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venerdì 22 agosto 2014

La maschera di cera (2005)

Continuiamo con l'ininterrotta serie di supercazzole horror che riempiono l'estate e parliamo di La maschera di cera (House of Wax), diretto nel 2005 dal regista Jaume Collet-Serra.


Trama: un gruppo di ragazzi rimane bloccato in una cittadina sperduta. Lì scopriranno il terribile mistero che si cela dietro il museo delle cere locale...


La maschera di cera è il tipico slasher che vede cozzare un gruppo di fighetti diversamente adolescenti e un manipolo di zotici campagnoli con umanoide deforme annesso e che sta praticamente alla base dell'horror americano fin dai tempi di Non aprite quella porta. Le variazioni sul tema sono tante quante le stelle nel cielo e in questo caso particolare l'ispirazione è da ricercarsi nientemeno che in precedenti illustri come La maschera di cera del 1933 e La maschera di cera di Andre De Toth con Vincent Price (non a caso uno dei personaggi si chiama Vincent ma le similitudini finiscono lì); all'atavico orrore per il suonatore di banjo che ti accoltella nello sperduto paesino dell'America rurale si aggiunge dunque l'innata paura verso oggetti inanimati, simil-manichini ed esseri umani di cera che, se non sbaglio, prende il nome di "automatonofobia" e che mi coglie ogni volta che mi si parano davanti quei maledetti mimi dipinti d'argento che si muovono appena sentono tintinnare gli spiccioli dello sprovveduto turista. Ma sto divagando. Volevo parlare del perché La maschera di cera, nonostante la sua banalità di fondo, si guarda più volentieri rispetto ad altri film simili e il motivo è molto semplice: è un po' più sadico e crudele del normale e, ovviamente, un po' più trash (indovinate come mai. Se non ci riuscite passate al paragrafo successivo). Jaume Collet - Serra, prima di regalarci un focoso finale dove tutto si squaglia come nei migliori incubi della povera Madame Tussaut, non si fa mancare inquadrature di falangi inaspettatamente mozzate, labbra incollate, torture da salone di bellezza, aghi che si infilano in luoghi inopportuni e, soprattutto, l'efficacissima sequenza in cui si scopre la reale natura delle "bellissime" statue di cera che popolano il museo del titolo originale. La maschera di cera gode inoltre di un ritmo sostenuto che consente allo spettatore di sorvolare sul fatto che i protagonisti sono fondamentalmente un branco di minchiette senza cervello né personalità e che le motivazioni dei villain sono a dir poco risibili e a malapena giustificate da un tristissimo flashback iniziale.


Arriviamo quindi dritti all'elemento trash a cui accennavo sopra, ovvero all'augusta partecipazione di Paris Hilton! Per il "bene" di La maschera di cera la bionda ereditiera ha vinto nientemeno che il Razzie Award come peggior attrice non protagonista, sbaragliando avversarie temibili come il gatto di marmo Katie Holmes in Batman Begins o Jessica Simpson in Hazzard e come dar torto alla giuria? Paris d'altronde non recita ed è per questo che non è neppure lontanamente irritante come ci si potrebbe aspettare: è semplicemente sé stessa, ovvero una zoccolotta dallo sguardo vacuo che corre seminuda e urlante finché il destino non la centra in pieno sottoforma di palo appuntito, scatenando così la standing ovation degli spettatori (l'applauso c'era stato al cinema, lo ricordo benissimo!). Il resto del cast non è purtroppo altrettanto pittoresco, si mantiene nella media di questo genere di produzioni e offre al pubblico un paio di belle facce che sarebbero diventate conosciute grazie alla TV, come quelle di Elisha Cuthbert e Jared Padalecki, per il resto non c'è nulla di particolare da segnalare, tranne forse la location affascinante e un simpatico omaggio a un film troppo spesso dimenticato come Che fine ha fatto Baby Jane?, a proposito della follia che serpeggia nelle famiglie di "artisti" e del giochino tra fratello buono e fratello malvagio. Altro non ho da aggiungere, tranne che La maschera di cera è un horror perfetto per una serata disimpegnata ma con un tasso di gore medio-alto. Sicuramente, sarebbe meglio che gli spettatori più impressionabili stessero alla larga!


Del regista Jaume Collet-Serra ho già parlato qui mentre Paris Hilton, che interpreta Paige, la trovate qua.

Elisha Cuthbert interpreta Carly Jones. Canadese, ha partecipato a film come Captivity, a serie come 24 e ha doppiato un episodio de I Griffin. Anche regista e produttrice, ha 32 anni e un film in uscita.


