Trama: Emma e Charlie stanno per sposarsi ma, qualche sera prima del matrimonio, la rivelazione di un oscuro segreto nel passato di lei minaccia di distruggere la relazione...
Faccio una confessione: non avevo assolutamente intenzione di andare a vedere The Drama. Non è che Zendaya e Pattinson mi siano antipatici, anzi, quest'ultimo ormai è diventato uno dei miei attori preferiti, ma onestamente credevo che il film fosse, appunto, un dramma romantico, e chi ha voglia di guardarne uno? Poi, per fortuna, mi è caduto l'occhio sul nome del regista. Io, che amo Kristoffer Borgli fin da quando, al ToHorror, vidi lo splendido Sick of Myself, non potevo assolutamente perdermi un suo film e, soprattutto, non potevo credere che una sua opera fosse una banale sciocchezzuola sentimentale. Infatti non lo è. Anzi, The Drama, al momento, è uno di quei titoli che inserirei senza fatica nella Top 5 di fine anno, perché è una grottesca discesa nell'ipocrisia della società (soprattutto quella americana) e nell'incubo delle cerimonie nuziali moderne, un giro sulle montagne russe pieno di svolte imprevedibili e scioccanti. La storia comincia con una coppia perfetta. Emma e Charlie sono affiatatissimi ed innamorati, e stanno per sposarsi. Tutto di loro è carino e divertente, a cominciare dai loro "inizi" (l'approccio di lui, in realtà è un po' creepy, ma degno di un film romantico o di un romanzo rosa) e persino nel corso degli inevitabili imprevisti pre-matrimoniali riescono a cavarsela grazie ad un'intesa invidiabile e ad una sana ironia. Durante una cena con i testimoni, complice l'ubriachezza, Emma confessa però un oscuro segreto del suo passato e la vita di coppia finisce in frantumi, assieme all'amicizia con la damigella d'onore. Da quel momento, Charlie rivede tutta la storia con Emma sotto un'altra prospettiva, arriva ad analizzare ogni comportamento di lei alla luce della terribile rivelazione, e non sa come affrontare una persona che, ai suoi occhi, risulta ormai irrimediabilmente diversa. A scanso di equivoci, The Drama è, appunto, ciò che l'ironico titolo sottolinea. Emma non è un mostro, anzi, è una donna che si è tirata fuori da sola dal periodo più buio della sua vita e se lo è lasciato alle spalle cercando di trarne un insegnamento e uno sprone per migliorarsi. Il "drama" lo creano Charlie e la damigella d'onore Rachel, egoisticamente ed ipocritamente "offesi" dalla scoperta che Emma non è l'adorabile, imperfetto scricciolo con cui vivere un'esistenza da favola oppure, nel caso di Rachel, da rimproverare e guidare come una sorella minore. Le due "drama queen" non pensano minimamente a come le loro parole e i loro gesti possano far ripiombare Emma in un incubo che la tormenterà per tutta la vita e che, saggiamente, aveva deciso di non raccontare a nessuno, consapevole delle conseguenze, ma si ergono a paladini della rettitudine tormentandosi ed incazzandosi a sproposito, con tutta una serie di ripercussioni tragicomiche sulla loro vita in generale e sul matrimonio in particolare.
La caduta libera di Charlie verso la paranoia e la nevrosi, così come l'angoscia crescente di Emma, vengono resi sullo schermo da Kristoffer Borgli col suo solito stile frammentario ed allucinato, coadiuvato dal montaggio di Joshua Raymond Lee. La narrazione non è lineare, il presente si alterna a rapidi flashback che, talvolta, sfruttano diversi punti di vista e, in particolare dopo la confessione di Emma, mescolano la realtà alla fantasia (o, meglio, all'immaginazione distorta). Oppure, si fa ricorso a dei fast forward repentini, che spostano l'attenzione dai confronti tra i personaggi alle conseguenze degli stessi, enfatizzando l'importanza dello stress psicologico a discapito dei ragionamenti spesso irricevibili che lo generano. Lo stesso trattamento viene inferto al matrimonio, evento completamente rimosso dal film e sostituito da preparativi e ricevimento, quindi derubricato ad incombenza da sbrigare il prima possibile, più importante come emblema di "status" sociale che come passaggio importante per la vita di una coppia, un modo per salvare le apparenze che getta ancora più benzina sul fuoco. Sotto le mani spietate ma capaci di Borgli, l'alchimia tra Zendaya e Pattinson diventa l'anima del film, nel bene e nel male. Lei, a dispetto di quel musetto splendido ma un po' antipatico che non la rende mai particolarmente gradevole, fa così tanta tenerezza da spezzare il cuore e lui, ormai, è abbonato ai ruoli weird di nevrotico senza speranza, grazie anche ad una predisposizione naturale verso tempi (tragi) comici perfetti. Cosa avessero visto i produttori dell'epoca per venderlo come sex symbol, quando quest'uomo risplende solo nel cinema indipendente che lo vuole brutto, sfatto e matto come un cavallo, è un mistero che non comprenderò mai. Ma la vera rivelazione di The Drama è Alana Haim, qui in un ruolo che incarna la summa della malvagia ipocrisia americana, ovvero una persona che ha compiuto un gesto inenarrabile, giustificandolo come "errore" di gioventù, e che si sente ugualmente in dovere di condannare chi invece l'errore (anzi, l'orrore) l'ha evitato per un soffio, in virtù di una tragedia vissuta sulla pelle altrui. La Haim è la punta di un triangolo "morale" che vi farà venire i nervi a fior di pelle, lasciandovi parecchio su cui ragionare e di cui discutere con chiunque vi accompagnerà al cinema, a dimostrazione di come The Drama non sia uno dei soliti film che si dimenticano nel giro di qualche giorno. Non lasciatevi ingannare, come ho rischiato di fare io, dalla pubblicità ingannevole che lo vuole romantico e sciocchino, e correte in sala armati di ansiolitici, non ve ne pentirete... a meno che non stiate per sposarvi o pensiate di farlo nell'immediato. In quel caso eviterei, perché la narrazione anche troppo realistica di terrificanti, costosissimi preparativi rischierebbe di farvi desistere più del dramma umano!
