fabbrica di Cioccolato
Montecristo - Novocaine
Movies Maniac - Alice in Wonderland
Scrivenny - Il Discorso del Re
The Obsidian Mirror - Sweeney Todd
Triccotraccofobia - Frankenstein di Mary Shelley
White Russian Cinema - Fight Club
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