Jared Padalecki interpreta Wade. Americano, ha partecipato a film come Nickname: Enigmista, Venerdì 13 e a serie come E.R. Medici in prima linea, Una mamma per amica e Supernaturals. Anche stuntman, ha 32 anni.


E' imbarazzante che l'intero cast e l'intera promozione del film siano stati "costruiti" attorno alla partecipazione di Paris Hilton (in lingua originale tutti i personaggi esclamano almeno una volta That's Hot, che è la catchphrase tipica dell'ereditiera) se si pensa che per il ruolo erano state considerate Kate Winslet e Jennifer Connelly; effettivamente, le due attrici sarebbero state sprecate ma a tutto c'è un limite. Detto questo, se La maschera di cera vi fosse piaciuto recuperate anche Vacancy, i remake di Le colline hanno gli occhi e di Non aprite quella porta, Cabin Fever, Jeepers Creeper e Jeepers Creeper 2. ENJOY!

 







lunedì 16 febbraio 2009

Repo! The Genetic Opera (2008)

Le parole Paris Hilton e musical horror, possono fare pensare o ad un giusto orrore musicale partorito dall’immonda creatura oppure a qualcosa di talmente trash da non poter nemmeno essere immaginato. Ebbene, non solo questo film è stato immaginato ed esiste, ma non è neppure troppo trash… meglio definirlo kitch, e si tratta di Repo! The Genetic Opera, film del 2008 diretto Darren Lynn Bousman.


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La trama, condita da almeno una cinquantina di canzoni il cui genere spazia dal rock, al punk, all’opera, al j-pop, fino a giungere allo stile tipico di Broadway, è questa: in un futuro non troppo distante un’epidemia porta alla disfunzione degli organi più importanti, e quindi alla morte. La Gene.co, guidata dall’ambiguo Rotti Largo, offre la soluzione: trapianti di organi con comodi pagamenti da effettuare una volta guariti. Se una volta recuperata la salute non si riesce a recuperare anche il denaro, è pronta un’altra soluzione: la requisizione legalizzata degli organi impiantati, per mano del misterioso e crudele Repo Man, agente e chirurgo della Gene.co. E mentre questo spauracchio continua a mietere vittime, assistiamo alla storia di Shilo, una ragazzina malata assillata dalle cure del padre che ricerca strenuamente la libertà , storia che si intreccia a quella dello stesso Rotti Largo, morente e deciso a non lasciare in eredità la Gene.co ai tre figli degeneri e degenerati…


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Che dire, ammetto che dal momento stesso in cui ho letto gli interpreti ed il genere non ho avuto altro pensiero in testa che di vedere questo Repo! The Genetic Opera. E l’aspettativa è stata ripagata da un film innanzitutto elaboratissimo e quasi barocco dal punto di vista visivo. Più delle canzoni sono i colori, le scenografie, il trucco e i costumi che colpiscono lo spettatore e catturano completamente la sua attenzione. A cominciare dall’ambientazione steampunk, che ricorda molto film come Blade Runner e Matrix, oppure opere come Akira ed Alita, e che si mescola con luoghi gotici, come il cimitero e la casa di Shilo, e dichiaratamente rinascimentali, come l’Opera e i suoi quartieri. I costumi sono uno splendore, soprattutto gli abiti della protagonista che sembra una sorta di Alice nel Paese degli Orrori, ma anche la cantante Blind Meg, interpretata dalla splendida Sarah Brightman, sembra uscita dalla fantasia malata e gotica di Kaori Yuki: una bambola cantante dagli occhi bionici color azzurro elettrico e dalle lunghissime ciglia. Gli effetti speciali sono ovviamente all’altezza, impressionanti ogni volta che Repo Man colpisce le sue vittime recuperando organi con tanto di codice a barre applicato, ma anche quando vengono mostrati tutti gli effetti della dipendenza dalla chirurgia estetica e dalla droga anestetica direttamente estratta dai cadaveri.