Del regista e sceneggiatore Kristoffer Borgli ho già parlato QUI. Zendaya (Emma), Robert Pattinson (Charlie), Mamoudou Athie (Mike) e Michael Abbott Jr. (Blake) li trovate invece ai rispettivi link.
Alana Haim interpreta Rachel. Americana, la ricordo per film come Licorice Pizza e Una battaglia dopo l'altra. Anche cantante, ha 34 anni.





Credo che se fossimo uscite dalla sala insieme, ci saremmo coalizzate sul punto di vista e sul team da sostenere. Quando un titolo fa così discutere significa che ha fatto centro, visto a Pasqua in una sala gremita e partecipe, ha aumentato l'amore verso Zendaya e verso Pattinson, ma soprattutto verso quel piccolo genio di Borgli.
RispondiEliminaBorgli lo amo davvero dal primo istante. E onestamente, coalizzarsi contro l'ipocrisia è facile e doveroso!
EliminaIdem. Anch'io sono andato a vederlo per "legittima difesa" (l'alternativa era Pif...) e mi ha colpito positivamente. Diciamo che la campagna promozionale del film è stata molto furba (in sala con me c'era un nutrito gruppo di millennials) ma il film, seppur imperfetto, fa riflettere e pensare. E io adoro questo genere di film. Certo, si può obiettare che la famosa "rivelazione" sia abbastanza telefonata, ma direi che conta molto di più ciò che accade dopo. Pattinson comunque grandioso, niente da dire. Zendaya un po' meno (non la amo, lo ammetto, trovo ridicolo che non possa spogliarsi per contratto e fare l'amore col reggiseno), ma come coppia funzionano benissimo. Una piacevole sorpresa.
RispondiEliminaAnche da noi c'era un sacco di gente giovane, sicuramente attirata da Zendaya più che da Pattinson che, per loro, ormai è passatello.
EliminaDi sicuro, il film non racconta nulla di nuovo, e anche il finale è telefonatissimo, ma lo racconta molto bene e fa riflettere su tante cose.
Film particolare, concordo in pieno con la tua rece. Costruito davvero benissimo, se avessi dato retta al trailer l'avrei evitato (pensa cosa può fare il montaggio, stravolgere il senso di un film). Stupendi tutti (lo ammetto ero andato per la Zendaya), ma più di tutti indimenticabile Alana Haim in una delle parti più antipatiche della Storia del cinema attuale.
RispondiEliminaIo pensa che il trailer nemmeno lo avevo visto. Poster e protagonisti mi avevano già fatta propendere per il no, per fortuna mi è caduto l'occhio sul nome del regista.
EliminaLa Haim terribile, in maniera ovviamente positiva.
Borgli ha un odio per l'umanità incredibile, e proprio per questo va amato. Il film è perfettamente in linea con la sua produzione, il modo in cui snuda le ipocrisie dei nostri tempi (tra l'altro, tutti i confessori hanno fatto del male a dei disagiati, quando il disagiato però siete allo stesso tavolo...) è praticamente ottimo.
RispondiEliminaAdorato!
Concordo con tutto quello che hai scritto, soprattutto la prima riga!!
EliminaNon so come da una storia così stupida banale e finta Borgli sia riuscito a tirare fuori un film così bello. Evidentemente quello che avevo visto in Dream Scenario non era un caso.
RispondiEliminaTu nomini Dream Scenario, che è splendido, ma corri a procurarti Sick of Myself se ancora non lo hai visto!
EliminaUn film che non mi interessava (anche perché a me Zendaya un po' sulle palle sta). Però me l'hai venduto totalmente e adesso mi tocca di guardalo.
RispondiEliminaAllora mi piacerebbe che tornassi a commentare anche dopo la visione, se ti va! Anche solo per dirmi se ti ho consigliato bene oppure no!
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