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Le canzoni come le coreografie sono molto belle, seppur non eccelse. Qui non siamo ai livelli del Rocky Horror Picture Show o de La piccola bottega degli orrori, ovviamente, però alcuni pezzi come Seventeen, cantata da una punkissima Alexa Vega ad un Anthony Head palesemente sconvolto, o l’italianissima aria finale cantata da Blind Meg sono bellissimi anche per merito delle due cantanti: su Sarah Brightman non avevo dubbi visto che il ruolo di Christine Dae nel Phantom of The Opera è stato scritto per la sua voce, ma anche Alexa Vega è bravissima e la sua voce percorre piacevolmente tutto il film. Il mitico Anthony Head interpreta un personaggio che è degno erede dei mostri tormentati dei vecchi e storici horror, ugualmente deliziato e disgustato dalla sua vena sadica, costretto ad uccidere per amore; peccato che la sua splendida voce sia penalizzata da canzoni che sono tra le più banali della pellicola, anche se vederlo interpretare una doppia personalità anche in musica è uno spettacolo affascinante. L’altro ottimo cantante è Paul Sorvino anche se gli si richiedono virtuosismi da tenore italiano che lo ingolfano tanto quanto Pierce Brosnan in Mamma mia! Da dimenticare le performances di Paris Hilton, sebbene il personaggio di Amber Sweet le calzi a pennello, e anche quella di Bill Moseley: i tre figli di Rotti Largo sono tre pagliacci, delle caricature, e vanno recitati come tali, ma sono davvero strazianti da ascoltare quando cantano.



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Ho molto apprezzato l’introduzione e gli intermezzi esplicativi a fumetti, molto vintage e accompagnati da una melodia assai carina. Intermezzi di nero umorismo (girati in 16 mm a differenza del film che è interamente girato in digitale) che spiegano con delle didascalie, come in un film muto, tutti i tragici retroscena che hanno portato i personaggi alla vita che conducono; a differenza della maggior parte dei musical, infatti, in Repo! The Genetic Opera le canzoni rivelano solo in parte i veri pensieri dei protagonisti. Alcuni pensieri non vengono mai esposti al pubblico, segreti troppo dolorosi per essere espressi con delle canzoni.


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In definitiva Repo! The Genetic Opera è un film da vedere, anche se non potrà piacere a tutti: lo consiglio agli amanti del musical, di Buffy The Vampire Slayer e del kitch, assolutamente.




Darren Lynn Bousman è il regista sia di questo film che del cortometraggio del 2001 e dell’opera teatrale dallo stesso titolo, da cui la pellicola è tratta. Ha realizzato tre dei quattro seguiti di Saw: Saw II, III e IV. Ha 30 anni.



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Anthony Stewart Head interpreta Repo Man in persona. Mentre sbudella povere persone indifese troverete difficile riconoscerlo come il buon Mr. Giles della serie Buffy The Vampire Slayers, la figura paterna che ogni ragazza vorrebbe avere. L’attore inglese, anche ottimo cantante e artista teatrale (ha interpretato anche Frank’n Furter nel Rocky Horror Show a teatro), ha partecipato, per la TV, a telefilm come Highlander, NYPD Blue, Doctor Who, l’ormai cult Little Britain e Merlin. Ha fatto una comparsata nello Sweeney Todd di Tim Burton. Ha 55 anni e un film in uscita.



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Alexa Vega interpreta Shilo Wallace, la piccola protagonista. Ha partecipato a pellicole come Nine Months – Imprevisti d’amore, Twister, Spy Kids, Spy Kids II e Missione 3D: Game Over. Per la TV ha recitato in ER. Ha 21 anni e tre film in uscita.



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Paul Sorvino interpreta Rotti Largo, il padrone morente della Gene.co. Il buon Paul, padre della ex fiamma tarantiniana Mira Sorvino, è un attore di un certo spessore, ha lavorato innanzitutto con registi come Martin Scorsese in Quei bravi ragazzi, e Baz Luhrmann in Romeo + Giulietta. Opere minori, ma non meno importanti, sono The Stuff – Il gelato che uccide (devo recensirlo…!), Dick Tracy e Il socio. Per la TV ha partecipato a Moonlighting, La signora in giallo e Law and Order. Ha 70 anni e tre film in uscita.



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Bill Moseley interpreta Luigi Largo, uno dei tre figli degeneri. Il buon Bill ce lo ricordiamo tutti nei panni del cattivissimo Otis B. Driftwood nei due film che compongono la deviata saga familiare di Rob Zombie, La Casa dei 1000 corpi e La casa del Diavolo, ma ha partecipato a moltissimi altri film. Cito solo alcuni titoli, tra i più conosciuti: Non aprite quella porta 2, Il fluido che uccide, Pink Cadillac, Pentragram - Pentacolo, La notte dei morti viventi, Tesoro mi si è allargato il ragazzino, L'armata delle tenebre, Grindhouse, Halloween: The Beginning. Ha recitato anche in telefilm come Freddy's Nightmares ed ER. Ha 57 anni e otto film in uscita tra cui il seguito di 2001 Maniacs.


 


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Vi risparmio la biografia di Paris Hilton, francamente... di lei, meno si sa e meglio è!  E ora vi lascio con il trailer del film... un paio di canzoni si sentono, e la realizzazione si intuisce! ENJOY!





















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